La Sottile Linea Rosa 9-II

Florence Nightingale

Capitolo 9-II (Antonella Sacco)

21 novembre 1854, Comando britannico di Simferopoli

Un sergente introduce Cardigan da Raglan. I due si guardano freddamente: non c’è mai stata simpatia fra loro e adesso, a dividerli, c’è anche il marchese di Lucan e il ruolo da questi ricoperto neanche un mese fa, quando Cardigan si è trovato in testa alla sottile linea rossa e, obbedendo agli ordini ricevuti, ha portato alla distruzione la sua brigata. Gli oltre cento morti e i quasi centocinquanta feriti della battaglia del 25 ottobre sono tutti lì, nella stanza…
È Raglan il primo a parlare:
“Vi devo qualcosa, per un errore che non è mio. Potete andarvene, siete libero: non ci siamo visti, voi non eravate in quella taverna e non avete cercato di aiutare quel pazzo di un russo.”
“Fëdor Michajlovic non è un pazzo e lo sapete bene. Il folle era un altro.” Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 9-I

Capitolo 9 – I (Aldo Ardetti)

1855, nella prigione del Comando britannico di Simferopoli

Una strana epidemia dava alla Morte la possibilità di falciare vite umane.
Nella prigione si sudava e mancava il respiro. Fedor Michajlovic viveva momenti di apprensione e di malinconia per la donna amata; momenti di nostalghija per il suo paese che gli faceva sgorgare parole e canti struggenti. Mesi di reclusione con i minuti sembrati giorni e i giorni mesi.
In passato, la sua vita aveva già provato la mancanza di libertà, il vivere in una specie di oblio della carne e dello spirito e al futuro preferiva non pensare per contrastare brutti pensieri.
La guerra si concedeva pause con sporadiche scaramucce. Gli schieramenti si accontentavano di mantenere le posizioni soprattutto i russi che preferivano tenersi sulla difensiva.

William Russell aveva cercato contatti per liberare i due compagni. Aveva saputo che Fedor e James sarebbero stati trasferiti a Sebastopoli, assediata da mesi, per essere imbarcati e processati in Gran Bretagna.
Invece venne la liberazione. Alla morte di Nicola I Romanov, era diventato zar Alessandro II. Un evento che calmava gli spiriti guerreschi facendo pensare ad un armistizio e intanto, al momento, emanare un atto di clemenza bilaterale per gli autori di reati; anche per quelli più gravi. Ormai la guerra era agli sgoccioli e questa convinzione portava ad un ‘perdono totale’.
Si era sentito uno sferagliare di chiavistelli: Fedor Michailovich e James Cardigan tornarono a vedere il cielo e a respirare l’aria degli uccelli. Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 8

Ufficiale dell’11° Ussari

Capitolo 8 (Vanes Ferlini)

2 novembre 1854, comando britannico di Simferopoli

Marina e Beria attraversano il piazzale tenendosi forte per mano. è stata l’azione diversiva di Russell (un ordigno piazzato ad arte) a scatenare il putiferio, ma loro non possono saperlo. Corrono, incespicano, il fango schizza sulle caviglie, inzacchera le sottogonne. Urtate, cadono a terra, per poco non vengono calpestate. Si rialzano: davanti a loro, la cancellata del corpo di guardia è l’ultimo ostacolo verso la libertà. Beria avverte una stretta al polso. Si volta di scatto: ritrova il giovane soldato che aveva dormito con lei, il ragazzo al quale aveva sottratto la baionetta fatale. “Non ce la farete mai da sole” Beria gli si aggrappa al petto: “Basta attraversare il cancello, un amico ci aspetta qui vicino” gli occhi della ragazza annaspano dietro le parole, urlano il bisogno disperato di aiuto. “Seguitemi e non parlate” il ragazzo si mette tra di loro, le abbraccia alla vita, le sospinge in avanti. Poi comincia a gridare: “La famiglia del Generale, fate passare la famiglia del Generale!” Il Capoposto li osserva, si muove verso di loro ma subito viene richiamato a gran voce da un sottufficiale. Il terzetto valica indisturbato la cancellata, attraversa la via e svolta al primo angolo. “Da questa parte” nonostante il buio, Beria si muove sicura tra le viuzze della città vecchia. “Dove ci stai portando?” geme la Duchessa. Si è storta la caviglia destra e si appoggia al ragazzo. Beria non risponde. Ancora una svolta e, in fondo al vicolo, appare la sagoma di un carro coperto, uno di quelli usati dall’esercito inglese per i rifornimenti. A cassetta siede un tipo tarchiato, indossa l’uniforme del Genio. I due cavalli da tiro si innervosiscono e scalpitano all’arrivo del gruppetto. “Samuel, sei tu?” “Sì, Madame” Beria riconosce la voce profonda e un po’ roca. Si tranquillizza. Rivolta alla Duchessa: “Saliamo sul carro, lì saremo al sicuro” “Vengo con voi” il soldatino si slancia per aprire il portello. Con un gesto affettuoso, Beria gli cinge il braccio: “Vuoi diventare un disertore? Ti farai impiccare, lo sai?” “Non importa, voglio venire con te. Ti proteggerò e…” Continua a leggere

La Sottile Linea Rosa 3

CAPITOLO 3 (di Alberto Noseda)

3 novembre 1854, piano terra della villetta di Capo Saryc

La duchessa accarezzava i tasti del pianoforte come stesse sfiorando seta pura. Era stato difficile scovare un Bsendorfer in quel luogo dimenticato dai piaceri della civiltà, dei ranghi sociali e ormai anche da Dio, ma suonare era il suo modo per distaccarsi dal freddo controllo che aveva sul suo mondo e tutti quanti la circondassero: poteva lasciar vagare libero il pensiero senza preoccuparsi del presente. Il sole al tramonto era ormai scomparso dietro le colline, ma il riflesso della luce era ancora sul lembo di mare visibile dalla vetrata. Non c’era un alito di vento e il mare giocava a essere un’unica distesa di piccole onde ambra e blu scuro.
Lo “studio” che stava suonando le riportava a galla un passato piacevole, in un mondo più semplice. Aveva avuto il piacere di conoscere Ferenc Liszt una decina di anni prima, a un gran ballo a Kiev; era un’estate torrida, con fiori che appassivano a vista d’occhio, e il vino mai del tutto fresco nonostante l’impegno dei servi a mantenerlo nel ghiaccio. Eppure tutto questo caldo non sembrava toccare Ferenc: lontano, freddo, impassibile di fronte al turbinio di aristocrazia russa e non. Si limitava a salutare tutti con un gesto del capo e a scambiare pochi convenevoli, finche’ i loro sguardi non si erano incrociati. Il resto dell’estate era passato in un modo tale che la duchessa non avrebbe mai più pensato a Ferenc come a un uomo freddo e distaccato, tutta la passione della sua musica era lì sempre con lui, pronta a esplodere: violenta ma gentile, forte ma dolce, impetuosa eppure semplice.
Come sua figlia, Beria. sua figlia non figlia. L’andante dello studio ora risuonava più malinconico, mentre lei ricordava quando l’aveva salvata da quel rogo a Istanbul, la notte maledetta, il paziente lavoro di mesi andato ormai in fumo, la casa in fiamme che cadeva a pezzi, il pianto disperato e lei che correva fuori, con questa minuscola creatura tra le braccia; e l’aveva tenuta come sua, sua, SUA. Niente al mondo avrebbe potuto toglierle questa figlia, a lei, duchessa Seminova, che non avrebbe mai potuto concepirne un’altra. Se avesse saputo piangere forse una lacrima sarebbe scesa, il suo carattere e il suo controllo glielo impedirono, ma smise di suonare. Continua a leggere

Romanzo Totale: non la fine…

 Sappiamo che molti di voi avrebbero preferito un finale diverso per il romanzo totale. Qualcuno, come  Vanes, lo ha detto in modo esplicito: “Ma non è un pò banale un happy end?”  Ci e  forse si chiede, e non a torto. Certo, non è un finale col botto, il classico colpo di  scena non c’è, ma se ci pensiamo bene quanti romanzi rosa – per chi ne ha letto  qualcuno – avete visto finire così? Con un colpo di mano, un capovolgimento di  fronte, con un “Ah! Sei tu il colpevole?” Il romanzo rosa, di norma, è un lento  susseguirsi e gonfiarsi di emozioni e relazioni che raggiungono la loro tensione ideale  sì, nelle ultime pagine, ma senza uno scatto finale, un’ultima corsa a perdifiato verso la meta. Il traguardo, se così si può chiamare, nel romanzo rosa si intravede già da lontano, lo sbandieratore agita il vessillo a scacchi prima che il corridore giunga alla meta, tutti lo notano, tutti lo vedono, bè quasi tutti forse, ma non è questo il punto. La wichtige Bedeutung del rosa sono le pagine prima della fine, gli intrecci amorosi per quanto superficiali e flebili, le sofferenze del cuore, il tremar di natiche di giovani fanciulle e scapoli oltraggiosi. Il romanzo rosa è rosa, questo è il punto. Se vuoi un thriller ti leggi un thriller. Alzi la mano chi ha mai sentito parlare del “Decalogo del buon scrittore di romanzi rosa”? Nessuno? Ovvio, non esiste. E a questo punto potremmo rilanciare la palla: perché proprio voi, giovani penne della rete telematica non azzardate una definizione di rosa? Che non sia statica, incasellata, ma anzi che si possa sottoporre a continue modificazioni. Insomma, passare dal romanzo totale in continua metamorfosi e con un finale aperto, al Decalogo totale, anch’esso soggetto a trasformazioni, critiche, analisi. Dal testo totale al metatesto totale. Magia di wikipedia, questo strumento virtuale che ci stiamo accorgendo sempre di più, ci facilita e ci stimola al lavoro. E magia del creative commons, senza il quale probabilmente saremmo ancora fra il primo e il secondo capitolo cercando di capire chi è titolare di quale diritto e perché. In fondo è anche questo il punto: se ognuno di noi, scrittore o lettore che sia, si attenesse al copyright così come è stato concepito in Italia, avrebbe grosse difficoltà a partecipare a questo tipo di esperimento. Perché l’editore storcerebbe il naso a sentire che un suo autore spedisce capitoli a gratis in giro per la rete e perché diciamocelo, anche molti autori non sarebbero così d’accordo sull’elargire loro capitoli a destra e a manca senza compenso alcuno. Ma se si sta alle regole delcreative commons ecco che puff! Molti paletti spariscono, di colpo ci si sente parte di qualcosa di più grande, si percepisce il reciproco stimolo a fare meglio, a creare insieme qualcosa di bello. E poi chiariamolo una volta per tutte: nell’ambito del creative commons il diritto dell’autore alla rivendicazione della paternità dell’opera non sparisce ma anzi, viene in qualche modo ampliato, ne vengono sfumati i vecchi confini. E dopo nove capitoli densi e movimentati di questo primo romanzo totale rosa, possiamo dire con sufficiente autostima che qualcosa di bello è stato creato. Certo, bisogna affinare un pò lo stile, limare qua e là, ma il germoglio ha dato i suoi frutti. Anzi, noi speriamo che il germoglio dia altri germogli e altri frutti. Avrete, con molta probabilità, colto l’invito che sottende questa ultima riflessione. No? Be’ allora saremo più espliciti. Perché non lo scrivete voi autori, scrittori, curiosi della rete, un finale, scusate il gioco di parole, alternativo  ai due alternativi proposti. Oppure, ancora meglio, se non vi va che la storia di Lord Cardigan si concluda proponete un nuovo capitolo che la continui. Anzi, spingiamoci ancora oltre; iniziatelo voi un nuovo romanzo rosa partendo da queste o da altre pagine, diffondete il virus del romanzo totale rosa nella rete, fra i vostri amici, ovunque vi sia uno spiraglio di creatività e fermento narrativo. Come disse quel capellone barbuto un pò di anni fa, “Andate e moltiplicatevi”, germi della letteratura.