Eine Anime für Alle und Keinen (6 di x)


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Con l’arrivo del tredicesimo Angelo, Bardiel,45 Shinji deve confrontarsi, non solo con l’assurdità ma anche con l’impossibilità della scelta. Bardiel contamina l’unità 03. Un EVA nuovo di zecca, aerotrasportato dagli Stati Uniti. Durante l’esperimento di attivazione, l’Angelo prende possesso della macchina umanoide e marcia verso Neo Tokyo 3. Né lo 00, né lo 02 riescono a fermare la sua avanzata. Shinji si rifiuta di affrontare lo 03, consapevole che al suo interno c’è un pilota. Nessuno ha avuto modo, o coraggio, di rivelare l’identità del ragazzo a bordo del nuovo, potentissimo, EVA. Il comandante in capo della NERV, il padre di Shinji, ordina di escludere il figlio dalla guida dello 01 e fa inserire il dummy plug, una sorta di autopilota creato a partire dal DNA e dall’anima di Rei. Lo scontro è molto duro, L’EVA 01 non va in berserk ma scatena una furia gelida e inumana, e alla fine ha il sopravvento sull’avversario. Shinji non può fare altro che restare a guardare impotente il massacro, cruentissimo, compiuto sotto i suoi occhi, fino a quando l’EVA 01 spezza la schiena allo 03 e ne estrae la capsula di pilotaggio. Shinji urla e impreca contro il padre, tentando con tutte le sue forze di fermare, senza successo, il suo Evangelion. L’EVA 01 frantuma l’entry plug con a bordo il fourth children. Solo quando tutto è finito e arrivano i primi soccorsi, Shinji riesce a scorgere il corpo del pilota mentre viene portato via da alcuni paramedici. È uno dei suoi compagni di classe, un amico, Toji Suzuhara. (18 – Selezione di vita).

Shinji non ha potuto fare nulla, eppure, oltre all’odio verso il padre (un odio che cova fin da quando Gendo lo ha abbandonato in tenera età) prova un terribile senso di colpa e si sente tradito da chi credeva essergli vicino. Il maggiore Misato Katsuragi, che già dal primo episodio si è presa cura di lui, infatti non gli ha mai rivelato l’identità del fourth children per paura di ferirlo. Così facendo, nascondendo la verità, però non ha fatto altro che ferirlo ancor di più, alimentando a dismisura il dramma del porcospino. La colpa, se di colpa si può parlare, di chi è? Non è forse tutto riconducibile a Shinji e a Shinji solamente. Non potremmo attribuire a lui, e alla sua paura di farsi male, di farsi ferire, di vivere e sopportare la realtà, di venire in contatto con l’altro, tutto questo dolore?

E ancora, l’immobilità di fronte a qualcosa di istintivamente sbagliato, anche se al di là delle nostre capacità, non richiederebbe un imperativo categorico degno di Don Chisciotte? Insomma l’assurdità della vita e l’altrettanto assurdità di quella finzione che chiamiamo male, non hanno modo di essere affrontate in chiave morale? Vale la pena lottare, anche quando spingere il masso su per la collina è impossibile? Davvero Sisifo è felice?46

Ontologie e alberi della vita

Shinji e Kaworu hanno una fondamentale differenza ontologica. Uno è umano, nato (dopo un disastro su scala globale), l’altro è angelico, né nato, né morto. Questione di lana caprina? Non proprio. Gli Angeli sono alimentati dall’elemento S2 o supersolenoide, contenuto in una nucleo a forma di frutto sferico. Per distruggere un angelo bisogna oltrepassare la barriera dell’AT-Field e rompere la sfera. Anche gli EVA hanno un nucleo ma, come già detto, non sono alimentati dal supersolenoide (L’EVA 01 in berserk divorerà letteralmente un angelo incorporando l’elemento), ma da una batteria a energia limitata. Nell’ottica del mito fondativo biblico, e dello Zohar, a cui l’anime fa spesso riferimento, l’elemento S2 potrebbe esser interpretato come una metafora del frutto dell’albero della vita, mentre il nucleo degli EVA, che potremmo anche far coincidere con il pilota, rappresenterebbe il frutto dell’albero della conoscenza. Uno immortale, l’altro mortale.

La differenza ontologica allora è quella che separa l’eternità dal tempo. La scena immobile “dell’inno alla gioia” si configura nell’economia della serie come una molecola temporale in cui il presente assume il carattere agostiniano di unico stato del fluire.47 Una zona in cui è possibile per Shinji e per Kaworu, fermarsi a osservare il tempo e la loro condizione in rapporto a esso.

La vita eterna è un nonsenso, l’eternità non è vita, la morte è la quiete a cui aspiriamo, vita e morte sono legate, chi reclama altro pretende l’impossibile e otterrà in ricompensa solo fumo. Noi che non ci contentiamo di parole, acconsentiamo a scomparire e siamo lieti di acconsentire, non abbiamo scelto di nascere e ci riteniamo fortunati a non sopravvivere in nessun luogo a questa vita, che ci fu imposta più che donata, vita piena di affanni e dolori, dalle gioie discutibili o mediocri. Che cosa prova mai che un uomo sia felice?48

Un animale storico

Secondo Emil Cioran, la storia non è che un processo messo in atto dalla volontà di vivere. La rinuncia volontaria all’eternità, in cambio del frutto della conoscenza, ha fatto cadere l’uomo nel tempo.49 Arrivati agli sgoccioli della vicenda umana, annunciata dall’arrivo degli Angeli, però sembrerebbe profilarsi all’orizzonte un’altra caduta.

Negli ultimi due, stranianti e pirandelliani, episodi (25 – Un mondo che finisce – 26 La bestia che gridò AMore nel cuore del mondo) l’uomo si appresterebbe a smettere di essere un animale storico. Quella che sembrava una crisi di Shinji, un’ipocalisse dell’individuo, diventa una crisi di portata globale, un’apocalisse, che va ad acquisire così, un significato storico e non più solo psicologico.

La trama parallela agli eventi principali di Neon Genesis Evangelion è quella che vede la SEELE, la società segreta a cui fa capo l’intera organizzazione che ruota attorno agli EVA, alle prese con un unico scopo ultimo: il Progetto per il perfezionamento dell’uomo. (I primi esperimenti in questa direzione hanno causato una catastrofe su scala mondiale (il second impact).50 La SEELE in possesso dei manoscritti del Mar Morto,51 si appresta ad affrontare l’Armageddon predetto dalle pergamene. L’unico modo che ha di scongiurare l’estinzione della razza umana è costringerla a evolvere, a uscire dal tempo e ricercare una nuova eternità. Per farlo cerca di far compiere al genere umano un salto evolutivo verso un unico essere di natura divina, un’unica forma di coscienza che elimini gli individui, che elimini l’altro.52 Un superuomo53 (un non individuo, un non altro da sé, un anima collettiva) caduto dal tempo.

Non è altro che un recita già inscenata però, una catena di nodi gordiani: l’uomo cade nel tempo, il superuomo cade dal tempo.

Dove sta la libertà di scelta? Anche noi come gli Angeli siamo costretti al nulla, alla vita per la morte, all’assurdo?

Pensare di oltrepassare la condizione umana accedendo a quella di “Übermensch” significa dimenticare il fatto, che sia già spossante reggere quella di “Mensch”, e che questo sia possibile solo sottoponendo a tensione massima la molla della volontà. E proprio la volontà si rivolta contro chi ne abusa. Volere non è una condizione naturale quando supera ciò che basterebbe a vivere. Superata questa esile linea ci si deteriora e si finisce per cadere. Ogni catastrofe umana procede dai suoi eccessi (da Adamo in poi) si legge ne La caduta nel tempo. Già come uomini vogliamo troppo, ben oltre la volontà di autoconservarci, come superuomo cosa ne sarebbe di noi? Collasseremmo su noi stessi; sul nostro io, per quanto illusorio; riducendoci in macerie. Eppure la SEELE confida di salvare l’umanità innescando il third impact e dando il via al progetto.

45 http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_(Neon_Genesis_Evangelion)#Bardiel
46 Cfr. A. Camus, Il mito di Sisifo: “Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo”
47 Cfr. Agostino d’Ippona, Confessioni.
48 A. Caraco, Breviario del caos, p. 9.
49 Cfr. E.M. Cioran, La caduta nel tempo.

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3 thoughts on “Eine Anime für Alle und Keinen (6 di x)

  1. Quando gli elementi della psiche collettiva (i cosiddetti archetipi), che non sono legati all’individuo ma sono patrimonio collettivo di tutta l’umanità, vengono annessi alla psiche individuali si manifesta la “somiglianza con Dio”. Cosa significa? I contenuti della psiche collettiva (sviluppati col tempo a partire dall’origine della nostra specie) esprimono in astratto le potenzialità più alte dell’umanità, ma anche i suoi vizi più abietti. Se un individuo dovesse, per qualche ragione (e succede, in forma lieve, nella quotidianità di tutti), attribuirsi come propri (generati da lui) uno o più elementi della psiche collettiva finirebbe con l’attribuirsi qualità o vizi sovrumani (in alcuni casi divini, in altri diabolici) illudendosi così di somigliare in qualche modo a Dio (o al suo esatto contrario, dipende dai casi…). Nei casi patologici – e forse Shinji rientra in questa casistica – l’irruzione degli elementi della psiche collettiva in quella individuale e poi alla coscienza si potrebbe manifestare con allucinazioni o visioni (in questa ottica la recita finale assume un altra connotazione…). Naturalmente, perché questo avvenga, sono necessari delle stimoli in senso opposto da parte dalla coscienza di Shinji (la somiglianza con Dio, come molte reazioni dell’inconscio, s’innesca per compensare uno stimolo opposto della coscienza e ristabilire l’equilibrio) e infatti il ragazzo – per tutta la durata della serie – ce ne fornisce alcuni esempi degli sforzi che fa per essere accettato dalla comunità in cui vive. Quali sono i rischi della somiglianza con Dio: una progressiva perdita della propria individualità. La Seele infatti ovvierà negli ultimi episodi a questo problema. E’ un’idea, ma ci si potrebbe lavorare sopra…

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