Tutta quella brava gente

Compagni, cittadini, fratelli, partigiani…

TUTTA QUELLA BRAVA GENTE è in libreria!

Da quasi un decennio riposava nel nostro cassetto un romanzo. 
Jadel e Guglielmo lo hanno cominciato quasi per gioco. Volevamo scrivere un giallo, uno di quelli classici che più classici non si può e ambientarlo a Bolzano. 

Lo hanno abbozzato, ma poi la vita li ha portati altrove, fino a quando qualche anno fa lo hanno ripescato dagli archivi. Hanno tenuto l’ambientazione, i personaggi, una parte di trama e buttato alle ortiche gran parte della classicità. Giallo è giallo, per carità, ma come al solito si sono fatti prendere la mano e gli sono scappate alcune ibridazioni selvagge. Le hanno tenute a bada, ma non è stato semplice.  

Oggi, dopo una vicenda editoriale che ha sorpreso noi per primi, quel romanzo approda finalmente in libreria per i tipi di RIzzoli. Il dinamico duo lo ha firmato con lo pseudonimo  Marco Felder. Uno nom del plume scelto quasi (quasi. eh) per caso che se no quelli del marketing si suicidavano, ma dietro quel nome da campione di slittino del Liechtenstein ci sono loro due al 100%: i vostri amichevoli : Kai Zen : di quartiere o meglio 2/4 di : Kai Zen :.

Il titolo? Già, il titolo… Quelli del marketing avevano da dire anche su quello e si sono battuti fino allo stremo per un classico titolo “un qualcosa di qualcosa”, avente presente? Be’, per una volta abbiamo lasciato che si suicidassero e abbiano optato per “Tutta quella brava gente” che riprende la citazione in esergo presa da una canzone di Nick Cave & the Bad Seeds che ci ha ispirato una parte della storia: Jubilee Street.

Se avete voglia di leggere un giallo poco ortodosso ambientato nella “ridente” cittadina di Bolzano, oggi è un buon giorno per andare in libreria.
In ottobre e novembre saremo in giro per la penisola a presentarlo: stay tuned.
PS il romanzo naturalmente è in copyleft.


All those good people down on Jubilee Street
They ought to practice what they preach
Here they are to practice what they preach
Those good people on Jubilee Street

 

Annunci

L’orizzonte degli eventi

iNel 2017, dopo tre piani quinquennali, quattro romanzi totali, due romanzi, un blog, presentazioni in giro per il mondo, simposi, conferenze, workshop, reading sonorizzati e azioni di guerriglia narrativa pensavamo che la missione fosse terminata. L’esperienza : Kai Zen : ci sembrava avesse esaurito le sue possibilità. Dai primi esperimenti in rete siamo tornati in strada, alla penna abbiamo preferito voce, basso, chitarra, batteria e i libri degli altri. Tre lustri sono tanti, le nostre vite sono cambiate radicalmente da quel fatidico 18 febbraio del 2002 che ha sancito la nascita dell’amichevole ensemble narrativo di quartiere, ma proprio mentre la tentazione di scrivere un “comunicato” sulla fine delle ostilità si faceva sempre più impellente, lo spirito dei tempi ci ha messo i bastoni tra le ruote. Non faremo la differenza, ne siamo consapevoli, ma non ci piace l’indifferenza. Raccontare storie è una responsabilità, prima di tutto verso chi ci sta vicino, verso i nostri figli, le persone che amiamo, gli amici, i compagni di viaggio, la comunità di lettori che ci ha seguiti fin qui e verso le persone che ci hanno sostenuto e aiutato a farlo. 

Non sappiamo cosa diventerà : Kai Zen : né se continuerà a chiamarsi così o chi ne farà parte. Sappiamo però che la fiamma che ha animato le nostre narrazioni negli ultimi diciassette anni non si è mai sopita, come non lo ha fatto la nostra voglia di condividerle. Le cose cambiano, ma subire il cambiamento non ci è mai piaciuto. Preferiamo andare i direzione ostinata e contraria, essere da un’altra parte quando tutti ci pensano in un determinato spazio tempo. Siamo fuoriluogo, siamo quasiparticelle, mettiamo il culo in mezzo alle pedate. Abbiamo scritto romanzi ibridi, piegato i generi, cercato l’etica nell’estetica e viceversa, spalancato le porte della nostra umile officina. Quando tutto sembrava destinato a venire ingoiato da un buco nero, abbiamo pensato che in fondo sull’orlo del buco nero è passato solo un decimo di secondo dal big bang. Guardarsi indietro era questione di un battito di ciglia, mentre davanti a noi c’era l’orizzonte degli eventi. Non era più necessario terminare la missione, non era nemmeno più necessaria la missione. Ci bastavano la passione, la morale e il cielo stellato. È così che nell’anno del Signore 2019 ha visto la luce il mosaic novel, il romanzo a mosaico, un’altra ibridazione, un’altra sbandata, un’altra direzione. Il primo frutto di questo nuovo corso si chiama Cronache dalle Polvere, lo ha pubblicato Bompiani, è firmato Zoya Barontini e il 28 di giugno lo presentiamo a Bologna. Non è uno sguardo sul passato anche se racconta del passato, non è uno sguardo sul futuro, anche se è destinato a un pubblico giovane. È una narrazione nata sull’orlo del buco nero, qui e ora. 

 

 

B08933_piatto120

 

 

Dieci anni di Strategia

Correva l’anno 2007 quando svelammo (e sventammo, almeno per un po’) i piani dell’Antica Segreta Società dell’Ariete: un granello di polvere nelle placide sabbie del tempo. Un decennio dopo riapriamo i vasi canopi, restituendovi accesso al sito rizomatico che si era perduto nei meandri misteriosi della rete e naturalmente al nostro allegorico romanzo. – Di cos’era poi l’allegoria? – Che Khnumm possa vegliare su di voi. Anzi siamo sicuri che lo stia già facendo… E ricordatevi sempre che «chi incontra il Demone muore, chi non muore diventa schiavo, chi non diventa schiavo diffonderà il demone.»

Qui il pdf: sda e qui anche in epub e mobi: www.kaizenlab.it/senzablackjack.html

e qui una guida alla scoperta della Strategia di Wu Ming 2

I quaderni di Cirene sono in arrivo

cover

Questa è la storia di un uomo di settant’anni che ha tenuto testa a un esercito invasore.

Questa è la storia di una ragazza deportata che è diventata donna combattendo in un altro paese.

Questa è la storia di un giovane medico arrivato ai cancelli dell’Eden dal profondo Nord in cerca di se stesso.

Questa è la storia di un italiano dai molti nomi che ha combattuto in Spagna, in Cina, in Etiopia e in Francia prima di tornare a casa e continuare a combattere.

Questa è la storia di un ragazzino dal cuore di leone che voleva far fuori i nemici della libertà.

Questa è la storia dell’uomo che fece sparire il radio.

Questa è la storia del comandante gentile che gli amici chiamavano Lupo.

Questa è la storia di un ferroviere anarchico.

È la storia di due luoghi chiamati “Cirenaica”: un rione di Bologna con le vie intitolate ai partigiani e una regione della Libia dove l’Italia ha commesso un genocidio.

È la storia degli abitanti della Cirenaica vicina che hanno deciso di ricordare la Cirenaica lontana.

Resistenze in Cirenaica Reloaded

Segnatevi la data: il 22 gennaio, a partire dalle h. 18, al Vag61 di Bologna ritorna Resistenze in Cirenaica. Presenteremo l’omonimo libro autoprodotto, che raccoglie i materiali della giornata del 27 settembre (testi, foto, disegni), integrandoli con altre informazioni, mappe, e stralci della seduta del 1949 durante cui il consiglio comunale votò la rimozione dei toponimi coloniali dalle vie del rione Cirenaica.

Con quest’autopubblicazione inauguriamo la serie chiamata «I Quaderni di Cirene». Dopo la presentazione, cena di autofinanziamento, e dopo la cena, reading con musica. Perché Omar al-Mukhartuttora calunniato dagli «italiani brava gente», cavalca ancora. Altri dettagli a seguire. Ci vediamo in via Paolo Fabbri 110.

A proposito, ma chi era ‘sto Paolo Fabbri, che tutti han sentito nominare per via dell’album di Guccini? Beh, era un grande. Lo sapevate che fu tra gli organizzatori della fuga da Lipari di Emilio LussuCarlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti.

La Sottile Linea Rosa 9-II

Florence Nightingale

Capitolo 9-II (Antonella Sacco)

21 novembre 1854, Comando britannico di Simferopoli

Un sergente introduce Cardigan da Raglan. I due si guardano freddamente: non c’è mai stata simpatia fra loro e adesso, a dividerli, c’è anche il marchese di Lucan e il ruolo da questi ricoperto neanche un mese fa, quando Cardigan si è trovato in testa alla sottile linea rossa e, obbedendo agli ordini ricevuti, ha portato alla distruzione la sua brigata. Gli oltre cento morti e i quasi centocinquanta feriti della battaglia del 25 ottobre sono tutti lì, nella stanza…
È Raglan il primo a parlare:
“Vi devo qualcosa, per un errore che non è mio. Potete andarvene, siete libero: non ci siamo visti, voi non eravate in quella taverna e non avete cercato di aiutare quel pazzo di un russo.”
“Fëdor Michajlovic non è un pazzo e lo sapete bene. Il folle era un altro.” Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 9-I

Capitolo 9 – I (Aldo Ardetti)

1855, nella prigione del Comando britannico di Simferopoli

Una strana epidemia dava alla Morte la possibilità di falciare vite umane.
Nella prigione si sudava e mancava il respiro. Fedor Michajlovic viveva momenti di apprensione e di malinconia per la donna amata; momenti di nostalghija per il suo paese che gli faceva sgorgare parole e canti struggenti. Mesi di reclusione con i minuti sembrati giorni e i giorni mesi.
In passato, la sua vita aveva già provato la mancanza di libertà, il vivere in una specie di oblio della carne e dello spirito e al futuro preferiva non pensare per contrastare brutti pensieri.
La guerra si concedeva pause con sporadiche scaramucce. Gli schieramenti si accontentavano di mantenere le posizioni soprattutto i russi che preferivano tenersi sulla difensiva.

William Russell aveva cercato contatti per liberare i due compagni. Aveva saputo che Fedor e James sarebbero stati trasferiti a Sebastopoli, assediata da mesi, per essere imbarcati e processati in Gran Bretagna.
Invece venne la liberazione. Alla morte di Nicola I Romanov, era diventato zar Alessandro II. Un evento che calmava gli spiriti guerreschi facendo pensare ad un armistizio e intanto, al momento, emanare un atto di clemenza bilaterale per gli autori di reati; anche per quelli più gravi. Ormai la guerra era agli sgoccioli e questa convinzione portava ad un ‘perdono totale’.
Si era sentito uno sferagliare di chiavistelli: Fedor Michailovich e James Cardigan tornarono a vedere il cielo e a respirare l’aria degli uccelli. Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 7

Capitolo 7 (Antonella Sacco)

12 novembre 1854, Comando britannico di Simferopoli

Russell, a disagio dentro la divisa, si muove lento nelle vicinanze del Comando, l’udito in guardia, pronto a svolgere il suo compito. È sicuro che le cose non potranno andare lisce, due contro tutti è davvero una speranza esagerata. Comunque non si pente di aver partecipato, l’arroganza di Halifax e la sua pretesa di inventare la verità lo hanno disgustato. E poi salvare la duchessa e la giovane Beria… il giornalista conserva nell’animo un fondo di cavalleria che gli impone di aiutare le due donne, non riuscirebbe più a guardare il suo viso riflesso nel bicchiere sapendo di non aver tentato di sottrarle alle grinfie del generale. Il silenzio che proviene dal Comando lo preoccupa, Fedor e Cardigan dovrebbero essere già dentro a quest’ora e non è possibile che siano riusciti a raggiungere i sotterranei senza farsi notare. Forse si sono imbattuti in un ostacolo imprevisto: ancora qualche minuto e darà il via alla sua azione di disturbo. In piedi davanti ad Halifax, Marina ascolta le sue parole e intanto riflette su come sfruttare l’occasione per tentare di fuggire, le probabilità di riuscirci sono senz’altro maggiori di quando si trova rinchiusa nella cella del sotterraneo. “Il vostro fedele Fedor è sparito, si è disinteressato di voi e della vostra sorte.” Annuncia il generale con soddisfazione maligna. “E così pure la vostra cosiddetta protetta, i miei informatori ne hanno seguito le tracce sulla via di Parigi. Siete sola.” È un odio assoluto e tangibile quello che trasuda dalle parole e dall’espressione del vecchio lord, ma la duchessa, con la sua impassibilità di giocatrice di biritch, riesce a celare il suo sgomento dietro un sorriso sprezzante, mentre cerca parole abbastanza taglienti per ribattere. Prima che possa parlare una voce esclama: “Menzogne. Sempre e solo menzogne.” Beria, con la rapidità e l’agilità di un gatto, si slancia verso il generale, brandendo la baionetta e lo colpisce con forza. Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 6

William Russell

Capitolo 6 (Alberto Noseda)

12 novembre 1854, Comando britannico di Simferopoli

I due uomini si guardano in faccia per l’ennesima volta. “Strani tempi fanno strani amici, vero?” dice il più alto.
“Si, non avrei mai pensato ci saremmo trovati a lottare insieme.” replica l’altro con una punta di acido
Il vento freddo penetra attraverso le uniformi e l’umidità lo mantiene attaccato alle ossa. Una maledetta domenica sera come tutte le altre, tanti bravi ragazzi che vorrebbero essere altrove, a casa la maggior parte, ma comunque in qualsiasi altro posto tranne che questo. Poca voglia di scherzare attorno ai fuochi, una fiaschetta fa un giro tra le mani congelate, le risate sono forzate; dentro qualche tenda si affogano i problemi tra le gambe di una paesanotta locale, che i sottufficiali hanno fatto finta di non vedere scivolare tra le ombre del campo. Tutti hanno il diritto di sopravvivere come credono.
“È ora di muoversi: speriamo solo che l’irlandese non si faccia prendere dal panico.”
“Speriamo solo che l’irlandese non si faccia ammazzare…”
Le due guardie della cavalleria di Sua Maestà, che le mostrine identificano come soldati scelti, si avviano verso la costruzione centrale del comando portando il rancio serale ai commilitoni di guardia.
10 novembre 1854, una taverna affollata di Simferopoli

L’odore di sudore, tabacco scadente e paura latente riempiva densamente il locale. I due uomini al tavolino fissavano la bottiglia di vodka a buon mercato e i bicchieri che avevano una parvenza di trasparenza.
“Fed..” “Nessun nome. I nomi possono essere pericolosi anche in un posto come questo.”
“Scusa, sono solo nervoso… ma sei sicuro che Car… ehm… lui verrà?”
“Certo, è l’unico modo per lui per poterla rivedere.” Michajlovic non era per niente sicuro di questo, ma non poteva rendere Russell ancora più nervoso; tanto dipendeva da Lord Carrigan, e lui non aveva altre idee al momento. Anche Russell poteva alla fine dimostrarsi utile. Il giornalista dal canto suo non aveva mai visto il russo così attivo e determinato, gli eventi degli ultimi due giorni lo avevano galvanizzato: non dormivano dalla precipitosa fuga da Capo Saryc e Russell non vedeva l’ora di un buon sonno, l’ultimo incontro con il generale Halifax l’aveva portato molto vicino ai suoi limiti fisici. Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 5

Capitolo 5 (di Vanes Ferlini)

8 novembre 1854, villetta di Capo Saryc

 

Irrompono di notte, annunciati solo dal rumore dei tacchi sul marmo, con le uniformi inamidate che non hanno mai conosciuto il campo di battaglia.
La Duchessa Seminova è ancora sveglia, seduta al secretaire. Sta scrivendo una lettera.
La cadenza dei passi sulle scale risuona come la marcia del destino incombente.
Brucia il foglio sulla fiamma della candela. Giusto in tempo: tre tocchi alla porta. Lei non risponde. La porta si apre e la faccia di marmo dell’ufficiale inglese pronuncia la frase di rito. Sorpresa, sgomento, indignazione. La vestaglia di organza si agita nella camera, urla tutto il suo disprezzo. Un gelido invito a vestirsi, la porta si richiude. Marina Seminova rimane a contemplarsi allo specchio. Sorride: qualcuno pagherà, per questo.

9 novembre 1854, Comando britannico di Simferopoli

“Strappata da casa mia nel cuore della notte, deportata come un volgare delinquente… Quando la notizia giungerà a San Pietroburgo…” la Duchessa lascia la frase in sospeso, una mannaia a mezz’aria.
Seduta di tre quarti sul bordo della poltrona, indossa un impeccabile completo da matinée, assai indicato per le passeggiate a corte ma poco intonato con gli uffici austeri del Servizio Informazioni.
L’ufficiale, al lato opposto della scrivania, non è in grado di sostenere lo sguardo tagliente della donna. Preferirebbe trovarsi all’assedio di Sebastopoli piuttosto che interrogarla. Troppo enigmatica, troppe amicizie altolocate (da entrambe le parti).
“Madame, non dovete considerarvi prigioniera ma piuttosto…”
“Signor Colonnello” lo interrompe lei in tono spregiativo (quanto veleno sa mettere una donna in sole due parole) “come dovrei considerarmi allora?”
“Madame, vi prego…”
La porta dell’ufficio si apre con violenza, entra un Generale anziano. Corporatura robusta, barba e baffi bianchi, fronte alta incorniciata di radi capelli. La pelle olivastra, somigliante a quella degli indù. Continua a leggere