Marco Felder è vivo, voi siete morti

4539900-9788817139892-285x424Non potevano esimerci dal parafrasare Philip K. Dick visto che parte il mini tour di TUTTA QUELLA BRAVA GENTE nelle librerie UBIK.

Martedì 8 ottobre alle 18 da Ubik in via Irnerio 27 a Bologna con Alex Boschetti

Giovedì 10 ottobre alle 18 da Ubik in via Grappoli 7 a Bolzano con Nicoletta Rizzoli

Venerdì 11 ottobre alle 18 da Ubik in via dei Tintori 22 a Modena con Francesco Rossetti

 

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Tutta quella brava gente

Compagni, cittadini, fratelli, partigiani…

TUTTA QUELLA BRAVA GENTE è in libreria!

Da quasi un decennio riposava nel nostro cassetto un romanzo. 
Jadel e Guglielmo lo hanno cominciato quasi per gioco. Volevamo scrivere un giallo, uno di quelli classici che più classici non si può e ambientarlo a Bolzano. 

Lo hanno abbozzato, ma poi la vita li ha portati altrove, fino a quando qualche anno fa lo hanno ripescato dagli archivi. Hanno tenuto l’ambientazione, i personaggi, una parte di trama e buttato alle ortiche gran parte della classicità. Giallo è giallo, per carità, ma come al solito si sono fatti prendere la mano e gli sono scappate alcune ibridazioni selvagge. Le hanno tenute a bada, ma non è stato semplice.  

Oggi, dopo una vicenda editoriale che ha sorpreso noi per primi, quel romanzo approda finalmente in libreria per i tipi di RIzzoli. Il dinamico duo lo ha firmato con lo pseudonimo  Marco Felder. Uno nom del plume scelto quasi (quasi. eh) per caso che se no quelli del marketing si suicidavano, ma dietro quel nome da campione di slittino del Liechtenstein ci sono loro due al 100%: i vostri amichevoli : Kai Zen : di quartiere o meglio 2/4 di : Kai Zen :.

Il titolo? Già, il titolo… Quelli del marketing avevano da dire anche su quello e si sono battuti fino allo stremo per un classico titolo “un qualcosa di qualcosa”, avente presente? Be’, per una volta abbiamo lasciato che si suicidassero e abbiano optato per “Tutta quella brava gente” che riprende la citazione in esergo presa da una canzone di Nick Cave & the Bad Seeds che ci ha ispirato una parte della storia: Jubilee Street.

Se avete voglia di leggere un giallo poco ortodosso ambientato nella “ridente” cittadina di Bolzano, oggi è un buon giorno per andare in libreria.
In ottobre e novembre saremo in giro per la penisola a presentarlo: stay tuned.
PS il romanzo naturalmente è in copyleft.


All those good people down on Jubilee Street
They ought to practice what they preach
Here they are to practice what they preach
Those good people on Jubilee Street

 

Di nuovo sul Delta

Ode al dj

a_aaa-Crazy-djBuondì.

Vi ricordate ancora di me? Ma sì, dai. Il camionista della rete. Quello della merda e del sesso. Quello drastico e sboccato, che ascolta heavy metal e odia i SUV… Vi siete già dimenticati? Ingrati. Infami. Bastardi. Bastarda tutta la rete, ecco, così frenetica, superficiale e intimamente stupida. Ha ragione la Cina ad ingabbiarla, altro che… Altro che Facebook, che Twitter, che Google, che Wikipedia.

AGLI ALTIFORNI, CAZZO!

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Epilogo Criminale

Tempo fa le Officine Wort ci hanno chiesto di partecipare al romanzo totale “Chi ha ucciso Lucarelli” con un epilogo “fuori concorso”. Quell’esperimento è poi diventato un libro pubblicato dall’indomita Bacchilega di Imola. La tentazione di innescare un Nastro di Möbius e di darsi al pastiche letterario fu grande, come la confusione sopra e sotto il cielo…

La pioggia a un funerale è sempre melodrammatica. Se ne sta in disparte, lontano da occhi che nonostante il tempo potrebbero riconoscerlo. Canton l’ha stupito. Farsi seppellire al cimitero degli stranieri, degli atei… un colpo di teatro davvero di gran classe per un uomo che sembrava tutto tranne che creativo. L’ictus che l’ha stroncato si è ridotto a una semplice nota informativa. Un foglietto volante tra il vortice di carta che scompiglia forsennato la sua scrivania ogni giorno. Niente e-mail, niente sms, niente tecnologia. Solo carta, un enorme archivio di carta. Decenni per esaminarlo e poche ore per distruggerlo, in caso.
Se ne va prima che la cerimonia sia finita. Le scarpe scricchiolano dispari sul ghiaino bagnato. La zoppia si è accentuata negli ultimi tempi. Le dita che stringono il manico dell’ombrello sono segnate dall’artrite, non sente più indice e medio.
In strada lo attende la berlina grigia. Si osserva riflesso nel finestrino. Un vecchio, ormai. È ora di cedere il passo. Deve solo terminare di valutare i candidati possibili. Tastare il terreno. Nessuno di loro sembra persona pronta ad accettare l’incarico. Come lo è stato lui a suo tempo, quando il Vecchio gli ha passato il testimone. Le labbra dovrebbero incresparsi in un sorriso. Non lo fanno. Non c’è nulla da sorridere. Canton gli mancherà. L’ha seguito nella sua carriera, l’ha seguito come una nota a margine, un post-it. Una carriera insignificante sulla scacchiera del gioco importante. Un diversivo, una debolezza. Ma anche un modo per mantenersi ancorato alla realtà. Si fa presto a scivolare nel limbo grigiastro che si cela dietro le quinte. Il complotto complotta contro di te. Sempre.
Roma scorre fredda oltre il vetro fumè. L’autista è vestito a lutto, anche se non ha messo piede nel cimitero. Scialoja si massaggia la coscia. Il dolore si acuisce quando il tempo volge al peggio. Si concede ancora un minuto di malinconia in ricordo dell’amico poi consulta l’agenda. L’ordine del giorno. Tra i vari appunti c’è la questione della morte dello scrittore di gialli da risolvere. Un altro tassello del quadro generale.
L’ascensore che lo porta nel suo studio cigola e geme. Impermeabile e ombrello gocciolano sul pavimento di linoleum. Non ci sono specchi. Come non ce ne sono all’interno dell’appartamento anonimo in cui trascorre ormai tutto il tempo, scandito da un’insonnia feroce. L’arredamento è identico a quello che ha lasciato il suo predecessore. Anche il telefono, grigio antracite, è rimasto lo stesso. Non funziona più ma è ancora lì, al fianco di un apparecchio più moderno. Attacca il trench all’appendiabiti, si siede. Un sospiro, un massaggio blando alle tempie, poi chiama.
“Hanno fatto progressi?”
La voce dall’altro capo è squillante, un accento bolognese appena accennato. “Hanno chiuso il caso.”
Scialoja, riprova a increspare le labbra. Non succede nulla. “Bene. Fategli avere le prove.”
“Ma così…”
“Il suo lavoro non è discutere.”
“Eseguirò.”
“Mi tenga aggiornato sugli sviluppi. Voglio sapere come reagiranno e cosa faranno. Poi si consideri sospeso dal servizio.”
“…”
“Non chieda spiegazioni. Faccia come le è stato detto.” Riaggancia. Quell’ultima frase non l’avrebbe mai pronunciata prima, avrebbe semplicemente tolto l’operatività all’uomo di Bologna, senza dire nulla. È il segnale che è giunto il momento di ritirarsi. Un paio di faccende da sistemare e poi basta. C’è bisogno di qualcuno più giovane, brillante e pronto. Già ma pronto a cosa? Per cosa ha lavorato negli ultimi trent’anni? Per chi? Per lo stato? Lo stato… Lo stato non esiste. Ha smesso di crederci molto tempo fa. Eppure per fare quello che fa, che ha fatto, ci vuole convinzione. No, di più: ci vuole fede. E la fede non si può spiegare. La sua fede è una fede nell’equilibrio. L’Italia è un paese in bilico. Un equilibrista sull’abisso della storia e come ogni bravo equilibrista fa credere al pubblico di non essere in pericolo. Per poterlo fare ha bisogno di persone come lui. Persone in grado di tendere la corda e mantenerla tesa senza esitazioni e in ogni circostanza. L’equilibrio non è una questione ideologica o politica. L’equilibrio sfiora la metafisica. Eppure con la metafisica non si regge nessuna corda. L’azione è l’unica via. L’antizen è la soluzione.
Lucarelli. Un ingranaggio del sistema, un ingranaggio che ruota al contrario. Come molti altri. Osservando la macchina da un’altra prospettiva però ci si accorge che per funzionare a dovere deve avere rotelle che si muovono in entrambe le direzioni.
Fornire le prove del fatto che tutta l’indagine sia andata fuori pista e che le conclusioni siano del tutto sbagliate è contribuire all’equilibrio, è far ondeggiare il cavo. Non per far cadere l’equilibrista ma per evitare che cada dall’altra parte. Lasciare il pubblico senza fiato per un istante solo per farlo sospirare di sollievo un attimo dopo. Fa tutto parte dello spettacolo, della macchina.
Prende dal cassetto le foto degli sbirri al lavoro sul caso Lucarelli. Le sfoglia e le mescola come fossero figurine. Uno di loro è il candidato inconsapevole alla sua sostituzione. Nessuno lo riterrebbe adatto, ma non lui. Sa che non accetterà mai, come il Vecchio sapeva che lui non avrebbe accettato il compito. Eppure da decenni è lì, chiuso in quell’ufficio polveroso, inchiodato alla scrivania, celato allo sguardo del mondo a lottare con la forza di gravità che trascina l’equilibrista verso il baratro.

Giallo e Nero Metropolitano

I vostri affezionati Kai Zen di quartiere saranno a Pavia, con Francesco Aloe, sabato 1° ottobre alle 18 al Sottovento in via Siro Comi 8.

Delta Blues Tour – Dal Friuli al Piemonte

More about Delta blues Continua il tour di presentazione dell’ultima fatica dei vostri Kai Zen di quartiere, Delta Blues. Mercoledì 30 alle 20:30 saremo alla Biblioteca di Pradamano (UD), nell’ambito dell’iniziativa “Incontro con l’autore” a cura della Commissione Cultura del Comune.

Domenica 3 aprile saremo ospiti alla Festa del libro al Liceo Valdese di Torre Pellice (TO), organizzata dall’Associazione Amici del Collegio con la Libreria Claudiana di Torre Pellice. Eccovi la locandina dell’evento e mi raccomando, se siete da quelle parti…



Chi ha ucciso Carlo Lucarelli?

È partito il romanzo totale di quest’anno. Lo organizzano le Officine Wort e il “protagonista” è Carlo Lucarelli. Potete trovare il primo capitolo, le regole per partecipare e tutte le informazioni del caso sul sito delle officine. Vi riportiamo sotto il prologo da cui partire a narrare…

Accasciato sulla poltroncina, la testa appena reclinata all’indietro. Gli occhi fissi su una piccola crepa del soffitto, sbarrati, in un inspiegabile attimo di paura. Sullo scrittoio, un computer in stand by. Appunti vergati a mano pieni di note e scarabocchi. Pile di libri. Una copia del Sabato Sera con un articolo dal titolo “Buon compleanno Carlo”. Indossa il solito completo nero, ma al posto delle scarpe, scomode, un paio di vecchie pantofole.
Gli uomini della scientifica, nelle tute bianche, stanno eseguendo i rilievi. Qualcuno ha annotato che la porta di casa pare chiusa dall’interno, e non vi sono tracce d’effrazione. Né, a un primo sommario esame, di violenza sul corpo.
“Magari è morto d’indigestione” pensa uno dei militari osservando un piatto vuoto in cui si notano ancora vaghe tracce di quello che sembra essere ragù. “E io me ne sto qua a fare gli straordinari.”
Qualcuno, qualcuno molto in alto, ha deciso che bisogna fugare ogni dubbio sulla morte improvvisa del più grande scrittore di noir del Paese. Uno scrittore a volte scomodo. Che sapeva rimestare nei segreti rimossi ad arte dalle coscienze e, secondo indiscrezioni di chi lo conosceva bene, intento a lavorare a un libro dal contenuto a dir poco esplosivo.
Per questo, erano tutti lì a cospargere di polveri maniglie e ripiani alla ricerca di qualche impronta. Faranno analizzare il contenuto del piatto. Violeranno i file del computer. Interrogheranno amici, vicini, conoscenti. L’obiettivo è dimostrare all’opinione pubblica che s’è trattato di un semplice quanto sfortunato malore, un accidente del caso. E ai tanti fan dello scrittore che non è un complotto, che nessuno l’ha mai voluto zittire.
In un angolo, invisibili a tutti, il sovraintendente Coliandro e l’ispettore Grazia Negro osservano la scena affatto convinti. Sono decisi ad andare fino in fondo, a scoprire la verità. È una questione personale. Anche se non sarà facile, per loro, trovare qualcuno che li aiuti.

Il lato B

More about Il lato bSe dovessi scrivere una di quelle moleste fascette che abbracciano i libri ammiccando al lettore, sfrutterei uno dei nomi più abusati degli ultimi tempi: Chuck Palahniuk. Non importa se sono anni che lo scrittore di Portland non ci regala nulla di decente, il solo suono di quel cognome evoca un certo tipo di narrazione esagerata, caustica, ironica. La fascetta de Il lato B di Alessandra Faiella (Fazi) allora potrebbe essere una cosa del genere: se Palahniuk fosse donna, se fosse italiana e la smettesse di prendere per il culo i suoi lettori, scriverebbe questo libro. Che comunque con il culo ha a che fare.
Allo stesso modo se dovessi puntare tutto sulle implicazioni sociologiche del testo della Faiella mi toccherebbe tracciare un quadro amaro della contemporaneità, delle miserie di un paese ben più che miserabile. Dovrei affrontare tematiche incandescenti quanto trite e ritrite che vanno dalla politica all’etica, dal sessismo alla videocrazia, dai puttanieri alle veline e via di questo passo verso un certo prurito malsano di metter mano al Kalashnikov. Ma siccome non ho voglia di impantanarmi e immusonirmi e siccome, come ricordo a me stesso a ogni pie’ sospinto, la realtà è quella che è e dire come dovrebbe essere (che lo si faccia con le parole o l’AK-47) è fare dell’ideologia, allora non mi resta che dire qualcosa di Katia G, l’io narrante. Bellissima, con un culo epocale, determinata e intelligente, molto intelligente e per questo non lo dimostra mai. Nell’ambiente dello spettacolo / politica per fare strada la dote in questione deve essere tenuta nascosta, soprattutto se il QI è superiore a quello di chi devi usare e ancor di più se il tuo obiettivo finale è la vetta, anzi la Vetta (in realtà una cima piuttosto bassa, ma le metafore alle volte tendono all’ossimoro) e hai fretta di raggiungerlo prima che la vecchiaia ti freghi. Un fine per cui ogni mezzo è giustificabile e sacrificabile, un fine che sa di vendetta gelida e squisita con un movente tanto intimo quanto devastante.
Per Katia, il campo base da cui intraprendere la scalata a colpi di sesso è la tv. Qualche fiction, un reality show, un programma per famiglie in prima serata. Il campo successivo è il letto di un onorevole e da lì in poi la scalata, per osare retoricamente, si fa in discesa. Il letti si moltiplicano e sono quelli di deputati e senatori che con una risma di vedette, presentatori, registi, produttori, faccendieri, stilisti, chirurghi plastici e allegra brigata varia costituisce l’esercito di personaggi che solcano trasversalmente le pagine de Il lato B. Comparse tanto improbabili quanto tristemente realistiche.
Scrittura veloce, cinica senza concessioni che mostra e non dimostra, un tocco di grottesco, una punta di sarcasmo, carambole umoristiche e un retrogusto amaro, a tratti amarissimo per un finale iperbolico. Unico punto a sfavore: a volte l’uso debordante dell’umorismo ai limiti del caricaturale rischia di disinnescare il côté critico – visibile in filigrana – del romanzo. (7/10)

Recensione pubblicata su Blow Up di settembre

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Caffé Svedese 2

T., lo ha conosciuto dopo la guerra.
Erano anni che lavorava per don S. Il vecchio gli si era affezionato in qualche modo. GB non aveva mai discusso un ordine. Eseguiva senza fiatare. La parola di don S. era legge per lui, gli aveva fatto da padre, insegnandoli molte cose, facendo di GB un uomo rispettato da tutto il quartiere. Quando aveva sedici anni gli aveva pure prestato la macchina per portare Lisa al Luna Park. Quando ne aveva diciassette gli aveva regalato una macchina per il fidanzamento ufficiale con Lisa e a diciotto quando si sposarono, gli regalò un garage per la macchina con la casa annessa. Lisa era bella e non aveva smesso mai di sorridere a GB.
Smise il giorno che GB tornò sporco di sangue fino ai denti.
Da quel momento in poi le cose cambiarono. Le gradazioni di sentimento di Lisa andarono mutando negli anni. Tenerezza per un adolescente spaventato dal mondo, amore per un ragazzo coraggioso, odio per un uomo crudele.
GB non prova sentimenti se non sterminata ammirazione per don S. amicizia per T. e amore per Lisa, nonostante tutto. Nonostante negli ultimi trent’anni le cose siano cambiate. Nonostante don S. sia sottoterra, Dio lo abbia in Gloria, e Lisa, abbia divorziato, non gli parli da tre lustri e chieda un assegno per gli alimenti sempre più alto. Il “lavoro” non manca e tutto quello che GB guadagna lo dà a Lisa. A lei però non basta mai.
GB vive in una pensione scalcinata, dorme su un letto che lo uccide di dolore a ogni risveglio e si nutre di scatolette di tonno e crackers. Ma Lisa è l’unica persona che gli abbia mai sorriso davvero. E non importa il resto.
T., lo ha conosciuto dopo la guerra. T è il fratello di HS. T. ora è morto.
La ragazza posa la tazza sul tavolo, girando il manico verso di lui. C’è qualcosa di familiare in lei. GB cerca Lisa in ogni donna che incontra… Il caffè è una galassia scura che ruota.
Non può stare lì tutto il giorno. Si decide a portare la tazza alla bocca. Prende un breve sorso. Schiocca le labbra e sente il liquido scendere amaro nella gola. Per un istante dimentica il resto e si abbandona al corroborante effetto della caffeina. Si distrae dalla vita come un contrabbandiere suomi che gusta il frutto della traversata notturna.
T. è stato un amico. Un ottimo amico.
GB e T. non hanno nulla in comune se non qualche aneddoto di guerra. Non erano nello stesso battaglione, non erano nella stessa divisione e nemmeno nella stessa parte di mondo. Uno chiama i giapponesi nip. L’altro giap.
GB, è tornato in patria da un anno, si è rimesso subito in carreggiata e ha appena finito di svolgere una commissione per don S., si sta scolando una birra in una bettola. I guai con Lisa sono andati peggiorando durante la sua assenza. Lei non rispondeva nemmeno alle sue lettere dal Pacifico. T. si siede accano a lui e attacca bottone. GB non è tipo da scambiare quattro chiacchiere, ma non importa T. parla per due. La serata passa a suon di alcol e ricordi. Qualcuno a un certo punto, a qualche tavolo di distanza se la prende con i reduci, con la guerra… alza un po’ troppo la voce. T. e GB sono sbronzi. La serata finisce male. Finisce male per i tizi a qualche tavolo di distanza.
Da quella sera ogni settimana, con la pioggia o con il sole, T. e GB vanno a scolarsi la loro sacra birra domenicale. Uno parla, l’altro ascolta.
“Com’è?”
GB si scuote dai ricordi. La ragazza del caffè M. è in piedi con il vassoio al petto davanti a lui, indica con il mento la tazza tra le sue mani. I vecchi in fondo continuano imperterriti a spostare pedine sulla scacchiera del mah-jong e GB deve andare.
“Come in Finlandia.”
Lei annuisce perplessa ma non dice nulla.
L’ultimo sorso. Una banconota sul tavolo. “Grazie. Grazie davvero.”
“Torni a trovarci”
GB sorride.
Quando HS gli ha telefonato, stava firmando un assegno per Lisa. Erano mesi che dava la caccia a HS. HS ha ucciso T. GB non sa perché sa solo che è stato lui. È stato HS a farglielo sapere con due righe di inchiostro. Don S. è morto da un pezzo (che Dio lo abbia in gloria), Lisa lo odia. L’unico legame con la vita di GB è, era T.
GB non ha mai visto in vita sua HS, T. non ne parlava mai, d’altronde nemmeno GB parlava della sua famiglia, l’unica volta che T. gli ha detto qualcosa del fratello, erano sbronzi entrambi, GB stava pisciando contro un muro e non aveva sentito quasi nulla. T. poi è scoppiato a ridere e GB per cortesia e per etilismo si è messo a ridere di riflesso senza avere capito un granché.
La voce di HS è strana. Ha aspettato che GB finisse la sua pletora di minacce e poi con tranquillità ha cominciato a parlare, intervallato per un minuto dalla voce spaventata di Lisa.
Non può fare nulla. Non ha tempo di cercare HS. Entro sera deve confessare di aver ucciso T. o Lisa è morta.
Uscito dal caffè M. ripercorre la stradina a ritroso, infila la strada principale. Il distretto di polizia è a qualche isolato. La rabbia si è trasformata in amarezza. Non gli importa di nulla. Se non di lei. Dopo tutto lei gli sorrideva davvero. Non ha possibilità di scelta. Il suo sorriso lo ripagherà di tutto.
Il quartiere è cambiato da quando era un gracile ragazzino. La casa di sua madre è un parcheggio a più piani. La libreria è un take away coreano, il ristorante di don S. è il ristorante di qualcun altro (per cui ogni tanto svolge qualche lavoretto in memoria della gestione precedente). Le strade si intersecano come sempre e se i gradini dove si sedeva da piccolo non ci sono più, il canale c’è ancora.
GB fa una piccola deviazione. Quando arriva vicino all’acqua si siede sul cemento e osserva il rivolo scorrere placido sotto il vecchio ponte di ferro arrugginito. Il sole è una sfera arancione.
In questi anni ha visto molte cose. Alcune delle quali poco piacevoli. Forse l’unica confessione da fare dovrebbe farla a sé stesso. Come avrebbero dovuto fare i finlandesi. Distarsi dalla vita per qualche sorso… rischiare la vita per distarsi da essa. Sopravvivere ai problemi. Al destino. GB ha letto da qualche parte che il destino non è altro che qualche macchia di sangue nel vuoto. Il destino… I suoi occhi rivedono il momento della sua seconda nascita. Lui è uno spettatore: poco distante da dove è seduto, un ragazzino sta strappando le palle a un altro mentre viene massacrato di botte.
GB scoppia a ridere. Il sole si inzuppa nell’oceano come un enorme plum cake. Le sue orecchie risentono le parole di T. mentre lui sta pisciando contro il muro: “… mio fratello è un fottuto eunuco… da piccolo qualcuno gli ha strizzato i coglioni talmente forte da…”