Eine Anime für Alle und Keinen (2 di x)

More about Pop filosofia Neon Genesis Evangelion? Carta carbone da Wikipedia:

Shin Seiki Evangerion, comunemente noto anche come Evangelion, è un anime di 26 episodi del 1995 creato dallo Studio Gainax, sceneggiato e diretto da Hideaki Anno. È uno dei maggior successi (sia commerciale che di critica) dell’animazione giapponese, ed è considerato tra i migliori anime di sempre. Parallelamente alla serie televisiva è stato ideato un adattamento manga per opera di Yoshiyuki Sadamoto (il character designer della serie), che presenta alcune differenze nello sviluppo della sceneggiatura. Nel corso degli anni, sono stati inoltre pubblicati da altri autori tre manga spin-off della serie animata.

Uno dei maggior successi (sia commerciale che di critica) dell’animazione giapponese.” Si tratta di una descrizione metatestualmente relativa alla cornice stessa in cui si trova questo testo: una raccolta di scritti che osserva la cultura pop attraverso lo specchio della filosofia.

Evangelion è un opera pop. Ha riscosso successo in patria e, in un secondo, tempo nel resto del mondo. Ha avuto delle ripercussioni culturali, ha innescato alcuni meccanismi di consumo relativi al merchandising e si è transmedialmente “spalmato” tra vari mezzi di comunicazione (cinema, videogiochi, web, fanfiction, fumetti, modellismo, giochi di ruolo ecc. ecc.). Ma questo lo rende davvero, intimamente, pop?

In termini macroscopici, quali sono le caratteristiche del pop? La complessità narrativa rientra tra esse?

Potremmo azzardare un “sì certo” come risposta. Eppure Evangelion ha una complessità drammatica che implica una stratificazione concentrica di possibili interpretazioni e comprende un’altrettanto intricata serie di riferimenti ipertestuali e interdisciplinari da far impallidire il più spericolato spettacolo teatrale d’avanguardia. Non solo; la fabula e l’intreccio, si fanno talmente ingarbugliati e densi da sfiorare l’incomprensibile. La mole di dettagli più o meno velati o sottaciuti, per non parlare di quelli del tutto omessi, è tale da rendere, Evangelion un’opera bifronte, essoterica ed esoterica come lo Zarathustra. Per comprendere certi snodi della trama, spesso bisogna ricorrere ad appoggi esterni, al lavoro di qualche fan che con pazienza e perizia si sia messo a guardare e riguardare ogni singolo episodio, esplorando ogni dialogo, anche il più banale, alla ricerca di un dettaglio, di un appiglio, o che abbia raccolto interviste e interventi dell’autore, Hideaki Anno, in varie convention o magazine per appassionati. Evangelion ha bisogno di una guida alla visione e della prontezza di riflessi tipica di uno spettatore allenato a usare il telecomando. Play. Pausa. Consultazione della “guida”, Play, Pausa…

Un disco dei Beatles, per quanto complesso possa essere negli arrangiamenti, nei testi, nella costruzione della melodia e del ritmo, non ha bisogno dello stesso livello di attenzione, di analisi, di conoscenza della materia, di studio di un disco di Arnold Schönberg per essere apprezzato. Evangelion è quindi un’anomalia. Ha il successo di un disco dei Beatles (con le dovute proporzioni) ma la “difficoltà” di un’opera dodecafonica. Lo stesso succede per esempio in “opere pop” come Lost, John from Cincinnati, Flash Forward, Fringe, Battlestar Galactica, o in anime e manga come Eden, Death Note, RahXePhon, Berserk ecc. ecc.

Neon Genesis Evangelion però risale al ‘95, quando ancora i tubi catodici trasmettevano Beverly Hills 90210 e Dawson’s Creek, il cui intreccio era tutto tranne che complesso, e il pubblico generico non era abituato a certe tematiche e costruzioni narrative. Evangelion poi è un anime, un “cartone animato”, e per quanto oggi sembri ridicolo ritenere l’animazione consumo esclusivo dei più giovani, nel decennio scorso si faticava ancora, per lo meno ad alcune latitudini, ad abbattere questo pregiudizio; e infine comunque, con la mappa adeguata l’Isola di Lost è esplorabile, Evangelion no. Né con la “guida”, né affrontando le eventuali letture propedeutiche che vanno dalla Cabala, alla Bibbia, da Freud a Schopenhauer, da Kierkegaard a Nietzsche da Kant a Buddha, da Darwin a Heidegger… Insomma un prodotto difficilmente inquadrabile nella categoria del pop tout court, che però ne ha lo stesso le caratteristiche e la portata. Si tratta di un’opera olistica. La somma delle parti che la compongono è più o altro dal tutto. Non è un caso quindi che rivedere Evangelion, dopo una riflessione post rem sui suoi livelli di lettura, possa renderlo diverso rispetto alla prima visione. Gli Eva, gli Angeli, l’AT-Field, i personaggi stessi possono assumere un valore metaforico che trascende il contenuto formale di ciò che stiamo vedendo.

Oggetto per un soggetto

Già da subito, lo scontro tra l’angelo Sachiel e l’Eva 01 (1- L’attacco dell’Angelo, 2 – Soffitti sconosciuti) potrebbe essere letto, parzialmente ma legittimamente, come una riflessione sul tema dell’altro. Chi è l’altro? Cosa comporta venire in contatto con l’altro? Cosa cerco nell’altro?

In Evangelion sembrerebbe un topos centrale, tanto da ritornare quasi in ogni episodio e venire esplicitata nel terzo episodio da uno scambio tra due personaggi principali della serie, la dottoressa Ritsuko Akagi e il capitano Misato Katsuragi. Parlando di Shinji, Ritsuko dice a Misato che il ragazzo sta vivendo il dilemma del porcospino: tanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’uno con l’altro. (3 – Un telefono che non squilla) Allegoricamente potrebbe succedere proprio questo nello scontro: l’Eva 01 si avvicina all’Angelo, all’altro, ne supera la barriera emotiva, l’AT-Field, e viene in contatto con il nucleo, con l’essenza intima dell’altro. La cosa però è molto, molto dolorosa. Addirittura letale per uno dei due. A restare in piedi sarà il più adatto a vivere.

Ma cosa significa il più adatto a vivere? Più avanti nel corso della narrazione si scopre, o meglio si intuisce, che gli Angeli, i “mostri” che attaccano l’umanità, i nemici, gli altri: non sono che diverse possibilità di esistenza, altre forme di una possibile evoluzione dell’umano. Solo il più adatto può sopravvivere, la convivenza è impossibile. Adatto non significa più forte. Non è una questione darwiniana, è semmai una questione di volontà, al limite del nietzschiano. Il più adatto alla vita è colui il quale vuole vivere. Gli spunti forniti dall’anime, però come già detto non sono affatto lineari, e il carattere stesso del protagonista rimette in discussione – di nuovo – tutto.

Shinji non sa perché vive e non sa se vuole vivere. La vita fa male. Vivere significa entrare in contatto con gli altri, e allora la felicità è fare quello che agli altri fa piacere, fare quello che dicono gli altri per piacere agli altri ed essere accettati appagando il proprio bisogno di consolazione. Ma è così? Per quale motivo Shinji entra nell’Evangelion, se la cosa, può essere dolorosa per il corpo quanto per la mente?

Shinji, si dimostra del tutto incapace di relazionarsi, fisicamente e sentimentalmente con chiunque, la sua barriera difensiva, il suo AT-Field, è perennemente alzata e quando tenta di abbassarla prova dolore. Shinji si difende proprio come un riccio, e quando tenta di avvicinarsi a qualcuno si fa e fa male. Per questo anche nei momenti di tensione erotica il contatto non avviene, come quando prova a baciare l’altro pilota dell’EVA, Asuka, nel sonno e poco prima che le sue labbra tocchino quelle di lei si ritira. Allo stesso modo, all’inizio del film prodotto dopo la conclusione regolare della serie , Shinji, seduto al capezzale di Asuka in coma, dapprima prova a scuoterla per farla rinvenire, urlando che ha bisogno di lei, poi quando non ci riesce, si allontana e si masturba osservando il suo corpo. Il suo sentimento confuso ma potente nei confronti della ragazza, lo respinge. Non la tocca, non la bacia, non le parla. Si allontana ed esprime il suo amore per lei senza contatto per poi mormorare tra sé: “sono un verme”. (Neon Genesis Evangelion: Death and Rebirth: Rebirth)

Note:
Il carattere di Shinji potrebbe essere letto come eventuale metafora del fenomeno degli hikikomori, gli adolescenti giapponesi barricati per anni nelle loro camere e isolati dal mondo.
Wikipedia è un buon punto di partenza. Altrettanto interessante è il lavoro svolto dal sito italiano dedicato all’anime: http://www.evaitalia.tk/
L’eccezione a conferma della regola era, nel caso dei telefilm, X-Files e in quello dei manga, Alita.
C’è voluto molto più che l’avvento dei Simpson per sradicare l’equazione cartone animato = prodotto esclusivamente per l’infanzia o per l’adolescenza.
Absolute Terror Field: lo scudo protettivo generato da EVA e Angeli. Nelle ultime puntate viene spiegato che L’AT-Field è anche la barriera dell’animo, è il confine dell’individualità umana. Hideaki Anno ha preso a prestito il termine dalle teorie psichiatriche relative all’autismo e allo stato di terrore assoluto in condizioni di violazione grave del dominio dell’Io.
A. Schopenhauer, Parerga e paralipomena, p. 396. “Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.”
Asuka con cui Shinji con cui condivide diverse caratteristiche relazionali e psicologiche.
Abbiamo scelto di non considerare, se non in via del tutto marginale, i lungometraggi successivi alla serie, realizzati per cercare di spiegare, senza troppo successo, i molti punti oscuri della trama e soprattutto del contestato finale. Come annotava Wittgenstein “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere” e provare a spiegare la fine di Evangelion è non tacere nonostante non si possa parlare.
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11 thoughts on “Eine Anime für Alle und Keinen (2 di x)

  1. Lo scontro tra Shinji e l’angelo Sachiel può essere letto anche come un confronto tra due manifestazioni dello stesso archetipo (l’Ombra). L’angelo è un mostro (è di dimensioni gigantesche) in forma antropomorfa (ma non è simile agli uomini solo per questo…), viene per uccidere e quindi annullare le identità degli abitanti di Neo Tokyo. Shinji lo affronta e governa anche egli un mostro (l’Eva 01 che si dimostra poco interessato allo scontro, lo subisce e basta) che si rivela inutile finché è la ragione a guidarlo. Cosa gli dice la sua ragione? Gli dice di temere per la propria identità perché è in pericolo, l’angelo la distruggerà. Deve fuggire, ma non può, suo padre lo sta giudicando e lo riterrà un vigliacco e un fallito. A questo punto interviene la volontà di potenza del ragazzo, quella che lo spinge a introiettare ogni cosa (a comportarsi come un porcospino) perché è introverso e ritiene che la propria individualità sia superiore a tutto e, per sopravvivere, lo costringe ad accettare un compromesso dolorosissimo. Da una parte irrazionale e segreta del suo animo (che potremmo anche chiamare inconscio), emerge la soluzione: sopraffare l’angelo Sachiel. Come fare? La ragione è inutile, bisogna affrontarlo con il caos, ma per farlo bisogna cedere ogni autocontrollo, rinunciare alla propria identità. L’Eva 01 e Shinji perdono la propria autonomia, la propria individualità, e diventano una cosa sola. Lo scopo di Shinji/Eva 01 non è più sopraffare il nemico è ucciderlo, annientarlo, annullarne la sua identità: al termine di questo processo i due nemici diventano la stessa cosa, rappresentano lo stesso concetto, lo stesso archetipo nemico della ragione e portatore di caos. L’angelo, cerca di difendere se stesso e la propria personalità innalzando una barriera (l’AT-Field), ma è del tutto inutile. Ormai l’angelo, Shinji e l’Eva-01 sono composti della stessa materia, sono in grado di compenetrarsi senza alcuna difficoltà, non c’è più nulla che li possa separare: il fuoco sta combattendo contro il fuoco e ne risulterà un enorme incendio. Così si realizza definitivamente la minaccia iniziale: le identità personali sono state distrutte. Shinji, una volta tornato sotto il controllo della propria ragione, rimuoverà accuratamente ogni cosa. Sarebbe troppo insopportabile ammettere a se stesso di aver sottomesso la propria preziosissima identità a un mostro che non è semplicemente l’Eva 01 (come vorrebbe credere), ma qualcosa che alberga dentro il suo animo.

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  2. Grazie a te per lo spunto di riflessione (di questi tempi scarseggiano…)! Il giardinaggio è una bellissima passione!

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  3. Per quale motivo Shinji entra nell’Evangelion, se la cosa, può essere dolorosa per il corpo quanto per la mente? E’ una domanda molto interessante. Shinji, nelle scene iniziali del primo episodio, ha visto in faccia il pericolo (e probabilmente ne ha anche intuito la grandezza) e ha paura di morire, quindi in prima battuta segue la sua ragione e l’istinto di sopravvivenza e decide di scappare. Non è un caso che, vicine a lui, ci siano due donne (una delle due, Misato Katsuragi, ha nei suoi confronti atteggiamenti materni e diventerà molto importante per Shinji): entrambe lo spingono inutilmente a combattere. Poi suo padre richiama in servizio un sostituto, una ragazza (Rei Ayanami) che – nonostante sia ridotta in fin di vita – deve combattere per il padre di Shinji. Questo rapporto tra Ayanami e suo padre colpisce molto Shinji (ci tornerà in seguito nella serie), lo invidia e lo biasima al tempo stesso. L’umiliazione di Shinji (che, a questo punto, ha una componente erotica abbastanza evidente) sarebbe ancora sopportabile: suo padre sta dimostrando ancora una volta il proprio ruolo dominante, ma il ragazzo non ha alcuna “arma” (attenzione!) per affrontarlo e vincerlo. Meglio fuggire, sopravvivere e riaffermare la propria inutile superiorità morale. Poi succede una cosa importante che non dobbiamo ignorare: l’Eva-01, agendo in totale autonomia, protegge Shinji da una trave che l’avrebbe certamente ucciso. Un gesto rassicurante, protettivo, quasi materno (attenzione anche qui!): un invito a fidarsi della sua forza. Perché? Il “mostro” (che è un arma) richiama la sua attenzione, vuole un contatto fisico diretto col ragazzo ed è ricambiato. L’Eva-01 offre a Shinji l’opportunità, combattendo, di affermare la propria volontà al di sopra di quella di suo padre. Gli dice: fidati di me, sarà facile se uniamo la tua volontà di potenza alla mia forza. In un certo senso lo inganna perché lo desidera fortemente, vuole che i loro corpi si fondano e si conoscano profondamente (come poi succederà nello scontro con l’angelo). Per quale motivo? Una possibile risposta ci viene fornita in un episodio successivo.

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  4. Stiamo avanzando su binari paralleli e sono davvero curioso di vedere se e dove divergeranno. A questo punto la parte 3 la carico entro breve. Questa è praticamente la versione 2.0 del oggetto saggistico in questione.

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  5. Il soggetto (Evangelion), a riprova della sua complessità, si presta a un bel po’ di interpretazioni. Non vedo l’ora di leggere la parte 3!

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  6. Molto interessante, g. Il cavo ombelicale (umbilical cable, tanto per rimanere in tema Evangelion…), un doloroso e prezioso legame, qualcosa che ci sforziamo di mantenere il più a lungo possibile e, contemporaneamente, vorremmo recidere in fretta. Passando di madre in figlio, il cordone ombelicale unisce tutti gli uomini come i rami di un enorme albero le cui radici affondano nel cielo e le cui fronte siamo noi, gli esseri umani (un altro simbolo caro a Evangelion e alla Cabala ;-).

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  7. Pingback: Kai Zen meets Evangelion | YATTARAN

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