Il sentiero degli dei – intervista

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Con la TAV da Bologna a Firenze a 120 km all’ora si impiegano 37 minuti. Con Wu Ming 2 a piedi da piazza Maggiore a piazza della Signoria a 5 km all’ora, 5 giorni. Pochi mesi fa usciva per Einaudi, “Altai”, il romanzo dell’autore multiplo Wu Ming che a distanza di dieci anni tornava dalle parti di “Q”, il romanzo che ha segnato una vera e propria svolta per il panorama narrativo italiano. Da un paio di giorni è in libreria “Il sentiero degli dei” (Ediciclo, 208 pp. € 17,50) a firma Wu Ming 2, nome di battaglia dietro cui si cela Giovanni Cattabriga, uno dei quattro membri del collettivo. Il libro, o forse sarebbe più corretto dire l’oggetto narrativo è un ibrido inedito che fonde felicemente in un’unica formula letteraria guida turistica, diario di viaggio, pamphlet, romanzo e reportage. La penna agile di Cattabriga segue le sue scarpe lungo il sentiero che da Bologna arriva a Firenze scavalcando gli appennini: la cosiddetta Via degli Dei. Con sguardo lucido e impietoso ma incantato e poetico al tempo stesso, lo scrittore bolognese mette le carte in tavola fin dall’esergo: ogni atto sul territorio è un atto politico.

Ho incontrato Giovanni / Wu Ming 2.

Wu Ming è molto attento oltre che alla sostanza dei propri lavori anche alla forma, ogni pubblicazione è calibrata e ponderata nei dettagli, finanche la “scelta” dell’editore. Come mai hai scelto di pubblicare con una casa editrice come Ediciclo?

Quando Enrico Brizzi (curatore della collana “A passo d’uomo” N.d.R.) mi ha proposto di scrivere un libro per Ediciclo, ho pensato che poteva essere un’ottima occasione per fare qualcosa di nuovo e rischioso. Partire dal formato “diario di viaggio con guida pratica” per poi arricchirlo con elementi romanzeschi, da un lato, e brani di inchiesta giornalistica, dall’altro. L’obiettivo era creare un amalgama tra questi elementi, senza grumi e discontinuità, ma rispettando i diversi sapori. Un progetto del genere doveva per forza partire da una casa editrice già specializzata in libri di viaggio, perché quello era il genere che intendevo forzare. Scrivendo per Einaudi, come faccio di solito, avrei finito per tenere il romanzo come punto di partenza e invece mi sembrava interessante deformare la gabbia stretta di una “guida per escursionisti”, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Gerolamo, il narratore de Il sentiero degli dei è l’alter ego di un alter ego. Un approccio insolito per una “guida turistica”, in terza persona e con afflato romanzesco….

Sono piuttosto allergico all’autobiografia diretta. Un personaggio fittizio offre sempre più libertà di manovra. Io vado per sentieri da quando so camminare, ho una mia filosofia di viaggio e non mi andava di spiattellarla in faccia al lettore. Così ho pensato di far fare il mio stesso tragitto a un uomo molto simile a me, ma con una differenza fondamentale: è la prima volta che Gerolamo tenta un’impresa del genere, con lo zaino in spalla e gli scarponi ai piedi.

Il sentiero degli dei non è (solo) una guida e ha un coté marcatamente “ecopolitico”…

Trovo che una guida non debba limitarsi a descrivere la bellezza del paesaggio. La Via degli Dei, tra Bologna e Firenze, passa per una zona di gravissime emergenze ambientali, dovute ai lavori della Tav, della Variante di Valico e di altri progetti sconsiderati. Attraversare un territorio come questo e raccontare solo storie di santi e cavalieri sarebbe una grave omissione. Come disse il grande geografo Eugenio Turri, ogni atto sul territorio è un atto politico. Chi crede di potersene andare in montagna per voltare le spalle ai dilemmi della civiltà, ha quantomeno sbagliato paese.

Prima della TAV, il percorso ferroviario tra Bologna e Firenze durava poco meno di un’ora. Con la TAV ci vogliono trentasette minuti. Venti minuti di meno valgono il costo in termini ecologici ed emotivi che gli abitanti del Mugello stanno pagando?

Tra Bologna e Firenze, in un corridoio largo venti chilometri, in mezzo alle montagne, passano due autostrade, due ferrovie nazionali, due linee locali, tre strade statali… Io sono convinto che se il territorio venisse percepito come serbatoio di storie e di vita, una linea come la TAV non sarebbe mai nata. Puntando sulla tecnologia – come ai tempi del “Pendolino” – si potevano ottenere risultati simili a un costo molto inferiore, in termini ambientali, economici, di vite umane e animali. Ma scommettere sulla tecnologia non rende abbastanza sul breve periodo, e in Italia sono i Grandi Appalti che giustificano le Grandi Opere, non viceversa. Per questo si è puntato sul cemento, sui viadotti, sugli scavi e sulle gallerie – con la scusa che un treno sotterraneo non avrebbe danneggiato le “bellezze naturali”. Ma l’ambiente è qualcosa di molto più complesso, non è una questione di estetica. Gli abitanti del Mugello, purtroppo, lo hanno capito sulla loro pelle.