Post di servizio

Qualcuno (mio zio) chiede con insistenza di leggere altri luridi post della più migliore serie del monTo, Truck Driver.

E chi sono io per non accontentarlo? Evidentemente il testina di vitello in questione non sa utilizzare un normalissimo ‘search’ di un sito internet quale il pregievole Kaizenology. E allora? Che facciamo, discriminiamo? Inoltre non avevo un cazzo di nuovo da scrivervi, ma volevo comunque muovere le acque – dicono gli esperti che un blog troppo fermo è un blog cadavere, dicono… Sarà.

Ah, ma qualcuno per caso ha mai capito perchè si dice ‘coccodrillo’ in italiano e ‘crocodile’ in inglese (o simile in altre lingue nordiche, comunque con la ‘r’ dopo la prima consonante)? Che è successo a quella ‘r’ maledetta, è scivolata sull’olio fino a dopo la ‘d’, nella nostra lingua? E perchè mai?

Secondo me la spigazione è semplice, in barba a tutti i complottisti del mondo: i due pellegrini (o mercanti, o guerrieri, o sacerdoti) di nazionalità diverse che in qualche Anno Domini del Medioevo si sono incontrati che so, a Luxor :) e hanno indicato l’un l’altro – a debita distanza – il grosso lucertolone che si spaparanzava nel fango, semplicemente non si sono capite bene. Non hanno sentito bene. E la traduzione se n’è andata affanculo. Capita.

Pensateci. Ci sono anche altri esempi. Scriveteli qui sotto.

Adios

***

LA MINI SERIE PADRE SBAGLIATO (vincitrice del premio Culicchio 2018):

http://kaizenology.wordpress.com/?s=PADRE+SBAGLIATO&submit=Vai

LA MINI SERIE THE UFFICIO FILES (perditrice del premio Nobel per l’agricoltura 2011):

http://kaizenology.wordpress.com/?s=the+ufficio+files&submit=Vai

LA MADRE DI TUTTE LE SERIE- Sì, INCLUSA ANCHE ‘TRUE DETECTIVE’, RAGAZZA GEEK CHE MASTICHI CINGOMMA IN MODO SGRAZIATO, INVERO:

http://kaizenology.wordpress.com/?s=truck+driver&submit=Vai

Internet mi ha già rotto il cazzo

Ormai è ufficiale, amici. Truck Driver, il vostro amato camionista blogger scoreggione s’è rotto le palle di Internet. Notizie, informazioni, opinioni, dati, file, tweet, post, blog, feed, clip, ‘sti cazzi dentro il culo (scusate il francese). Dico, non si viveva mille volte meglio prima dell’avvento di ‘sta porcata tecnologica globale?

Fermatevi un attimo. Basta commentare l’ultimo provvedimento della regione Molise in termini di ristrutturazione di fontane pubbliche: guardiamoci in faccia. Diamoci pacche sulle spalle. Versiamoci del vino, distribuiamo taralli, qualcosa. BASTA friggerci il cervello con tutte ‘ste informazioni disponibili. Tutti presenti, tutti attivi, tutti mass media. Tutti online, tutti partecipi, tutti consapevoli. Ma chi l’ha detto? Consapevoli di cosa, poi?

A me sembra invece che l’abuso di informazioni ci abbia reso di molto peggiori. Di molto! Almeno una volta era chiaro il concetto che per dire qualcosa bisogna prima saperne. Qualsiasi cosa, eh? Musica, arte, ammore, sesso, politica, economia, viaggi, eccetera. Qualsiasi argomento infatti richiede per essere analizzato di TEMPO e STUDIO. Due concetti che sembrano invece essere definitivamente andati affanculo di recente, o sbaglio? Inoltre la troppa abbondanza di fonti – come dice il saggio – sta causando penosi problemi di scarsità di senno nel gestirle. Tipico. Lo si sapeva. Il concetto lo hanno ribadito gli economisti già parecchi decenni fa: inflazione. I sociologi dei media (qualunque maledetta professione sia :D) hanno confermato: ridondanza. Ora gli esperti di karma camionistico come il sottoscritto ci tengono a sottolineare il concetto: il troppo stroppia. Mica per niente.

Bene, è ora di sciropparvi l’ennesimo bullet point sotto e MUTI! Qui scrivo io. Apritevi il vostro blog, se volete dire la vostra.

(No, aspetta, cazzo… è proprio l’opposto di quello vado predicando a ‘sto giro…)

Cioè, voglio dire, prendetevi una cassetta della frutta vuota, trovatevi un punto adatto nel parco, ribaltatela e appoggiatela sulla ghiaia o sul terriccio, salite su di essa e mettetevi pure a pontificare su quello che volete. Alla ‘Speaker’s corner’, e allora no? Vediamo poi quanti vi cagano effettivamente e dopo quanto vi demoralizzate e ve ne tornate a casina. Alè.

  • Uno fa il carino e il premuroso e tutto quello che ottiene dal partner seriamente malato di internet è una serie di distratti ‘Ah sì? Ma dai? Davvero?’ oppure una sfilza di sbuffi e sospiri fuori contesto, con gli occhi fissi su whatsapp e facebook, mentre gli (le) si racconta una confidenza o quanto di carino o insopportabile ci è successo nella giornata
  • con tutta la musica a disposizione ogni santo giorno su qualsiasi cazzo di device alla fine ci si rompe i coglioni di tutto, si fanno fesserie tipo interrompere gli Stooges a metà canzone, viene la nausea da Alt-J e Arcade Fire (e quella già la capisco di più) e ci si riduce a sbirciare di nascosto le foto hot di Jennifer Lawrence- a proposito, dove cazzo sono andate a finire, mi chiedo…
  • quando accade un fatto, un qualsiasi fatto, come minimo per 48 ore non si dovrebbe dire un cazzo. Nessuno di noi. Media inclusi, anzi loro per primi. Ma un cazzo proprio, amici. Da che mondo è mondo, il bruciapelo porta solo problemi, e lo sappiamo benissimo come esseri umani. Ma con Internet ce ne siamo completamente dimenticati, e partecipiamo tutti allegramente alla patetica fiera del ‘quarto d’ora di gloria per ciascuno, mi raccomando composti’. Era dai tempi della messa obbligatoria per chi voleva partecipare alla castagnata in Val Fizzetta che non sentivo roba tanto ridicola
  • almeno una volta, in piazza, uno ci metteva la faccia alle stronzate che diceva – e dunque molto spesso si conteneva – ma oggi? Che ci vuole a dire fesserie comodamente da casa propria? Proporrei che almeno fosse obbligatorio navigare in rete da Internet Point lontanisssssimi da casa propria, o da smartphone altrui. Distanza minima 10 kilometri. Dovrebbe già bastare a tagliar via un pò di croppa, che dite?
  • in metrò o sul tram si leggevano romanzi, pian pianino, giorno dopo giorno, assaporandoli, oggi invece curiosiamo le foto in bikini della vicina o dell’ex compagno delle medie o ci frulliamo il cervello con Ninja Fruit, Ma le foto in bikini non sono comunque un buon esempio, mi remano contro! Ritiro. Rimane Ninja Fruit. e Candy Crush. E il gossip di Huffington Post (tiè!) 
  • con tutto ‘sto internet una volta che chiami qualcuno al telefono o, addirittura, aprite bene le orecchie, INCONTRARLO DI PERSONA. Eh sì, avete capito bene, incontrare le membre corporee altrui senza nessun filtro tecnologico. Voglio dire, di persona persona! Dal vivo, dal vero. Esatto. Insomma, quando chiami o gli citofoni, costui rimane talmente basito, ma basito basito, che al confronto l’F2 degli autori di ‘Boris’ è un’espressione attoriale scialba, vuota. Ma è mai possibile, fratelli? Dove siamo andati a finire?

Amatevi tutti di più, e basta. E adesso andatevene affanculo che c’ho Judo.

 

“Voi non siete qui”, il nuovo romanzo di Guglielmo Pispisa

Originally posted on La poesia e lo spirito:

pispisa voi nonIl piano era questo: avendo letto il romanzo già in bozza, avrei dato una veloce occhiata al pdf di stampa, tanto per rinfrescarmi i passaggi di trama e i nomi dei personaggi. Ma leggere a video non mi garba, quindi ho ripreso la stampa della bozza, con la scusa che avrei fatto prima a sfogliarla. Così, sfogliarla, mi ero ripromessa. Alla quarta pagina ho capito non sarei riuscita, ché ogni riga bastarda era come la torta di Lewis Carroll su cui era scritto “leggimi”.
«Io non sono Veronelli, ma ogni volta che mi mostra orgoglioso una delle sue bottiglie da 6 euro, di case vinicole dai nomi finto araldici, mi viene da ridere, e anche una certa tenerezza. Quando lo assaggiamo – e puntualmente si rivela un vino mediocre che non vale la metà della pur bassa cifra che è stato pagato – io mi spertico in lodi…

View original 978 altre parole

Cose che voi italiani…

ITALIAN QUEUE

  • Impresa di pulizie per un condominio? Ma che cazzo, ognuno si spazza il suo piano due volte a settimana (a turno) e ogni tot (a turno) se dà una lavata più vigorosa. Punto. Questione finita. Risparmio di tempo, soldi e rotture di cazzo alle riunioni condominiali. E chi non pulisce, o pulisce male, si prende a calci direttamente, door-to-door. Ma è tanto difficile? Boh.
  • Discussioni infinite sulla mensa scolastica? È cara, non è cara, è bio, non è bio, è vegan, non è vegan. Ma la pasta è scotta, ma il prosciutto è grasso, eh no ma io a mio figlio ‘sta roba non la dò, eh no ma io a mia figlia ci dò almeno due piatti, e senza pane, e senza glutine, e senza sale… Follia. Pura follia italiana. La didattica fa ca’are, gli insegnanti annaspano, le scuole cadono a pezzi, e questi (i genitori) che fanno? Proteste colossali per IL SERVIZIO MENSA, cazzo. Ma facciamo come tutti gli altri no? Ognuno porta il suo cazzo di lunch box e dentro ci mettete quello che volete voi, genitori. Costo bassissimo e finita di rotture di palle. E magari se proprio vogliamo mettere becco nella scuola ci si occupa un pò della didattica, che dite? È tanto difficile? Boh.
  • Furbastri che continuano a usare gli autobus pubblici senza biglietto? Basta aprire a ogni fermata solo la porta davanti e far passare il singolo utente davanti al conducente, che funge anche da controllore. Lo fanno già da qualche parte. Così, tra l’altro, i furbi e i perditempo vengono direttamente cazziati dalla folla, dagli stessi cittadini, che così imparano anche ad autogestirsi magari, ogni tanto. Si mettono poi una manciata di corse in più, intendo più frequenti, per evitare il troppo casino, e dopo un paio di mesi di aggiustamento ecco che il fenomeno si sgonfia. È tanto difficile? Boh.
  • Breaking news: in autostrada esiste anche la CORSIA DI MARCIA REGOLARE, quella a destra per intendersi, o meglio quella più a destra… avete mai notato? Domanda ridicola, ovvio che vi sia sfuggito, siete tutti schiacciati uno dietro l’altro in corsia di sorpasso! So very Italian…
  • Un attore, un’attrice, hanno una voce. Un’intonazione, una cadenza, un modo di parlare ben preciso, di recitare, di interpretare, che varia film per film, in aggiunta. Non proprio una cosa secondaria, diciamo. La voce. Ebbene, noi, amici, non abbiamo in realtà praticamente MAI sentito la voce di un attore non italiano, non abbiamo storicamente mai valutato la loro interpretazione sonora. Certo, abbiamo i migliori doppiatori del mondo, dei veri artisti bla bla bla. Ma la voce vera di Scarlett Johanson, di Michael Fassbender… Pensateci, perlomeno.
  • La fila, o coda, è un allineamento di persone in attesa di essere servite in qualcuna delle specialità della società umana. Può essere per acquistare qualcosa, per richiedere un servizio, per accedere a un’opportunità. Si fa fila, o coda, per tutto, se ci pensate, sin da quando si è piccoli a scuola e poi per tutta la vita. È uno dei meccanismi più impotanti di convivenza pacifica: c’è un ordine di evasione delle richieste, basato semplicemente sul concetto che si soddisfa una persona alla volta. Bene, la fila, o coda, si caratterizza di norma per il suo senso indiscutibilmente verticale, uno dietro l’altro, uno dopo l’altro, rispetto al punto di elaborazione delle richieste (il bancone, il cancello, lo sportello, ecc.). In Italia no, in Italia la fila, o coda, si fa in orizzontale rispetto a detto punto di elaborazione: tutti prima, tutti primi. Al singolo cittadino poi l’incombenza di combattere a furia di sgomitate, calci e ingiurie per garantirsi la sopravvivenza. Sorprendentemente darwiniano, tra l’altro.

Io non sono mai stato qui (una non recensione di Voi Non Siete Qui)

Più riguardo a Voi non siete quiUno, due, tre, prova… prova. Prova. Mi leggete? Nessuno mi aveva detto che avrei dovuto fare così per comunicare con i morti, potevate anche avvertirmi. Ma che… Quest’affare non funziona… Ne è sicuro? A me non sembra.

Sa. Sa. Uno, due, tre, Riproviamo. Mi leggete? A quanto pare mi leggete. Come faccio a scrivervi, come spiegare che voi non siete qui, che io sono vivo e voi siete morti?

Se davvero riuscite a leggere queste righe, significa che vi trovate in uno stato di sospensione, una specie di cuscinetto che attutisce la caduta nell’oblio prima della morte definitiva, questo non toglie il fatto che siate morti e che il limbo in cui vi trovate si chiami Messina.

Come sarebbe a dire che non posso scrivere una cosa del genere? Perché? Che c’entra che non possono capire ‘sta cosa del limbo? Ma se me l’ha detto lei che…

Ah, mi sa che sto solo perdendo tempo. Parlare con i morti… Come tecnicamente morti? O lo sono o non lo sono. A me ‘sta cosa sembra solo un’altisonante, ridicola cazzata. E poi se possono leggere perché non ascoltare?

Più confuso? Più confuso cosa?

No, non mi calmo. Non c’è nulla per cui calmarsi. Sono già calmo. E poi, lei lo ha mai fatto? Intendo ‘sta cosa di scrivere ai morti o come si chiamano? Continua a leggere

Il troppo stroppia

fun runner dressed as a smurf during the virgin london marathon 2011

  • va bene essere salutisti, ma broccoli e curcuma non sono un abbinata particolarmente allettante, soprattutto se senza ombra alcuna di sale… quanto cazzo volete vivere, fino a 200 anni? Va’ che siete già insopportabili adesso, pensate tra 145 anni… fatevi un hamburger ogni tanto, qualcosa di unto, di fritto… giusto per morire prima, intendo
  • va bene fregarsene dell’alimentazione e fare pernacchie agli esagerati (vedi sopra), ma qualche volta mangiatevi qualcosa di fresco, non processato, non imputtanato di coloranti, conservanti e minchie fritte varie. Si può fare, sapete? anche se avete poco tempo, poca voglia, poca roba in casa. Esempio del camionista: aprite una latta di fagioli cannellini, del filetto di tonno un pò bellino (quelli in vetro), mettete il tutto così, alla brutto dio in una scodella con un filo d’olio (motore :D), tagliate della verdura cruda senza criterio, del pane fresco e.. bon apetit
  • sono d’accordo che lo stile è importante, che l’abito si fa a Monaco (e comunque non capisco… non era nel comasco e nel fiorentino che ci sono i migliori artigiani del tessile?), che è bello e giusto curarsi, sentirsi a posto, trasmettere freschezza, indossare capi di qualità, intelligenti, abbinati, ma appunto il troppo stroppia per cui evitiamo per cortesia scarpe, cinture, borse e fiocchetti dello stesso colore sempre e comunque, tutti i giorni; evitiamo camicie quando basta una cazzo di t-shirt (o al massimo una polo), evitiamo cinture di pitone e scarpe da evasore altezzoso (tipo quelle con l’acca)
  • vero che trasandato è figo, che perfettino è odioso, che ormai teschi, chiodi, borchie e roba punk sono sdoganati per chiunque – e dunque non valgono più niente in termini di anticonformismo, ma non esageriamo nel non curare il nostro aspetto appositamente, per una serie di motivi: -così puzzate; -così sembrate trasandati apposta; -così il vostro collega fighettino insopportabile si farà la nuova segretaria sciampista prima di voi. Lo so, quest’ultima, tremenda, non dovevo dirvela, però è davvero così, amici. Prendetevi un vestito Armani in super saldo, una volta, e ricordatevi: le sciampiste saranno sciocchine ma spaccano
  • giusto stare al passo coi tempi, ma quando la tecnologia supera la vita reale è un problema. Quando whatsappate alle amichette foto della grigliata mista invece che limonare a perdifiato col fidanza è un problema. Quando guardate gli highlights di Borussia Dortmund-Schalke 04 invece che bervi una birra coi soci è un problema. Quando siete tutta una fascia di muscoli tesi e materia grigia elettrica per aver scoperto un Ted Talk su quanto l’international shipping sia cruciale nelle dinamiche economiche e sociali del mondo d’oggi e non vi fate più la passeggiata dopo il pasto, è un problema
  • concordo nell’essere alternativi fino in fondo, nel continuare a dichiarare che lo smart phone è inutile, che il tablet è una rottura di cazzo, che i social network sono sopravvalutati, che la politica se ne sta andando a male davvero a causa di Twitter, dei troll, dei commenti, dei grillini eccetera eccetera. È vero. Ma non potete pretendere di essere fuori dal tempo senza apparire come appositamente così tanto fuori dal tempo, quasi il tempo lo aveste ben presente eccome ma voleste solo farvi notare. Whatsapp c’è e lo usano tutti per comunicare, mandare foto e altro perchè è comodissimo e veloce. Punto. Cazzo contestate il valore di Whatsapp? Sfruttatelo invece, spremetelo come un pompelmo salvo poi buttarlo via senza sentimento alcuno non appena arriverà qualcosa di migliore e pià economico. E via. Così dovrebbe essere, no? Siamo o non siamo esportatori di democrazia?
  • lo sport è importante, ma diventare fanatici è sempre una cazzata e sempre se ne pagano i conti, alla fine. Ti piace correre? Benissimo, fallo, anche tanto, ma non mi diventare un invasato della corsa, per cortesia. Un odioso runner con maglietta radio deejay e scarpe catalinfrangenti da 300 euro. Anche perchè corri da schifo, onestamente. Fai ridere, amico. E lo stesso vale per il nuoto, il calcetto, il fitwalking, lo yoga, la biclicletta e il curling. Sì, il curling, e allora? Avete visto che fighe le canadesi del curling, prima di ridere?
  • lo sport è una rottura di cazzo, sono d’accordo. Ma sappiate che prima ancora dell’alimentazione è importante muoversi. Schiodare il culo, avete presente? Anche per una camminata veloce, per scale a piedi, in giro in bici invece che in macchina. È inutile che vi strafacciate di farro, tofu e peperoncino bio se poi non utilizzate il corpo nel modo in cui è stato pensato dagli architetti di Madre Natura (o Dio onnipotente o Cthulhu, come preferite): per muoversi. Per camminare, per ossigenarsi, per reagire, per spostarsi in autonomia sul terrotorio

Continua a leggere

È uscito!

copertina VoiVoi non siete qui

In libreria.

Una parola è poca e due sono troppe

Dritte

Oggi mi sento generoso. Voglio condividere parte della mia saggezza camionistica con tutti voi, poveri internauti smarriti nella complessità delle cose. Vi conviene prendere nota per benino. Sono come Paganini, non ripeto. E un giorno mi ringrazierete, eccome, anzi lo vedo già quel momento:

“Grazie, Truck Driver. Mi hai aperto gli occhi.”

È per sputarci dentro meglio, cretino.” E vai di scatarro.

Ecco sotto, e adesso silenzio: sto ascoltando l’ultimo di Paolo Meneguzzi.

***

  • non ascoltate MAI l’ultimo di Paolo Meneguzzi. Mai
  • va bene mangiare sano, ma un cazzo di panzerotto a mezzanotte dopo un concerto reggae ve lo potete permettere, che diamine… altrimenti poi la correttezza alimentare diventa una schiavitù, starete sul cazzo a tutti, non vi inviteranno più a cena, i vostri figli saranno isolati e derisi, e additeranno voi come i colpevoli delle loro disgrazie. Tutte. Compresi i 4 in italiano, i brufoli e l’apparecchio
  • se l’Italia vi fa così tanto cagare, che ci restate a fare? A fare quelli che si lamentano in eterno? Un pò di coraggio e fuori dai coglioni, sù… un asilo, un account ASL e una pensione in meno da pagare. Da parte di tutti, grazie
  • sono gli anziani i nemici pubblici numero uno, che immigrati, zingari, miliziani dell’ISIS o testimoni di geova che siano… diffidati dei vecchi: hanno avuto tutto, spesso arraffando, e oggi ancora rompono i coglioni. Che schiattassero
  • andate in giro da soli- al cinema, al bar, ai concerti, al museo, in vacanza! Solo chi fa le cose da solo riesce a godersi a fondo tutto quello che accade, gli altri spendono il loro poco tempo libero nello stare dietro alle paturnie del socio di uscita di turno. Bello chiacchierare, eh? Per i primi 15 minuti, poi diventa una rottura di cazzo. E non ti fa vedere quanto è bella la gente in giro, quanto è bello il mondo. Molto più bello di quanto i commentatori di internet cattivoni – e il vostro amico con paturnie – siano disposti ad ammettere
  • rompete sempre il cazzo in ogni modo a quelli che guidano una bmw nuova fiammante, mentre siete in auto. È sempre giusto, e loro sanno perchè :D
  • non pagate le multe prese in Svizzera. Perchè? Perchè è uno stato di merda. Ma non è pericoloso? Non per molto ancora. Presto il Lichtenstein la invaderà, e credetemi, sono parecchio fricchettoni in quello staterello crucco del cazzo. Li metteranno allora a ferro e fuoco, mica avranno tempo di tracciare la vostra multa non saldata
  • più importante ancora dell’alimentazione è il movimento di quel derelitto di corpo che vi ritrovate, la lotta alla sedentarietà assoluta. E soprattutto nelle piccole cose, intendo, mica le gare Iron Man o il Bungee Jumping: intendo scale da fare rigorosamente a piedi, commissioni da sbrigare sempre a piedi o in bici, intendo camminare in campagna invece che rimpinzarsi dell’ennessima, sopravvalutata serie tv, nuotare invece che abbrustolirsi sul materassino ecc. ecc.
  • (per le femmine) lasciate che i capelli diventino grigi col passare degli anni, non li tingete, tenete duro, semmai accorciateli un pò. Difficilissimo, lo so, ma se riuscirete sarete poi libere da una delle schiavitù femminili più ingombranti e costose del nostro tempo. E alla fine potete benissimo essere belle, attraenti, serie, professionali – o qualsiasi altro attributo vi interessi – anche così. Ed eviterete quell’obbrobbio della ricrescita. E con i soldi di tutte le tinture risparmiate ci fate un viaggio. Del mondo 
  • (per i maschi) le magliette stile polo con tutti quei cazzo di numeri giganti, quei nomi a cazzo di nazioni, paesi, squadre, con tutti quei ridicoli colori, le forme geometriche, gli incastri, i rombi, le sfumature, fanno davvero CACARE (con la c e non la g). Sapevatelo
  • (per le femmine) attualmente sono pieno di flirt, pregasi di non offrirsi al sottoscritto manzo camionistico per i prossimi 12/24 mesi. Questo perchè mi spiace poi ignorare qualcuna. Ma se proprio proprio, scrivetemi di nascosto e parlatemi di voi in un più di 10 righe (amici, se non faccio così queste scrivono cartelle e cartelle di riflessioni ombelicali e non si arriva più al sodo)

Voi non siete qui

copertina Voi

Comincia con la messa on line del blog www.voinonsietequi.it il “conto alla rovescia” per la pubblicazione del mio nuovo romanzo, “Voi non siete qui” (Il Saggiatore) in tutte le librerie d’Italia dal 4 settembre. Qui la quarta di copertina. Nel blog, che va in costante aggiornamento, citazioni da “Voi non siete qui”, carrellate fotografiche dei luoghi citati, una “playlist” di musiche, recensioni, commenti e varie altre amenità.

Ecco qui sotto come introduco il libro per i visitatori del blog.

Grazie per l’attenzione

Guglielmo Pispisa (Kzg)

Walter è una contraddizione. Un avvocato quasi benestante che passa metà del tempo a compiangersi e il resto a massaggiarsi l’ego, secondo l’abitudine acquisita durante una riparata, passiva esistenza borghese.

Desidera sopra ogni cosa essere considerato un signore. Ma non per educazione, è solo che gli manca il coraggio di mandare a quel paese la gente. Preferisce il compromesso all’impegno. Si considera uno scettico, e poi va nel panico se il suo nome non è in lista a un ricevimento. Si dice disgustato di sé, ma la debolezza di carattere per cui si biasima è solo il sintomo di un più vasto cedimento morale. Afferma di non piacersi, eppure non fa altro che guardarsi.

Walter è meschino, è misogino, è un vanesio con la sindrome di inferiorità, è sessista, razzista, classista, insensibile, tutto con molta naturalezza, nemmeno se ne accorge. È postmoderno: scambia l’autoindulgenza per consapevolezza. Disprezza i suoi concittadini con le Hogan ai piedi e le borse Vuitton, ma si deprime a comprare vestiti ai grandi magazzini. È come me, come te, come tutti. Come tutti si crede speciale, come tutti crede che non toccherà a lui pagare. Fino a che gli sarà concesso di crederlo.

In questo romanzo ho fatto tutto quello che, secondo le regoline della scrittura creativa, non si dovrebbe, quello che fin qui ho sempre evitato. Ho raccontato una storia ordinaria, banale, dal punto di vista di un protagonista verboso e digressivo. Ambientata a Messina, un luogo antinarrativo per eccellenza. Ho finto di attingere a dati materiali della mia vita, prendendo un po’ in giro la moda dell’autofiction (che poi c’è sempre stata, anche quando nessuno la chiamava autofiction). Me ne sono infischiato di preferire il mostrare al dire, anzi più volte ho detto quando avrei potuto mostrare. Ho espresso pareri, giudizi, sentenze per bocca del narratore, invece di lasciare che il lettore si facesse un suo parere. Ho usato uno dei due finali che mai si dovrebbero usare. Perché ho fatto tutto questo? Sulle prime pensavo di fare semplicemente uno sberleffo, quasi fregandomene che fosse un testo destinato ai lettori e a un mercato. Ho fatto quello che lì per lì mi andava di fare.

Poi mi sono accorto che non era così, che era anzi vero il contrario. Al lettore ho dato fiducia, per una volta non l’ho trattato come un bambino scemo a cui porgere col cucchiaino. Ho creduto in lui, nella sua capacità di arrangiarsi, nella sua intelligenza, nella furbizia che, spero, lo inducano a non dare per buono quel che gli racconta il narratore, a guardare un poco oltre, fino a vedere quello che il narratore non dice, perché nemmeno lo sa.

Guglielmo Pispisa

 

 

  • malocchio_ga quelli che si piangono addosso, che si dicono poveri e disperati: per nove su dieci sono tutte stronzate, o meglio interpretazioni da Oscar; hanno come minimo un paio di case di villeggiatura di famiglia, auto da ventimila euro e passa, occhiali da sole di marca e la faccia talmente di tolla da lamentarsi e lamentarsi e lamentarsi ancora. Che vadano a Khartoum per verificare di persona chi dovrebbe lamentarsi. Quindi, quando lo fanno, tu mandali affanculo col sorriso sulle labbra. Capiranno
  • a quelli che ti consigliano una cazzo di medicina per ogni cosa che ti accade. Le medicine costano, amico, non permettono al tuo corpo di difendersi da solo e fanno pure male. Oltre ad alimentare quell’assurda egemonia che hanno le farmacie nel nostro paese. Piuttosto fatti una spremuta di agrumi o una canna
  • a quelli che commentano sempre tutto, dicono la loro su tutto – seppur non richiesta – e si ritengono depositari della verità assoluta. La verità assoluta non esiste, siamo tutti brave persone e ridicoli buffoni allo stesso tempo: dipende dal momento in cui ci stai osservando. Chi dice di saperne sempre di più e meglio è probabilmente colui che deve imparare più di tutti
  • a quelli che per strada provocano, ti fanno i fari da 200 metri per superarti, ti si incollano al culo, occupano strisce e marciapiedi, si intrufolano dappertutto. Tu manda giù, conta fino a dieci e pensa a cosa ti preparerai per cena (questa è difficile, sono il primo ad ammetterlo…)
  • ai tuoi coetanei vecchiacci che dicono che oggi la musica fa cagare, la moda fa cagare, le relazioni fanno cagare, il vino fa cagare, le bici sono fragili, le case fatte col culo (okay, questo puà essere vero) e così via. È semplicmente la famigerata sindrome dei fossi per il lungo. Tu non farti tirare dentro, pensa a una cosa sola: prima di noi, i nostri genitori dicevano le stesse stronzate su di noi, e prima ancora i nonni, i bisnonni, i trisavoli
  • a quelli che diffidano degli stranieri, dei meridionali, degli immigrati ecc. Provincialotti che al massimo si meritano il Salvini di turno. Cazzo c’entra la nazionalità con la validità di una persona? Se è stronza, è stronza, non serve controllare passaporto e permesso di soggiorno. Stessa cosa se invece è una brava persona
  • a chi dà la colpa di tutto ai politici. Certo, ‘sti stronzi ce l’hanno messa tutta per farsi odiare, ma il vero problema a mio giudizio è a monte: chi vota chi. Il vero problema non sono i politici, sono gli italiani
  • a quelli che dicono che la scuola fa cagare in tutto e per tutto, che si immischiano e rompono le palle a docenti, personale, preside, rappresentanti. E i bambini escono poco all’aria aperta, e fanno poche gite, e studiano male la matematica,  e hanno troppi compiti, o pochi compiti, e via dicendo. In realtà a ‘sta gente non sta veramente a cuore che le cose funzionino bene: è semplicemente entrata nel loop dei punti uno e tre qui sopra. Statene alla larga
  • a quelli che sbandierano ideologie, credo, proclama, presunte battaglie civili giusto per avere uno slogan buono per i social network, la nuova ‘piazza’. Una bella manciata di decenni dovrebbero averci insegnato che i cambiamenti non avvengono in questo modo, spostandosi di carro in carro e cantando a squarciagola la canzone dell’ultima tendenza politica o sociale. I cambiamenti dipendono dal comportamento di ogni singolo individuo, giorno per giorno. Dimmi cosa fai, cosa mangi, come ti muovi, come gestisci i rifiuti, come ti comporti per strada, nei negozi, al lavoro, a casa con coniuge e figli, e ti dirò se sei un bravo cittadino o meno. Non m’interessa quanto è figa la bandiera che sventoli giulivo
  • a quelli che dicono che presto sarà tutto digitale, o a quelli che dicono che presto il digitale sparirà del tutto. Stronzate, barcolleremo per sempre – come razza umana – tra elettronica futurista e cornetti d’avorio contro il malocchio. Senza speranza di redenzione. Parola di Truck Driver