Il lato B del cinema (articolo scritto da J per ICON nell’ottobre del 2014)

La piccola bottega degli orrori

La piccola bottega degli orrori

Il traffico su Slauson Avenue scorre pigro. Una Ford Sedan del ’48 nuova di zecca è in panne a ridosso del marciapiede. L’aria di mezzogiorno è rovente, l’autista si ripara sotto una palma e si tampona la fronte con un fazzoletto. Si guarda attorno in cerca di un telefono. Per qualche istante l’ingegnere alla finestra dell’ufficio della U.S. Electrical Motors incrocia il suo sguardo smarrito. In fondo è semplice perdersi a Los Angeles.

Il ventilatore ruota sul suo asse e fa uno scatto, la cadenza gli ricorda il pendolo del racconto di Poe che ha letto prima di arruolarsi in marina: inesorabile, sul punto di squarciare il petto di un prigioniero legato. Le schiene dei colleghi sono chine sulle scrivanie, le camicie striate di sudore. Il ventilatore ronza e scatta. È giovedì, l’ingegnere ha cominciato a lavorare lunedì. L’uomo della Sedan è ancora là. Fa davvero caldo. Un altro scatto. Uno sguardo alle carte impilate che lo attendono. Alla fine il prigioniero del racconto si libera e, anche se la cella comincia a restringersi e a spingerlo verso un pozzo senza fondo, si salva all’ultimo istante. L’ingegnere, prima di passare due anni sotto le armi e finire in quell’ufficio, ha studiato a Stanford e per passione si è occupato di cinema per il giornale universitario. Lancia un’ultima occhiata oltre il vetro: l’uomo si è deciso, attraversa le sei corsie che lo separano dall’altro lato della strada e va verso una casa bassa. Anche l’ingegnere si è deciso, attraversa il corridoio e va verso l’ufficio del capo. “Ho commesso un terribile errore.”

Quando esce dall’edificio non ha più un lavoro, eppure l’aria torrida di L.A. non gli è mai sembrata così dolce. Passa accanto alla Ford, si specchia nel lunotto, il sorriso sulle labbra. Roger Corman ha ventidue anni, ancora non lo sa, ma è destinato a scrivere una pagina sorprendente della storia del cinema.

Mezz’ora di auto più a nord, la commissione McCarthy è a caccia di spie sovietiche. Il Senatore è convinto che Hollywood sia un covo di rossi. Le indagini si fanno serrate tra liste nere ed epurazioni. Quando Roger trova lavoro alla 20th Century Fox come addetto alla posta, registi, attori e sceneggiatori sono al centro del mirino. È un impiego come un altro, ma è un impiego nel mondo del cinema. E mentre le liste crescono tra il silenzio degli studios e le delazioni tra colleghi, l’ingegnere comincia a fare carriera. In fondo è semplice ritrovarsi a Los Angeles. Continua a leggere

Se è vero sono indignato

Un titolo, un programma. O meglio una precisa attitudine alla vita, in questi tempi burrascosi, iper tecnologici e dal dubbio valore intrinseco. Se me la concedete.

Provo a spiegarmi meglio. Trotterellando qua e là in Internet, nei social media, nei blog, tra le valanghe di commenti di noi tutti moderni cittadini di un mondo in rapida e costante evoluzione, non è difficile incappare nel solito link scandalistico al limite del ridicolo (se non ivi pienamente immerso) e nel volpone -o volpona- che condividendolo subito con amici, ex compagni di classe, cugini e zii lontani aggiunge questa frase tanto idiota da ammeterne quasi la presa a schiaffi in faccia in pubblico, in barba ai diritti inalienabili dell’individuo -redatti sicuramente a Ginevra o da quelle cazzo di parti:

‘Se è vero, è uno schifo!’, ‘Se è vero, sono indignato’, ‘Se è vero, non ho parole’. E allora stai zitto, no?

Per me questi pochi, superficiali vocaboli messi insieme in cotal stridula frase sono il triste specchio dei nostri tempi. Noi che crediamo di sapere tutto o poter sapere tutto cliccando un paio di link, senza leggerli nemmeno fino in fondo, di scaricare tutto il mondo in un lampo ed accatastarlo nella personale ‘to do list’ (salvo poi non guardarlo mai), di ascoltare e sapere di tutta la musica del mondo su spotify o simili, di comunicare e relazionarsi alla perfezione con tutti con messaggini e whatsapp.

Ma abbiamo secondo voi una genuina intenzione di effettivamente OCCUPARCI di una cosa, dico occuparcene davvero? Studiare, approfondire, ponderare, sentire pareri discordanti, farsi un’idea, far passare del sano TEMPO prima di sentenziare la nostra grandissima cazzata? Certo che no. E la mancanza di intenzione si maschera da mancanza di tempo. Perchè il tempo stringe. Il tempismo è tutto oggi. Il che potrebbe anche starmi bene – a me, vecchio e annoiato camionista di Kansas City venuto a svernare in questo curioso paese dal grande, grandissimo passato a dal presente… bè, come dire… abbastanza di merda :)

Perchè questo è il vostro problema, italiani! Il passato glorioso. Il paragone che non reggerà mai. La colpa è degli Antichi Romani, di Galileo Galilei e di Leonardo, cazzo! Non che gli altri stiano tanto meglio, eh? È facile fare gli entusiasti con la nazionalità degli altri. Per esempio, sono decenni che tutti qui invidiano la Spagna, ricordo quando Zapatero era praticamente un idolo in terra (per noi, mica per gli spagnoli), oppure le sviolinate su quanto è bello essere genitori o disoccupati in Francia, con tutto quello stato sociale, dimenticando l’insostenibile fastidio intrinseco di essere francesi!

Dunque oggi non c’è concentrazione, non c’è volontà (e dunque non c’è tempo) per approfondire un qualsiasi argomento. Oggi si crede che non serva, però si vuole mettere becco in tutto. Bella cazzata stratosferica. Io invece in tempi come questi ci penserei non una ma dieci volte, prima di dire una cosa. Accade invece quasi sempre il contrario. Intanto butto lì la cosa, poi qualcuno verificherà.

:D

Ma che cazzo di ragionamento è? Sono sempre più convinto che tutto quello che serve oggi è il basso profilo. Basso profilo nella vita pubblica. Basso profilo nelle arti. Nei social network, in politica, in economia. Nelle chiacchierate. Solo che il basso profilo non è di moda. E dunque chi se ne fotte. Vivo sereno. Non mi indigno, se non per le care vecchie cose. Non mi schiero. Non mi esprimo sempre e comunque: rifletto. Non vomito ingiurie: cerco di capire. Poi nove su dieci non ci riesco. Pazienza. Vado avanti. Vado oltre. Tengo la barra dritta.

.e il naufragar m’è dolce in questo mare

(anvedi)

 

Invece di invidiare la vita degli altri su Facebook…

  • leggiti Shantaram di Gregory David Roberts. Fai anche un figurone, è un tomo incredibile. Solo per intellettuali, ma non mollicci, quelli tutto sesso & stimoli cerebrali
  • fatti una camminata veloce al parco. E smettila con ‘ste scuse sul tempo atmosferico. In Italia non fa freddo. In Lapponia fa freddo
  • fai una partita a dama con tuo figlio. Dico, dopo averlo convinto per un’ora a mollare ‘sto cazzo di tablet (o playstation). Scommettiamo che gli piace e ti chiede la rivincita? A proposito, i genitori che non fanno vincere apposta i figli in una qualsiasi sfida sono patetici. Così come quelli che li fanno vincere
  • vai di ventosa su quel cazzo di lavandino intasato di capelli, catarro e schiume mucose varie. Ti garantisco, funziona. Si stura, cazzo! è incredibile. Anche le cose che non sono link di internet alla fine sono interessanti!
  • invidiane le foto su Instagram :D dai, scherzavo
  • vai a rigare auto in sosta vietata palesemente sbruffona (vale a dire irrispettosa dei minimi diritti degli altri) con un punteruolo. Credimi, è la svolta. Ma mettiti una felpa con cappuccio e tirati su il fazzoletto di Peppa Pig legato al collo, fino al naso. E colpisci, cazzo! PinkBloc forever
  • fatti una scopata veloce con la tua compagna, e falla godere in qualche modo. Vedi? Dico veloce, così come vuoi tu e vuole lei. Ma prendila un pò, ogni tanto, orsù. L’omo pe’ esse omo…
  • prepara un bel riso patate e cozze. O anche solo riso e patate. Del basmati lessato senza niente?
  • ama l’universo, incondizionatamente. Per quello che è. Ogni sua dinamica, ogni suo dettaglio. Tu sei solo un testimone, chi cazzo ti credi di essere? Sparisci.

Parole che mi fanno ridere (6)

Procione

Giulivo

Mercé

Sderenare

Tabasco

Cicciopolenta (thanks g)

Senziente

Australopiteco

Serendipitevole

Succulento

Stramazzo

Benemerente

Rattrappire

Meco

Teco

Contigo (spagnolo)

 

Le puntate precedenti: http://kaizenology.wordpress.com/?s=parole+che+mi+fanno+ridere

Post di servizio

Qualcuno (mio zio) chiede con insistenza di leggere altri luridi post della più migliore serie del monTo, Truck Driver.

E chi sono io per non accontentarlo? Evidentemente il testina di vitello in questione non sa utilizzare un normalissimo ‘search’ di un sito internet quale il pregievole Kaizenology. E allora? Che facciamo, discriminiamo? Inoltre non avevo un cazzo di nuovo da scrivervi, ma volevo comunque muovere le acque – dicono gli esperti che un blog troppo fermo è un blog cadavere, dicono… Sarà.

Ah, ma qualcuno per caso ha mai capito perchè si dice ‘coccodrillo’ in italiano e ‘crocodile’ in inglese (o simile in altre lingue nordiche, comunque con la ‘r’ dopo la prima consonante)? Che è successo a quella ‘r’ maledetta, è scivolata sull’olio fino a dopo la ‘d’, nella nostra lingua? E perchè mai?

Secondo me la spigazione è semplice, in barba a tutti i complottisti del mondo: i due pellegrini (o mercanti, o guerrieri, o sacerdoti) di nazionalità diverse che in qualche Anno Domini del Medioevo si sono incontrati che so, a Luxor :) e hanno indicato l’un l’altro – a debita distanza – il grosso lucertolone che si spaparanzava nel fango, semplicemente non si sono capite bene. Non hanno sentito bene. E la traduzione se n’è andata affanculo. Capita.

Pensateci. Ci sono anche altri esempi. Scriveteli qui sotto.

Adios

***

LA MINI SERIE PADRE SBAGLIATO (vincitrice del premio Culicchio 2018):

http://kaizenology.wordpress.com/?s=PADRE+SBAGLIATO&submit=Vai

LA MINI SERIE THE UFFICIO FILES (perditrice del premio Nobel per l’agricoltura 2011):

http://kaizenology.wordpress.com/?s=the+ufficio+files&submit=Vai

LA MADRE DI TUTTE LE SERIE- Sì, INCLUSA ANCHE ‘TRUE DETECTIVE’, RAGAZZA GEEK CHE MASTICHI CINGOMMA IN MODO SGRAZIATO, INVERO:

http://kaizenology.wordpress.com/?s=truck+driver&submit=Vai

Internet mi ha già rotto il cazzo

Ormai è ufficiale, amici. Truck Driver, il vostro amato camionista blogger scoreggione s’è rotto le palle di Internet. Notizie, informazioni, opinioni, dati, file, tweet, post, blog, feed, clip, ‘sti cazzi dentro il culo (scusate il francese). Dico, non si viveva mille volte meglio prima dell’avvento di ‘sta porcata tecnologica globale?

Fermatevi un attimo. Basta commentare l’ultimo provvedimento della regione Molise in termini di ristrutturazione di fontane pubbliche: guardiamoci in faccia. Diamoci pacche sulle spalle. Versiamoci del vino, distribuiamo taralli, qualcosa. BASTA friggerci il cervello con tutte ‘ste informazioni disponibili. Tutti presenti, tutti attivi, tutti mass media. Tutti online, tutti partecipi, tutti consapevoli. Ma chi l’ha detto? Consapevoli di cosa, poi?

A me sembra invece che l’abuso di informazioni ci abbia reso di molto peggiori. Di molto! Almeno una volta era chiaro il concetto che per dire qualcosa bisogna prima saperne. Qualsiasi cosa, eh? Musica, arte, ammore, sesso, politica, economia, viaggi, eccetera. Qualsiasi argomento infatti richiede per essere analizzato di TEMPO e STUDIO. Due concetti che sembrano invece essere definitivamente andati affanculo di recente, o sbaglio? Inoltre la troppa abbondanza di fonti – come dice il saggio – sta causando penosi problemi di scarsità di senno nel gestirle. Tipico. Lo si sapeva. Il concetto lo hanno ribadito gli economisti già parecchi decenni fa: inflazione. I sociologi dei media (qualunque maledetta professione sia :D) hanno confermato: ridondanza. Ora gli esperti di karma camionistico come il sottoscritto ci tengono a sottolineare il concetto: il troppo stroppia. Mica per niente.

Bene, è ora di sciropparvi l’ennesimo bullet point sotto e MUTI! Qui scrivo io. Apritevi il vostro blog, se volete dire la vostra.

(No, aspetta, cazzo… è proprio l’opposto di quello vado predicando a ‘sto giro…)

Cioè, voglio dire, prendetevi una cassetta della frutta vuota, trovatevi un punto adatto nel parco, ribaltatela e appoggiatela sulla ghiaia o sul terriccio, salite su di essa e mettetevi pure a pontificare su quello che volete. Alla ‘Speaker’s corner’, e allora no? Vediamo poi quanti vi cagano effettivamente e dopo quanto vi demoralizzate e ve ne tornate a casina. Alè.

  • Uno fa il carino e il premuroso e tutto quello che ottiene dal partner seriamente malato di internet è una serie di distratti ‘Ah sì? Ma dai? Davvero?’ oppure una sfilza di sbuffi e sospiri fuori contesto, con gli occhi fissi su whatsapp e facebook, mentre gli (le) si racconta una confidenza o quanto di carino o insopportabile ci è successo nella giornata
  • con tutta la musica a disposizione ogni santo giorno su qualsiasi cazzo di device alla fine ci si rompe i coglioni di tutto, si fanno fesserie tipo interrompere gli Stooges a metà canzone, viene la nausea da Alt-J e Arcade Fire (e quella già la capisco di più) e ci si riduce a sbirciare di nascosto le foto hot di Jennifer Lawrence- a proposito, dove cazzo sono andate a finire, mi chiedo…
  • quando accade un fatto, un qualsiasi fatto, come minimo per 48 ore non si dovrebbe dire un cazzo. Nessuno di noi. Media inclusi, anzi loro per primi. Ma un cazzo proprio, amici. Da che mondo è mondo, il bruciapelo porta solo problemi, e lo sappiamo benissimo come esseri umani. Ma con Internet ce ne siamo completamente dimenticati, e partecipiamo tutti allegramente alla patetica fiera del ‘quarto d’ora di gloria per ciascuno, mi raccomando composti’. Era dai tempi della messa obbligatoria per chi voleva partecipare alla castagnata in Val Fizzetta che non sentivo roba tanto ridicola
  • almeno una volta, in piazza, uno ci metteva la faccia alle stronzate che diceva – e dunque molto spesso si conteneva – ma oggi? Che ci vuole a dire fesserie comodamente da casa propria? Proporrei che almeno fosse obbligatorio navigare in rete da Internet Point lontanisssssimi da casa propria, o da smartphone altrui. Distanza minima 10 kilometri. Dovrebbe già bastare a tagliar via un pò di croppa, che dite?
  • in metrò o sul tram si leggevano romanzi, pian pianino, giorno dopo giorno, assaporandoli, oggi invece curiosiamo le foto in bikini della vicina o dell’ex compagno delle medie o ci frulliamo il cervello con Ninja Fruit, Ma le foto in bikini non sono comunque un buon esempio, mi remano contro! Ritiro. Rimane Ninja Fruit. e Candy Crush. E il gossip di Huffington Post (tiè!) 
  • con tutto ‘sto internet una volta che chiami qualcuno al telefono o, addirittura, aprite bene le orecchie, INCONTRARLO DI PERSONA. Eh sì, avete capito bene, incontrare le membre corporee altrui senza nessun filtro tecnologico. Voglio dire, di persona persona! Dal vivo, dal vero. Esatto. Insomma, quando chiami o gli citofoni, costui rimane talmente basito, ma basito basito, che al confronto l’F2 degli autori di ‘Boris’ è un’espressione attoriale scialba, vuota. Ma è mai possibile, fratelli? Dove siamo andati a finire?

Amatevi tutti di più, e basta. E adesso andatevene affanculo che c’ho Judo.

 

“Voi non siete qui”, il nuovo romanzo di Guglielmo Pispisa

Originally posted on La poesia e lo spirito:

pispisa voi nonIl piano era questo: avendo letto il romanzo già in bozza, avrei dato una veloce occhiata al pdf di stampa, tanto per rinfrescarmi i passaggi di trama e i nomi dei personaggi. Ma leggere a video non mi garba, quindi ho ripreso la stampa della bozza, con la scusa che avrei fatto prima a sfogliarla. Così, sfogliarla, mi ero ripromessa. Alla quarta pagina ho capito non sarei riuscita, ché ogni riga bastarda era come la torta di Lewis Carroll su cui era scritto “leggimi”.
«Io non sono Veronelli, ma ogni volta che mi mostra orgoglioso una delle sue bottiglie da 6 euro, di case vinicole dai nomi finto araldici, mi viene da ridere, e anche una certa tenerezza. Quando lo assaggiamo – e puntualmente si rivela un vino mediocre che non vale la metà della pur bassa cifra che è stato pagato – io mi spertico in lodi…

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Cose che voi italiani…

ITALIAN QUEUE

  • Impresa di pulizie per un condominio? Ma che cazzo, ognuno si spazza il suo piano due volte a settimana (a turno) e ogni tot (a turno) se dà una lavata più vigorosa. Punto. Questione finita. Risparmio di tempo, soldi e rotture di cazzo alle riunioni condominiali. E chi non pulisce, o pulisce male, si prende a calci direttamente, door-to-door. Ma è tanto difficile? Boh.
  • Discussioni infinite sulla mensa scolastica? È cara, non è cara, è bio, non è bio, è vegan, non è vegan. Ma la pasta è scotta, ma il prosciutto è grasso, eh no ma io a mio figlio ‘sta roba non la dò, eh no ma io a mia figlia ci dò almeno due piatti, e senza pane, e senza glutine, e senza sale… Follia. Pura follia italiana. La didattica fa ca’are, gli insegnanti annaspano, le scuole cadono a pezzi, e questi (i genitori) che fanno? Proteste colossali per IL SERVIZIO MENSA, cazzo. Ma facciamo come tutti gli altri no? Ognuno porta il suo cazzo di lunch box e dentro ci mettete quello che volete voi, genitori. Costo bassissimo e finita di rotture di palle. E magari se proprio vogliamo mettere becco nella scuola ci si occupa un pò della didattica, che dite? È tanto difficile? Boh.
  • Furbastri che continuano a usare gli autobus pubblici senza biglietto? Basta aprire a ogni fermata solo la porta davanti e far passare il singolo utente davanti al conducente, che funge anche da controllore. Lo fanno già da qualche parte. Così, tra l’altro, i furbi e i perditempo vengono direttamente cazziati dalla folla, dagli stessi cittadini, che così imparano anche ad autogestirsi magari, ogni tanto. Si mettono poi una manciata di corse in più, intendo più frequenti, per evitare il troppo casino, e dopo un paio di mesi di aggiustamento ecco che il fenomeno si sgonfia. È tanto difficile? Boh.
  • Breaking news: in autostrada esiste anche la CORSIA DI MARCIA REGOLARE, quella a destra per intendersi, o meglio quella più a destra… avete mai notato? Domanda ridicola, ovvio che vi sia sfuggito, siete tutti schiacciati uno dietro l’altro in corsia di sorpasso! So very Italian…
  • Un attore, un’attrice, hanno una voce. Un’intonazione, una cadenza, un modo di parlare ben preciso, di recitare, di interpretare, che varia film per film, in aggiunta. Non proprio una cosa secondaria, diciamo. La voce. Ebbene, noi, amici, non abbiamo in realtà praticamente MAI sentito la voce di un attore non italiano, non abbiamo storicamente mai valutato la loro interpretazione sonora. Certo, abbiamo i migliori doppiatori del mondo, dei veri artisti bla bla bla. Ma la voce vera di Scarlett Johanson, di Michael Fassbender… Pensateci, perlomeno.
  • La fila, o coda, è un allineamento di persone in attesa di essere servite in qualcuna delle specialità della società umana. Può essere per acquistare qualcosa, per richiedere un servizio, per accedere a un’opportunità. Si fa fila, o coda, per tutto, se ci pensate, sin da quando si è piccoli a scuola e poi per tutta la vita. È uno dei meccanismi più impotanti di convivenza pacifica: c’è un ordine di evasione delle richieste, basato semplicemente sul concetto che si soddisfa una persona alla volta. Bene, la fila, o coda, si caratterizza di norma per il suo senso indiscutibilmente verticale, uno dietro l’altro, uno dopo l’altro, rispetto al punto di elaborazione delle richieste (il bancone, il cancello, lo sportello, ecc.). In Italia no, in Italia la fila, o coda, si fa in orizzontale rispetto a detto punto di elaborazione: tutti prima, tutti primi. Al singolo cittadino poi l’incombenza di combattere a furia di sgomitate, calci e ingiurie per garantirsi la sopravvivenza. Sorprendentemente darwiniano, tra l’altro.

Io non sono mai stato qui (una non recensione di Voi Non Siete Qui)

Più riguardo a Voi non siete quiUno, due, tre, prova… prova. Prova. Mi leggete? Nessuno mi aveva detto che avrei dovuto fare così per comunicare con i morti, potevate anche avvertirmi. Ma che… Quest’affare non funziona… Ne è sicuro? A me non sembra.

Sa. Sa. Uno, due, tre, Riproviamo. Mi leggete? A quanto pare mi leggete. Come faccio a scrivervi, come spiegare che voi non siete qui, che io sono vivo e voi siete morti?

Se davvero riuscite a leggere queste righe, significa che vi trovate in uno stato di sospensione, una specie di cuscinetto che attutisce la caduta nell’oblio prima della morte definitiva, questo non toglie il fatto che siate morti e che il limbo in cui vi trovate si chiami Messina.

Come sarebbe a dire che non posso scrivere una cosa del genere? Perché? Che c’entra che non possono capire ‘sta cosa del limbo? Ma se me l’ha detto lei che…

Ah, mi sa che sto solo perdendo tempo. Parlare con i morti… Come tecnicamente morti? O lo sono o non lo sono. A me ‘sta cosa sembra solo un’altisonante, ridicola cazzata. E poi se possono leggere perché non ascoltare?

Più confuso? Più confuso cosa?

No, non mi calmo. Non c’è nulla per cui calmarsi. Sono già calmo. E poi, lei lo ha mai fatto? Intendo ‘sta cosa di scrivere ai morti o come si chiamano? Continua a leggere