IV divinazione

Siamo giunti alla penultima lettura dei tarocchi disegnati da Alberto Merlin ispirati alle quindici pietre del ‘romanzo psichico’. Il viaggio psichedelico medianico è quasi giunto al termine, il colpo di coda è in agguato. Che gli spiriti di Shirley Jackson, Helena Blavatsky, Ermete Trismegisto e Jack Kirby guidino i nostri passi in questo lucido delirio.

Ersilio Marietti entra nello studio del senatore bardato con ffp2 e guanti di lattice per portargli le lettere da firmare. Il suo segretario con la mascherina per qualche motivo lo infastidisce. Il senatore sa bene che è giusto così, in ambiente chiuso a distanza ravvicinata bisogna proteggersi, ma gli sembra una mancanza di rispetto lo stesso. Come si permette questo portaborse da quattro soldi che gli deve tutto di evitare un eventuale contagio da lui? Con tutto quello che il senatore gli ha dato, Ersilio dovrebbe essere onorato e grato di prendersi qualunque cosa lui gli passi, virus compreso. Invece questo omuncolo gli si avvicina tremebondo e inguainato come il membro di un impotente col preservativo si avvicinerebbe al ventre di una prostituta. Gli dà il voltastomaco. È per questo che ieri, prima di lasciare il suo ufficio per andare a pranzo, si è avvicinato alla scrivania vuota di Ersilio che era già in pausa, ha aperto il cassetto, ha preso lo spazzolino portatile che usa per lavarsi i denti in ufficio e ci ha sputato sopra. Così impara, quell’irriconoscente!

Mettiti pure la tua mascherina e i tuoi guanti che a te già ti ho sistemato, straccione. Pensa questo il senatore mentre firma le quattro lettere che Ersilio gli porge, e poi lo congeda con un gesto secco. È tornato a concentrarsi sul suo grande progetto: la riforma del partito. Per riguadagnare i consensi persi con la cavalcata populista del centrodestra, occorre una rifondazione profonda di strutture e uomini, occorre dare un segnale, far capire agli italiani che loro adesso sono diversi, sono nuovi, hanno nuove idee e sono pronti a buttare a mare tutto ciò che è stantio, tutto ciò che è vecchia politica. Le parole che gli italiani caricano di più di significati negativi: vecchio e politica. Deve trovare un modo per convincerli che la sua iniziativa non c’entra niente con la vecchia politica, è invece qualcosa di scattante, di sincero, di fresco. La parte difficile sta nel convincerli che una cosa del genere possa provenire da un senatore ex democristiano di settantadue anni. Ci vuole la promessa perfetta. Qualcosa che faccia impallidire tutti quei propositi meschinelli della vecchia politica. Vi portiamo in Europa, vi portiamo fuori dall’Europa, potere al popolo, un milione di posti di lavoro, cancelliamo la povertà… Niente del genere, la promessa perfetta dev’essere qualcosa di davvero personale, impossibile da ignorare, un cambio di marcia che rivoluzioni il rapporto tra istituzioni e cittadini. Magari in senso messianico, in senso apocalittico. La promessa perfetta: Votami e rimarrai vivo. Mantenerla, poi, è tutto un altro discorso, ma non importa. Le promesse in politica basta saperle fare.

Lo schermo del cellulare si illumina per un messaggio di Monica. Che però non è davvero un messaggio di Monica ma di qualcuno o qualcosa che ha hackerato il suo cellulare. È un semplice link e il senatore lo tocca col polpastrello. Il browser del suo telefono si apre sulla pagina nera di una chat-room nella quale vibra un messaggio. 

Entra. Madame ti aspetta. Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose a cui tieni. Abbi coraggio, abbi curiosità. Come potresti, altrimenti, rimanere nella Storia di questo paese, senatore?

Madame Gualbruja: Benvenuto. 

Senatore: Monica? Cosa significa?

Madame Gualbruja: Non sono Monica. Un giro di tarocchi?

Senatore: Non ho tempo da perdere.

Madame Gualbruja: Se non impari tu per primo a essere aperto verso quello che non capisci, come pretendi che gli elettori credano alla promessa che sarai proprio tu a condurli in salvo, fuori da questa valle di zombi? Mi bastano cento secondi della tua attenzione, sei pronto?

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

QUINTO ARCANO MAGGIORE. GLI ARUSPICI

V arcano. Gli Aruspici. 


Nel volo degli uccelli lo zero è uno, nelle viscere e nelle ossa lo zero è uno, nei grani del rosario, nei fondi del caffè, in questo giro di tarocchi lo zero è uno. La speranza germoglia dalla disperazione. 


Gli aruspici rovesciato. La disperazione germina dalla speranza. L’uno è zero.

Un colpo di genio. Questo hai pensato, quando hai visto quell’imbecille che assumeva un’aria compunta mentre recitava la preghiera stringendo tra pollice e indice il crocifisso della collanina che si era premurato di sfilare dalla camicia e mettere in bella vista a favore di telecamera. Nemmeno il più sfacciato bacchettone ai tempi d’oro della DC degli anni Ottanta avrebbe osato tanto senza temere di essere travolto dalle pernacchie. Invocare la protezione della Madonna contro il virus recitando l’Ave Maria… Fottuto genio. I sondaggi per ora lo danno perdente, ma tu credi che il tizio abbia istinto, credi che abbia sentito arrivare qualcosa e si stia muovendo di conseguenza, con quella sfacciataggine impunita che nemmeno i politici vecchia scuola della tua generazione hanno mai avuto. 

Tale e quale, in fondo, a quell’altro presidente d’oltreoceano che si fa fotografare con la bibbia in mano per fermare i saccheggi e le proteste contro l’omicidio dell’ennesimo nero da parte dell’ennesimo poliziotto. Con l’effetto di fare incazzare sia il capo della Polizia sia i vertici della Chiesa, ma vai a sapere cosa ne penseranno gli elettori, magari ha ragione pure lui.

Non si tratta più nemmeno di trasformismo, il voltafaccia rapido non c’entra. C’entra essere presente e chiassoso in qualunque caso. Questa politica sembra meccanica quantistica: essere le due facce contemporaneamente, bianco e nero, dentro e fuori, destra e sinistra, mistico e laico. Tutto nello stesso momento, con la moltiplicazione esponenziale dei consensi e dei contagi. Invidi questi nuovi idoli del futuro: impreparati e chiassosi, esattamente come la gente.

Be’, ho una notizia buona e una cattiva per te. Non c’è ragione di invidiarli perché verranno risucchiati nel vortice del nulla, il loro tempo è già esaurito. Il rovescio della medaglia di oggi è che si sparisce in un soffio così come si è arrivati. Ma non gioire troppo, perché la cattiva novella è che anche tutto il resto del tuo mondo, il mondo come lo conosci, ha cominciato a roteare nelle spirali sempre più strette del gorgo. E bada bene, non parlo mica di apocalisse, non peccare di egocentrismo. La tua generazione non è l’ultima, non siete più speciali di tutte quelle venute prima e delle molte altre che ancora verranno. Questa apocalisse è personale, o meglio di categoria: riguarda solo voi, che verrete spazzati via senza capire perché, anzi proprio perché non capite, mentre tutti gli altri continueranno l’aperitivo, aspettando il loro turno, e non se ne accorgeranno nemmeno.

DODICESIMO ARCANO MAGGIORE. IL SUCCEDERSI.

XII arcano. Il Succedersi 


Il tempo è solo un’illusione dovuta alla bassa entropia, è una piccola morte termica. Il mondo è tutto ciò che accade, gli istanti sono interazioni tra quanti. Il presente è un nulla prezioso, una vibrazione che non vibra, un sogno che si dissolve da afferrare con tenacia. 


Il Succedersi rovesciato. Il sogno si è dissolto. È tempo di sognare un altro sogno.

Com’è che si dice? Il pazzo è chi fa sempre le stesse cose aspettandosi di ottenere un risultato diverso. Una massima banale e imprecisa: anche lo scienziato visionario fa così, e fa bene. Pazzo, si dovrebbe dire, è chi crede che basti cambiare le condizioni esterne per arrivare a un cambiamento interiore. Se stai chiuso in casa avrai di certo più tempo per leggere, per meditare, per dedicarti alla tua famiglia, alla cura degli interessi che hai abbandonato in favore di un ritmo lavorativo troppo intenso… sì, certo.

Ne hai sentiti a pacchi di buoni propositi come questi, vero? Li hai anche formulati. E quante volte hai provato a impiegare davvero il tempo in più che il virus ci ha regalato con la quarantena per fare quello che da sempre ti lamentavi di non avere il tempo di fare? Mai. Nemmeno una volta ci hai provato. Magari hai finto di provarci, hai aperto quel libro, hai iniziato quel puzzle, telefonato a tuo figlio con l’idea di parlargli a cuore aperto, hai perfino provato con la meditazione, ma niente. Ogni volta ti bloccavi a metà, lo sguardo a galleggiare nel vuoto, la voce muta. Hai ingannato te stesso e un pochino anche il tempo, o almeno la tua percezione del tempo. Questo è il massimo risultato che hai ottenuto.

Non ti metti certo a fare quello che hai evitato di fare per tutta la vita solo perché ora hai il tempo di farlo. Se lo hai evitato per tutta la vita è perché non vuoi farlo, non ne sei capace. Non leggi perché nel profondo non te ne importa un accidente di leggere, preferisci guardare un film. Non parli davvero a tuo figlio perché da quando aveva circa dodici anni hai capito che era un debole e un incapace, e hai perso ogni interesse. Gli hai fatto avere un impiego e te lo sei levato di torno. I perdenti non ti hanno mai attratto. Il tuo progetto non è migliorare te stesso o l’ambiente che ti circonda. Il tuo progetto è rimanere, perdurare. In carica, in vita, nella memoria, nella Storia.

Il mondo attorno a te è solo quello che tu vuoi che sia, non quello che fingi di volere che sia. Le apparenze funzionano solo per gli altri.

SETTIMO ARCANO MINORE. LA TRASMISSIONE.

VII arcano. La Trasmissione.


Capri espiatori, vacche da macello, bestie da soma, cavie da laboratorio, stesse barche. Tutte le scuse sono buone per chi fa orecchie da mercante, tutti i nodi gordiani giungono al pettine per chi piange se stesso. Geni, memi e virus si trasmettono. L’elica, la rete, la corona sono solo metafore.


La Trasmissione rovesciata. Colpa e responsabilità non sono facce della stessa medaglia.

Nascondi le prove puntando il dito. Buttati in avanti per non restare indietro, mettiti alla testa di una folla e orienta la sua ira. Dài ordini contraddittori: Devi fermarti. Devi ripartire. Fermati di nuovo. Canta dal balcone per il morale, no non farlo per rispetto. Fai qualcosa. Qualsiasi cosa. Fanculo il buonsenso, roba da Novecento.

Incolpa i runner e la movida, così dimenticheranno chi ha tagliato i fondi alla sanità. Metti alla gogna l’immigrato, anche se in tavola ogni giorno mangiamo i pomodori che ha colto, da schiavo. Il trucco è sempre lo stesso e sei sempre stato bravo a eseguirlo, anche se ormai sei stanco e giocare ti interessa sempre di meno. Vorresti cancellarti dalla lavagna con un colpo di spugna e scrivere una storia nuova o anche solo parolacce contro i professori, contro il governo, contro te stesso. Ma poi finisce che tutto continua. Uguale. Perché la volontà di comando è un istinto troppo forte da combattere. È il tuo dna, la tua droga, la tua maledizione.

Quando tuo figlio ti ha presentato Monica, la sua amica maestra di yoga per alleviare i mal di schiena sempre più invadenti dell’ultimo mese prima della quarantena, eri proprio arrivato al limite, non ne potevi più, ti sembrava di impazzire a fare sempre le stesse cose, eri stanco come non era mai successo prima. Di notte sentivi un’oppressione al petto, faticavi a respirare. Poi col suo aiuto, sarà stato lo yoga, la respirazione, o i vostri abbracci rubati, la relazione clandestina che non pensavi più di avere alla tua età con una donna più giovane, sei guarito. La testa si è liberata, il respiro è tornato a scorrere e i pensieri sono andati di nuovo agli impegni di lavoro, agli incontri, gli accordi, le correnti, le pressioni. Non impari mai. Hai perfino pensato che Monica te l’avesse mandata il destino, per rimetterti in carreggiata… Be’ il destino non c’entra e non è stato lo yoga o l’attrazione per la carne giovane a scuoterti dal tuo stato di depressione, e sai perché? Perché la depressione non c’entra niente.

Rifletti un attimo. Avevi dolori alla schiena, muscolari, senso di oppressione, fame d’aria, stanchezza profonda. Ti mancava solo la febbre, dunque eri quello che si definisce asintomatico.

II divinazione

Continua la divinazione dei tarocchi disegnati da Alberto Merlin ispirati alle quindici pietre che costituiscono l’ossatura del ‘romanzo psichico’, una meditazione narrativa su questi strani giorni. Che gli spiriti di Arthur Heffter, Jospeh CampbellErwin Schrödinger e Jorge Luis Borges guidino i nostri passi.

Venghino, venghino, siore e siori, Madame Gualbruja vi attende…

In sottofondo il tormentone di Rino Gaetano cantato dal collettivo di famosi che stanno a casa gira ossessivo, mentre l’attenzione di Alberto è concentrata su tutt’altro.

Il filmato occupa un quarto dello schermo. Non è arrivato neanche a metà che ne fa partire uno nuovo. Lo manda avanti veloce, e poi un altro, e un altro. Li guarda svogliato, punta il cursore sulle anteprime dei video che l’algoritmo ha catalogato in categorie simili. Alle volte si imbatte in qualcosa di diverso, qualcosa degno della sua attenzione. Ogni tanto succede che l’intelligenza artificiale gli propini cose disgustose, talmente disgustose che non ha mai avuto il coraggio di cliccarci sopra, anche se è tentato, non l’ha mai fatto. Chissà perché? In fondo non c’è nessuno che lo guarda. Forse ha paura che quelle immagini si rivelino tutt’altro che repellenti. Eh, no per Dio, lui è un uomo tutto d’un pezzo. Come suo padre. Cosa direbbe se lo vedesse mentre si sofferma su una di quelle, quelle… cose? Una notifica di whatsapp illumina lo schermo dello smartphone. Dà una rapida occhiata, mentre sul computer il filmato continua la sua corsa verso la fine, il volume degli ansimi al minimo e comunque coperto dalle voci dei cantanti casalinghi. La porta è chiusa, nessuno entrerebbe senza bussare ma non si sa mai. 

È Wilma. Cosa vuole adesso? Lascia che la superficie del telefono torni uno specchio nero e cambia filmato. E concentrati un secondo. Dài. Aumenta il ritmo, stringe la presa, manda avanti veloce. Lo ha già visto un milione di volte, ma alla fine si ritrova sempre lì. La fibbia della cintura sbatte sul bracciolo della poltrona girevole. Stacca la mano dal mouse, strappa con foga quattro kleenex dal porta fazzoletti e si scarica appena in tempo. Chiude gli occhi, sospira con malinconia e resta così per qualche istante. Niente di che. Un’altra notifica fa vibrare lo smartphone. Butta i fazzoletti nel cestino sotto la scrivania, si sistema la patta. Prova un pizzico di vergogna e tanta noia. Finisce sempre nello stesso modo, eppure lo fa tutti i giorni. In ufficio succede poco. Se suo padre non fosse chi è, non si troverebbe lì. Uno stipendio da funzionario ministeriale per passare il tempo a farsi le seghe… C’è chi sta peggio.

Controlla il nuovo messaggio sul telefono. È un messenger inviato dal profilo Facebook di Monica e Giampiero: un invito a cena per sabato della settimana entrante, quando sarà possibile anche andare a trovare gli amici, purché si rispetti il distanziamento. Abbiamo un tavolo che con le prolunghe fa due metri, possiamo apparecchiare a distanza di sicurezza. Non è fantastico?

Certo, come no. Lui lavora per una banca d’affari, lei è istruttrice di yoga. Combo micidiale. Il loro entusiasmo gli fa sempre venire voglia di suicidarsi. Già una coppia che condivide il profilo sui social mette depressione; non parliamo di andarci a cena, con loro che ti fanno vedere per la decima volta le foto del viaggio di nozze in equilibrio su quel cazzo di ponte tibetano. Dovrà inventarsi una scusa.

Sta per chiudere la pagina e cancellare la cronologia, quando un pop up appare nell’angolo in alto a destra. Strano, dovrebbero essere disabilitati. La finestrella è nera, tre neon si accendono formando un triangolo azzurro, poi un occhio giallo al suo interno e la scritta Madame Gualbruja seguita da un disclaimer:

Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose e le persone a cui tieni. Come il tuo paparino senatore, sempre troppo preso dai suoi incarichi per badare a te. Quanto ci tieni al suo giudizio, vero? Ancora oggi, sei proprio un bambinone! Anche se te ne vergogni, sei geloso di tutto ciò che lo distrae da te. I suoi elettori, le nottate alla sede del partito, le volenterose suffragette che si scopa. Segui questo link se non vuoi che sappia cosa fai in ufficio invece di lavorare…

E Alberto lo segue.

Madame Gualbruja: Benvenuto. 

Alberto: Chi sei? Che succede?

Madame Gualbruja: Un giro di tarocchi?

Alberto: Adesso chiudo tutto e poi ti denuncio per estorsione…

Madame Gualbruja: Madame non vuole i tuoi soldi. Ti costerà solo un po’ fiducia e mi pagherai più avanti.

Alberto. Voglio proprio vedere… 

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

 

VI ARCANO MAGGIORE. IL PASTORE

VI arcano. Il Pastore

Il destino è un cerchio, un oscuro equatore. Seguire ed eseguire. La ruota gira, i figli diventano genitori, le pecore, pastori. Si affollano pulpiti già gremiti. Senza guida siamo persi. Senza perdita non ci troviamo. Padre, madre, grande fratello, grande sorella. Tutti uccidono, tutti saranno uccisi. Ogni cosa si trasforma in quello che temiamo.   

Il pastore rovesciato: adesso fai paura, spaventati anche tu.

Per metà della tua vita hai cercato tuo padre e stai passando l’altra metà a cercare di ammazzarlo. Niente di nuovo. Sei ancora un giovane uomo e non ti libererai di tutto questo fino a quando non avrai un figlio e non sarai tu, allora, quello che qualcuno sta cercando di ammazzare. La vita è un cerchio, tesoro, niente più di questo. Pendevi dalle sue labbra da bambino e hai bisogno di staccargli la testa ancora adesso. Lo hai visto far piangere tua madre e lo hai odiato, giurato di fargliela pagare. Hai provato a fargli pesare la tua indifferenza ma non se n’è mai nemmeno accorto. Adesso che è arrivato il tuo turno di far piangere le donne, non ti tiri indietro. Giochi a nascondino, ti mostri per un attimo come loro ti desiderano e poi scompari. Hai incantato Wilma così. Uomo più giovane ma così serio e responsabile, così disponibile, per nulla spaventato da una relazione matura. Dopo due settimane ti eri stancato e ti sei messo pure a giocare con la sua amica, sperando in fondo che lei lo venisse a sapere. Hai orrore di te, eppure ti piaci.

XI ARCANO MINORE. LA FUNZIONE

XI arcano. La Funzione

Riti ancestrali di un futuro passato consumati nei mercati asiatici e funzioni religiose celebrate nei mercati finanziari. Carne di pipistrello, sangue di serpente, frutti della conoscenza avvelenati. Legida della tecnica è una mela, la verità è menzogna, lo specchio è nello specchio in uno specchio nero, il comandamento è uno solo: condividi e sarai condiviso.

La funzione rovesciata: Questa frase è falsa.

Quante volte hai ascoltato l’amico di ritorno dalla vacanza esotica raccontare le prove iniziatiche affrontate per vivere fino in fondo l’esperienza? Ho mangiato il serpente, mi sono tatuato un drago in una bottega dell’angiporto di Macao. E tu pensavi che coglione, e poi hai fatto tale e quale quando è arrivato il tuo turno.

E ora si scopre che tutti questi riti nei quali ci siamo cibati della carne di animali proibiti hanno aperto il vaso di pandora del contagio… Ma aspetta, forse non è vero nemmeno questo, è il fake di un fake messo in giro da un bot per motivi che non saprai mai.

O forse sì. Questi riti ancestrali sono eucarestie primordiali, comunioni con divinità che si rivelano doppie nel loro dare e nel loro togliere. Jahvè ci ha dato la mela e ci ha cacciato dal paradiso terrestre. Il nuovo dio ha inventato la favola della zuppa di pipistrello per aggiornare i comandamenti con uno in più: condividi. La tua posizione, la tua salute, il tuo percorso. Il nuovo dio è un tossico di big data.

Ma non c’era bisogno che Dio ordinasse alla sua chiesa di condividere i propri dati, tutti quanti lo facciamo già, e allora perché? È uno stress test per vedere fino a che punto possiamo arrivare.

 

IX ARCANO MINORE. L’ORDITO

IX arcano. LOrdito

Nella valle di silicio i timori sono proibiti e i desideri sconosciuti. Nella valle di silicio ogni domanda ha una risposta, ogni anima ha un prezzo in saldo, ogni filo conduce nei recessi del labirinto, ogni zero ha il suo uno.

Lordito rovesciato: ogni risposta ha una domanda.

Quando ti hanno imposto di chiuderti, non eri preparato. Per anni ti hanno ripetuto gli stessi mantra: apriti al mondo, conosci, prova, agisci, consuma. Beviti la vita, cogli l’attimo, fallo e basta, senza pensare. Sii te stesso, basta che spendi per esserlo. In un attimo il mondo si è rovesciato. Adesso è tutto un non fare, non osare, non prenderti il rischio. Stai connesso, quello sì, ma tieniti a distanza. Consuma, se puoi, ancora sì, ma con consegna a domicilio, non farti vedere mentre lo fai, perché in tempi di crisi non sta bene. Dici a tutti dove sei, ma non farti vedere, confessa il peccatore e non il peccato. Confessati, condividi il meme e la rabbia contro il diverso, chi non sacrifica gli affari suoi all’altare della purificazione dal male.

E quando il gioco si fa idiota, si sa, gli idioti cominciano a giocare. Gli estremisti delle misure estreme, i menefreghisti perché tanto è lo stesso, i complottisti che si indignano per l’app che li traccia, che poi è solo un’altra delle tante che hanno già installato da anni sui loro smartphone.

Ma tu intanto ascolti la canzone cantata in cinquanta ognuno da casa sua, guardi la pubblicità progresso motivazionale con l’intro romantica di pianoforte, ti consoli sentendoti parte della grande assenza taumaturgica. Però attento a non postare fuori dal seminato, non allontanarti dal recinto, perché sembrano tutti buoni fino a quando non ti saltano addosso. E, a proposito, sabato vacci a cena da quei tuoi amici…

Alberto ha un sussulto. Come fa a saperlo?

I divinazione

Le quindici pietre su cui meditare narrativamente che costituiscono l’ossatura del romanzo psichico di questo tempo sospeso ci hanno indotto uno stato di trance. Con l’illustratore Alberto Merlin, che ci ha accompagnato nel cuore di tenebra del colonialismo italiano con Cronache dalla Polvere, abbiamo tentato un esperimento di metempsicosi. L’essenza delle pietre è trasmigrata in altrettanti tarocchi. A ogni carta corrisponde una pietra, un arcano. Ne gireremo tre alla volta. Li interpreteremo e faremo la nostra divinazione in chiave di racconto. Al termine di questo viaggio màntico metteremo a disposizione le carte e le interpretazioni per il download in modo che tutti possano divinare senza di noi, medium da strapazzo. Che gli spiriti di Carl Gustav Jung, Wolfgang Pauli, P.K. Dick e Albert Hofmann guidino i nostri passi.

Venghino, venghino, siore e siori, Madame Gualbruja vi attende…

 

Wilma si sveglia con un sapore metallico in bocca. Forse è stato il vino di ieri sera, tra una chiacchiera e l’altra in videochat ha finito la bottiglia, non è più abituata. O forse è il poco movimento, o entrambe le cose.

Soles occidere et redire possunt / nobis cum semel occidit brevis lux / nox est perpetua una dormienda. Dall’altra stanza le giunge la voce un poco petulante di Filippo, che non rende onore ai versi di Catullo. Suo figlio è già sveglio davanti al portatile per la lezione di latino, che oggi doveva essere alla prima ora. Lo sente sempre più distante, da un po’ di tempo a questa parte, ma a sedici anni è normale, no?

Si trascina in bagno e poi in cucina a preparare la moka. Sul balcone opposto al suo, la vicina stende un pigiama osceno. Ieri l’ha vista rientrare in compagnia di un tizio che non aveva mai visto prima. Alla faccia delle norme di sicurezza.

Mentre aspetta che esca il caffè, scorre distrattamente i messaggi al cellulare e le prime mail della giornata e intanto ripensa alla discussione di ieri sera. Senza quasi che se ne accorgesse, le chiacchiere hanno preso una piega strana. Parlavano di uomini, in maniera scherzosa le sembrava, eppure c’era una vibrazione, un non detto, fino a quella frase di Olga: Tanto Alberto l’ha capito che le cose leggere non ti interessano.

Che cavolo ne sa Olga di quello che ha capito Alberto di lei? Ne ha parlato con lui? Non le risulta che Alberto si confidi con Olga, eppure quella battuta non sembrava buttata così tanto per dire. Avrebbe dovuto chiederle subito, però così alla sprovvista non le è venuto, non ci ha dato peso. Ma adesso, snebbiata la mente dall’alcol, prova fastidio.

Nella casella ci sono tre email, il suo ex marito che le chiede di pazientare un’altra settimana per l’assegno, figurarsi. Dovrà bussare per l’ennesima volta a denari a sua madre. Una prospettiva che non la rende felice. La seconda mail è la conferma del pagamento semestrale dell’abbonamento a Netflix, la terza è uno di quei messaggi ricattatori che fingono di averti hackerato la videocamera e minacciano di diffondere video di te che ti masturbi davanti a Pornhub. Lo manda una tale Madame Gualbruja. Wilma però non usa Pornhub, quindi è abbastanza sicura che siano scemenze… A guardar meglio, questa mail ha qualcosa di insolito. Madame Gualbruja non chiede soldi o bitcoin e in realtà non minaccia nemmeno. L’inizio del messaggio è accattivante.

Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose e le persone a cui tieni. L’indolente sedicenne che vive confinato nella sua stanza mentre tu leggi questo messaggio in cucina. I problemi di mantenimento che ti dà il tuo ex. E poi conosco Alberto e so perché finge di non essere interessato a te.

Vuoi capire se è l’uomo che aspettavi? Segui questo link…

Come diavolo fa a sapere tutte queste cose? Non ha nemmeno finito di porsi questa domanda che ha già cliccato sul link.

Viene trasferita in una chat room dallo sfondo nero. Il cursore lampeggia davanti al nome di Madame Gualbruja e poi si mette in movimento, spinto dalle parole.

Madame Gualbruja: Sei venuta, alla fine. 

Wilma: Chi sei?

Madame Gualbruja: Sei di certo più interessata a scoprire chi sei tu. Un giro di tarocchi?

Wilma: Quanto mi costa?

Madame Gualbruja: Ti costerà fiducia, ma mi pagherai più avanti.

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

Madame procede a interpretare le immagini che si sono disposte longitudinalmente, dall’alto in basso. Le sue parole si allungano e vorticano come una spirale silenziosa e ipnotica sul video.

PRIMO TAROCCO. ARCANO MAGGIORE: IL BUEN RETIRO

XIII arcano. Il buen retiro.

Il ritiro dal mondo. Il mondo che si ritira, l’oggetto si sottrae al soggetto, entrambi diventano ectoplasmi. L’apocalisse è immanente. La natura fa il suo corso, la vecchiaia torna debole, la giovinezza forte. Delfini nei fiumi, polpi giganti nei canali, cervi nei parchi cittadini, persone imbambolate davanti al flusso di in-coscienza, allo streaming of non-consciousness. In clausura si scruta nell’abisso.

Il Buen retiro rovesciato: l’abisso scruta noi.

Era quasi scontato che uscisse per prima questa carta: la tua forzata clausura, innanzitutto. Ma quanto è davvero forzata, in effetti? Non hai la sensazione sottile che qualcuno, qualcosa, ti avesse già preparato a tutto questo? In fondo, a parte i primi giorni di scoramento e angoscia, a poco a poco ti sei tranquillizzata, tesoro. In fondo ci sono le consegne a domicilio, ci sono i social, c’è Netflix. Hai pure più tempo per pulire la casa… È cambiato davvero così tanto?

#iorestoacasa #andràtuttobene Pensa una cosa per volta e solo al presente. Non va meglio, così? Del resto ti eri già abituata a farlo da un po’ e un oblio confortante ti accompagna da tempo, un distacco graduale dalle ansie del mondo. Prova a pensare all’ultimo commento in rete che hai fatto, all’ultimo like che hai messo a una foto, pensa a quella foto e prova a ricordare dov’eri quando ci hai cliccato su, cosa c’era attorno a te nel mondo reale. Ti viene in mente? No, vero? Niente. Ecco…

SECONDO TAROCCO. ARCANO MAGGIORE:  IL SICOFANTE

VIII arcano. Il Sicofante.

Gli occhi sono le spie dell’anima. Scrutano, guardano, osservano. Sono cattivi, sono buoni, fingono di non vedere, sono favorevoli o sfavorevoli. La sclera di porcellana, la pupilla di onice, l’iride prosciugato. Quelli della mente sono ciechi, quelli alle finestre sono attenti. La piscopolizia vigila. Se vedi qualcosa, di’ qualcosa.

Il Sicofante rovesciato: occhio per occhio, dente per dente.

Ora, dopo mesi di clausura, devi riabituarti a uscire, con le dovute cautele. Metti la mascherina anche quando non serve, meglio abbondare, perché siamo un popolo di indisciplinati e bisogna dare un segnale forte, vigilare su noi stessi, vigilare sul nostro vicino. Ti sorprendi a interessarti degli altri molto più di prima. Adesso che ti è chiaro che dal loro comportamento dipende la tua sorte, che alle loro cattive abitudini è appesa la tua salute, che dal loro rispetto discende la tua sicurezza, ora sì che ti interessano. Avevi mai fatto caso a come si veste la tua dirimpettaia, a che ora rientra la sera e con chi? Be’, adesso sì. Perché adesso conta, soprattutto adesso, che dopo settimane e mesi in casa, riprendi timidamente a mettere il naso fuori. E la prima cosa che fai quando esci è prendere la macchina. Con la mascherina.

TERZO TAROCCO. ARCANO MINORE: L’APPAGAMENTO. ROVESCIATO.

I arcano. L’Appagamento 

La dopamina ronza elettrica, i neuroni sono filamenti al tungsteno di lampadine impazzite. Un like, una scossa, un commento un bagliore, un retweet una scarica. Non basta. Piccole overdosi a incandescenza. Voltaggio troppo debole per fulminare, troppo forte per fermarsi. Sei anni di vita davanti allo schermo, sei anni di vita a scrollare, sei anni di vita a capo chino.

L’Appagamento rovesciato: la crisi d’astinenza, il fallimento di sistema. Errore 404.

Hai proposto a tuo figlio di uscire con te. Guanti, mascherina e un bel giro in auto per vedere finalmente un pezzetto di mondo, dopo tanto tempo. Ma lui si è mostrato indifferente, anzi, quasi infastidito. Troppo sbattimento, mamma, i dispositivi di protezione personale, il distanziamento da mantenere, il caldo. No, io resto qui, tanto è uguale. Ma sei sicuro? Sì ma’ tranquilla, io sto a posto.

Curioso come i giovani, che rischiano meno, siano i primi ad autorecludersi, si chiudono nelle loro stanze, si chiudono in se stessi, coccolati dal silenzio delle istituzioni che non si ricordano mai di loro nei decreti ministeriali. Mentre i vecchi, ben più esposti ai rovesci dell’esistenza, scalpitano per avere spazio e stare ancora in prima fila. Sono i vecchi, del resto, il motore economico del paese, è grazie alle loro pensioni che i giovani stanno a galla. È a causa delle loro pensioni che ai giovani è negata qualunque altra cosa che non sia stare a galla. Lo scontro generazionale rimane sotto la traccia della pigra convenienza.

Ma che cazzo dice questa?, pensa Wilma. Eppure con un brivido di inquietudine si rende conto che non una parola, tra quelle che Madame ha detto, è andata fuori bersaglio. Parla della situazione in generale, certo, cose che sanno tutti, ma anche di lei, del suo intimo.

Madame Gualbruja: Passiamo ad altre tre carte, adesso. Sono sicura che Alberto non si farà attendere…

 

Divinazioni

Tutti pronti per la fase 2? Non vi azzardate a rispondere “siamo nati pronti”, la battuta è troppo vecchia. Pronti o no, abbiamo deciso di dare un seguito al discorso avviato con lo scorso post. Giusto un’illusione di compiutezza in questo strano tempo dispari.

Il nostro compagno di avventure Alberto Merlin si è fatto ispirare dalle nostre quindici pietre e ha disegnato quindici meravigliosi, perturbanti, acidissimi tarocchi. Così abbiamo pensato di sottoporveli tre alla volta, come dei cartomanti cialtroni, e farne la divinazione. Una divinazione un po’ narrativa, visto che il lupo perde il pelo ma non il vizio…

I primi tre arcani verranno rivelati domani a mezzogiorno.