Tutta quella brava gente

Compagni, cittadini, fratelli, partigiani…

TUTTA QUELLA BRAVA GENTE è in libreria!

Da quasi un decennio riposava nel nostro cassetto un romanzo. 
Jadel e Guglielmo lo hanno cominciato quasi per gioco. Volevamo scrivere un giallo, uno di quelli classici che più classici non si può e ambientarlo a Bolzano. 

Lo hanno abbozzato, ma poi la vita li ha portati altrove, fino a quando qualche anno fa lo hanno ripescato dagli archivi. Hanno tenuto l’ambientazione, i personaggi, una parte di trama e buttato alle ortiche gran parte della classicità. Giallo è giallo, per carità, ma come al solito si sono fatti prendere la mano e gli sono scappate alcune ibridazioni selvagge. Le hanno tenute a bada, ma non è stato semplice.  

Oggi, dopo una vicenda editoriale che ha sorpreso noi per primi, quel romanzo approda finalmente in libreria per i tipi di RIzzoli. Il dinamico duo lo ha firmato con lo pseudonimo  Marco Felder. Uno nom del plume scelto quasi (quasi. eh) per caso che se no quelli del marketing si suicidavano, ma dietro quel nome da campione di slittino del Liechtenstein ci sono loro due al 100%: i vostri amichevoli : Kai Zen : di quartiere o meglio 2/4 di : Kai Zen :.

Il titolo? Già, il titolo… Quelli del marketing avevano da dire anche su quello e si sono battuti fino allo stremo per un classico titolo “un qualcosa di qualcosa”, avente presente? Be’, per una volta abbiamo lasciato che si suicidassero e abbiano optato per “Tutta quella brava gente” che riprende la citazione in esergo presa da una canzone di Nick Cave & the Bad Seeds che ci ha ispirato una parte della storia: Jubilee Street.

Se avete voglia di leggere un giallo poco ortodosso ambientato nella “ridente” cittadina di Bolzano, oggi è un buon giorno per andare in libreria.
In ottobre e novembre saremo in giro per la penisola a presentarlo: stay tuned.
PS il romanzo naturalmente è in copyleft.


All those good people down on Jubilee Street
They ought to practice what they preach
Here they are to practice what they preach
Those good people on Jubilee Street

 

Nick Cave and the Bad Seeds – From her to eternity (Mute 1983)

I Bithday party sono dietro l’angolo con tutta la loro nera umoralità. È il 1983 e il seme è stato piantato, possiamo coglierne i frutti tutt’oggi anche se il sapore è un altro. From Her to Eternity è il punto d’incontro tra il post punk, la cold wave, il rumorismo di scuola berlinese, la canzone d’autore e il blues. Il disco si apre con la cover di Avalanche, stravolta, ma non priva del pathos originale. Il pugno allo stomaco arriva da Cabin Fever; ritmica à la Neubauten, chitarre acide, basso rantolante e quella voce. L’incedere da “chain gang” introduce la maledetta Well of Misery, I Bad Seeds fanno da coro a Re inchiostro, nelle pieghe del suono si cela una marimba e sul finale compare un’armonica arrugginita. La title track è tensione pura che arrivata allo spasimo, si allenta prima della rottura, Blixa grattugia le corde, il basso di Adamson pulsa e il piano incede demente: la storia prosegue. In tutte le canzoni del disco incombe un senso d’attesa, come se qualcosa di spiacevole dovesse accadere da un momento all’altro. The Moon is in the Gutter sottolinea le doti da crooner che marcheranno sempre più le produzioni a venire dell’australiano. Saint Huck, uno dei tanti personaggi che affollano le canzoni dei Bad Seeds, in una galleria che in ogni disco ci dona i più improbabili e inquietanti, è quello più devastante, con Cave invasato e la band che delira in spirali pulsanti di suono aspro e sofferto, tra fischiettii infantili e rumore bianco. In coda il funerale ai Birthday Party: A box for black Paul. Anche se per seppellire il vecchio bastardo del tutto, ci vorranno ancora diversi album.

The Birthday Party – The Birthday Party (4AD 1983)

Tralasciando il 45 giri live “Drunks on te Pope’s blood” registrato nel novembre del 1981 e con un lato B di tutto rispetto che vede Lydia Lunch prodigarsi in un assolo di quasi venti minuti sulle note, se si possono chiamare così, di “THE AGONY IS THE ECSTASY”, lasciando stare questo dirompente mini ep live, dicevo, io avrei inserito nella lista dei cento migliori album del XX secolo il primo album dei BP, registrato tra il 1979 e l’80, dal titolo omonimo “THE BIRTHDAY PARTY”.

Perchè chi apprezza Nick Cave lo stima soprattutto per i suoi lavori iniziali con i Boys Next Door e i Birthday Party prima e come solista dopo, fino diciamo all’album Tender Prey (1988).
Il primo album dei B.P. è composto da soli cinque pezzi, pochi ma buoni.
Siamo alla fine degli anni settanta, la New Wave sta prendendo il sopravvento sul punk e i cinque ragazzoni australiani che formano la band si stanno trasferendo dalla loro terra natia a Londra, grazie ad un contratto con la 4AD, la mitica etichetta portabandiera della dark music.
Il singolo Mr. Clarinet diventa subito il brano più gettonato durante l’appuntamento radiofonico di John Peel e i giornali musicali inglesi tipo il Melody Maker, danno ampio spazio al quintetto nelle
loro recensioni definendoli “cinque anime folli che producono un suono simile a quello che darebbe vita una terza guerra mondiale combattuta dentro un bunker”.
Questo album segna decisamente un crocevia tra vari generi che di lì a poco sarebbero esplosi oppure scomparsi: è punk per quello che riguarda alcuni suoni di chitarra (The Friend Catcher) e lo stile di vita della band, è dark per le atmosfere cupe rese dai testi e dalla voce di Nick (Happy Birthday), è anche un po’ rock and roll per la costruzione melodica dei brani, penso al già citato Mr. Clarinet, e infine è sicuramente anticipatore di quel genere musicale che sarà conosciuto col nome, forse non troppo azzeccato, di electro-wave per i richiami ipnotici e la distorsione perenne della alte frequenze soprattutto a opera della tastiera e della chitarra elettrica (Release The Bats). Sicuramente un album e una Band non trascurabili.

Coccodrillo

“I feel as if I’ve swallowed silk – Or fallen in black milk.”

Rowland S. Howard (24 ottobre 1959 – 30 dicembre 2009)

Cassiel’s Song

More about La strategia dell'ArieteA distanza di quasi tre anni, “La Strategia dell’Ariete”, nonostante sia esaurito grazie al copyleft è un vero e proprio longseller anzi longdownloaded.

Direttamente dal cielo sopra Berlino arriva la recensione di Cassiel:

È bene premettere a questa recensione che il romanzo del collettivo Kai Zen risulta fuori catalogo ed esaurito da tempo. Sarebbe atto di sadismo istigare un desiderio di lettura che può essere difficilmente soddisfatto. Ma nel sito dedicato al romanzo, non solo è possibile scaricarlo gratuitamente, ma è anche possibile prelevare una serie di contenuti speciali. Tutto il loro materiale letterario, d’altronde è prodotto anche in copyleft, con licenza creative commons.

Il romanzo storico ha molteplici strade, quelle del tempo, del luogo e della destrutturazione oggettiva. Attraversa le strade della finzione e quelle della ricostruzione minuziosa. Il romanzo storico è sempre un atto soggettivo, come sempre è soggettiva l’interpretazione della Storia.

Ma quando la narrativa storica veste anche i panni del romanzo totale, le cose si complicano. Il romanzo totale è quasi sempre un’esperienza di letteratura militante, non è mai un’operazione fine a se stessa, che si caratterizza, oltre per gli elementi tipici della fiction, soprattutto per alcuni canoni specifici: rispetto della documentazione, interpretazione e manipolazione, a volte critica storico-politica.

Affidarsi alla realizzazione di un romanzo totale, vuol dire avere la consapevolezza della possibilità dello stravolgimento di tali canoni. E vuol dire, soprattutto, radicalizzare ancor più la visione soggettiva per metterla al servizio della Storia collettiva, attraverso la visione totale. Un’apparente contraddizione in termini, ma una contraddizione necessaria e viva, come appunto è la Storia: una contraddizione viva che gronda sangue e carne.

I Kai Zen, nella “Strategia dell’Ariete”, estremizzano sia l’esperienza di romanzo totale, che quella di romanzo storico, e espandono la materia narrata ben oltre le pagine di questo romanzo. Una Storia che assume se stessa e procede in tutti i lati possibili, superando i vari livelli storico-narrativi contenuti e che continua nell’immaginazione dei lettori. Non a caso i Kai Zen perseguono la totalità anche attraverso l’espansione del loro essere collettivo, con progetti letterari che coinvolgono gli stessi lettori.

“La Strategia dell’Ariete” è però, nella sua sublime “incompiutezza”, anche un romanzo compiuto con una trama e un finale, con un incedere avvolgente e avvincente. I piani di lettura sono molti e anche il più semplice è salvaguardato. Ed il facile, anche in letteratura, è difficile a farsi: scrivere letteratura popolare, conservando tutti i migliori elementi di tale genere, senza scadere nel cattivo gusto e farlo al massimo delle possibilità. “La Strategia dell’Ariete” coglie nel segno perché è tutto questo.

Romanzo Totale: non la fine…

 Sappiamo che molti di voi avrebbero preferito un finale diverso per il romanzo totale. Qualcuno, come  Vanes, lo ha detto in modo esplicito: “Ma non è un pò banale un happy end?”  Ci e  forse si chiede, e non a torto. Certo, non è un finale col botto, il classico colpo di  scena non c’è, ma se ci pensiamo bene quanti romanzi rosa – per chi ne ha letto  qualcuno – avete visto finire così? Con un colpo di mano, un capovolgimento di  fronte, con un “Ah! Sei tu il colpevole?” Il romanzo rosa, di norma, è un lento  susseguirsi e gonfiarsi di emozioni e relazioni che raggiungono la loro tensione ideale  sì, nelle ultime pagine, ma senza uno scatto finale, un’ultima corsa a perdifiato verso la meta. Il traguardo, se così si può chiamare, nel romanzo rosa si intravede già da lontano, lo sbandieratore agita il vessillo a scacchi prima che il corridore giunga alla meta, tutti lo notano, tutti lo vedono, bè quasi tutti forse, ma non è questo il punto. La wichtige Bedeutung del rosa sono le pagine prima della fine, gli intrecci amorosi per quanto superficiali e flebili, le sofferenze del cuore, il tremar di natiche di giovani fanciulle e scapoli oltraggiosi. Il romanzo rosa è rosa, questo è il punto. Se vuoi un thriller ti leggi un thriller. Alzi la mano chi ha mai sentito parlare del “Decalogo del buon scrittore di romanzi rosa”? Nessuno? Ovvio, non esiste. E a questo punto potremmo rilanciare la palla: perché proprio voi, giovani penne della rete telematica non azzardate una definizione di rosa? Che non sia statica, incasellata, ma anzi che si possa sottoporre a continue modificazioni. Insomma, passare dal romanzo totale in continua metamorfosi e con un finale aperto, al Decalogo totale, anch’esso soggetto a trasformazioni, critiche, analisi. Dal testo totale al metatesto totale. Magia di wikipedia, questo strumento virtuale che ci stiamo accorgendo sempre di più, ci facilita e ci stimola al lavoro. E magia del creative commons, senza il quale probabilmente saremmo ancora fra il primo e il secondo capitolo cercando di capire chi è titolare di quale diritto e perché. In fondo è anche questo il punto: se ognuno di noi, scrittore o lettore che sia, si attenesse al copyright così come è stato concepito in Italia, avrebbe grosse difficoltà a partecipare a questo tipo di esperimento. Perché l’editore storcerebbe il naso a sentire che un suo autore spedisce capitoli a gratis in giro per la rete e perché diciamocelo, anche molti autori non sarebbero così d’accordo sull’elargire loro capitoli a destra e a manca senza compenso alcuno. Ma se si sta alle regole delcreative commons ecco che puff! Molti paletti spariscono, di colpo ci si sente parte di qualcosa di più grande, si percepisce il reciproco stimolo a fare meglio, a creare insieme qualcosa di bello. E poi chiariamolo una volta per tutte: nell’ambito del creative commons il diritto dell’autore alla rivendicazione della paternità dell’opera non sparisce ma anzi, viene in qualche modo ampliato, ne vengono sfumati i vecchi confini. E dopo nove capitoli densi e movimentati di questo primo romanzo totale rosa, possiamo dire con sufficiente autostima che qualcosa di bello è stato creato. Certo, bisogna affinare un pò lo stile, limare qua e là, ma il germoglio ha dato i suoi frutti. Anzi, noi speriamo che il germoglio dia altri germogli e altri frutti. Avrete, con molta probabilità, colto l’invito che sottende questa ultima riflessione. No? Be’ allora saremo più espliciti. Perché non lo scrivete voi autori, scrittori, curiosi della rete, un finale, scusate il gioco di parole, alternativo  ai due alternativi proposti. Oppure, ancora meglio, se non vi va che la storia di Lord Cardigan si concluda proponete un nuovo capitolo che la continui. Anzi, spingiamoci ancora oltre; iniziatelo voi un nuovo romanzo rosa partendo da queste o da altre pagine, diffondete il virus del romanzo totale rosa nella rete, fra i vostri amici, ovunque vi sia uno spiraglio di creatività e fermento narrativo. Come disse quel capellone barbuto un pò di anni fa, “Andate e moltiplicatevi”, germi della letteratura.