IV divinazione

Siamo giunti alla penultima lettura dei tarocchi disegnati da Alberto Merlin ispirati alle quindici pietre del ‘romanzo psichico’. Il viaggio psichedelico medianico è quasi giunto al termine, il colpo di coda è in agguato. Che gli spiriti di Shirley Jackson, Helena Blavatsky, Ermete Trismegisto e Jack Kirby guidino i nostri passi in questo lucido delirio.

Ersilio Marietti entra nello studio del senatore bardato con ffp2 e guanti di lattice per portargli le lettere da firmare. Il suo segretario con la mascherina per qualche motivo lo infastidisce. Il senatore sa bene che è giusto così, in ambiente chiuso a distanza ravvicinata bisogna proteggersi, ma gli sembra una mancanza di rispetto lo stesso. Come si permette questo portaborse da quattro soldi che gli deve tutto di evitare un eventuale contagio da lui? Con tutto quello che il senatore gli ha dato, Ersilio dovrebbe essere onorato e grato di prendersi qualunque cosa lui gli passi, virus compreso. Invece questo omuncolo gli si avvicina tremebondo e inguainato come il membro di un impotente col preservativo si avvicinerebbe al ventre di una prostituta. Gli dà il voltastomaco. È per questo che ieri, prima di lasciare il suo ufficio per andare a pranzo, si è avvicinato alla scrivania vuota di Ersilio che era già in pausa, ha aperto il cassetto, ha preso lo spazzolino portatile che usa per lavarsi i denti in ufficio e ci ha sputato sopra. Così impara, quell’irriconoscente!

Mettiti pure la tua mascherina e i tuoi guanti che a te già ti ho sistemato, straccione. Pensa questo il senatore mentre firma le quattro lettere che Ersilio gli porge, e poi lo congeda con un gesto secco. È tornato a concentrarsi sul suo grande progetto: la riforma del partito. Per riguadagnare i consensi persi con la cavalcata populista del centrodestra, occorre una rifondazione profonda di strutture e uomini, occorre dare un segnale, far capire agli italiani che loro adesso sono diversi, sono nuovi, hanno nuove idee e sono pronti a buttare a mare tutto ciò che è stantio, tutto ciò che è vecchia politica. Le parole che gli italiani caricano di più di significati negativi: vecchio e politica. Deve trovare un modo per convincerli che la sua iniziativa non c’entra niente con la vecchia politica, è invece qualcosa di scattante, di sincero, di fresco. La parte difficile sta nel convincerli che una cosa del genere possa provenire da un senatore ex democristiano di settantadue anni. Ci vuole la promessa perfetta. Qualcosa che faccia impallidire tutti quei propositi meschinelli della vecchia politica. Vi portiamo in Europa, vi portiamo fuori dall’Europa, potere al popolo, un milione di posti di lavoro, cancelliamo la povertà… Niente del genere, la promessa perfetta dev’essere qualcosa di davvero personale, impossibile da ignorare, un cambio di marcia che rivoluzioni il rapporto tra istituzioni e cittadini. Magari in senso messianico, in senso apocalittico. La promessa perfetta: Votami e rimarrai vivo. Mantenerla, poi, è tutto un altro discorso, ma non importa. Le promesse in politica basta saperle fare.

Lo schermo del cellulare si illumina per un messaggio di Monica. Che però non è davvero un messaggio di Monica ma di qualcuno o qualcosa che ha hackerato il suo cellulare. È un semplice link e il senatore lo tocca col polpastrello. Il browser del suo telefono si apre sulla pagina nera di una chat-room nella quale vibra un messaggio. 

Entra. Madame ti aspetta. Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose a cui tieni. Abbi coraggio, abbi curiosità. Come potresti, altrimenti, rimanere nella Storia di questo paese, senatore?

Madame Gualbruja: Benvenuto. 

Senatore: Monica? Cosa significa?

Madame Gualbruja: Non sono Monica. Un giro di tarocchi?

Senatore: Non ho tempo da perdere.

Madame Gualbruja: Se non impari tu per primo a essere aperto verso quello che non capisci, come pretendi che gli elettori credano alla promessa che sarai proprio tu a condurli in salvo, fuori da questa valle di zombi? Mi bastano cento secondi della tua attenzione, sei pronto?

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

QUINTO ARCANO MAGGIORE. GLI ARUSPICI

V arcano. Gli Aruspici. 


Nel volo degli uccelli lo zero è uno, nelle viscere e nelle ossa lo zero è uno, nei grani del rosario, nei fondi del caffè, in questo giro di tarocchi lo zero è uno. La speranza germoglia dalla disperazione. 


Gli aruspici rovesciato. La disperazione germina dalla speranza. L’uno è zero.

Un colpo di genio. Questo hai pensato, quando hai visto quell’imbecille che assumeva un’aria compunta mentre recitava la preghiera stringendo tra pollice e indice il crocifisso della collanina che si era premurato di sfilare dalla camicia e mettere in bella vista a favore di telecamera. Nemmeno il più sfacciato bacchettone ai tempi d’oro della DC degli anni Ottanta avrebbe osato tanto senza temere di essere travolto dalle pernacchie. Invocare la protezione della Madonna contro il virus recitando l’Ave Maria… Fottuto genio. I sondaggi per ora lo danno perdente, ma tu credi che il tizio abbia istinto, credi che abbia sentito arrivare qualcosa e si stia muovendo di conseguenza, con quella sfacciataggine impunita che nemmeno i politici vecchia scuola della tua generazione hanno mai avuto. 

Tale e quale, in fondo, a quell’altro presidente d’oltreoceano che si fa fotografare con la bibbia in mano per fermare i saccheggi e le proteste contro l’omicidio dell’ennesimo nero da parte dell’ennesimo poliziotto. Con l’effetto di fare incazzare sia il capo della Polizia sia i vertici della Chiesa, ma vai a sapere cosa ne penseranno gli elettori, magari ha ragione pure lui.

Non si tratta più nemmeno di trasformismo, il voltafaccia rapido non c’entra. C’entra essere presente e chiassoso in qualunque caso. Questa politica sembra meccanica quantistica: essere le due facce contemporaneamente, bianco e nero, dentro e fuori, destra e sinistra, mistico e laico. Tutto nello stesso momento, con la moltiplicazione esponenziale dei consensi e dei contagi. Invidi questi nuovi idoli del futuro: impreparati e chiassosi, esattamente come la gente.

Be’, ho una notizia buona e una cattiva per te. Non c’è ragione di invidiarli perché verranno risucchiati nel vortice del nulla, il loro tempo è già esaurito. Il rovescio della medaglia di oggi è che si sparisce in un soffio così come si è arrivati. Ma non gioire troppo, perché la cattiva novella è che anche tutto il resto del tuo mondo, il mondo come lo conosci, ha cominciato a roteare nelle spirali sempre più strette del gorgo. E bada bene, non parlo mica di apocalisse, non peccare di egocentrismo. La tua generazione non è l’ultima, non siete più speciali di tutte quelle venute prima e delle molte altre che ancora verranno. Questa apocalisse è personale, o meglio di categoria: riguarda solo voi, che verrete spazzati via senza capire perché, anzi proprio perché non capite, mentre tutti gli altri continueranno l’aperitivo, aspettando il loro turno, e non se ne accorgeranno nemmeno.

DODICESIMO ARCANO MAGGIORE. IL SUCCEDERSI.

XII arcano. Il Succedersi 


Il tempo è solo un’illusione dovuta alla bassa entropia, è una piccola morte termica. Il mondo è tutto ciò che accade, gli istanti sono interazioni tra quanti. Il presente è un nulla prezioso, una vibrazione che non vibra, un sogno che si dissolve da afferrare con tenacia. 


Il Succedersi rovesciato. Il sogno si è dissolto. È tempo di sognare un altro sogno.

Com’è che si dice? Il pazzo è chi fa sempre le stesse cose aspettandosi di ottenere un risultato diverso. Una massima banale e imprecisa: anche lo scienziato visionario fa così, e fa bene. Pazzo, si dovrebbe dire, è chi crede che basti cambiare le condizioni esterne per arrivare a un cambiamento interiore. Se stai chiuso in casa avrai di certo più tempo per leggere, per meditare, per dedicarti alla tua famiglia, alla cura degli interessi che hai abbandonato in favore di un ritmo lavorativo troppo intenso… sì, certo.

Ne hai sentiti a pacchi di buoni propositi come questi, vero? Li hai anche formulati. E quante volte hai provato a impiegare davvero il tempo in più che il virus ci ha regalato con la quarantena per fare quello che da sempre ti lamentavi di non avere il tempo di fare? Mai. Nemmeno una volta ci hai provato. Magari hai finto di provarci, hai aperto quel libro, hai iniziato quel puzzle, telefonato a tuo figlio con l’idea di parlargli a cuore aperto, hai perfino provato con la meditazione, ma niente. Ogni volta ti bloccavi a metà, lo sguardo a galleggiare nel vuoto, la voce muta. Hai ingannato te stesso e un pochino anche il tempo, o almeno la tua percezione del tempo. Questo è il massimo risultato che hai ottenuto.

Non ti metti certo a fare quello che hai evitato di fare per tutta la vita solo perché ora hai il tempo di farlo. Se lo hai evitato per tutta la vita è perché non vuoi farlo, non ne sei capace. Non leggi perché nel profondo non te ne importa un accidente di leggere, preferisci guardare un film. Non parli davvero a tuo figlio perché da quando aveva circa dodici anni hai capito che era un debole e un incapace, e hai perso ogni interesse. Gli hai fatto avere un impiego e te lo sei levato di torno. I perdenti non ti hanno mai attratto. Il tuo progetto non è migliorare te stesso o l’ambiente che ti circonda. Il tuo progetto è rimanere, perdurare. In carica, in vita, nella memoria, nella Storia.

Il mondo attorno a te è solo quello che tu vuoi che sia, non quello che fingi di volere che sia. Le apparenze funzionano solo per gli altri.

SETTIMO ARCANO MINORE. LA TRASMISSIONE.

VII arcano. La Trasmissione.


Capri espiatori, vacche da macello, bestie da soma, cavie da laboratorio, stesse barche. Tutte le scuse sono buone per chi fa orecchie da mercante, tutti i nodi gordiani giungono al pettine per chi piange se stesso. Geni, memi e virus si trasmettono. L’elica, la rete, la corona sono solo metafore.


La Trasmissione rovesciata. Colpa e responsabilità non sono facce della stessa medaglia.

Nascondi le prove puntando il dito. Buttati in avanti per non restare indietro, mettiti alla testa di una folla e orienta la sua ira. Dài ordini contraddittori: Devi fermarti. Devi ripartire. Fermati di nuovo. Canta dal balcone per il morale, no non farlo per rispetto. Fai qualcosa. Qualsiasi cosa. Fanculo il buonsenso, roba da Novecento.

Incolpa i runner e la movida, così dimenticheranno chi ha tagliato i fondi alla sanità. Metti alla gogna l’immigrato, anche se in tavola ogni giorno mangiamo i pomodori che ha colto, da schiavo. Il trucco è sempre lo stesso e sei sempre stato bravo a eseguirlo, anche se ormai sei stanco e giocare ti interessa sempre di meno. Vorresti cancellarti dalla lavagna con un colpo di spugna e scrivere una storia nuova o anche solo parolacce contro i professori, contro il governo, contro te stesso. Ma poi finisce che tutto continua. Uguale. Perché la volontà di comando è un istinto troppo forte da combattere. È il tuo dna, la tua droga, la tua maledizione.

Quando tuo figlio ti ha presentato Monica, la sua amica maestra di yoga per alleviare i mal di schiena sempre più invadenti dell’ultimo mese prima della quarantena, eri proprio arrivato al limite, non ne potevi più, ti sembrava di impazzire a fare sempre le stesse cose, eri stanco come non era mai successo prima. Di notte sentivi un’oppressione al petto, faticavi a respirare. Poi col suo aiuto, sarà stato lo yoga, la respirazione, o i vostri abbracci rubati, la relazione clandestina che non pensavi più di avere alla tua età con una donna più giovane, sei guarito. La testa si è liberata, il respiro è tornato a scorrere e i pensieri sono andati di nuovo agli impegni di lavoro, agli incontri, gli accordi, le correnti, le pressioni. Non impari mai. Hai perfino pensato che Monica te l’avesse mandata il destino, per rimetterti in carreggiata… Be’ il destino non c’entra e non è stato lo yoga o l’attrazione per la carne giovane a scuoterti dal tuo stato di depressione, e sai perché? Perché la depressione non c’entra niente.

Rifletti un attimo. Avevi dolori alla schiena, muscolari, senso di oppressione, fame d’aria, stanchezza profonda. Ti mancava solo la febbre, dunque eri quello che si definisce asintomatico.

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