Concepire un pensiero, un solo e unico pensiero, ma che mandasse in frantumi l’universo.
(E.M. Cioran – Il funesto demiurgo)
stai a casa leggi un libro
Concepire un pensiero, un solo e unico pensiero, ma che mandasse in frantumi l’universo.
(E.M. Cioran – Il funesto demiurgo)
C’era una signora anziana ferma sul pianerottolo, a metà dei suoi tre piani di salita per arrivare davanti alla porta di casa.
Sconvolta dalla fatica, le mani gonfie e rosse, e rigate in orizzontale a metà delle falangi. Due pacchi da sei bottiglie di plastica da due litri di acqua minerale ciascuno ai suoi piedi. Stavo scendendo e ho colto subito l’occasione per ripulirmi un poco della coltre apatica tipica di queste parti, offrendo il mio aiuto per il tragitto restante. Da buona Giovane Marmotta ho sorriso e mi sono avviato con le due pesantissime confezioni. Ho ritenuto però che la signora meritasse anche una delicata ma ficcante ramanzina. Così, giusto per puntualizzare.
‘Signora, è una pazzia avventurarsi in acquisti del genere. Di acqua poi… ne ha quanto ne vuole dal rubinetto.’
‘Parli facile tu, io sono in cura. Non posso bere quell’acqua.’
‘E’ acqua del rubinetto, la cosa più normale che ci sia. Ed è buonissima, lo dicono tutti i controlli. Non la usa per cucinare?’
‘La uso, la uso. Ma mia nuora per il figlio piccolo non si fida. Scalda l’acqua minerale, scalda.’
Sarà colpa del rincitrullimento generale subito dagli italici a causa del marketing d’assalto delle compagnie che fanno i soldi con le acque? Altrimenti è follia pura. Arrivo sulla porta di casa della signora.
‘Comunque, mi dia retta. Usi l’acqua del rubinetto. Al massimo si prenda una di quelle brocche con il filtro per la pulizia del calcare. Non spenda più soldi per questa plastica piena di acqua del rubinetto… sciacquata.’
‘Parli facile tu. E grazie per l’aiuto.’
C’è qualcosa che non funziona. L’acqua adatta allo sport, l’acqua per ringiovanire, quella per stare a dieta, per pisciare meglio… Certo, il mercato può fare quello che vuole e proporre amenità di ogni tipo, liberissimo, ma ci si aspetta che la gente non ci caschi sempre. Sono affascinanti in un certo senso questi prodotti ‘inventati’ che diventano veri bisogni collettivi. Un fascino perverso, da stratega della comunicazione, buono però solo per alimentare i superego del circolo dei pubblicitari e per ingrassare chi è già pieno di soldi da scoppiare. Ma tutto quel PET in giro in effetti ha rotto i coglioni. Così come i chilometri di trasporto necessari per portarlo al negozio sotto casa. Erano meglio allora gli Ape Piaggio stracarichi di cassette di bottoglie di vetro da sei, i riccioloni dall’accento del sud che suonavano i citofoni, i rifornimenti settimanali che qualche benestante si permetteva di fare. Ma a quei tempi si poteva ancora prendere un bicchiere da una credenza, girarsi e aprire il rubinetto per versarci un pò d’acqua senza venire placcati e atterrati prima di riuscirci, come in una partita di rugby, da chi ti sta intorno. Avete mai provato? La settimana scorsa, in visita da conoscenti.
L’uomo alla credenza sono io.
Sto per aprire il rubinetto, quando un urlo improvviso e raggelante squarcia l’ovatta di una serata Johnny Cash e tabacco impreziosito. Tipo ‘Joooooooosh’ di The blair witch project.
‘Cosa stai facendo?!’
‘Bevo.’
‘Acqua del rubinetto?’
Sembra che qualche spacciatore del grottesco si stia divertendo a rendermi la vita difficile nei ultimi tempi. ‘Sì, perchè? …Posso?’
‘Scusa, prendi la bottiglia nel frigo, o quella dietro di te, a temperatura ambiente.’
‘Va bene questa, tranquilli.’
‘Ma non c’ha un sapore strano?’
Di… acqua.’
‘Sì, ma assaggiane dopo un bicchiere di quella in bottiglia. Senti che differenza.’
Poi, visto che da Obama in poi la coscienza della gente sembra in parte rinata, abbiamo convenuto che in effetti tutta quest’acqua in bottiglie di plastica è una cosa sbagliata. Ma che comunque è difficile cambiare le abitudini. Che poi fino a vent’anni fa manco ce l’avevamo, questa abitudine. Il maledetto marketing d’assalto dei pubblicitari… Una situazione di stallo, insomma. Molto italica. Un pò come essere battezzati con la Chiesa Cattolica. Molti non credono, o comunque non sono interessati. Ma è scomodo poi togliersi dalle liste dei possibili ’salvati’. Metti caso poi un domani possa servire? Tipo: ‘Allora, tutti i battezzati e quelli a posto coi documenti cattolici da questa parte, entrate subito dopo la registrazione, gli altri be’… da questa parte, intanto. Poi vediamo cosa si può fare per pescarne una manciata e consegnare agli inferi il resto. Ma perchè vi siete sbattezzati, scusate?’
L’acqua santa in effetti è un tipo di acqua che non rientra nelle categorie sopra elencate, ora che ci penso. Credo si tratti di acqua del rubinetto, con rispetto parlando. Non è da escludere però che la Nestlè o la Danone non stiano provando a rincitrullire anche questa fetta di mercato. Il problema è che non va proprio a mille di questi tempi, la religione cattolica, in termini di iscrizioni. Non c’è molta audience. Ci vuole forse aria nuova, chessò un Obama del clero.
Comunque bevete acqua del rubinetto.
Non ci sarebbero nemmeno più gli spot tipo Brio Blu Rocchetta.
Pensate.
Ecco ci mancavano i bianchi ariani non anglosassoni e non protestanti, ma cattolici e italici. Ma davvero non avete un cazzo da fare nella vita che riunirvi in ronde nere, incappucciati e branchi di coglioni? Orsù rilassatevi, fatevi una sana scopata, una canna, una bevuta con gli amici, una sniffata, una pera, leggete un libro, sparatevi in fronte… quel cazzo che volete insomma, basta che la smettiate con queste stronzate. Non siete nemmeno divertenti…
È fresco di stampa il nuovo disco dei Frida X, Uno Due Molti, venti canzoni venti tra Beach Boys, punkrock, Phil Spector, folktronica e accenni alla psichedelia di scuola canterburiana in salsa pop, con arrangiamenti incredibili.
Il testo della diciannovesima traccia, L’ombra, è a firma del vostro affezionato kai zen di quartiere J e nella versione iniziale era più o meno così (poi con Andrea dei Frida è stata rivista un po’ la metrica, e nel disco è finita la versione 2.0):
Ho perso l’ombra, l’ombra non c’è. Ho perso l’ombra in una milonga. Al chiaro di luna e con il solleone, l’ombra non c’è
Ho cercato in nursery e cimiteri. Su muri di calce viva e meridiane. Tra macchie di leopardo e satelliti allo zenit. (ho) scavato solchi e prosciugato pozzi.
Ho perso l’ombra, l’ombra non c’è. Ho perso l’ombra dietro una tomba. Sotto cirri e cumulonembi, l’ombra non c’è.
Ho guardato nella cruna dell’ago. Nell’occhio del ciclone, nella serratura e sotto il portone. Tra polvere di stelle e residui di lavorazione. (ho) divelto forzieri e asciugato stive
Ho perso l’ombra, l’ombra non c’è. Ho perso l’ombra nella sordina di una tromba. Tra tagli di diamanti e lame di rasoi, l’ombra non c’è.
Ho esplorato Baires, Sibiu e Bombay. Su mappe ingiallite e bussole impazzite. (ho) spostato dolmen e menhir. Ho perso l’ombra, l’ombra non c’è.
Ho perso l’ombra sulla cresta dell’onda. Tra lucciole e steli di lampioni, l’ombra non c’è.
Ho letto tra le righe, voltato pagine. Corto Maltese, Shanfeng, Meursault. Nessuno, nemmeno Ulisse sa dov’è.
(Ho) svuotato le tasche e chiuso gli occhi. Ho visto l’ombra, l’ombra è tornata da sé.
Ho trovato l’ombra ma ho perso me.
Squali: un centinaio di vittime l’anno. Meduse: più di un centinaio di vittime. Ippopotami: il doppio. Leoni: 250. Api: 400. Elefanti: 500. Coccodrilli: 2000. Scorpioni, e qui si comincia a uccidere seriamente, 5000 vittime nel corso di 365 giorni.
Ma i veri professionisti sono i serpenti con 100.000 persone sulla loro “coscienza” e infine, la vera, unica, incontrastata signora del genocidio: la zanzara: 2.000.000 di persone muoiono ogni anno a causa della malaria.
La cosa simpatica però, è che sembra, che finalmente gli animali si siano rotti le scatole dell’homo sapiens e abbiano cominciato a prendere l’iniziativa, come riporta il Telegraph.
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