Bhutan Clan, Kai Zen, Wu Ming…

Sembra un convegno panasiatico e invece è un progetto che coinvolge un “supergruppo” e un laboratorio…

Aiutaci a fondare Melologos.  ➙ Ecco la pagina del crowdfunding.

Il clan quasi al completo, il batterista non c’è ché non voleva farsi vedere in viso

Il Bhutan Clan è quel che nel giornalismo rock si chiamerebbe «supergruppo». È formato da membri di diversi collettivi letterari (Wu Ming e Kai Zen), compagnie teatrali (Compagnia Fantasma), progetti musicali (GiroWeedzTravellers) e progetti d’arte varia e agitazione culturale (Solipsia).

Per questo ensemble è tempo di inaugurare una nuova fase. Ma prima è necessario far pienamente tesoro di quella precedente. Ecco perché vogliamo incidere un album, e in generale registrare in modo professionale tutti i brani composti ed eseguiti dal vivo dal 2016 a oggi.

Il laboratorio è la rincorsa per il salto di qualità, ovvero: prenderci un posto, comprare le attrezzature da metterci dentro, fondare un’officina con sala prove e ambienti adatti a riunioni, workshop, seminari, piccole esibizioni dal vivo, ascolti collettivi di percorsi fonoautoriali ecc. Un luogo nostro, dove sperimentare ad libitum, ma aperto ad altri singoli e gruppi; a Bologna aperto e attraversatile da chiunque lo voglia.

Per fare tutto questo, a partire dalla registrazione e stampa del disco, ci serve il vostro aiuto.

La campagna per finanziare Melologos è sul sito di Produzioni dal Basso. [N.B. Eventuali commenti si possono lasciare là.] L’obiettivo è raccogliere 15.000 euro per essere operativi a primavera. Ce la possiamo fare.

Resistenzialismo

BCtour

 

Bhutan Tour suonava male, ma il concetto è che i due quarti di Kai Zen che fanno parte del Bhutan Clan sono pronti a fare l’en plein a Bologna e dintorni, per poi muovere verso Ferrare e, incredibile ma vero, tornare a casa dopo oltre vent’anni. Bolzano here we come.

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Torna Resistenze in Cirenaica, per una primavera di liberazione. 

Il 21 aprile – ma potremmo chiamarlo #52marzo, seguendo il calendario della rivolta francese contro la Loi Travail – festeggeremo la Liberazione di Bologna dal nazifascismo e faremo anche noi una nostra Nuit Debout, contro la guerra, contro i razzismi, contro la Fortezza Europa.

Dalle h.18 al Vag61, via Paolo Fabbri 110

h . 18 presentazione del libro Razza partigiana (Jacobelli, Roma, nuova edizione) , la storia del partigiano italo-somalo Giorgio Marincola, ucciso il 4 maggio 1945 nell’ultimissima strage nazista in territorio italiano. Racconteranno la sua storia gli autori del libro Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, pungolati da Wu Ming 2 e Antar Mohamed (nipote di Giorgio) .

h. 20 cena di autofinanziamento

h. 2 0:45 Proiezione del video sulla Liberazione di Bologna Domani ci saranno le corse all’ ippodromo,  di Elisa Mereghetti  e Valerio Monteventi .

h. 21 reading: Il 21 Aprile di Sante Vincenzi e Giuseppe Bentivogli con Valerio Monteventi ,  Buthan Clan e le voci di Resistenze in Cirenaica.

h. 22 Reading /concerto Razza partigiana, con Wu Ming 2 e la Razza partigiana band.

Eventi successivi: 

– 24/04 Casona di Ponticelli (BO) [quando abbiamo l’evento lo linkiamo]

– 25/04 via Pietralata, Bologna.

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Il 1° quaderno di Cirene

coverVenerdì 22 gennaio è stato un grande giorno in quel della Cirenaica a Bologna.

#ResistenzeInCirenaica ha fatto un’altra volta il botto. Il VAG 61, lo spazio autogestito di via Paolo Fabbri, che ha ospitato i reading sonorizzati e gli spettacoli era murato e un resoconto di quello che è successo lo hanno già fatto egregiamente i cugini Wu Ming su Giap!

Da queste parti vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile l’esistenza stessa di #ResistenzeInCirenaica.

Noi (Kai Zen e Bhutan Clan), Wu Ming, la Compagnia Fantasma, Valerio Monteventi, Mara Menna, Claudia Grazioli, Guglielmo Pagnozzi e le Brigate Sonore saliamo sul palco e ci mettiamo la faccia, ma sono tanti quelli che dietro le quinte sgobbano quanto e più di noi per fare in modo che questo incredibile cantiere delle narrazioni sia quello che sia e diventi sempre più grande e interessante. C’è chi ha cucinato, chi ha impaginato, chi ha rivisto, chi ha attacchinato, chi ha fatto il fonico, c’è chi ha disegnato, chi ha venduto i libri, chi  ha discusso, chi ci ha fatto cambiare idea, chi ci ha fatto dubitare, chi ci ha supportato e sopportato. C’è chi ha spillato birra e chi ha mescolato la polenta, c’è chi ha scovato le storie, chi ce le ha raccontate, chi ci ha ispirato e chi ci ha cazziato, chi ha montato, smontato e rimontato, chi ha guidato e scaricato furgoni, c’è chi ha fotografato e ripreso, chi ha giocato con i nostri figli tenendoli a bada e chi ci ha ospitato in radio…

A loro, va tutta la nostra riconoscenza perché noi siamo le voci, i megafoni e i tamburi, loro sono il cuore delle Resistenze. Per questo l’ultima pagina del 1° quaderno di Cirene, quella con i nomi di alcuni di loro è forse la più importante del quaderno.

Il 1° quaderno di Cirene, già, il libro che raccoglie le storie che abbiamo raccontato durante questo primo ciclo di #ResistenzeInCirenaica… Siamo molto orgogliosi di questo volume, che in un’ora al banchetto del VAG ha venduto più di quanto venda un qualsiasi scrittore mediamente noto per una grande casa editrice in diversi mesi.

Lo trovate qui: www.distribuzionidalbasso.com/resistenze-in-cirenaica/

Vi aspettiamo il 26 febbraio, perché questo è solo l’inizio.

VinkaAdesivo

Illustrazione di Luigi Bevilacqua

 

I quaderni di Cirene sono in arrivo

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Questa è la storia di un uomo di settant’anni che ha tenuto testa a un esercito invasore.

Questa è la storia di una ragazza deportata che è diventata donna combattendo in un altro paese.

Questa è la storia di un giovane medico arrivato ai cancelli dell’Eden dal profondo Nord in cerca di se stesso.

Questa è la storia di un italiano dai molti nomi che ha combattuto in Spagna, in Cina, in Etiopia e in Francia prima di tornare a casa e continuare a combattere.

Questa è la storia di un ragazzino dal cuore di leone che voleva far fuori i nemici della libertà.

Questa è la storia dell’uomo che fece sparire il radio.

Questa è la storia del comandante gentile che gli amici chiamavano Lupo.

Questa è la storia di un ferroviere anarchico.

È la storia di due luoghi chiamati “Cirenaica”: un rione di Bologna con le vie intitolate ai partigiani e una regione della Libia dove l’Italia ha commesso un genocidio.

È la storia degli abitanti della Cirenaica vicina che hanno deciso di ricordare la Cirenaica lontana.

INVERNOINCIRENAICA

Resistenze in Cirenaica Reloaded

Segnatevi la data: il 22 gennaio, a partire dalle h. 18, al Vag61 di Bologna ritorna Resistenze in Cirenaica. Presenteremo l’omonimo libro autoprodotto, che raccoglie i materiali della giornata del 27 settembre (testi, foto, disegni), integrandoli con altre informazioni, mappe, e stralci della seduta del 1949 durante cui il consiglio comunale votò la rimozione dei toponimi coloniali dalle vie del rione Cirenaica.

Con quest’autopubblicazione inauguriamo la serie chiamata «I Quaderni di Cirene». Dopo la presentazione, cena di autofinanziamento, e dopo la cena, reading con musica. Perché Omar al-Mukhartuttora calunniato dagli «italiani brava gente», cavalca ancora. Altri dettagli a seguire. Ci vediamo in via Paolo Fabbri 110.

A proposito, ma chi era ‘sto Paolo Fabbri, che tutti han sentito nominare per via dell’album di Guccini? Beh, era un grande. Lo sapevate che fu tra gli organizzatori della fuga da Lipari di Emilio LussuCarlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti.

L’uomo dell’Etiopia ovvero del tioetere di cloroetano e del settimo sigillo

2,5 cmQuesta sera vi aspettiamo al VAG 61 a Bologna. Proseguiremo il percorso intrapreso il 27 settembre con #ResistenzeInCirenaica.

Nel frattempo vi lasciamo con il testo scritto da J per quell’occasione.

Non abbiate mai paura della vita e dell’avventura. Abbiate fiducia nel caso, nella fortuna e nel destino. Partite, andate a conquistare altri spazi, altre speranze. (Henry de Monfreid)
“Le stelle sono dieci volte più numerose di tutti i granelli di sabbia della terra. Di tutte le spiagge, di tutti i deserti.”
Così ha detto il paraguaiano a Gunnar Lundström e Gunnar Lundström si è guardato attorno.

In quel momento, a Malca Dida, stenta a crederci.

È il 1935. L’anno è appena iniziato, Amelia Earhart ha compiuto il primo volo in solitaria tra le Hawaii e la California, il cielo sopra Stoccolma è acciaio liquido, il caffè davanti alla facoltà di medicina è pieno di gente. Sono lì per lui. Festeggiano. Elfriede lo abbraccia. Gunnar è un dottore adesso. Il futuro è radioso, eppure non riesce a staccare lo sguardo dall’Aftonbladet. Sulla notizia della trasvolata campeggia una foto della Earhart. È appena atterrata a Oakland. I capelli scarmigliati e il sorriso stanco, ma sbarazzino.

Il paraguaiano lo incontra in un villaggio dell’Ogaden, a sud del confine con la Somalia Britannica. L’ambulanza si ferma per riempire le taniche d’acqua. Il vento sa di sterco e spezie. Gunnar ne approfitta per sgranchirsi le gambe. Hylander e Agge ci sono già stati. Sanno che che c’è un pozzo, che qualcuno offrirà loro un tè e informazioni sul percorso in cambio della protezione di San Giorgio, quello effigiato sulle sterline, si intende. All’ombra di una palma solitaria un capannello di pastori è intento a osservare un arbegnuoc alle prese con una scacchiera e con il primo tenente della marina paraguaiana Benito Ecer de Namtar. Continua a leggere

VENT’ANNI A NORDEST. Un’approssimativa e confusa mappa stradale sentimental-emotiva di #Bolzano.

Ripubblichiamo questo racconto reportage che parte da Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1 firmato da J e uscito per la prima volta in settembre su Euronomade.

bzitalia

  1. SERPENTE

Un carbonazzo si dimena e sibila in mezzo all’incrocio. L’asfalto è rovente, il cielo blu dodger è altissimo, il semaforo scatta, la temperatura sfiora i quarantadue gradi. In giro non c’è nessuno, piazza Mazzini è pura metafisica. Sollevo lo sguardo: il terrazzo dell’attico all’angolo era un rigoglioso giardino pensile, ora non c’è nulla, nemmeno un ramo secco. Negli anni Ottanta ci abitava un politico, uno di quelli travolti dalla tangentopoli locale. Nel 1988 sembrava Beirut. O così dicono i soccorritori arrivati nel cuore della notte dopo che una bomba scoppia davanti alla sede della RAI: una decina di chili di esplosivo sistemanti sotto un furgone. Il tettuccio del camper vola sul tetto del palazzo di sette piani tra le antenne paraboliche, venti metri d’altezza; il guardiano notturno si ritrova ricoperto di vetri e schegge. Quattro delle auto posteggiate vengono distrutte, sono tutte Fiat: una 126, una Prisma, una Uno e una 190. Le altre sono gravemente danneggiate. Il cratere è profondo trenta centimetri.

Una camionetta dei pompieri risale Corso Italia. Qualcuno deve averli chiamati per il serpente che nel frattempo sta strisciando verso Corso Libertà. Succede quando fa così caldo. Una volta, quando ero bambino, con mio cugino ci siamo imbattuti in una vipera che risaliva le scale del suo condominio. Abbiamo assistito alla sua decapitazione da parte del caposcala. Ricordo di averla osservata mentre mordeva una paletta, una di quelle che si usano con le scope per raccogliere la polvere, con cui era sta bloccata. Mi sono sempre chiesto da dove fosse saltata fuori. Bisce, topi e furetti arrivano dalle zone attorno ai fiumi o dai fazzoletti di campagna incastonati nella mappa cittadina. Persino i cervi sono scesi in città, ma una vipera che risale la rampa di scale di un condominio del quartiere popolare… Mi sono immaginato con ribrezzo che qualcuno fosse andato a funghi la domenica e che in qualche modo la bestia si fosse infilata nell’auto. Magari proprio dal cestino dei funghi, per poi strisciarne fuori e trovare la strada per le scale. Resterà per sempre un mistero. È uno di quegli episodi a cui ripenso di tanto in tanto, e a forza di ripensarci sembra quasi un sogno. Mi capita spesso di fare sogni ricorrenti in cui finisco immancabilmente in alcuni luoghi di Bolzano che nella realtà non esistono, ma la ciclicità con cui si presentano alle volte mi confonde. Sono vent’anni che non vivo nella ridente cittadina sudtirolese, eppure i miei luoghi onirici sono sempre lì, tanto che alle volte si confondono con i ricordi e viceversa. C’era un bar, o meglio forse c’era un bar, che apriva a orari strani e non sempre. Era una specie di circolo nei pressi di una delle tante case un po’ bohémien in cui ho vissuto da quelle parti. Non saprei dire se fosse un luogo dei miei sogni o dei miei ricordi. Davvero non lo so. Ho anche provato, senza troppa convinzione, devo essere sincero, a passare da quelle parti, ma non è servito a molto. Se c’era, adesso non c’è più, se non c’era non lo saprò mai. Non saprei nemmeno più a chi chiedere. Non (ri)consoco più nessuno da quelle parti. Questo stato di alterazione onirico mi perseguita e mi culla ogni volta che vedo o sogno Bolzano.  Continua a leggere