Come assassinare la finanza

Bene. Perlomeno ora è ormai chiaro a tutti che gran parte della merda nella quale stiamo sguazzando da tempo (da molto prima dell’inizio della ‘crisi globale’, in verità, è che nessuno sembrava accorgersene)  proviene dritta dritta da quel letamaio disgustoso che è il mondo della finanza. E qui devo dire che, sì, gli italiani al solito si distinguono nel settore per spiccata furberia o mafiosità, ma sono stati in primis i nostri simpatici amici anglosassoni e nordeuropei ad aver sodomizzato l’economia reale a favore – o meglio, a godimento – dell’economia finanziaria. Continua a leggere

Benedizione e burocrazia

Un giovedì di inizio dicembre, ore 19:00 circa.  A casa Truck Driver suona il campanello… chi sarà mai? 🙂 Da noi di norma si cena come le galline – cioè come gli olandesi: a quell’ora eravamo già quasi al dessert (che non c’era, per la cronaca). La piccola camionista di due anni e quattro mesi – punta di diamante dell’assetto familiare – spinge coi piedi il seggiolino lontano dal tavolo, facendolo scivolare all’indietro, e si offre di andare ad aprire: vuole prendere a schiaffi chiunque le si trovi davanti, come abitudine. Qualis Pater, talis filia. Ma la mia signorina, cameriera in un highway restaurant eccetera eccetera, la precede, intimandole la buona educazione con il prossimo.

Io sorrido: che mamma politicamente corretta… bello dare alle nostre figlie entrambi gli estremi della scala dei comportamenti, penso. Da una parte la mamma e la buona educazione, dall’altra la mia persona. In mezzo, ogni atteggiamento scorretto possibile. Così i bambini possono valutare, capire, imparare meglio. Mi sbaglio forse? Ma comunque ignoro il campanello e l’interruzione della cena e continuo ad affondare gambi di sedano verde su pozze melmose di bianco gorgonzola, come se nulla fosse. Check your head dei Beastie Boys in sottofondo: gran disco. Ignoro ma sbircio di sbilenco: il nostro appartamento è un semplice 80 metri calpestabili, lungo i quali si trovò per suo sfortuna il volto dell’agente immobiliare che voleva fregarci sulle metrature. Ops, calpestato. Mi scusi.

Un prete. Uh, che bello! Che ci farà mai da queste parti? Destino 🙂 Ci sarà da divertirsi. Adoooro sabotare i quadretti tradizionali, le scene madri della vita sociale. Per esempio, l’altro giorno per strada mi ha fermato davanti a un banchetto un tipo un pò strano, di quelli mezzi tossici recuperati per la raccolta firme dai furboni di San Patrignano e compagnia bella:

“Ciao, scusa vuoi firmare contro la droga?”

“E perchè mai? Io sono a favore.”

Si è volatilizzato in un attimo: non ero il suo cliente tipo. Il prete sull’uscio di casa invece pareva più simpatico, nonostante la professione. Sorridevo. Intingevo sedano e ascoltavo la mia signorina colloquiare con lui, la piccola ribelle da un lato e l’ambasciatrice delle Winz rosavestita dall’altro.

“Buonasera signora, ciao belle bimbe! Indovinate per cosa ho suonato il vostro campanello?”

Un quiz. Andiamo bene…

“Ehm… regalate talari?” Spiritosa la mia signorina.

“No, dispensiamo benedizioni natalizie.”

Nel frattempo montano decine di  Chi è? Chi è? a voce sempre più alta da parte delle bimbe, tipico di quando hai di fronte uno sconosciuto. La mia signorina guarda l’orologio, poi guarda il calendario appeso di fianco all’ingresso, poi il prete. “Natale? Ma è il 4 novembre.”

Il prete, serafico, come se tutto il mondo gli chiedesse la stessa cosa in quei giorni. “Ho 18.000 nominativi da visitare, in elenco. Non posso farcela se non comincio presto.”

Le bimbe: Chi è? Chi è? La mia signorina: “Capisco, ma non è presto benedire adesso per Natale? Non diventa tutto un pò troppo burocratico?”

Il prete sfoggia il suo migliore sorriso chi se ne frega, la vuoi la benedizione o no?

Non resisto. Mollo il gambo di sedano e mi avvicino furtivo. Il mio faccione spunta all’improvviso da dietro la parete, alla destra del religioso, che ha un sussulto. “E se da qui a Natale la casa si infesta di nuovo? Può succedere.”

Le bimbe: Chi è? Chi è? Il prete ci sta: “Potrebbe succedere anche dal 20 dicembre al giorno di Natale…”

“Esatto. A che serve allora la benedizione? La casa non rimane comunque immacolata per il natale…”

“Figliolo, il Signore benedice ogni casa dei suoi fedeli, la prepara al Santo Natale, porta nel focolare familiar…”

“Torno alla zola, mi scusi. La lascio alle mie collaboratrici.” Chi è? Chi è? Mamma, chi è? Chiedono le bimbe, Devo controllarmi. Devo starne fuori. è un suo diritto benedire quello che gli pare. Devo comportarmi bene. Devo devo devo.

La mia signorina al prete. “Non è colpa sua, lo so, ma forse le benedizioni dovrebbero essere meno burocratiche… non trova?”

“Lei dice? È una bellissima tradizione, invece. Le interessa? Benediciamo?”

“No, grazie. Magari l’anno prossimo.” Chi è? Chi è? Chiedono le bimbe.

“Facciamola anche dopo la Befana, se è più comodo. Di solito pecchiamo più in gennaio e febbraio, in famiglia.” Dico sarcastico a voce alta, dal tavolo dove sono tornato a sedermi.

La mia signorina mi fulmina con lo sguardo. Le bimbe la imitano, magicamente uscite dal loop della domanda non risposta: papà! Non riesco proprio a starmene zitto…

Nel frattempo, il prete è sceso dal pianerottolo. Ha già sprecato troppo tempo. Ci sono 18.000 pratiche di benedizione natalizia da sbrigare.

Stranezze italiche all’alba degli anni 10

Sono rientrato da poco da un nuovo soggiorno in terra olandese: il pane integrale a cassetta mi esce dagli occhi, in tutta onestà, anche se ammetto che la regolarità intestinale con quel tipo di alimento è garantita. Ma non è certo questo l’argomento appropriato per ricominciare i tanto amati post della serie ‘vista dal basso’ (che sarei io), e comunque non si può dire che l’Italia non faccia cagare per altri aspetti…

Ci sono nella nostra quotidianità stranezze tutte italiche a renderci la vita più difficile, curiosi cimeli di un tempo dominato dalla burocrazia che fu, dimenticati o ricordati con simpatia altrove. Stranezze giustificabili oggi con molta difficoltà, se non con il mancato buon senso (o cattivo senso, o peggio ancora malafede) di chi ha ricoperto e ricopre posizioni di potere, decisionali, e non le vuole affrontare e risolvere. Prendiamone qualcuna a caso:

-Raccomandate. Per qualsiasi operazione uno voglia o debba fare riguardo a un contratto telefonico, un ricorso alla Commissione Tributaria o una questione condominiale, la prassi italica, ammuffita e maleodorante di naftalina come si ritrova ad essere, in piena epoca di posta elettronica, documenti pdf, posta celere e quant’altro, richiede ancora la spedizione da parte del povero cittadino – magari già truffato e incazzato nero – di una raccomandata con ricevuta di ritorno, al costo di almeno 3/4 euro. Perchè? A quale fine? Per attestare la ricezione di un documento? La posta elettronica la garantisce già, e anche il fax, addirittura l’sms. Posso capire che, per questioni strettamente legali, alcuni tipi di documenti debbano avere una ‘protezione’ speciale, ma che un poveraccio scontento di Fastweb o multato per errore da un’Autorità debba spendere ulteriori 5 euro per far valere le sue ragioni è una pratica talmente ingiustificabile da scivolare nel subdolo. All’estero ci ridono dietro per la barzelletta delle raccomandate. Forse sarebbe ora che tutti noi consumatori ci ribellassimo, mandassimo e-mail con avviso di ricezione e di lettura al posto di costose raccomandate e tenessimo questi documenti come prova, per mostrarli ad un eventuale Giudice nel caso la questione finisse per vie legali. Voglio vedere in base a quale principio giuridico l’Agenzia delle Entrate – per esempio – si giustificherebbe per non aver considerato un fax ricevuto in modo corretto o un messaggio e-mail ricevuto e aperto. Se ci fossero problemi organizzativi e di smistamento da parte loro, il problema non riguarda il cittadino, non trovate? Io comincerei a voltare pagina licenziando in tronco almeno il 70% dei dirigenti in carica nel nostro paese, nei settori pubblici o privati ma di interesse pubblico: con ogni evidenza a tutto oggi non hanno fatto bene il loro lavoro, tempo di lasciare spazio agli altri.

-Marche da bollo. Queste sconosciute… Cosa sono? A cosa servono, se non a rimpinguare le casse dello Stato e rendere i conti di fine anno appena meno apocalittici? Sulla base di quale principio devo pagare una marca da bollo? Il documento che sto rinnovando l’ho già pagato la prima volta, se non vado errato, questo appunto è un RINNOVO. Oppure, quest’altro modulo ammuffito e maleodorante richiesto per una banalissima iscrizione perchè non va bene in carta semplice? Cosa rende la carta bollata differente? Non riesco a capire… Siamo una nazione di soli tabaccai e burocrati, per cui capirei l’interesse a mantenere in vita certi residui pre-bellici, o una nazione di cittadini che preferirebbero non farsi fregare, oltre che dal privato anche dal settore pubblico? E non datemi del leghista, in Veneto fanno esattamente come a Matera: appiccicano sui documenti le Marche da bollo. Qui si tratta di evoluzione, di tempo che passa. Sono già finiti gli anni zero, in un attimo, quando ci accorgeremo di essere nel 2000? Tra una ventina d’anni?

-Commissioni per operazioni varie. Potrei esplodere di rabbia a riguardo. Tutto è informatizzato oggi, per prima cosa i mezzi di pagamento: l’hanno voluto loro, i capi del mondo, ci hanno bombardato nel cervello con ‘la carta di credito’ dagli anni ’80 in poi, hanno automatizzato tutto e tagliato posti di lavoro, hanno detto che saremmo stati avvantaggiati dalla moneta virtuale e più felici. E poi ci chiedono 3,50 euro per fare un singolo bonifico? Forse non ho capito bene… 3.50 euro per schiacciare un ‘Invio’? Inoltre negli ultimi anni, grazie a qualche gruppo di capitale straniero entrato a fatica nei nostri settori bancari, assicurativi ecc… sono comparse come per magia le operazioni gratuite, i bonifici a costo zero, i prelievi a costo zero da qualsiasi sportello di qualsiasi banca, la gestione dei conti in autonomia attraverso internet e via dicendo. Detto in altre parole, chi ti fa ancora pagare un bonifico o un prelievo ti sta rubando i soldi. Nè più e nè meno. Ruberia. Istituzionalizzata. Un’altra insopportabile stranezza italica.

rosario e coerenza

Immagine di Quasi quasi mi sbattezzoGli italiani sono cattolici, lo sanno anche i sassi. La percentuale di cittadini che si definiscono cattolici nel nostro paese è circa il 90%, un numero molto elevato rispetto agli altri paesi europei. Nulla da dire, la fede è fede, ma è troppo chiedere di essere cattolici E coerenti? O non cattolici e coerenti? Quando, tempo fa, parlando di figli con altri genitori (cosa che evito come la peste, se posso. Già ti succhiano amorevolmente il sangue da mattina a sera – i bimbi intendo – ci manca poi che parli solo di loro anche nei centesimi di secondo liberi…), ho riferito distratto che le mie figlie non sono battezzate, di contro ho ricevuto una fila di occhi sgranati addosso. Eppure non mi trovavo in sagrestia, o luoghi simili. Subito dopo, forse anche a causa della mia espressione sorridente e naif, sono stato mitragliato di domande frenetiche: ‘ma si può?’ ‘ma i tuoi non dicono niente?’ ‘ma se poi dio esiste veramente?’ Okay, l’ultima domanda non l’hanno fatta veramente, ma le altre sì! Ora, mi rendo conto che invecchiando e avvicinandoci sempre più al rintocco della nostra ora, si perda tutti la spavalderia di una volta e si cominci a pensare che, quasi quasi, nell’incertezza, accendendo una candela qui e facendo una preghierina lì, magari un posto in paradiso ce lo prendiamo pure. Il che spiega perchè la percentuale italiana di cattolici si eleva a quasi il 97% tra gli over 65. Ci può stare. Lungi da me fare l’intransigente sdegnato, e poi chissà quante volte ho cambiato idea io… Ma non credete, amici cattolici non coerenti, che lassù qualcuno se ne accorga se non avete condotto un’esistenza propriamente religiosa? Immagino dio sia diverso dal fisco, per esempio, e gli studi di settore là siano molto più precisi e meno contestabili. E le multe salate. Anche perchè l’organizzazione da quelle parti pare sia di tipo gerarchico e ben poco democratico. Non pensate che, a quel punto, forse sarebbe più apprezzata l’attitudine positiva alle cose del mondo – aiutare chi è in difficoltà, accettare il diverso, non fare del male, ecc.. – piuttosto che l’aver svolto un compitino formale con la testa altrove?
Vorrei capire perchè se un italiano non crede non si cancella dalla lista dei credenti. Anzi no, una risposta per questa domanda ce l’ho già, ed è un’altra domanda: perchè fare qualcosa? Tempo, energia e magari anche soldi sprecati. Mi sta bene, in qualche modo, o meglio posso capire il ragionamento. Il non ragionamento. Ma allora perchè se un italiano non crede continua a fare le cose da cattolico, tipo sposarsi in chiesa, andare a messa, farsi il segno della croce? Non che mi interessi davvero la risposta ma è un fenomeno curioso, che forse in parte si spiega con la cara vecchia storia della furbizia italica. Dell’abilità nel sotterfugio. Dell’apparire distinto dall’essere.

Ricapitoliamo, l’Italia è cattolica ma ben poco osservante. Se non è per il motivo di cui sopra – la speranza che nei cieli la burocrazia sia simile a quella dell’agenzia delle entrate – allora possiamo ipotizzare:
– che nell’incertezza sull’esistenza di dio, sia esso cattolico, ebreo, musulmano, buddista o altro, meglio essere iscritti ALMENO a una delle liste piuttosto che essere fuori del tutto. Si presume quindi che la ‘portabilità’ religiosa, sulla scorta degli contratti telefonici, sia più comoda e conveniente rispetto alla disdetta o alla scelta del campo neutro. Può essere. Ma bisogna anche considerare che a volte per la dottrina è meglio un foglio bianco che uno già scritto, sul quale bisogna tracciare grosse righe diagonali. Ogni maestra lo confermerebbe. Influenzerebbe in modo negativo la commissione giudicante. Pensateci.
– che la tradizione è più importante del pensiero libero. Se non si crede a una cosa, ma a papà fa piacere di sì perchè deluderlo? Molto probabilmente neanche papà ci crede davvero, per cui facciamo ‘sto gesto e sbrighiamoci che inizia il moto GP, per favore. Che sarà mai? Il problema è che se nel nostro paese alle soglie del 2010 la tradizione è sempre più importante delle idee, beh… si spiegano molte cose, tra cui il fatto che stiamo cadendo a pezzi.
– che la fede è un concetto da prendere ‘a grandi linee’, non in modo metodico e rigoroso, ma semplicemente esserne ispirati nella vita di tutti i giorni. Mi piace questa possibilità. Ma stride con la rigidità di certi atteggiamenti cattolici, o forse potrebbe essere reale se a capo della chiesa ci fosse gente di un certo tipo, penso al grande Tettamanzi, cardinale da queste parti, a Carlo Maria Martini, sempre di qui, e a tanti preti di provincia o di città. Gente che bada al sodo, per cui essere cattolici è sinomimo di essere disponibili, tolleranti, aperti e generosi. Vivere in armonia con la natura e con la gente, non solo applicare in modo rigoroso delle procedure. Ma non è così, anzi l’immagine di oggi della chiesa cattolica è di un’istituzione rigida e poco tollerante, diciamo vagamente fuori dal tempo (per rimanere carini).
Dunque la mia proposta concreta è: italiani cattolici, praticate. Iscrivete i figli a catechismo, fate impartire loro la dottrina, fategli fare la comunione, la cresima e quant’altro. Confessatevi e andate a messa ogni domenica (sarebbe meglio più spesso, credo, ma voglio essere di manica larga), sposatevi in chiesa, NON divorziate, NON fate sesso prima del matrimonio, NON usate contraccettivi. E voi ecclesiastici rinunciate al sesso, per favore. Festeggiate degnamente la domenica, il natale, la pasqua ecc… Insomma, praticate. Praticate tutti, praticate sempre, innanzitutto e soprattutto. Sono sicuro che in questo modo salverete la vostra anima. E noi che non possiamo farlo perlomeno ci ritroveremo la statale per Lecco senza la solita fila perenne e qualche centimetro in più a disposizione sulla spiaggetta di Lierna, la domenica. A ognuno il suo paradiso.