I divinazione

Le quindici pietre su cui meditare narrativamente che costituiscono l’ossatura del romanzo psichico di questo tempo sospeso ci hanno indotto uno stato di trance. Con l’illustratore Alberto Merlin, che ci ha accompagnato nel cuore di tenebra del colonialismo italiano con Cronache dalla Polvere, abbiamo tentato un esperimento di metempsicosi. L’essenza delle pietre è trasmigrata in altrettanti tarocchi. A ogni carta corrisponde una pietra, un arcano. Ne gireremo tre alla volta. Li interpreteremo e faremo la nostra divinazione in chiave di racconto. Al termine di questo viaggio màntico metteremo a disposizione le carte e le interpretazioni per il download in modo che tutti possano divinare senza di noi, medium da strapazzo. Che gli spiriti di Carl Gustav Jung, Wolfgang Pauli, P.K. Dick e Albert Hofmann guidino i nostri passi.

Venghino, venghino, siore e siori, Madame Gualbruja vi attende…

 

Wilma si sveglia con un sapore metallico in bocca. Forse è stato il vino di ieri sera, tra una chiacchiera e l’altra in videochat ha finito la bottiglia, non è più abituata. O forse è il poco movimento, o entrambe le cose.

Soles occidere et redire possunt / nobis cum semel occidit brevis lux / nox est perpetua una dormienda. Dall’altra stanza le giunge la voce un poco petulante di Filippo, che non rende onore ai versi di Catullo. Suo figlio è già sveglio davanti al portatile per la lezione di latino, che oggi doveva essere alla prima ora. Lo sente sempre più distante, da un po’ di tempo a questa parte, ma a sedici anni è normale, no?

Si trascina in bagno e poi in cucina a preparare la moka. Sul balcone opposto al suo, la vicina stende un pigiama osceno. Ieri l’ha vista rientrare in compagnia di un tizio che non aveva mai visto prima. Alla faccia delle norme di sicurezza.

Mentre aspetta che esca il caffè, scorre distrattamente i messaggi al cellulare e le prime mail della giornata e intanto ripensa alla discussione di ieri sera. Senza quasi che se ne accorgesse, le chiacchiere hanno preso una piega strana. Parlavano di uomini, in maniera scherzosa le sembrava, eppure c’era una vibrazione, un non detto, fino a quella frase di Olga: Tanto Alberto l’ha capito che le cose leggere non ti interessano.

Che cavolo ne sa Olga di quello che ha capito Alberto di lei? Ne ha parlato con lui? Non le risulta che Alberto si confidi con Olga, eppure quella battuta non sembrava buttata così tanto per dire. Avrebbe dovuto chiederle subito, però così alla sprovvista non le è venuto, non ci ha dato peso. Ma adesso, snebbiata la mente dall’alcol, prova fastidio.

Nella casella ci sono tre email, il suo ex marito che le chiede di pazientare un’altra settimana per l’assegno, figurarsi. Dovrà bussare per l’ennesima volta a denari a sua madre. Una prospettiva che non la rende felice. La seconda mail è la conferma del pagamento semestrale dell’abbonamento a Netflix, la terza è uno di quei messaggi ricattatori che fingono di averti hackerato la videocamera e minacciano di diffondere video di te che ti masturbi davanti a Pornhub. Lo manda una tale Madame Gualbruja. Wilma però non usa Pornhub, quindi è abbastanza sicura che siano scemenze… A guardar meglio, questa mail ha qualcosa di insolito. Madame Gualbruja non chiede soldi o bitcoin e in realtà non minaccia nemmeno. L’inizio del messaggio è accattivante.

Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose e le persone a cui tieni. L’indolente sedicenne che vive confinato nella sua stanza mentre tu leggi questo messaggio in cucina. I problemi di mantenimento che ti dà il tuo ex. E poi conosco Alberto e so perché finge di non essere interessato a te.

Vuoi capire se è l’uomo che aspettavi? Segui questo link…

Come diavolo fa a sapere tutte queste cose? Non ha nemmeno finito di porsi questa domanda che ha già cliccato sul link.

Viene trasferita in una chat room dallo sfondo nero. Il cursore lampeggia davanti al nome di Madame Gualbruja e poi si mette in movimento, spinto dalle parole.

Madame Gualbruja: Sei venuta, alla fine. 

Wilma: Chi sei?

Madame Gualbruja: Sei di certo più interessata a scoprire chi sei tu. Un giro di tarocchi?

Wilma: Quanto mi costa?

Madame Gualbruja: Ti costerà fiducia, ma mi pagherai più avanti.

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

Madame procede a interpretare le immagini che si sono disposte longitudinalmente, dall’alto in basso. Le sue parole si allungano e vorticano come una spirale silenziosa e ipnotica sul video.

PRIMO TAROCCO. ARCANO MAGGIORE: IL BUEN RETIRO

XIII arcano. Il buen retiro.

Il ritiro dal mondo. Il mondo che si ritira, l’oggetto si sottrae al soggetto, entrambi diventano ectoplasmi. L’apocalisse è immanente. La natura fa il suo corso, la vecchiaia torna debole, la giovinezza forte. Delfini nei fiumi, polpi giganti nei canali, cervi nei parchi cittadini, persone imbambolate davanti al flusso di in-coscienza, allo streaming of non-consciousness. In clausura si scruta nell’abisso.

Il Buen retiro rovesciato: l’abisso scruta noi.

Era quasi scontato che uscisse per prima questa carta: la tua forzata clausura, innanzitutto. Ma quanto è davvero forzata, in effetti? Non hai la sensazione sottile che qualcuno, qualcosa, ti avesse già preparato a tutto questo? In fondo, a parte i primi giorni di scoramento e angoscia, a poco a poco ti sei tranquillizzata, tesoro. In fondo ci sono le consegne a domicilio, ci sono i social, c’è Netflix. Hai pure più tempo per pulire la casa… È cambiato davvero così tanto?

#iorestoacasa #andràtuttobene Pensa una cosa per volta e solo al presente. Non va meglio, così? Del resto ti eri già abituata a farlo da un po’ e un oblio confortante ti accompagna da tempo, un distacco graduale dalle ansie del mondo. Prova a pensare all’ultimo commento in rete che hai fatto, all’ultimo like che hai messo a una foto, pensa a quella foto e prova a ricordare dov’eri quando ci hai cliccato su, cosa c’era attorno a te nel mondo reale. Ti viene in mente? No, vero? Niente. Ecco…

SECONDO TAROCCO. ARCANO MAGGIORE:  IL SICOFANTE

VIII arcano. Il Sicofante.

Gli occhi sono le spie dell’anima. Scrutano, guardano, osservano. Sono cattivi, sono buoni, fingono di non vedere, sono favorevoli o sfavorevoli. La sclera di porcellana, la pupilla di onice, l’iride prosciugato. Quelli della mente sono ciechi, quelli alle finestre sono attenti. La piscopolizia vigila. Se vedi qualcosa, di’ qualcosa.

Il Sicofante rovesciato: occhio per occhio, dente per dente.

Ora, dopo mesi di clausura, devi riabituarti a uscire, con le dovute cautele. Metti la mascherina anche quando non serve, meglio abbondare, perché siamo un popolo di indisciplinati e bisogna dare un segnale forte, vigilare su noi stessi, vigilare sul nostro vicino. Ti sorprendi a interessarti degli altri molto più di prima. Adesso che ti è chiaro che dal loro comportamento dipende la tua sorte, che alle loro cattive abitudini è appesa la tua salute, che dal loro rispetto discende la tua sicurezza, ora sì che ti interessano. Avevi mai fatto caso a come si veste la tua dirimpettaia, a che ora rientra la sera e con chi? Be’, adesso sì. Perché adesso conta, soprattutto adesso, che dopo settimane e mesi in casa, riprendi timidamente a mettere il naso fuori. E la prima cosa che fai quando esci è prendere la macchina. Con la mascherina.

TERZO TAROCCO. ARCANO MINORE: L’APPAGAMENTO. ROVESCIATO.

I arcano. L’Appagamento 

La dopamina ronza elettrica, i neuroni sono filamenti al tungsteno di lampadine impazzite. Un like, una scossa, un commento un bagliore, un retweet una scarica. Non basta. Piccole overdosi a incandescenza. Voltaggio troppo debole per fulminare, troppo forte per fermarsi. Sei anni di vita davanti allo schermo, sei anni di vita a scrollare, sei anni di vita a capo chino.

L’Appagamento rovesciato: la crisi d’astinenza, il fallimento di sistema. Errore 404.

Hai proposto a tuo figlio di uscire con te. Guanti, mascherina e un bel giro in auto per vedere finalmente un pezzetto di mondo, dopo tanto tempo. Ma lui si è mostrato indifferente, anzi, quasi infastidito. Troppo sbattimento, mamma, i dispositivi di protezione personale, il distanziamento da mantenere, il caldo. No, io resto qui, tanto è uguale. Ma sei sicuro? Sì ma’ tranquilla, io sto a posto.

Curioso come i giovani, che rischiano meno, siano i primi ad autorecludersi, si chiudono nelle loro stanze, si chiudono in se stessi, coccolati dal silenzio delle istituzioni che non si ricordano mai di loro nei decreti ministeriali. Mentre i vecchi, ben più esposti ai rovesci dell’esistenza, scalpitano per avere spazio e stare ancora in prima fila. Sono i vecchi, del resto, il motore economico del paese, è grazie alle loro pensioni che i giovani stanno a galla. È a causa delle loro pensioni che ai giovani è negata qualunque altra cosa che non sia stare a galla. Lo scontro generazionale rimane sotto la traccia della pigra convenienza.

Ma che cazzo dice questa?, pensa Wilma. Eppure con un brivido di inquietudine si rende conto che non una parola, tra quelle che Madame ha detto, è andata fuori bersaglio. Parla della situazione in generale, certo, cose che sanno tutti, ma anche di lei, del suo intimo.

Madame Gualbruja: Passiamo ad altre tre carte, adesso. Sono sicura che Alberto non si farà attendere…

 

Padre sbagliato – Il traffico

cautionCome forse sapete, io, Truck Driver, sono un fervido sostenitore del Pan per focaccia quale attitudine generica alle relazioni interpersonali. Non che sia sprovvisto di buon senso e/o di gioia o di ammore, ma ritengo che la modalità ‘Non porgere l’altra guancia’ in un paese come il nostro, dove l’impunità e l’arroganza sono di casa, sia migliore, più efficace, e con un ritorno educativo da non sottovalutare, alla lunga.

Detto questo, come spesso accade al genitore di oggi, un conto è gonfiare il petto tra amici o nei social network dichiarando quanto si è moderni e fighi, un altro è comportarsi coerenti quando una problematica si presenta tra le proprie mura, con i propri figli. Cioè, per altro dire, al sesso e alle droghe siamo più o meno affezionati tutti, ma che succede quando se ne appassionano anche le nostre figlie? Sul calcio ne diciamo di cotte e di crudo, quanto sia sputtanato, quanto faccia schifo, ma perchè poi non iscriviamo nostro figlio a balletto o a judo? Noi grandi a casa lcol libro in mano ci stiamo poco e niente, ma pretendiamo che i nostri piccoli siano sempre dietro a leggere. Ci impalliamo come impizzati su smart phone e tablet, ma ci incazziamo quando i figli a loro volta si imbambolano nel vedere SpongeBob. E quindi? Continua a leggere

Invasioni Digitali a Bologna

invasionidig-igIl 20 Aprile alle ore 15:30 si svolgerà a Bologna l’evento Tour delle Torri, organizzato da Martina Uras e Valentina Caselli in occasione di Invasioni Digitali (www.invasionidigitali.it). Il progetto ideato da Fabrizio Todisco ha l’obiettivo di diffondere e valorizzare il patrimonio artistico – culturale del nostro paese, attraverso i social media (twitter, facebook, youtube e pinterest) e internet. Continua a leggere

Di marca

Se fossi un ribelle giovane ed entusiasta, davanti all’abbondanza merceologica dei nostri giorni direi qualcosa tipo: “fotti il sistema, non comprare questa lista di brand perchè sono il male”, e via a seguire un elenco di marche selezionate come ‘pessime’, con criteri più o meno legittimi. Ma sono ormai vecchio e disilluso, e slogan come quello sopra mi stanno un pò stretti.

Certo, siamo d’accordo che Nestlè, Coca Cola e Monsanto  – per citare degli esempi – fanno davvero ribrezzo, ma non sarei tanto sicuro che i concorrenti, o qualsiasi altro soggetto economico in ogni altro settore merceologico non lo facciano altrettanto. Soprattutto considerando quanto al grande capitale piaccia e convenga fare giochetti al limite del legale (ma di certo ben oltre la decenza) con società controllate, controllanti, holding, fusioni, acquisizioni e diavolerie varie: chi fa cosa, dunque, e come? Difficile dirlo. Continua a leggere

A cavallo

Siamo interessanti. Dico, noi generazione a cavallo tra il pre-tecnologia invasiva e il post. Prima di  internet e dopo. Prima di cellulari e smart phone e dopo. Siamo interessanti perchè non presentiamo – a prima vista – nessuno dei difetti congeniti dei più vecchi e dei più giovani di noi, gli imbranati senza speranza e i bevutisi il cervello.  Continua a leggere

Zeitgeist Test Department: Esperimento # 3

Zeitgeist. Zeitgeist. Zeitgeist. End of test.

 

L’ho testato per qualche mese, non mi convince ancora del tutto e non mi fa importare tutti i libri che ho su anobii, ma a parte la mia pagina personale che può o meno interessare, una delle funzioni che mi ha convinto di più di Goodreads è quella che consente agli autori di aprire una propria pagina… e quindi eccovi quella di Kai Zen

Su Shelfari ancora non so che dirvi… ma se Anobii, Goodreads e Shelfari integrassero anche un servizio come quello di Authonomy non sarebbe male.

Quality time

Abbiamo il fottuto difetto di importare dagli anglosassoni vagonate intere di immaginario indistinto. Dall’Asia arrivano le t-shirt e gli oggetti di plastica a prezzi stracciati, dai bianchicci lentigginosi e talvolta obesi invece linguaggio, concetti e stili di vita. Troppi, senza ombra di dubbio. Perchè tra la roba buona – e non sarò certo io a negarne l’esistenza, io che guido il mio Scania sotto il sole padano allo zenit ascoltando country a tutto volume e sputando tabacco dal finestrino, manco fossi sulla Route 66  – ce n’è anche di pessima, e il peggio è che non ce ne accorgiamo. Perchè è da Alberto Sordi in poi che l’anglosassone funziona, no matter what. Certo, è vero, al tempo cingomme, piano Marshall e scudo Nato ci sembravano manna dal cielo ed avremmo importato qualsiasi dannata cosa ci avessero chiesto. Ed è vero, Hollywood, il rock’n’roll, Beatles e Rolling Stones hanno lavorato sodo per decenni nel fabbricare sogni da esportazione, e di recente MTV, globalizzazione e internet ci hanno dato l’inesorabile botta finale. Ma quando è troppo, è troppo.

Tipo, è da qualche tempo che in rete, nei social network, tra gli splendidi, i professionisti in carriera, i focacciari che si riempiono tutto il giorno la bocca di internazionalità, non sapendo che questa è soprattutto un maledetto fardello che non ti fa mai stare tranquillo nella vita (sarà giusto così? Sarà bello qui? Sarà meglio di là? Dove costa meno? Non mi starò mica facendo fottere? Oddio…), tutti dicono che per il weekend  – o per la vacanza, o la serata – vogliono spendere ‘quality time’ con il caro di turno.

AARGH!

Quality time? Che cazzo mi rappresenta? Cosa sono, pomeriggi spesi a valutare in controluce manoscritti medievali francesi stesi in sublime calligrafia su pregiatissima pergamena vergine di puledro? Lunghe serate estive consumate passeggiando a piedi nudi su spiagge deserte, al calar di un sole rosso come fuoco, sino a giungere a un delizioso ristorantino di crostacei e vino bianco con accesso diretto dal mare? Non capisco. E se fosse invece una modesta trattoria sulla via Emilia sarebbe ancora quality time? Quali sono i parametri esatti? Per me porta sfiga la semplice dichiarazione di intenti: se DEVO stare benissimo per forza, di certo qualche stronzata capita. Tipo, dopo cena (sempre lì sulla spiaggia deserta di chissà dove) e sull’orlo del dolce abbandono alle reciproche coccole d’ammore, una scoria di insalata si appiccica al canino destro, lo copre praticamente del tutto, e mi fa sembrare Benny Hill sdentato mentre sorride alla pin up nelle famose comiche dei nostri anni. Oppure, un fattone puzzolente che mi si avvicina – nel pieno del mio quality time con la mia innamorata – e mi chiama per nome, mi chiede dove fossi stato la sera prima, perchè non fossi passato a ritirare la roba come d’accordo, e mi dice in modo brusco che di me non si fida più, che guarda come vado in giro, e con chi, eccetera eccetera.

Quality time. Tempo tecnicamente uguale al resto ma più intenso, mi sembra di capire. Più vissuto, più respirato. Dio mio che voglia di fare una pernacchia di mezz’ora… E se invece io e la mia cara ce ne stassimo nello scantinato ammuffito a limonare e a dire un sacco di cazzate? Sarebbe abbastanza di qualità, come intrattenimento? Merita un tweet? O bisogna per forza spendere dei bigliettoni per pagare la qualità del nostro tempo, rimpinzandolo di chissà quali inutili intrugli, tipo i menù a 60 euro a testa di un ristorante alla moda? Quando a casa per circa 2 euro a testa avrei preparato due bucatini cacio e pepe da favola e ci saremmo scolati il fiaschio di mio zio che pesta l’uva a Montepulciano…

Ma fa niente, quality time per Dio! Che c’avete, le braccine corte? Il cuore duro come una corteccia? Scucite ‘sta fresca, se ci volete veramente bene al vostro caro. Perchè la vita è breve e va resa speciale. Sempre e comunque. Anche se non sappiamo come. Speciamola! 

su Rieducational Channel

Bollettino dei naviganti

Da qualche anno seguiamo l’evolversi delle varie “piattaforme sociali”. Abbiamo conservato nel congelatore diversi account in attesa di capire se potessero tornare utili. Nel 2007 abbiamo tenuto in vita per 333 giorni myspace e facebook. Non ci sono sembrati né utili né dilettevoli.

Adesso abbiamo scongelato tre applicazioni e stiamo provando a farle interagire con questo blog e con le nostre pagine anobii, il livello di interazione non è ancora soddisfacente ma osserviamo con interesse l’evolversi del web 2.0 in attesa di un web 3.0, che immaginiamo completamente rizomatico e che ruoti attorno ai contenuti più che ai contenitori.
Quindi da ieri sono attivi i nostri tumblr, vimeo e twitter. Non sappiamo ancora bene come gestirli ma sappiamo che hanno delle potenzialità interessanti. Siamo anche alla ricerca di una nuova formula (lo diciamo da molto tempo, lo sappiamo) per il laboratorio, il glorioso www.kaizenlab.it.