Benedizione e burocrazia

Un giovedì di inizio dicembre, ore 19:00 circa.  A casa Truck Driver suona il campanello… chi sarà mai? 🙂 Da noi di norma si cena come le galline – cioè come gli olandesi: a quell’ora eravamo già quasi al dessert (che non c’era, per la cronaca). La piccola camionista di due anni e quattro mesi – punta di diamante dell’assetto familiare – spinge coi piedi il seggiolino lontano dal tavolo, facendolo scivolare all’indietro, e si offre di andare ad aprire: vuole prendere a schiaffi chiunque le si trovi davanti, come abitudine. Qualis Pater, talis filia. Ma la mia signorina, cameriera in un highway restaurant eccetera eccetera, la precede, intimandole la buona educazione con il prossimo.

Io sorrido: che mamma politicamente corretta… bello dare alle nostre figlie entrambi gli estremi della scala dei comportamenti, penso. Da una parte la mamma e la buona educazione, dall’altra la mia persona. In mezzo, ogni atteggiamento scorretto possibile. Così i bambini possono valutare, capire, imparare meglio. Mi sbaglio forse? Ma comunque ignoro il campanello e l’interruzione della cena e continuo ad affondare gambi di sedano verde su pozze melmose di bianco gorgonzola, come se nulla fosse. Check your head dei Beastie Boys in sottofondo: gran disco. Ignoro ma sbircio di sbilenco: il nostro appartamento è un semplice 80 metri calpestabili, lungo i quali si trovò per suo sfortuna il volto dell’agente immobiliare che voleva fregarci sulle metrature. Ops, calpestato. Mi scusi.

Un prete. Uh, che bello! Che ci farà mai da queste parti? Destino 🙂 Ci sarà da divertirsi. Adoooro sabotare i quadretti tradizionali, le scene madri della vita sociale. Per esempio, l’altro giorno per strada mi ha fermato davanti a un banchetto un tipo un pò strano, di quelli mezzi tossici recuperati per la raccolta firme dai furboni di San Patrignano e compagnia bella:

“Ciao, scusa vuoi firmare contro la droga?”

“E perchè mai? Io sono a favore.”

Si è volatilizzato in un attimo: non ero il suo cliente tipo. Il prete sull’uscio di casa invece pareva più simpatico, nonostante la professione. Sorridevo. Intingevo sedano e ascoltavo la mia signorina colloquiare con lui, la piccola ribelle da un lato e l’ambasciatrice delle Winz rosavestita dall’altro.

“Buonasera signora, ciao belle bimbe! Indovinate per cosa ho suonato il vostro campanello?”

Un quiz. Andiamo bene…

“Ehm… regalate talari?” Spiritosa la mia signorina.

“No, dispensiamo benedizioni natalizie.”

Nel frattempo montano decine di  Chi è? Chi è? a voce sempre più alta da parte delle bimbe, tipico di quando hai di fronte uno sconosciuto. La mia signorina guarda l’orologio, poi guarda il calendario appeso di fianco all’ingresso, poi il prete. “Natale? Ma è il 4 novembre.”

Il prete, serafico, come se tutto il mondo gli chiedesse la stessa cosa in quei giorni. “Ho 18.000 nominativi da visitare, in elenco. Non posso farcela se non comincio presto.”

Le bimbe: Chi è? Chi è? La mia signorina: “Capisco, ma non è presto benedire adesso per Natale? Non diventa tutto un pò troppo burocratico?”

Il prete sfoggia il suo migliore sorriso chi se ne frega, la vuoi la benedizione o no?

Non resisto. Mollo il gambo di sedano e mi avvicino furtivo. Il mio faccione spunta all’improvviso da dietro la parete, alla destra del religioso, che ha un sussulto. “E se da qui a Natale la casa si infesta di nuovo? Può succedere.”

Le bimbe: Chi è? Chi è? Il prete ci sta: “Potrebbe succedere anche dal 20 dicembre al giorno di Natale…”

“Esatto. A che serve allora la benedizione? La casa non rimane comunque immacolata per il natale…”

“Figliolo, il Signore benedice ogni casa dei suoi fedeli, la prepara al Santo Natale, porta nel focolare familiar…”

“Torno alla zola, mi scusi. La lascio alle mie collaboratrici.” Chi è? Chi è? Mamma, chi è? Chiedono le bimbe, Devo controllarmi. Devo starne fuori. è un suo diritto benedire quello che gli pare. Devo comportarmi bene. Devo devo devo.

La mia signorina al prete. “Non è colpa sua, lo so, ma forse le benedizioni dovrebbero essere meno burocratiche… non trova?”

“Lei dice? È una bellissima tradizione, invece. Le interessa? Benediciamo?”

“No, grazie. Magari l’anno prossimo.” Chi è? Chi è? Chiedono le bimbe.

“Facciamola anche dopo la Befana, se è più comodo. Di solito pecchiamo più in gennaio e febbraio, in famiglia.” Dico sarcastico a voce alta, dal tavolo dove sono tornato a sedermi.

La mia signorina mi fulmina con lo sguardo. Le bimbe la imitano, magicamente uscite dal loop della domanda non risposta: papà! Non riesco proprio a starmene zitto…

Nel frattempo, il prete è sceso dal pianerottolo. Ha già sprecato troppo tempo. Ci sono 18.000 pratiche di benedizione natalizia da sbrigare.

Basso profilo

Ha ragione la mia signorina, sono ancora troppo ansioso per essere un vero Truck Driver, troppo presente nella gestione della routine di una famiglia. A casa siamo due camionisti (io e mia figlia di due anni e tre mesi, la vera ispiratrice di questa serie di post di successo), una principessa rosavestita e portavoce delle WINZ, una madre signorina nordica che incarna alla perfezione nonchalance, coolness, emancipazione, senso pratico, miccia lunga (leggi: pazienza) e visione delle cose senza quell’appiccicosa resina che noi italici spurghiamo su tutto e che giustifichiamo con ‘passione’, ‘passionalità’ o cazzate di questo tipo. Che cazzo, mica si scopa sempre, amici! Cosa c’entra la passionalità con – per esempio – la temperatura esterna o la corretta alimentazione? Mah…

Vuol dire invece che semplicemente non sappiamo resistere, proprio a livello genetico. Un colpo di tosse? Inzeppiamolo di medicine. Non ha mangiato i soliti 5 kg di pasta al sugo quotidiani, obbligatori in famiglia? Vuol dire che sta male, ovvio. E vai di tachipirina, sciroppo, aerosol. Non ha fatto l’inchino e non ha dato due bacini a ognuno dei diciassette parenti che ci sono venuti a trovare? Questa è pura maleducazione. Non guarderà più gli spot tv per una settimana. E nemmeno i reality. No, papà, i reality no, ti prego… E va bene, i reality puoi guardarli.

Invece ultimamente mi sto convincendo di una cosa, sapete? Coi figli ci vuole basso profilo (bastardi, non intendo in senso fisico – sì, sono un tappo E ALLORA? Avvicinatevi se avete coraggio che vi dò un pugno): poche attenzioni, poca ansia, pochi regali, pochi vizi, poche regole ma poche concessioni, pochi patemi e così via. Insomma, pochi sbattimenti. I minori possibili. Inutile dare tutto di noi stessi, perchè tanto – parliamoci chiaro, internauti che non avete figli e che li volete tappatevi per un attimo le orecchie, anzi gli occhi scusate – a loro non gliene frega un cazzo: vogliono solo giocare, divertirsi, avere cose, fare cose, mangiare quello che vogliono, quando vogliono, essere coccolati, fare gli affettuosi durante i loro 10 secondi al giorno di affetto, e poco altro. E per di più, quando noi saremo vecchi non vorranno nemmeno pulirci il culo, quando non ne saremo più capaci da soli. Qualcuno è per caso in grado di negare quanto sopra? No? E allora, amici miei… allora che senso ha annullare la propria ancor giovine esistenza per votarsi a loro, senza limiti e senza vergogna, se mi permettete. Perchè diamine, essere mamma o papà non vuol dire mica cominciare a fare schifo. Si può e si deve ancora pensare a se stessi, a stare bene, a quello che ci piace, al fisico, alla forma, all’intelletto. Si può eccome e si deve fregarsene qualche volta di figli, amici dei figli, maschietti, femminucce, asili, scuole, pannolini e cazzi vari e andare a scatenarsi col drum’n’bass dei Noisia, ubriacandosi, per esempio. Come una volta. Solo, più ridicoli. E che cazzo…

Tra l’altro – e qui viene il bello – voi che già arricciate il naso, che vorreste vendermi la vostra moderna idea di: ma no, bisogna dargli tutto così verranno fuori persone equilibrate bla bla bla, funziona spesso esattamente al contrario: più gli state addosso, a ‘sti figli bamboccioni, più saranno rincoglioniti fino a diventare italiani a tutti gli effetti. Tutti tv, bei vestiti e amatriciana. Se invece provaste a trattenervi un pò, vi accorgereste che INCREDIBILE… cosa vedono i miei occhi… i bambini sanno fare anche da soli! E anche bene. E, un momento… pare che anche voi abbiate più tempo libero! Meno apprensioni! Più interessi! Sino ad arrivare al colmo dei colmi: avete anche voglia di scopare! E non con chiunque a caso, con il vostro compagno! Quello con cui li avete fatti, ‘sti marmocchi. Lo so, sono notizie sconvolgenti… sedetevi un attimo, per l’amor di dio.

E’ un miracolo, vero? Concordo. Il miracolo del basso profilo coi figli. Lo so, lo so. Credete che io parli e parli (anzi scriva), ma poi non faccia così. In effetti in teoria avreste ragione, io sono come voi, d’stinto farei proprio come voi con la medicina in mano e il volto corrucciato dall’incredibile apprensione, ma non posso: prendetevi una nordica (o un nordico) come compagna e capirete. Vi ridicolizzeranno ogni giorno, senza tregua, fino a farvi scomparire. E indovinate un pò? Gli esperti daranno ragione a loro, i libri, le riviste, i media… sembra che lo stronzo sei solo tu.

E allora fanculo, no? Basso profilo, e stappo una birra.

Le winZ

Ecco. L’altro giorno, di rientro da una massacrante consegna in autocarro di venti quintali di rotonde mortadelle Bologna nell’area balcanica, sono strisciato fino a casa, ingobbito, annientato, con le piaghe al culo (devo ricordarmi di cambiare il coprisedile a pallini del posto guida, è che arrivo sempre tardi alle maledette offerte delle 8:30 di Lidl…) e mia figlia cinquenne, soave e leggiadra come la vispa Teresa, mi ha sorriso a 24 dentini bianchi, mi ha abbracciato forte e baciato – scaldando a mille il cuore di questo pervertito al volante. Poi mi ha chiesto a bruciapelo:

“Secondo te a quale delle winZ assomiglio?”

“Ehm…”

L’ho mandata con una scusa in cucina per un momento (credo di aver detto: ‘Guarda! Lecca-lecca rosa a mazzetti appoggiati sul tavolo!’) e mi sono fiondato su Google. Non potevo deluderla. Winx di qua, Winx di là… DIO BONINO, qui si tratta di un vero e proprio impero! Mi sono sentito fuori dal mondo, un padre snaturato, un perfetto cretino. Possibile che oltre alla lap dance non ti interessi altro? E allora mi sono messo sotto. Al ritorno di mia figlia, ho detto subito:

“Sei tale e quale a Bloom, che è la capa… giusto?”

Sopracciglia aggrottate, sguardo fisso su un punto a media altezza, sulla destra. “Ma io non sono Bloom… io sono Musa, non vedi quanto sono brava a cantare?”

“Ma certo, Musa. Assomigli tantissssimo a Musa. E sai cantare benissimo! Io ti sento sotto la doccia, sai? Come fa la tua canzone preferita? Quella di Grease?”

Ha sorriso di nuovo, in tempo zero. “Ba nau ders noooueida’a (But now, there’s nowhere to hide… niente meno che ‘Hopelessly devoted to you’ di Olivia Newton John…)”

FIUUU… Sembrava l’avessi scampata. L’ho riabbracciata per un attimo, poi ho gettato le membra devastate sul divano, senza intenzione di risollecitarle per le successive 24 ore. Ma ormai il fenomeno winZ – come dice lei, o GUINZ – mi si era annidato nel cervello, aveva occupato il reparto ‘pensieri da sbrigare’ con le sue sei favolose esponenti (Bloom, Flora, Stella, Musa, Tecna e Aisha (fico Aisha 🙂 ), le loro ali, i vestiti fashion, l’aspetto e i tratti somatici ispirati alle varie dive strafighe delle ragazzine. E poi le serie di cartoni animati, i film, le centinaia – migliaia? – di prodotti griffati, i più di 150 paesi del mondo coinvolti in questa ennesima, fortissima febbre planetaria. Le migliori bambole di sempre? Pare siano al numero 3 della classifica di tutti i tempi. Però non ho capito quali sono le prime due… Barbie e Cicciobello, forse?

E il fatto è che è tutta roba italiana, amici! Incredibile. Per un attimo mi sono quasi sentito contento di aver speso più di cinque volte il costo di un normale spazzolino da denti per bambini, quella volta che le ho preso lo spazzolino di Stella delle winZ, rosa, luccicante, con led rosso a intermittenza ecc. ecc. Contento sì, ma à la Truck Driver, ovvio: “Ecco, goditelo signorina perchè il prossimo a ‘sto prezzo te lo compri tu da sola quando sei maggiorenne. E no, non ho moneta da prestarti.”

Alla fine sono giunto a una domanda epocale, dai risvolti filosofici, che ha chiuso i lavori del workshop mentale sulle Winx: mi fa più cacare Iginio Straffi, la Rainbow (i creatore del marchio), il prodotto standardizzato, lo sfruttamento dell’entusiasmo infantile, la solita droga televisiva, il demonio dello spot pubblicitario, bla bla bla, o mi fa più cacare la massa di caproni che sottopongono le proprie bimbe alla continua irradiazione di tv, radio, riviste, spot, jingle, suonerie, cartolerie, pseudo-spettacoli teatrali e via dicendo? In fondo, il buon creativo marchigiano c’ha visto lungo nel progettare i personaggi e – dopo il successo – non fa altro che riproporre in tutte le salse quello che la gente sembra ipnotizzata e condannata a volere. Il meccanismo di dipendenza psicologica consumistica non l’ha mica inventato lui… Lui ci fa solo i soldi. Una marea di soldi.

Certo, da buon bastian contrario, da indiscusso Principe del Fastidio e Alto Commissario del movimento ‘Immoralità come stile di vita’, una qualche penitenza a coloro che ci hanno riempito le vite dell’ennesimo, stupido prodotto plastificato che rappresenta il nulla creativo e il tutto commerciale, l’auspicherei eccome. E infatti la auspico. Così, per pura invidia del conto in banca dell’ideatore. Che tu possa… avere due ville in meno! Anzi, no, tre. E una barca in meno. Tiè!

Ma se devo essere sincero, mi diverto di più a prendere per il culo quegli adulti babbioni che credono di aver capito tutto, di essere genitori alla moda e di voler più bene degli altri ai loro marmocchi per il fatto di coprirli sempre di stronzate con un marchio. Sotto questo aspetto, infatti, niente di nuovo sotto il sole: le sei ragazzine alate dai nomi floreali sono l’ennesima versione del ‘mungi coglione-coi-dindi’, pratica che tuttora spopola tra i maghi del marketing dei giocattoli.

Detto questo, ogni bimba e ogni bimbo hanno diritto ad appassionarsi a quel cazzo che vogliono. Vietare e fare gli integralisti, con le Winx così come con qualsiasi altra cosa, è:

-stupido. Semplicemente non funziona.

-ipocrita. Che cazzo, tu ti guardi i siti porno che vuoi, o ti abboni a Sky Calcio, sì tu, papà ben rasato e dal giubbosto Belstaff, e lei non può diventare matta per Bloom, la ragazzina alata dalle sembianze di Britney Spears e dal passato misterioso? Ora che ci penso, interessa anche a me…

-controproducente. Tu continua a vietare, o genitore senza macchia, e non appena girerai il becco, la tua creatura si vestirà come Jennifer Lopez nei videoclip e farà sudare come asfaltatori di autostrade tutti i ragazzini maschi del circondario. Se ti va bene…

Dunque, in qualità di camionista squattrinato, becero, cafone, ma libero e bello consiglio a tutti gli amici che hanno a che fare con bambini drogati di giocattoli sulla cresta dell’onda (cioè ogni bambino del mondo): comprate poco, molto poco. Vendete loro l’idea che semplicemente non vi piace che abbiano troppo. Perchè?, vi chiederanno. Perchè credete sia giusto così. Che si risparmi le mancette per comprarne altri, se vuole. Che si lustri anche un pò la vista, guardando e non possedendo. È tutta salute, amici cari. Voi fornitela/o di altro: presenza, attenzione, musica, canzoni, scherzi. Disegni, corse in bicicletta. Lei si incazzerà comunque, perchè vorrà la cartella griffata. Ma alla lunga, forse, capirà. O mal che vada leggerete il suo annuncio di ricerca nuovo padre su qualche bacheca di Internet.

E niente cuore spezzato: pensate al tempo libero che avreste in più.

Le winZ

Ecco. L’altro giorno, di rientro da una massacrante consegna in autocarro di venti quintali di rotonde mortadelle Bologna nell’area balcanica, sono strisciato fino a casa, ingobbito, annientato, con le piaghe al culo (devo ricordarmi di cambiare il coprisedile a pallini del posto guida, è che arrivo sempre tardi alle maledette offerte delle 8:30 di Lidl…) e mia figlia cinquenne, soave e leggiadra come la vispa Teresa, mi ha sorriso a 24 dentini bianchi, mi ha abbracciato forte e baciato – scaldando a mille il cuore di questo pervertito al volante.  Poi mi ha chiesto a bruciapelo:

“Secondo te a quale delle winZ assomiglio?”

“Ehm…”

L’ho mandata con una scusa in cucina per un momento (credo di aver detto: ‘Guarda! Lecca-lecca rosa a mazzetti appoggiati sul tavolo!’) e mi sono fiondato su Google. Non potevo deluderla. Winx di qua, Winx di là… DIO BONINO, qui si tratta di un vero e proprio impero! Mi sono sentito fuori dal mondo, un padre snaturato, un perfetto cretino. Possibile che oltre alla lap dance non ti interessi altro? E allora mi sono messo sotto. Al ritorno di mia figlia, ho detto subito:

“Sei tale e quale a Bloom, che è la capa… giusto?”

Sopracciglia aggrottate, sguardo fisso su un punto a media altezza, sulla destra. “Ma io non sono Bloom… io sono Musa, non vedi quanto sono brava a cantare?”

“Ma certo, Musa. Assomigli tantissssimo a Musa. E sai cantare benissimo! Io ti sento sotto la doccia, sai? Come fa la tua canzone preferita? Quella di Grease?”

Ha sorriso di nuovo, in tempo zero. “Ba nau ders noooueida’a (But now, there’s nowhere to hide… niente meno che ‘Hopelessly devoted to you’ di Olivia Newton John…)”

FIUUU… Sembrava l’avessi scampata. L’ho riabbracciata per un attimo, poi ho gettato le membra devastate sul divano, senza intenzione di risollecitarle per le successive 24 ore. Ma ormai il fenomeno winZ  – come dice lei, o GUINZ – mi si era annidato nel cervello, aveva occupato il reparto ‘pensieri da sbrigare’ con le sue sei favolose esponenti (Bloom, Flora, Stella, Musa, Tecna e Aisha (fico Aisha 🙂 ), le loro ali, i vestiti fashion, l’aspetto e i tratti somatici ispirati alle varie dive strafighe delle ragazzine. E poi le serie di cartoni animati, i film, le centinaia – migliaia? – di prodotti griffati, i più di 150 paesi del mondo coinvolti in questa ennesima, fortissima febbre planetaria. Le migliori bambole di sempre? Pare siano al numero 3 della classifica di tutti i tempi. Però non ho capito quali sono le prime due… Barbie e Cicciobello, forse?

E il fatto è che è tutta roba italiana, amici! Incredibile. Per un attimo mi sono quasi sentito contento di aver speso più di cinque volte il costo di un normale spazzolino da denti per bambini, quella volta che le ho preso lo spazzolino di Stella delle winZ, rosa, luccicante, con led rosso a intermittenza ecc. ecc. Contento sì, ma à la Truck Driver, ovvio: “Ecco, goditelo signorina perchè il prossimo a ‘sto prezzo te lo compri tu da sola quando sei maggiorenne. E no, non ho moneta da prestarti.”

Alla fine sono giunto a una domanda epocale, dai risvolti filosofici, che ha chiuso i lavori del workshop mentale sulle Winx: mi fa più cacare Iginio Straffi, la Rainbow (i creatore del marchio), il prodotto standardizzato, lo sfruttamento dell’entusiasmo infantile, la solita droga televisiva, il demonio dello spot pubblicitario, bla bla bla, o mi fa più cacare la massa di caproni che sottopongono le proprie bimbe alla continua irradiazione di tv, radio, riviste, spot, jingle, suonerie,  cartolerie, pseudo-spettacoli teatrali e via dicendo? In fondo, il buon creativo marchigiano c’ha visto lungo nel progettare i personaggi e – dopo il successo – non fa altro che riproporre in tutte le salse quello che la gente sembra ipnotizzata e condannata a volere. Il meccanismo di dipendenza psicologica consumistica non l’ha mica inventato lui… Lui ci fa solo i soldi. Una marea di soldi.

Certo, da buon bastian contrario, da indiscusso Principe del Fastidio e Alto Commissario del movimento  ‘Immoralità come stile di vita’, una qualche penitenza a coloro che ci hanno riempito le vite dell’ennesimo, stupido prodotto plastificato che rappresenta il nulla creativo e il tutto commerciale, l’auspicherei eccome. E infatti la auspico. Così, per pura invidia del conto in banca dell’ideatore. Che tu possa… avere due ville in meno! Anzi, no, tre. E una barca in meno. Tiè!

Ma se devo essere sincero, mi diverto di più a prendere per il culo quegli adulti babbioni che credono di aver capito tutto, di essere genitori alla moda e di voler più bene degli altri ai loro marmocchi per il fatto di coprirli sempre di stronzate con un marchio. Sotto questo aspetto, infatti, niente di nuovo sotto il sole: le sei ragazzine alate dai nomi floreali sono l’ennesima versione del ‘mungi coglione-coi-dindi’, pratica che tuttora spopola tra i maghi del marketing dei giocattoli.

Detto questo, ogni bimba e ogni bimbo hanno diritto ad appassionarsi a quel cazzo che vogliono. Vietare e fare gli integralisti, con le Winx così come con qualsiasi altra cosa, è:

-stupido. Semplicemente non funziona.

-ipocrita. Che cazzo, tu ti guardi i siti porno che vuoi, o ti abboni a Sky Calcio, sì tu, papà ben rasato e dal giubbosto Belstaff, e lei non può diventare matta per Bloom, la ragazzina alata dalle sembianze di Britney Spears e dal passato misterioso? Ora che ci penso, interessa anche a me…

-controproducente. Tu continua a vietare, o genitore senza macchia, e non appena girerai il becco, la tua creatura si vestirà come Jennifer Lopez nei videoclip e farà sudare come asfaltatori di autostrade tutti i ragazzini maschi del circondario. Se ti va bene…

Dunque, in qualità di camionista squattrinato, becero, cafone, ma libero e bello consiglio a tutti gli amici che hanno a che fare con bambini drogati di giocattoli sulla cresta dell’onda (cioè ogni bambino del mondo): comprate poco, molto poco. Vendete loro l’idea che semplicemente non vi piace che abbiano troppo. Perchè?, vi chiederanno.  Perchè credete sia giusto così. Che si risparmi le mancette per comprarne altri, se vuole. Che si lustri anche un pò la vista, guardando e non possedendo. È tutta salute, amici cari. Voi fornitela/o di altro: presenza, attenzione, musica, canzoni, scherzi. Disegni, corse in bicicletta. Lei si incazzerà comunque, perchè vorrà la cartella griffata. Ma alla lunga, forse, capirà. O mal che vada leggerete il suo annuncio di ricerca nuovo padre su qualche bacheca di Internet.

E niente cuore spezzato: pensate al tempo libero che avreste in più.

Corsi estivi per bambini

Devo ammetterlo, sento già il vostro calore, care lettrici e lettori di Truck Driver, la vostra rubrica online preferita. So che ne apprezzate i nobili riferimenti, la profondità degli argomenti trattati unita all’accattivante eleganza del linguaggio. So, so. Insieme alla redazione – una manciata di  camionisti sovrappeso, un pò rozzi forse ma grandi professionisti, provenienti da Italia, Slovenia, Romania, Belgio, Ecuador ecc. – stiamo già pensando di inaugurare a breve  la rubrica ‘La posta di Truck Driver’ perchè, crediateci o no (ecco, non credeteci), ho già ricevuto parecchia affettuosa corrispondenza da parte vostra. Già mi si chiedono pareri, valutazioni, visioni del mondo… perchè negarvele?

Ma prima, data la probabile necessità di alcuni di dover piazzare figli, cugini e nipoti da qualche parte fino alla partenza per le vacanze (moderno, ancora una volta, il nostro paese nella snella, comoda pausa scolastica estiva, non trovate?), vorrei proporvi i miei corsi dedicati ai bambini, in alternativa ai centri estivi pubblici e privati che – diciamocelo – sono sempre la solita (carissima) solfa. Roba di qualità, la mia, come già immaginate. Lasciate che ve li menzioni, bastano poche righe per coglierne la genialità e le potenzialità di sviluppo mentale e fisico. Mi raccomando però, veloci con le iscrizioni dopo la pubblicazione di questo post.

-corso per diventare un mini black bloc. In dotazione ai partecipanti felpe nere con teschio, ampi fazzoletti per volto, maschere antigas, caschi corredati di simbologia anarchica. Tutta roba che spacca, amici. Tra le attività previste: come bruciare l’area McDonalds per le feste di compleanno (a festa finita) con piccole molotov cariche di sciroppo alla frutta, esproprio proletario di caramelle assortite, lecca lecca e – poi dite che non sono politically correct – spazzolino delle Winx (o dei Gormiti) dai supermarket, occupazione antagonista di casette, scivoli e altalene presso giardinetti e parchi giochi palesemente servi della globalizzazione. 

-corso di cattive maniere. Qui il sottoscritto tornerà bambino e darà il meglio di sè nel mostrare ai nostri mostriciattoli: come non salutare nessuno, come non rispondere alle domande idiote dei grandi (tipo: allora, ti piace stare coi nonni? Mah… vedi tu, dai nonni faccio i cazzi miei, invece coi genitori in pratica sono in prigione), come vestirsi male, non coordinato, fuori misura, senza fiorellini o aeroplanini, a colori scuri; verranno fatte sessioni apposite per sfavorire la risposta (anche istintiva) ‘sì’ alle richieste di genitori, parenti e amici. L’obiettivo è quello di collegare geneticamente la parola ‘no’ all’eloquenza del vostro pargolo. E non inorridite! Vi stanno sfuggendo gli IMMENSI vantaggi. Immaginate: ‘Allora, vuoi stare sveglio fino a tardi?’ No. ‘Vuoi giocare invece che stare a tavola?’ No. ‘Hai altro di cui lamentarti?’ No. ‘Vuoi che ti coccolo un pò e mi perdo il film?’ No.

-corsi di uso scorretto degli oggetti: mollette per i panni utilizzabili per molestare sorelline e fratellini minori, pasta di dentifricio con la quale pastrugnare per benino tutta la casa e rilasciare una sensazione di fresco nell’aria, contenitori d’acqua di vario tipo da svuotare piano piano, goccia dopo goccia, dappertutto in casa, per testare quanto ci vuole prima che la mamma diventi PAZZAAAAAAA, e molti altri.

-corsi in spiaggia di furto pianificato di secchielli e palette colorate altrui. Qui non spiego niente però, è materiale top secret. Dico solo che è il mio asso nella manica.

-corsi di non rispetto del ridicolo tempo d’attesa che i genitori italici impongono ai figli prima di fare il bagno, dopo mangiato. E ho subito una domanda (‘sta cosa mi è insopportabile): ma che avete, una tabella scientifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a disposizione? No, perchè è incredibile: mangiato un toast? Bagno alle 15:30. Mangiato un primo con melanzane? Bagno alle 16:00? Mangiato un gelato? Bagno alle 15:30. E poi, è mai stato permesso un bagno in Italia prima delle 15:30, mi chiedo? E se uno avesse mangiato solo un (singolo) cracker? Ma per favore… Mentre i bambini del resto del mondo ridicolizzano i nostri, li scherniscono, sguazzando in acqua alle 13:30 dopo essersi abbuffati. E no, nessuno è mai morto in circostanze simili; è una tesi insostenibile, amici.