La Sottile Linea Rosa 8

Ufficiale dell’11° Ussari

Capitolo 8 (Vanes Ferlini)

2 novembre 1854, comando britannico di Simferopoli

Marina e Beria attraversano il piazzale tenendosi forte per mano. è stata l’azione diversiva di Russell (un ordigno piazzato ad arte) a scatenare il putiferio, ma loro non possono saperlo. Corrono, incespicano, il fango schizza sulle caviglie, inzacchera le sottogonne. Urtate, cadono a terra, per poco non vengono calpestate. Si rialzano: davanti a loro, la cancellata del corpo di guardia è l’ultimo ostacolo verso la libertà. Beria avverte una stretta al polso. Si volta di scatto: ritrova il giovane soldato che aveva dormito con lei, il ragazzo al quale aveva sottratto la baionetta fatale. “Non ce la farete mai da sole” Beria gli si aggrappa al petto: “Basta attraversare il cancello, un amico ci aspetta qui vicino” gli occhi della ragazza annaspano dietro le parole, urlano il bisogno disperato di aiuto. “Seguitemi e non parlate” il ragazzo si mette tra di loro, le abbraccia alla vita, le sospinge in avanti. Poi comincia a gridare: “La famiglia del Generale, fate passare la famiglia del Generale!” Il Capoposto li osserva, si muove verso di loro ma subito viene richiamato a gran voce da un sottufficiale. Il terzetto valica indisturbato la cancellata, attraversa la via e svolta al primo angolo. “Da questa parte” nonostante il buio, Beria si muove sicura tra le viuzze della città vecchia. “Dove ci stai portando?” geme la Duchessa. Si è storta la caviglia destra e si appoggia al ragazzo. Beria non risponde. Ancora una svolta e, in fondo al vicolo, appare la sagoma di un carro coperto, uno di quelli usati dall’esercito inglese per i rifornimenti. A cassetta siede un tipo tarchiato, indossa l’uniforme del Genio. I due cavalli da tiro si innervosiscono e scalpitano all’arrivo del gruppetto. “Samuel, sei tu?” “Sì, Madame” Beria riconosce la voce profonda e un po’ roca. Si tranquillizza. Rivolta alla Duchessa: “Saliamo sul carro, lì saremo al sicuro” “Vengo con voi” il soldatino si slancia per aprire il portello. Con un gesto affettuoso, Beria gli cinge il braccio: “Vuoi diventare un disertore? Ti farai impiccare, lo sai?” “Non importa, voglio venire con te. Ti proteggerò e…” Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 5

Capitolo 5 (di Vanes Ferlini)

8 novembre 1854, villetta di Capo Saryc

 

Irrompono di notte, annunciati solo dal rumore dei tacchi sul marmo, con le uniformi inamidate che non hanno mai conosciuto il campo di battaglia.
La Duchessa Seminova è ancora sveglia, seduta al secretaire. Sta scrivendo una lettera.
La cadenza dei passi sulle scale risuona come la marcia del destino incombente.
Brucia il foglio sulla fiamma della candela. Giusto in tempo: tre tocchi alla porta. Lei non risponde. La porta si apre e la faccia di marmo dell’ufficiale inglese pronuncia la frase di rito. Sorpresa, sgomento, indignazione. La vestaglia di organza si agita nella camera, urla tutto il suo disprezzo. Un gelido invito a vestirsi, la porta si richiude. Marina Seminova rimane a contemplarsi allo specchio. Sorride: qualcuno pagherà, per questo.

9 novembre 1854, Comando britannico di Simferopoli

“Strappata da casa mia nel cuore della notte, deportata come un volgare delinquente… Quando la notizia giungerà a San Pietroburgo…” la Duchessa lascia la frase in sospeso, una mannaia a mezz’aria.
Seduta di tre quarti sul bordo della poltrona, indossa un impeccabile completo da matinée, assai indicato per le passeggiate a corte ma poco intonato con gli uffici austeri del Servizio Informazioni.
L’ufficiale, al lato opposto della scrivania, non è in grado di sostenere lo sguardo tagliente della donna. Preferirebbe trovarsi all’assedio di Sebastopoli piuttosto che interrogarla. Troppo enigmatica, troppe amicizie altolocate (da entrambe le parti).
“Madame, non dovete considerarvi prigioniera ma piuttosto…”
“Signor Colonnello” lo interrompe lei in tono spregiativo (quanto veleno sa mettere una donna in sole due parole) “come dovrei considerarmi allora?”
“Madame, vi prego…”
La porta dell’ufficio si apre con violenza, entra un Generale anziano. Corporatura robusta, barba e baffi bianchi, fronte alta incorniciata di radi capelli. La pelle olivastra, somigliante a quella degli indù. Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 2

L’11° Ussari attacca la batteria russa con il 17° Lancieri

Capitolo 2 (Vanes Ferlini)

30 ottobre 1854, Capo Saryc (a sud di Balaklava)

Il battito ostinato delle onde è un amante perverso. Accarezza la scogliera e la sbriciola poco a poco, la distrugge per disperderla dentro di sé.
Fedor Michajlovic ascolta l’eco della battigia salire lieve, frammisto all’umore salso e fragrante della schiuma. Sotto di sé, il mare è una pozza oscura e tutta la notte, intorno, nasconde una quiete densa di pericoli.
Non più scoppi, né grida strazianti, né il puzzo di carne bruciata.
Questa notte la guerra tace e la morte si concede un riposo meritato.
Ripulire i cannoni, contare le vittime, affilare le baionette per riprendere l’indomani, ancora più accaniti a spazzare vite alla cieca senza curarsi del nome, degli affetti.
E nel cielo, questa notte, lo spicchio esile della luna nuova è un presagio infausto per tutti i contendenti.
Fedor alza gli occhi alla collina. I contorni vaghi di una villetta, due finestre illuminate. Giusto un tiro di fucile. Un buon tiratore potrebbe sorprendere il bersaglio ignaro.
Fedor distoglie lo sguardo e i pensieri.
Pochi istanti e la mente ritorna al volto pallido, alle mani candide e traditrici che ora si nascondono dietro le finestre illuminate, al riparo dai dolori del mondo.
L’ha rivista sul bastimento che lo ha sbarcato a Balaklava. Lei lo ha trattato come un’antica conoscenza senza troppa importanza, uno di quegli incontri casuali che servono più che altro a rompere la  monotonia di un viaggio.
Lo ha poi invitato al tavolo da gioco per fare il quarto e lui si è seduto con la consapevolezza di essere già sconfitto. E non solo a carte.
La Duchessa Marina Seminova è una giocatrice imbattibile. Della vita stessa ha fatto un azzardo, riuscendo con abilità a glorificare le proprie vittorie e nascondere le sconfitte. Continua a leggere