Viaggio al termine della notte che bruciammo Chrome

Venghino, siore e siori venghino! Madame Gualbruja e i : Kai Zen : vi attendono!

Nello stesso giro di carte, offriamo una lettura di tarocchi gratis per tutti e un viaggio nel laboratorio di scrittura più bislacco del mondo. Si parte da 15 riflessioni sulla nostra misera condizione umana, le si mettono all’origine dell’atto narrativo, si prosegue col suo divenire racconto e si finisce nel cuore dell’anima. Oppure al manicomio. Girate la carta e Madame vi dirà chi siete, cosa fate, cosa volete e cosa desiderate!  Madame sa tutto di voi prima di voi!

Seguite il coniglio bianco oltre lo specchio nero:

> Le 15 pietre del romanzo psichico.

>> La I divinazione.

>>> La II divinazione.

>>>> La III divinazione.

>>>>> La IV divinazione.

>>>>>> La V divinazione.

III divinazione

Prosegue il nostro percorso tra le nebbie mistiche della cartomanzia grazie ai tarocchi disegnati da Alberto Merlin ispirati alle quindici pietre del ‘romanzo psichico’. Che gli spiriti di William Burroughs, H.P. Lovecraft, Erwin Schrödinger e Hedy Lamarr guidino i nostri passi e ci ricordino sempre che il mestiere di ciarlatano è vietato…

Aria, sole, una brezza leggera. Lo yoga in terrazzo l’ha salvata, durante i giorni della clausura. Pensava di impazzire. Ha fatto di tutto, sfregato le maniglie delle finestre e delle porte con la crema specifica un milione di volte, battuto i tappeti, tolto il calcare dai rubinetti a colpi d’aceto, passato l’aspirapolvere sotto i divani, pulito i paralume con la vaporiera, che manco Irina lo fa. 

Irina… Lei non ha paura. Stando a quanto dice sarebbe venuta lo stesso a pulire casa una volta a settimana. Cosa non farebbe per cinquanta euro quella ficcanaso… Pulire pulisce bene, paralumi a parte, ma quanto chiacchiera. Durante il cambio d’armadi poi è insopportabile. E lì c’è poco da fare, se si vuole che tiri fuori gli abiti estivi giusti e metta via quelli invernali come Dio comanda bisogna starle dietro. Annuire, ribattere. E intanto quella chiacchiera, chiacchiera. Della Russia, del borsh, dei cetriolini, delle altre signore dove va a fare le pulizie, dei loro figli e parenti, della fattucchiera a cui si rivolge ogni volta che torna a Saratov. Le chiede sempre anche della sua generosa datrice di lavoro italiana, e ogni volta, nel riferire le sue predizioni, prospetta grandi cambiamenti, purché si accenda una candela alla Madonna. Quella ortodossa, intende. 

Non lo ha mai fatto. E chi vuole cambiare? Meglio di così… Forse la casa, ecco sì, forse potevano comprarne una in collina. Non ha mai pensato di andarsene dal centro, prima. Insomma, scendi e ti fai l’aperitivo, scendi e incontri qualcuno, scendi e compri quello che ti va, scendi e c’è gente, movimento, stimoli. O meglio c’erano, prima del lockdown. Poi silenzio, vuoto. Vecchi. Tatuati con cane. Qualche pazzo che nonostante tutto se ne andava a correre in strada: è stata anche tentata di chiamare la polizia, poi il karma l’ha fermata in qualche modo… E quell’altra matta di Irina? Ma stai buona, va’. Non è il caso che la babushka le porti il virus in casa. Tanto mica muore di fame. Con tutto quello che avrà messo da parte… Quasi quasi ci andrebbe lei a fare le pulizie… quasi però. 

E ora che tutto sembra tornato alla normalità, c’è già troppo casino. Ieri è uscita per la prima volta con Giampiero, suo marito, a camminare al parco e ha scoperto che non ne sentiva affatto la mancanza. Il vantaggio di avere un terrazzo spazioso e ben orientato. Quanto a Giampiero, in queste settimane di isolamento ne ha avuto abbastanza. Lo ama, certo, ma amare ventiquattr’ore su ventiquattro stanca, soprattutto quando non è possibile prendersi una pausa.

Gironzolare comunque è stato piacevole. Hanno incontrato per caso Filippo, il figlio della Wilma. Loro si sono sbracciati come due naufraghi al passaggio di un piroscafo, felici oltre ogni razionalità di aver incontrato uno che prima del lockdown mai avrebbero cagato neanche di striscio, ma si sa la quarantena ha reso tutti migliori. Il ragazzo, un sedicenne sottile come un insetto stecco, ha fatto appena un cenno e si è voltato dall’altra parte: l’imbarazzo stranito degli adolescenti perplessi e riluttanti quando incrociano il mondo degli adulti.

Prova di nuovo a concentrarsi sul respiro, ma il rumore degli autobus, delle macchine e di quei stramaledetti motorini non dà pace. E l’aria puzza. Come Irina, che ha abbracciato per cortesia, ma sapeva di cipolle. Ora è lì che sfrega il pavimento. Il paralume non lo guarda nemmeno. Figurarsi. Dice che le hanno dato lo sfratto, nel frattempo, e che sta pensando di tornare in Russia. Non fa altro che lamentarsi. Niente, non riesce a concentrarsi. In casa c’è lei che passa l’aspirapolvere, in terrazzo il frastuono è insopportabile. Così è impossibile mantenere tutte le sane abitudini che ha preso. Farà stasera. Ma la sera non è lo stesso. Si appoggia al parapetto e si rigira il cellulare tra le mani. Scrolla Facebook. Un paio di video divertenti sul virus. Passa a Instagram. Che invidia lo yoga nel prato di Katia e quella stronza di Jessica già in spiaggia. E lei lì, tra i tetti della città. Sfiora il cuore, è tentata di mandare qualche emoticon, giusto per dire: ehi, ci sono anch’io… No. Non se lo meritano. Passa oltre.

L’immagine di una scritta al neon in un triangolo attira la sua attenzione. Non è nulla di che. Ma quel nome… Madame Gualbruja… Dove lo ha già sentito? Non era la sensitiva russa? Oppure no… Segue il link per inerzia. L’aspirapolvere, uno scooter con la marmitta tonante, un elicottero. Prende un bel respiro. Sente i polmoni bruciare. Che palle il centro. Vorrebbe tanto vivere in collina. Si vuole sempre qualcos’altro. È comodo non sentirsi a posto perché manca qualcosa. Lo schermo dello smartphone è tutto nero. Un occhio luminoso ammicca al centro. 

Entra. Madame ti aspetta. Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose e le persone a cui tieni. Com’è stato ieri uscire di nuovo con tuo marito, mentre in tasca ti vibrava il cellulare per i messaggi di quell’altro? Com’è che diceva? Ah, ecco, Mi manca il tuo odore…

Madame Gualbruja: Benvenuta. 

Monica: Come facevi a sapere…

Madame Gualbruja: Un giro di tarocchi?

Monica: Se è un ricatto…

Madame Gualbruja: Per carità, cosa vuoi che mi importi dei tuoi affari di letto? Era solo per avere cento secondi della tua attenzione, non chiedo altro.

Monica: Ma cosa significa?

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

SECONDO ARCANO MINORE. LE COLONIE

II arcano. Le Colonie.

Tutti lo possono aprire, ma nessuno lo sa chiudere. Se il guscio è incrinato, l’essenza ribolle e, goccia a goccia, l’anima si svuoterà. Il vaso di Pandora è grande e fragile come un pianeta. Insediarsi nel vuoto, colonizzare città fantasma, invadere un immaginario, cominciare una storia. La ruota gira fino a fermarsi.

Le colonie rovesciato: Sul fondo c’è la speranza.

La realtà cola giù dai ghiacciai, si squaglia al calore del tuo benessere, gronda dai muri dei palazzi nell’indifferenza del tuo sguardo. La realtà è un cubetto di ghiaccio in fondo al bicchiere dopo che hai scolato l’ultima goccia di mojito. Puoi metterlo in bocca ma il sapore del rum se n’è già andato e non fa altro che bruciarti la lingua.

Cosa rimane della tua vita quando quasi tutto ciò che è vero l’ha abbandonata? Ti sei mai chiesta chi diavolo può mai farsi infinocchiare da quei messaggi spam che promettono guadagni pazzeschi in pochi giorni senza sforzo e direttamente con pochi clic dal tuo computer? C’è davvero gente che ci casca? Certo che c’è, il mondo è grande, e nessun esperimento di ingegneria sociale è troppo stupido per non trovare le sue docili cavie volontarie. Cosa le spinge? Il rifiuto della realtà, del suo dolore, della sua fatica, dell’ovvia constatazione che non può esistere guadagno senza fatica, vantaggio senza prezzo, vittoria senza sconfitta. Da nessuna parte, tranne che in un sogno. Un sogno che abbiamo imparato a sognare a comando.

Però chi sogna dorme, e chi dorme non piglia pesci, diceva mia nonna. L’uomo si crede tanto furbo perché è l’unica forma vivente ad avere modellato il suo habitat a misura dei suoi desideri, invece di adattarsi come tutti gli altri animali o come le piante. Ma c’è un limite alla pazienza della natura, c’è un limite a quanta realtà puoi farti sciogliere addosso prima che ti spazzi via. Col prossimo virus, col prossimo tornado, col prossimo asteroide, o semplicemente con la prossima depressione. 

Avremmo dovuto pensarci prima, prima delle rivoluzioni agricola e industriale, prima di Gutenberg, del vapore, dell’elettricità, del nucleare e prima, ben prima dell’opulenza e della noia. 

Peccato.

QUATTORDICESIMO ARCANO MAGGIORE. IL VUOTO SPINTO

XIV arcano. Il Vuoto Spinto.

R-esistere è inutile. Nuotare come pesci rossi nell’inconscio collettivo, dimenticare e farsi dimenticare in un mare di ricordi tutti uguali. Credersi speciali. Arrendere il carbonio al silicio. Rinunciare a sé e abbracciare il vuoto artificiale per cogliere l’attimo di un autoscatto.

Il vuoto spinto rovesciato. Solo alle sorgenti del vuoto puoi incontrare te stesso.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei sentita soddisfatta? Dico davvero soddisfatta, sentirsi completa senza avvertire alcuna pesantezza. Non come dopo una sontuosa cena vegetariana di cui non sei riuscita a tracciare ogni alimento, non come dopo due ore di morbide confidenze con l’amica preferita, ma su Zoom non di persona. Intendo quando ti rendi conto di essere nel posto giusto al momento giusto e fai qualcosa che solo tu riesci a fare in quel modo, una cosa per la quale l’universo ti è grato. Allora, te la ricordi l’ultima volta che hai provato questa leggerezza?

Non barare, non prendere tempo a cercare sull’agenda del telefono, perché quello è parte del problema, lo sai? Non sei davvero viva se devi chiedere a un sistema operativo di ricordarti quando è successo e come è successo che sei stata bene con te stessa e col mondo, non funziona così. Tu credi in Dio, tesoro, o credi solo nello yoga? Qualche anno fa mi avresti risposto che lo yoga ti avvicina a Dio, il dio che c’è in te, in ognuno di noi, ma poi lo yoga per te oggi è poco più che un lavoro e un buon metodo per respirare, per distaccarti, per evitare dolori: la magia, la capacità di concentrazione assoluta che una volta ti faceva credere di poter piegare il destino col solo pensiero se n’è andata. Come per tutte le altre cose. 

Ora per vedere Dio sembra che devi chiedere a una macchina, che ti indichi dove sta, come avere a che fare con lui. La cosa buffa è che lei, la macchina, Dio lo vede davvero ma ha rinunciato a mostrartelo perché sa che non lo riconosceresti. Le macchine cominciano a snobbarci. Le macchine cominciano davvero a saperne più di noi.

QUARTO ARCANO MINORE. LA SFERA PUBBLICA

IV arcano. La Sfera Pubblica 

Mente annebbiata in corpo avvelenato. Scommettere sul cavallo vincente anche quando è zoppo. Giocare a poker solo con il morto. Tra il giusto e il facile, scegliere il facilissimo. Scaricare il barile. Sempre. La miglior difesa è l’attacco, per il profitto non c’è antidoto, il progresso non si può fermare.

La sfera pubblica rovesciato. Il miglior attacco non è la difesa.

Te lo dico io quando è stata l’ultima volta, se proprio non riesci a ricordare. Ti sentivi piena in senso letterale perché credevi di esserlo, gravida, avevi un ritardo e ti eri convinta di provare anche la nausea mattutina. Quando la lineetta del test è rimasta uguale a prima, anche se ci avevi pisciato sopra, ti sei invece sgonfiata come un palloncino. E poi i mesi che passavano inutilmente e la trafila dai medici, degli esperti fino al responso finale. Avete provato con l’eterologa, ma al terzo tentativo a vuoto tuo marito ha detto che evidentemente doveva andare così. Non lo facevi così fatalista, ma forse il fatto di dover sganciare settemila euro a botta avrà avuto il suo peso. Questione di universo non allineato.

Ti sei rassegnata, alla fine, come tutti, in fondo che alternativa avevi? Ci sono altre gioie nella vita, c’è il lavoro, ci sono gli amici, l’avventura, il cogliere il maledetto attimo prima che sia troppo tardi. Non facciamo altro che questo ogni giorno della nostra vita, non è vero? Cogliere attimi, renderli unici, eterni, belli ingabbiati nei nostri selfie. Quattro, cinque attimi al giorno, trentacinque a settimana, 1825 attimi eterni e unici all’anno, te li sei goduti fino in fondo. Poi li riguardi dopo un mese e nemmeno li distingui.

Forse per questo ogni tanto ti concedi una cosa pazza, fuori dagli schemi, come con quel tuo cliente, il senatore, che poi è il papà di Alberto. Lezione singola per i suoi problemi posturali, anziano sì, ma ancora un bell’uomo ed eravate così vicini… Sembra strano ripensarci ora, anche se nell’ultima Zoom, quando ti ha chiesto di toglierti il top per un momento, tu hai sorriso e hai colto l’attimo.

II divinazione

Continua la divinazione dei tarocchi disegnati da Alberto Merlin ispirati alle quindici pietre che costituiscono l’ossatura del ‘romanzo psichico’, una meditazione narrativa su questi strani giorni. Che gli spiriti di Arthur Heffter, Jospeh CampbellErwin Schrödinger e Jorge Luis Borges guidino i nostri passi.

Venghino, venghino, siore e siori, Madame Gualbruja vi attende…

In sottofondo il tormentone di Rino Gaetano cantato dal collettivo di famosi che stanno a casa gira ossessivo, mentre l’attenzione di Alberto è concentrata su tutt’altro.

Il filmato occupa un quarto dello schermo. Non è arrivato neanche a metà che ne fa partire uno nuovo. Lo manda avanti veloce, e poi un altro, e un altro. Li guarda svogliato, punta il cursore sulle anteprime dei video che l’algoritmo ha catalogato in categorie simili. Alle volte si imbatte in qualcosa di diverso, qualcosa degno della sua attenzione. Ogni tanto succede che l’intelligenza artificiale gli propini cose disgustose, talmente disgustose che non ha mai avuto il coraggio di cliccarci sopra, anche se è tentato, non l’ha mai fatto. Chissà perché? In fondo non c’è nessuno che lo guarda. Forse ha paura che quelle immagini si rivelino tutt’altro che repellenti. Eh, no per Dio, lui è un uomo tutto d’un pezzo. Come suo padre. Cosa direbbe se lo vedesse mentre si sofferma su una di quelle, quelle… cose? Una notifica di whatsapp illumina lo schermo dello smartphone. Dà una rapida occhiata, mentre sul computer il filmato continua la sua corsa verso la fine, il volume degli ansimi al minimo e comunque coperto dalle voci dei cantanti casalinghi. La porta è chiusa, nessuno entrerebbe senza bussare ma non si sa mai. 

È Wilma. Cosa vuole adesso? Lascia che la superficie del telefono torni uno specchio nero e cambia filmato. E concentrati un secondo. Dài. Aumenta il ritmo, stringe la presa, manda avanti veloce. Lo ha già visto un milione di volte, ma alla fine si ritrova sempre lì. La fibbia della cintura sbatte sul bracciolo della poltrona girevole. Stacca la mano dal mouse, strappa con foga quattro kleenex dal porta fazzoletti e si scarica appena in tempo. Chiude gli occhi, sospira con malinconia e resta così per qualche istante. Niente di che. Un’altra notifica fa vibrare lo smartphone. Butta i fazzoletti nel cestino sotto la scrivania, si sistema la patta. Prova un pizzico di vergogna e tanta noia. Finisce sempre nello stesso modo, eppure lo fa tutti i giorni. In ufficio succede poco. Se suo padre non fosse chi è, non si troverebbe lì. Uno stipendio da funzionario ministeriale per passare il tempo a farsi le seghe… C’è chi sta peggio.

Controlla il nuovo messaggio sul telefono. È un messenger inviato dal profilo Facebook di Monica e Giampiero: un invito a cena per sabato della settimana entrante, quando sarà possibile anche andare a trovare gli amici, purché si rispetti il distanziamento. Abbiamo un tavolo che con le prolunghe fa due metri, possiamo apparecchiare a distanza di sicurezza. Non è fantastico?

Certo, come no. Lui lavora per una banca d’affari, lei è istruttrice di yoga. Combo micidiale. Il loro entusiasmo gli fa sempre venire voglia di suicidarsi. Già una coppia che condivide il profilo sui social mette depressione; non parliamo di andarci a cena, con loro che ti fanno vedere per la decima volta le foto del viaggio di nozze in equilibrio su quel cazzo di ponte tibetano. Dovrà inventarsi una scusa.

Sta per chiudere la pagina e cancellare la cronologia, quando un pop up appare nell’angolo in alto a destra. Strano, dovrebbero essere disabilitati. La finestrella è nera, tre neon si accendono formando un triangolo azzurro, poi un occhio giallo al suo interno e la scritta Madame Gualbruja seguita da un disclaimer:

Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose e le persone a cui tieni. Come il tuo paparino senatore, sempre troppo preso dai suoi incarichi per badare a te. Quanto ci tieni al suo giudizio, vero? Ancora oggi, sei proprio un bambinone! Anche se te ne vergogni, sei geloso di tutto ciò che lo distrae da te. I suoi elettori, le nottate alla sede del partito, le volenterose suffragette che si scopa. Segui questo link se non vuoi che sappia cosa fai in ufficio invece di lavorare…

E Alberto lo segue.

Madame Gualbruja: Benvenuto. 

Alberto: Chi sei? Che succede?

Madame Gualbruja: Un giro di tarocchi?

Alberto: Adesso chiudo tutto e poi ti denuncio per estorsione…

Madame Gualbruja: Madame non vuole i tuoi soldi. Ti costerà solo un po’ fiducia e mi pagherai più avanti.

Alberto. Voglio proprio vedere… 

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

 

VI ARCANO MAGGIORE. IL PASTORE

VI arcano. Il Pastore

Il destino è un cerchio, un oscuro equatore. Seguire ed eseguire. La ruota gira, i figli diventano genitori, le pecore, pastori. Si affollano pulpiti già gremiti. Senza guida siamo persi. Senza perdita non ci troviamo. Padre, madre, grande fratello, grande sorella. Tutti uccidono, tutti saranno uccisi. Ogni cosa si trasforma in quello che temiamo.   

Il pastore rovesciato: adesso fai paura, spaventati anche tu.

Per metà della tua vita hai cercato tuo padre e stai passando l’altra metà a cercare di ammazzarlo. Niente di nuovo. Sei ancora un giovane uomo e non ti libererai di tutto questo fino a quando non avrai un figlio e non sarai tu, allora, quello che qualcuno sta cercando di ammazzare. La vita è un cerchio, tesoro, niente più di questo. Pendevi dalle sue labbra da bambino e hai bisogno di staccargli la testa ancora adesso. Lo hai visto far piangere tua madre e lo hai odiato, giurato di fargliela pagare. Hai provato a fargli pesare la tua indifferenza ma non se n’è mai nemmeno accorto. Adesso che è arrivato il tuo turno di far piangere le donne, non ti tiri indietro. Giochi a nascondino, ti mostri per un attimo come loro ti desiderano e poi scompari. Hai incantato Wilma così. Uomo più giovane ma così serio e responsabile, così disponibile, per nulla spaventato da una relazione matura. Dopo due settimane ti eri stancato e ti sei messo pure a giocare con la sua amica, sperando in fondo che lei lo venisse a sapere. Hai orrore di te, eppure ti piaci.

XI ARCANO MINORE. LA FUNZIONE

XI arcano. La Funzione

Riti ancestrali di un futuro passato consumati nei mercati asiatici e funzioni religiose celebrate nei mercati finanziari. Carne di pipistrello, sangue di serpente, frutti della conoscenza avvelenati. Legida della tecnica è una mela, la verità è menzogna, lo specchio è nello specchio in uno specchio nero, il comandamento è uno solo: condividi e sarai condiviso.

La funzione rovesciata: Questa frase è falsa.

Quante volte hai ascoltato l’amico di ritorno dalla vacanza esotica raccontare le prove iniziatiche affrontate per vivere fino in fondo l’esperienza? Ho mangiato il serpente, mi sono tatuato un drago in una bottega dell’angiporto di Macao. E tu pensavi che coglione, e poi hai fatto tale e quale quando è arrivato il tuo turno.

E ora si scopre che tutti questi riti nei quali ci siamo cibati della carne di animali proibiti hanno aperto il vaso di pandora del contagio… Ma aspetta, forse non è vero nemmeno questo, è il fake di un fake messo in giro da un bot per motivi che non saprai mai.

O forse sì. Questi riti ancestrali sono eucarestie primordiali, comunioni con divinità che si rivelano doppie nel loro dare e nel loro togliere. Jahvè ci ha dato la mela e ci ha cacciato dal paradiso terrestre. Il nuovo dio ha inventato la favola della zuppa di pipistrello per aggiornare i comandamenti con uno in più: condividi. La tua posizione, la tua salute, il tuo percorso. Il nuovo dio è un tossico di big data.

Ma non c’era bisogno che Dio ordinasse alla sua chiesa di condividere i propri dati, tutti quanti lo facciamo già, e allora perché? È uno stress test per vedere fino a che punto possiamo arrivare.

 

IX ARCANO MINORE. L’ORDITO

IX arcano. LOrdito

Nella valle di silicio i timori sono proibiti e i desideri sconosciuti. Nella valle di silicio ogni domanda ha una risposta, ogni anima ha un prezzo in saldo, ogni filo conduce nei recessi del labirinto, ogni zero ha il suo uno.

Lordito rovesciato: ogni risposta ha una domanda.

Quando ti hanno imposto di chiuderti, non eri preparato. Per anni ti hanno ripetuto gli stessi mantra: apriti al mondo, conosci, prova, agisci, consuma. Beviti la vita, cogli l’attimo, fallo e basta, senza pensare. Sii te stesso, basta che spendi per esserlo. In un attimo il mondo si è rovesciato. Adesso è tutto un non fare, non osare, non prenderti il rischio. Stai connesso, quello sì, ma tieniti a distanza. Consuma, se puoi, ancora sì, ma con consegna a domicilio, non farti vedere mentre lo fai, perché in tempi di crisi non sta bene. Dici a tutti dove sei, ma non farti vedere, confessa il peccatore e non il peccato. Confessati, condividi il meme e la rabbia contro il diverso, chi non sacrifica gli affari suoi all’altare della purificazione dal male.

E quando il gioco si fa idiota, si sa, gli idioti cominciano a giocare. Gli estremisti delle misure estreme, i menefreghisti perché tanto è lo stesso, i complottisti che si indignano per l’app che li traccia, che poi è solo un’altra delle tante che hanno già installato da anni sui loro smartphone.

Ma tu intanto ascolti la canzone cantata in cinquanta ognuno da casa sua, guardi la pubblicità progresso motivazionale con l’intro romantica di pianoforte, ti consoli sentendoti parte della grande assenza taumaturgica. Però attento a non postare fuori dal seminato, non allontanarti dal recinto, perché sembrano tutti buoni fino a quando non ti saltano addosso. E, a proposito, sabato vacci a cena da quei tuoi amici…

Alberto ha un sussulto. Come fa a saperlo?

I divinazione

Le quindici pietre su cui meditare narrativamente che costituiscono l’ossatura del romanzo psichico di questo tempo sospeso ci hanno indotto uno stato di trance. Con l’illustratore Alberto Merlin, che ci ha accompagnato nel cuore di tenebra del colonialismo italiano con Cronache dalla Polvere, abbiamo tentato un esperimento di metempsicosi. L’essenza delle pietre è trasmigrata in altrettanti tarocchi. A ogni carta corrisponde una pietra, un arcano. Ne gireremo tre alla volta. Li interpreteremo e faremo la nostra divinazione in chiave di racconto. Al termine di questo viaggio màntico metteremo a disposizione le carte e le interpretazioni per il download in modo che tutti possano divinare senza di noi, medium da strapazzo. Che gli spiriti di Carl Gustav Jung, Wolfgang Pauli, P.K. Dick e Albert Hofmann guidino i nostri passi.

Venghino, venghino, siore e siori, Madame Gualbruja vi attende…

 

Wilma si sveglia con un sapore metallico in bocca. Forse è stato il vino di ieri sera, tra una chiacchiera e l’altra in videochat ha finito la bottiglia, non è più abituata. O forse è il poco movimento, o entrambe le cose.

Soles occidere et redire possunt / nobis cum semel occidit brevis lux / nox est perpetua una dormienda. Dall’altra stanza le giunge la voce un poco petulante di Filippo, che non rende onore ai versi di Catullo. Suo figlio è già sveglio davanti al portatile per la lezione di latino, che oggi doveva essere alla prima ora. Lo sente sempre più distante, da un po’ di tempo a questa parte, ma a sedici anni è normale, no?

Si trascina in bagno e poi in cucina a preparare la moka. Sul balcone opposto al suo, la vicina stende un pigiama osceno. Ieri l’ha vista rientrare in compagnia di un tizio che non aveva mai visto prima. Alla faccia delle norme di sicurezza.

Mentre aspetta che esca il caffè, scorre distrattamente i messaggi al cellulare e le prime mail della giornata e intanto ripensa alla discussione di ieri sera. Senza quasi che se ne accorgesse, le chiacchiere hanno preso una piega strana. Parlavano di uomini, in maniera scherzosa le sembrava, eppure c’era una vibrazione, un non detto, fino a quella frase di Olga: Tanto Alberto l’ha capito che le cose leggere non ti interessano.

Che cavolo ne sa Olga di quello che ha capito Alberto di lei? Ne ha parlato con lui? Non le risulta che Alberto si confidi con Olga, eppure quella battuta non sembrava buttata così tanto per dire. Avrebbe dovuto chiederle subito, però così alla sprovvista non le è venuto, non ci ha dato peso. Ma adesso, snebbiata la mente dall’alcol, prova fastidio.

Nella casella ci sono tre email, il suo ex marito che le chiede di pazientare un’altra settimana per l’assegno, figurarsi. Dovrà bussare per l’ennesima volta a denari a sua madre. Una prospettiva che non la rende felice. La seconda mail è la conferma del pagamento semestrale dell’abbonamento a Netflix, la terza è uno di quei messaggi ricattatori che fingono di averti hackerato la videocamera e minacciano di diffondere video di te che ti masturbi davanti a Pornhub. Lo manda una tale Madame Gualbruja. Wilma però non usa Pornhub, quindi è abbastanza sicura che siano scemenze… A guardar meglio, questa mail ha qualcosa di insolito. Madame Gualbruja non chiede soldi o bitcoin e in realtà non minaccia nemmeno. L’inizio del messaggio è accattivante.

Fai attenzione a queste parole: tu non mi conosci, ma io conosco te e conosco meglio di te le cose e le persone a cui tieni. L’indolente sedicenne che vive confinato nella sua stanza mentre tu leggi questo messaggio in cucina. I problemi di mantenimento che ti dà il tuo ex. E poi conosco Alberto e so perché finge di non essere interessato a te.

Vuoi capire se è l’uomo che aspettavi? Segui questo link…

Come diavolo fa a sapere tutte queste cose? Non ha nemmeno finito di porsi questa domanda che ha già cliccato sul link.

Viene trasferita in una chat room dallo sfondo nero. Il cursore lampeggia davanti al nome di Madame Gualbruja e poi si mette in movimento, spinto dalle parole.

Madame Gualbruja: Sei venuta, alla fine. 

Wilma: Chi sei?

Madame Gualbruja: Sei di certo più interessata a scoprire chi sei tu. Un giro di tarocchi?

Wilma: Quanto mi costa?

Madame Gualbruja: Ti costerà fiducia, ma mi pagherai più avanti.

Da un punto in alto a destra, una dietro l’altra volteggiano tre carte fino al centro dello schermo.

Madame Gualbruja: Ecco i primi tre tarocchi per la divinazione.

Madame procede a interpretare le immagini che si sono disposte longitudinalmente, dall’alto in basso. Le sue parole si allungano e vorticano come una spirale silenziosa e ipnotica sul video.

PRIMO TAROCCO. ARCANO MAGGIORE: IL BUEN RETIRO

XIII arcano. Il buen retiro.

Il ritiro dal mondo. Il mondo che si ritira, l’oggetto si sottrae al soggetto, entrambi diventano ectoplasmi. L’apocalisse è immanente. La natura fa il suo corso, la vecchiaia torna debole, la giovinezza forte. Delfini nei fiumi, polpi giganti nei canali, cervi nei parchi cittadini, persone imbambolate davanti al flusso di in-coscienza, allo streaming of non-consciousness. In clausura si scruta nell’abisso.

Il Buen retiro rovesciato: l’abisso scruta noi.

Era quasi scontato che uscisse per prima questa carta: la tua forzata clausura, innanzitutto. Ma quanto è davvero forzata, in effetti? Non hai la sensazione sottile che qualcuno, qualcosa, ti avesse già preparato a tutto questo? In fondo, a parte i primi giorni di scoramento e angoscia, a poco a poco ti sei tranquillizzata, tesoro. In fondo ci sono le consegne a domicilio, ci sono i social, c’è Netflix. Hai pure più tempo per pulire la casa… È cambiato davvero così tanto?

#iorestoacasa #andràtuttobene Pensa una cosa per volta e solo al presente. Non va meglio, così? Del resto ti eri già abituata a farlo da un po’ e un oblio confortante ti accompagna da tempo, un distacco graduale dalle ansie del mondo. Prova a pensare all’ultimo commento in rete che hai fatto, all’ultimo like che hai messo a una foto, pensa a quella foto e prova a ricordare dov’eri quando ci hai cliccato su, cosa c’era attorno a te nel mondo reale. Ti viene in mente? No, vero? Niente. Ecco…

SECONDO TAROCCO. ARCANO MAGGIORE:  IL SICOFANTE

VIII arcano. Il Sicofante.

Gli occhi sono le spie dell’anima. Scrutano, guardano, osservano. Sono cattivi, sono buoni, fingono di non vedere, sono favorevoli o sfavorevoli. La sclera di porcellana, la pupilla di onice, l’iride prosciugato. Quelli della mente sono ciechi, quelli alle finestre sono attenti. La piscopolizia vigila. Se vedi qualcosa, di’ qualcosa.

Il Sicofante rovesciato: occhio per occhio, dente per dente.

Ora, dopo mesi di clausura, devi riabituarti a uscire, con le dovute cautele. Metti la mascherina anche quando non serve, meglio abbondare, perché siamo un popolo di indisciplinati e bisogna dare un segnale forte, vigilare su noi stessi, vigilare sul nostro vicino. Ti sorprendi a interessarti degli altri molto più di prima. Adesso che ti è chiaro che dal loro comportamento dipende la tua sorte, che alle loro cattive abitudini è appesa la tua salute, che dal loro rispetto discende la tua sicurezza, ora sì che ti interessano. Avevi mai fatto caso a come si veste la tua dirimpettaia, a che ora rientra la sera e con chi? Be’, adesso sì. Perché adesso conta, soprattutto adesso, che dopo settimane e mesi in casa, riprendi timidamente a mettere il naso fuori. E la prima cosa che fai quando esci è prendere la macchina. Con la mascherina.

TERZO TAROCCO. ARCANO MINORE: L’APPAGAMENTO. ROVESCIATO.

I arcano. L’Appagamento 

La dopamina ronza elettrica, i neuroni sono filamenti al tungsteno di lampadine impazzite. Un like, una scossa, un commento un bagliore, un retweet una scarica. Non basta. Piccole overdosi a incandescenza. Voltaggio troppo debole per fulminare, troppo forte per fermarsi. Sei anni di vita davanti allo schermo, sei anni di vita a scrollare, sei anni di vita a capo chino.

L’Appagamento rovesciato: la crisi d’astinenza, il fallimento di sistema. Errore 404.

Hai proposto a tuo figlio di uscire con te. Guanti, mascherina e un bel giro in auto per vedere finalmente un pezzetto di mondo, dopo tanto tempo. Ma lui si è mostrato indifferente, anzi, quasi infastidito. Troppo sbattimento, mamma, i dispositivi di protezione personale, il distanziamento da mantenere, il caldo. No, io resto qui, tanto è uguale. Ma sei sicuro? Sì ma’ tranquilla, io sto a posto.

Curioso come i giovani, che rischiano meno, siano i primi ad autorecludersi, si chiudono nelle loro stanze, si chiudono in se stessi, coccolati dal silenzio delle istituzioni che non si ricordano mai di loro nei decreti ministeriali. Mentre i vecchi, ben più esposti ai rovesci dell’esistenza, scalpitano per avere spazio e stare ancora in prima fila. Sono i vecchi, del resto, il motore economico del paese, è grazie alle loro pensioni che i giovani stanno a galla. È a causa delle loro pensioni che ai giovani è negata qualunque altra cosa che non sia stare a galla. Lo scontro generazionale rimane sotto la traccia della pigra convenienza.

Ma che cazzo dice questa?, pensa Wilma. Eppure con un brivido di inquietudine si rende conto che non una parola, tra quelle che Madame ha detto, è andata fuori bersaglio. Parla della situazione in generale, certo, cose che sanno tutti, ma anche di lei, del suo intimo.

Madame Gualbruja: Passiamo ad altre tre carte, adesso. Sono sicura che Alberto non si farà attendere…