Settanta

More about SettantaQuesta sera da Modo Infoshop a Bologna, il vostro affezionato Kai Zen di quartiere J incontra Simone Sarasso per una furibonda chiacchierata sulla sua ultima fatica (quasi 700 pagine mica pizza e fichi).

Settanta un libro di Simone Sarasso (Marsilio): Una furibonda cavalcata attraverso gli anni di piombo. Dopo Confine di Stato, il secondo volume della “Trilogia sporca dell’Italia” Italia, anni settanta: il decennio più buio e violento della storia repubblicana raccontato attraverso le voci di uno stragista, di un ladro, di un magistrato e di un attore di successo. Andrea Sterling, il fiore all’occhiello dei servizi deviati, ha un piano. Ettore Brivido, l’enfant prodige della mala milanese, è pronto a fare il salto di qualità. Domenico Incatenato, giovane giudice del Sud, sgobba per fare carriera tra Roma e Milano. Nando Gatti è l’astro nascente del poliziottesco all’italiana e prende sul serio il proprio lavoro. Le loro vite s’intrecciano mentre il paese va a fuoco: nelle piazze e nelle fabbriche ribolle la rivolta, le Brigate Rosse sfidano il potere costituito e la strategia della tensione continua a mietere vittime civili. «Un noir sorprendente, messo in pagina con una prosa incalzante e martellata… raccontato con la potenza di una realtà più forte dell’invenzione» Irene Bignardi, La Repubblica «Imperdibile. La prima parte di una trilogia scatenata, complottistica e dichiaratamente ispirata alle strategie di scrittura di James Ellroy» Giancarlo De Cataldo, Hot «Con un abile congegno narrativo Sarasso conduce il lettore in un viaggio irato e tempestoso, illuminato da squarci improvvisi, attraverso gli anni più difficili della nostra storia recente» Giorgio Boatti, Il Manifesto «Un affresco potente del nostro paese a partire dal dopoguerra… Un lavoro ambizioso che ha alcuni modelli espliciti (uno su tutti American Tabloid di James Ellroy) e un’originalità che conforta scoprire in un quasi trentenne» Pietro Cheli, Diario «Piazza Fontana, 1969. Simone Sarasso sarebbe nato undici anni dopo. Eppure questo libro sembra scritto da chi c’era. Anzi, forse ha in più il vantaggio del distacco» Dario Olivero, Repubblica.it Simone Sarasso, classe ’78, scrive storie nere per la narrativa, i fumetti, il cinema e la TV. Vive a Novara, e nel (poco) tempo libero fa l’educatore in una scuola elementare. Ha pubblicato racconti in diverse antologie e collabora con alcune riviste («Carmilla», «Milano Nera Web Press», «Satisfiction», «Hot»). Settanta è il secondo capitolo di una trilogia noir sui misteri e le trame della Storia d’Italia dal dopoguerra a Tangentopoli. Il primo volume, Confine di Stato (2007, finalista al Premio Scerbanenco-La Stampa 2007), è edito da Marsilio. Nell’autunno 2009, sempre per Marsilio, uscirà la graphic novel United We Stand, realizzata con Daniele Rudoni. Il suo blog  è confinedistato.blogspot

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MODO infoshop, – via Mascarella 24/b e 26/a – Bologna

SS’sS, Simone Sarasso’s Settanta (Intervista)

More about Settanta

Simone Sarasso torna in libreria in questi giorni con Settanta (Marsilio, pp. 693 € 21,50 ), poderoso secondo volume della trilogia sporca dedicata alla storia di questo paese, il cui titolo si riferisce naturalmente al decennio più oscuro di tutta la stagione repubblicana.
Laddove il primo capitolo, Confine di Stato era rutilante, “fumettoso” e marcatamente debitore di James Ellroy, Settanta è più denso, articolato e guarda a Romanzo Criminale di De Cataldo. Lo stile di Sarasso è sempre cinematico e frizzante, come nel lavoro precedente, ma mentre in quel caso si è rischiato di semplificare la storia d’Italia concentrando fatti e responsabilità in Andrea Sterling, l’antieroe per eccellenza, in Settanta il tiro è stato aggiustato alla perfezione: l’Italia non è mai stata innocente, recita lo strillo in quarta, e qualcuno ne è responsabile, verrebbe da aggiungere. Ho incontrato Simone.
L’Italia non è mai stata innocente…
La frase è “ellroyana”, è la commutazione in salsa spaghetti dell’incipit di American Tabloid e credo che ben descriva l’aria che si respirava nelle strade durante il decennio più buio della nostra storia patria. Se penso all’establishment di quegli anni, tolti forse coloro che furono fatti fuori, non scorgo molte facce innocenti. Allo stesso modo, se penso alla criminalità o al mondo dello spettacolo, vedo squadrenarsi di fronte ai miei occhi un mare di miseria, bassezza e iniquità. E, ancora una volta, il numero di colpevoli mi sembra nettamente maggiore di quelli degli innocenti.
Confine di Stato era forse più “ellroyanao”, Settanta sembra “decataldiano”.
Bè direi che è molto “decataldiano” nell’approccio ai personaggi. Ma è anche “wumnghiano” nell’impostazione, “biondilliano” nel linguaggio e nuovamente “ellroyano” nel ritmo.
Come ti sei documentato?
Il mio lavoro di documentazione è un processo a cascata: prima la rete, poi le biblioteche, infine gli archivi. Parto dalle voci di corridoio e pian piano mi avvicino ai fatti: che sanno di polvere e hanno l’odore della carta ingiallita dal tempo.
Quale è la percentuale di fiction e quale di realtà?
Se in Confine di Stato la percentuale era sicuramente sbilanciata verso il reale (direi 70-30), qui le proporzioni cambiano: a occhio e croce 50-50, dal momento che molti eventi assomigliano a fatti realmente accaduti ma poi cambiano volto repentinamente.
Hai scelto di usare, in molti dialoghi e descrizioni, il dialetto, come mai?
Perché nell’Italia dei Settanta, specie negli ambienti che racconto io, era sicuramente più diffuso dell’italiano. In secundis, c’è una questione poetica: se Confine di Stato era assolutamente improbabile dal punto di vista linguistico, e nella Roma dei Cinquanta si muovevano loschi figuri che parlavano come Bruce Willis, in Settanta l’aderenza alla lingua reale è pressoché totale. Succede l’inverso per quanto riguarda il mix storia-finzione che percorre i romanzi: gli accadimenti di Confine di Stato erano più verosimili, quelli di Settanta sono spiccatamente ucronici. Non didascalicamente (il sequestro Argento assomiglia molto al sequestro Moro) ma di sicuro negli esiti.
Che tipo di oggetto narrativo è Settanta?
È un romanzo. Niente di più, niente di meno. Mi piacerebbe dire che è un romanzo storico, ma, come ho già accennato, in Settanta ciò che è realmente accaduto è un semplice trampolino di lancio. Si parte presto per la tangente. Si va piuttosto in là. Ma non così in là da poter definire il mio secondogenito un romanzo ucronico. Il termine inglese alternate history fiction potrebbe calzare. Settanta è un esempio di alternate history fiction.
Confine di Stato e Settanta fanno parte di una trilogia…. il prossimo è in cantiere, che segmento di storia coprirà?
Direi indicativamente 1981-1994. E sarà costruito per gran parte intorno a una figura femminile.
C’è altro in cantiere ?
Parecchio altro: un fiction a tre mani che probabilmente uscirà nel 2010, la graphic net novel Unite We Stand che sarà in libreria in ottobre, un libro di cui non ho ancora parlato nemmeno al mio editor (solo mia moglie ne sa qualcosa), una spy story, un romanzo apocalittico e uno storico. Sarà un’estate intensa.

Intervista realizzata per il fu Panorama.it

Ispirarsi alla storia 4

andreotti_gelliIl Gatto e la Volpe…

Ci sono due personaggi che per almeno 30 anni hanno influenzato vite, economie, storie, leggi e fuorilegge del nostro paese. Io li chiamo il Gatto e la Volpe, molti li chiamano Belzebù e il Venerabile, all’anagrafe rispondono ai nomi di Giulio Andreotti e Licio Gelli. In Italia hanno gestito interessi, parlamenti, economie, hanno corrotto politici, arruolato militari e agenti segreti per oscuri scopi, hanno deviato inchieste giudiziarie e coltivato pericolose “amicizie” e tutto questo lo hanno fatto in modo sistematico e strutturale. Si può dire che sulla carrozza, o forse meglio, sul carrozzone “Italia”, uno era il cocchiere, l’altro il bigliettaio. E dicendo questo non dico niente di nuovo per gran parte degli italiani. Libri, film, documentari, giornali hanno raccontato la vita e le “opere” di entrambi, hanno teorizzato risposte più o meno plausibili ai misteri legati alle azioni e ai pensieri di Gelli e Andreotti. Non starò quindi a ripetere cose che già in altre sedi e in altri tempi sono state dette, esaminate, commentate e ricommentate. Quello che invece mi preme far notare e che forse potrebbe sorprendere e disorientare qualche nostro concittadino è che da quel carrozzone polveroso e malandato chiamato “Italia” i due signori in questione non sono ancora scesi. Sono ancora lì, invecchiati e forse stanchi, ai loro posti di comando, un po’ defilati dal palco al riparo dai riflettori del presente, ma comunque vivi e pronti a fare la loro parte. Per fortuna di nuovo in molti se ne sono accorti: giornalisti e scrittori che con poche forze e poco sostegno provano a far riemergere la verità dei fatti, tentano di far sapere al resto d’Italia e del mondo che il Gatto e la Volpe hanno forse perso il pelo ma non il vizio. Una di questi è la scrittrice e giornalista Antonella Beccaria che nel suo libro appena uscito, IL PROGRAMMA DI LICIO GELLI una profezia avverata?, chiarisce che le idee e le “proposte” del Piano di Rinascita Democratica dell’antico burattinaio della Loggia Massonica Propaganda 2 sono ancora in piedi, attualizzate e contestualizzate nel panorama sociopolitico odierno, e soprattutto riprese e sviluppate dagli attuali centri di potere in modo trasversale, cioè sia da destra che da sinistra (del libro dell’amica e collega Beccaria ci occuperemo meglio in un altro post). Un altro esempio sono i due giornalisti Provvisionato e Imposimato, che nel loro libro DOVEVA MORIRE, attribuiscono all’ex leader democristiano Giulio Andreotti delle precise responsabilità nella tragica fine dell’allora presidente della DC Aldo Moro. E questi sono solo alcuni esempi fra i tanti, di come i due galantuomini possano essere collocati al centro di grandi misteri italiani, per dirla alla Lucarelli. Io credo inoltre che l’Onorevole e il Venerabile si possano finalmente mettere in relazione fra loro, cioè si possano direttamente collegare le malefatte dell’uno a quelle dell’altro. Non sono pochi quelli che lo hanno sempre creduto, di nuovo giornalisti, scrittori e semplici liberi pensatori, ma oggi sono convinto si possa affermarlo con decisione e senza troppa paura di essere smentiti. E esistono almeno tre importanti fatti del passato in cui gli interessi dei due uomini di potere si sono incontrati fino a quasi sovrapporsi.

                      Il primo avvenne sull’aereo che il 20 giugno 1973 riportò Juan Domingo Peròn, o meglio, provò a riportare il capo di stato argentino nel suo paese natio dopo un periodo di esilio forzato in Spagna. È ormai accertato che sia Andreotti che Gelli erano fra i passeggeri di quel volo. Anni dopo, il ex-capo della P2 sosterrà che la sua amicizia con Peron era stata fondamentale per l’Italia, però non spiegherà mai il perché.

                    Il secondo è avvenuto qualche anno più tardi. Esiste un memoriale  scritto da Aldo Moro durante i 55 giorni di prigionia, i suoi ultimi, che venne sequestrato dalla polizia in un blitz nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso 8 alla periferia di Milano, il 1° Ottobre 1978(1). In quell’occasione il capitano dei carabinieri Roberto Arlati e i suoi uomini arrestarono i brigatisti rossi Bonisoli, Azzolini e Mantovani e sequestrarono numerosi plichi di carte fra cui il memoriale di Moro. In seguito il colonnello Bonaventura si fece consegnare da Arlati il plico contenente gli scritti di Moro per fotocopiarli. Quando il giorno stesso in cui gli aveva presi riconsegnò i fogli al capitano dei carabinieri, questi si accorse che ne mancavano alcuni(2). Solo nel 2001 i due magistrati Mancuso e Padulo scopriranno in un archivio della Digos dei documenti contrassegnati dalla dicitura “Sequestro Moro, documenti ritrovati in via Montenevoso, elenchi appartenenti all’organizzazione Gladio“. Quasi sicuramente sono parte dei fogli scomparsi quando il plico era nelle mani di Bonaventura. Il 10 Ottobre 1990, inoltre, in un intercapedine dell’appartamento di via Mone Nevoso 8, sempre quello, erano stati rinvenuti un mucchio di fogli di carta, una pistola e un mitra. Tra i fogli ritrovati c’era anche il famoso memoriale, che però conteneva di 53 pagine in più. Nelle “nuove pagine” si parla del rapporto fra Andreotti e Sindona (uomo della massoneria di Gelli) e per la prima volta della struttura Gladio, l’organizzazione clandestina promossa dai servizi segreti italiani e dalla Nato per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Italia(3). Quindici giorni dopo la scoperta dei fogli l’allora presidente del consiglio Giulio Andreotti sarà costretto per la prima volta ad ammettere in pubblico l’esistenza di Gladio, anche se la lista degli appartenenti all’organizzazione che verrà fornita ai giornalisti (622 nomi) sarà più stringata di quella ritrovata da Mancuso e Padulo nell’archivio della Digos (1909 nomi). Per conoscere il numero e il contenuto completo delle pagine mancanti (infatti nonostante le 54 pagine in più del 1990 e l’archivio Digos del 2001 si ritiene che esistano altre parti del memoriale) sarebbe stato interessante interrogare di nuovo il colonnello Bonaventura. Ed è infatti quello che aveva intenzione di fare il sostituto procuratore Franco Ionta, tuttora titolare dell’indagine sulle carte di Moro. Peccato che Bonaventura muoia il 7 novembre 2002, ufficialmente a causa di un arresto cardiaco.  

                   Il terzo, infine, avvenne durante il tentato golpe ai danni del governo italiano, fallito da Junio Valerio Borghese e i suoi uomini la notte del 7 dicembre 1970. È ormai risaputo che dietro Borghese operavano personaggi politici e istituzionali di primo piano. Per esempio è accertato che in quel di Genova si tenne una riunione fra gli aspiranti golpisti e i maggiori imprenditori liguri, fra cui l’industriale Piaggio. Si sa anche che al progetto golpista parteciparono alte cariche militari come il capo del SID Vito Miceli. Molti dei segreti di questa vicenda però, forse i più importanti, sono saltati fuori solo nel 1991 allorché il giudice milanese Guido Salvini, che stava effettuando indagini diverse, entrò in possesso delle registrazione fatte dal capitano Antonio La Bruna durante le sue indagini immediatamente successive al tentato colpo di stato. In quelle registrazioni l’imprenditore Remo Orlandini, uno dei golpisti, riepilogava gli avvenimenti e i protagonisti dell’operazione Tora Tora (nome in codice del golpe) a due agenti segreti infiltrati dal La Bruna nell’organizzazione paramilitare di Borghese. I nastri vennero in un primo momento consegnati a  Andreotti, allora ministro della difesa e quindi referente dei servizi segreti, e prima di essere resi pubblici vennero da questi epurati di alcune parti ritenute dal ministro “non importanti” o addirittura “nocive” per le indagini. Le registrazioni pervenute, o meglio, scoperte dal giudice Salvini sono invece le originali, prive di tagli e rimaneggiamenti. Mettendole a confronto con quelle “aggiustate”, Salvini si accorgerà che l’opera di cesoia effettuata da Andreotti è tutt’altro che marginale. Per esempio, nei nastri originali Orlandini riferisce che la notte del golpe, secondo i piani concordati, alcuni appartenenti alla Loggia P2, fra cui Licio Gelli, avrebbero dovuto rapire il capo di stato Giuseppe Saragat mentre esponenti della mafia siciliana dovevano eliminare il capo della polizia Angelo Vicari. Insomma, in quest’ultimo caso è Andreotti che si è dato da fare per il “collega” Venerabile. 

                       Una curiosità: utilizzando software peer to peer per il recupero di files, interviste audio e documentari che riguardassero Gelli e Andreotti ho scoperto che se si effettua una ricerca congiunta dei due soggetti, in pratica se si digita “Andreotti” e “Gelli” nella medesima finestra di research i risultati che si ottengono sono …0. Il Gatto e la volpe per il web sono ancora un mistero e noi tutti quindi speriamo, come ebbe a dire Beppe Grillo in uno dei suoi rari e memorabili interventi sui canali Rai, che una volta che il povero Giulio sarà passato a miglior vita si aprirà la scatola nera che cela sotto la gobba e finalmente si saprà tutto sui misteri d’Italia. Restiamo in attesa…

 

(1) La vicenda è narrata molto bene sul sito de La Storia Siamo Noi:                    http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=350

(2) Arlati lo racconta nel libro scritto col giornalista Renzo Magosso Le carte di Moro, perché Tobagi

(3) Interessante per capire la struttura e gli scopi di Gladio è il libro di Daniele Ganser: Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale.

Militant “sconsiglia” La Terza Metà

la-terza-meta-militantLa recensione di Militant:

Qualche compagno ci ha fatto notare che, a dispetto del titolo della rubrica, fino ad ora abbiamo recensito solo in maniera benevola i libri che ci sono passati per le mani. Rimediamo subito sconsigliando vivamente l’ultima fatica editoriale di Guglielmo Pispisa pubblicata dai tipi della Marsilio. Memori dell’ottima prova fornita con “Città perfetta” e, soprattutto, con “La strategia dell’ariete” (insieme al ensamble narrativo Kai-zen) siamo corsi in libreria stimolati anche dalla recensione di Carmilla (leggi). Potete immaginare dunque la delusione per un libro stilisticamente avvincente ma di cui non condividiamo affatto la tesi di fondo. Narrando le vicissitudini di un infiltrato dei servizi nelle fila del nuovo terrorismo Pispisa, abusando dell’archetipo del servitore dello stato cinico e disincantato, torna a ritroso fino agli anni ‘70 proponendone una lettura che neanche il peggior Giuliano Ferrara (all’epoca nella federazione torinese del PCI) ai tempi degli inviti alla delazione di massa. Il movimento come ritrovo di borghesucci annoiati, la lotta armata come un prodotto della follia di alcuni di questi borghesucci più fanatici degli altri e comunque sempre eterodiretti dai servizi in chiave stabilizzante. I militanti cooptati dal sistema.  Insomma tutti i clichè utilizzati all’epoca da certa sinistra per demonizzare quello che non si riusciva a comprendere, e controllare. Pispisa avrebbe forse potuto “salvarsi” circoscrivendo almeno le sue elucubrazioni ad un caso specifico, rimanendo insomma nel campo della “fiction”. Invece, per rendere realistico il suo racconto, ha alzato il tiro alludendo (neanche troppo velatamente) a fatti realmente accaduti: l’omicidio di Marco Biagi, l’esecuzione di Guido Rossa, gli arresti leagati al teorema del 7 aprile. Si tratta, per non farla troppo lunga, di un libro che al di la della volontà dello scrittore finisce col proporre una lettura conservatrice e rassicurante di un decennio che altri, con esiti ben più destabilizzanti, avevano già indagato utilizzando proprio quelle potenzialita del noir e della crime novel di cui parlavamo in un altro posto. Risparmiatevi quindi questi 16.5 euro, perchè l’unica cosa buona del libro è che l’hanno stampato su carta riciclata. Almeno non è stato abbattuto nessun albero.

Così Annarita Briganti su La Terza Metà

mucchioL’intervista per Mucchio:

Saranno delusi quelli che speravano che il fenomeno si sgonfiasse. Il giallo, noir, thriller o come lo si voglia chiamare, si rinnova partendo dalla Storia e dalla cronaca per raccontare la società e sfornare libri da leggere. Come il nuovo romanzo di Guglielmo Pispisa, La terza metà (Marsilio), che narra un’apparente piccola storia personale per fare i conti con la Storia. Con Pispisa parliamo di letteratura, politica, verità, scrittura, Sud e, perché no, amore. Non perdetelo di vista.

Nell’era di Internet & reality, “ti racconto tutto di me”, la tua biografia dice “e nato a Messina nel 1971”. Punto. Non il neanche in Facebook (siamo in due). Guglielmo Pispisa ha voglia di fare una breve auto-intro o restiamo così, nel mistero?

In realtà su Facebook compaio come Kai Zen G, ma anche lì le mie note biografiche scarseggiano (mi hanno detto che Facebook gira alla ClA i dati di cui entra in possesso, anche se non vedo davvero cosa diavolo possa farsene la ClA dei miei dati). Per arrotondare aggiungo che faccio l’avocato e sono parte di Kai Zen, un ensemble narrativo che pratica la scrittura collettiva. Potrei dire anche che non amo i social network come Facebook o MySpace e in genere tutti quegli spazi multimediali che vengono spacciati per occasioni di aggregazione ma sono in realtà usati per garantirsi pubblicità gratuita. Un fiorire continuo di “guardatemi ho fatto questo e quest’altro/”. Tutti che parlano usando solo superlativi e nessuno che ascolta, tutti attori e nessuno spettatore; una triste declinazione della modernità. Certo, fare questo pistolotto moralistico durante un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita di un mio libro forse è un po’ incoerente, ma insomma …

La terza metà gioca con i colpi di scena senza sbavature. raro nei pageturner. Sullo sfondo una scrittura molto curata. Musa dell’autore il la realtà italiana degli ultimi decenni, romanzata in modo che fatti e fantasia! sembrino indistinguibili. Perché raccontare proprio la storia di Hieronimus?

Lui è il protagonista. Un agente dei servizi segreti infiltrato nel nuovo terrorismo rosso assiste da lontano al proprio funerale. Si comincia così. Il romanzo si ispira, più o meno liberamente, a fatti accaduti negli ultimi trent’anni in questo paese, dal piombo e dai veleni dei Settanta fino a quelli più recenti, ma allo stesso tempo questa Storia con la S maiuscola è riletta attraverso il filtro di una storia con la s minuscola, quella del protagonista e della sua poco tradizionale famiglia. Una storia nella quale la ricerca di un padre, forse morto e forse no, condurrà Hiero incontro alla sua sorte, ineluttabile e beffarda.

Lui va alla ricerca della verità. in particolare della terza metà. muovendosi in un contesto familiare. sociale e politico basato sulla menzogna come unica regola da seguire. Intuiamo fin dalle prime pagine che il prezzo da pagare sarebbe stato alto. Quali verità della Storia del Paese o della sua storia vorrebbe scoprire. se potesse, e a quale prezzo?

Le verità da svelare, o anche solo da provare in tribunale, della Storia d’Italia sono talmente tante che viene il capogiro a pensarci. Potremmo cominciare con la strage di Bologna, proseguire con quella di Piazza Fontana, passare per il falso comunicato numero sette delle BR durante il sequestro Moro e tutto ciò che ne consegue in termini di depistaggi e responsabilità. la curiosa coincidenza per la quale un covo delle BR si trovava in uno stabile in cui erano ubicati numerosi immobili di pertinenza dei Servizi Segreti, e poi ancora le finalità della strategia degli attentati del ’93 a Firenze, Roma e Milano e l’improvviso eclissarsi di tale strategia. Questo tanto per cominciare. Sulla mia storia personale c’è poco da sapere o da chiedersi. Sono una persona normale e nella mia vita ci sono più errori che misteri, per fortuna. Dunque il prezzo da pagare per conoscere i miei misteri privati dovrebbe essere molto basso. I misteri nazionali, invece, mi sa che sono fuori mercato.

“Cosa sarebbe successo se”, quante volte ce lo chiediamo. la trama si basa anche su questo modo di ragionare e ci vuole talento a non perdere il controllo delle vicende narrate. Nel finale del romanzo tutto ha un senso evitando derive hollywoodiane, ovvero non aspettatevi l’happy end. Tornando ai giorni nostri, cosa sarebbe successo se in America non avessero eletto Obama? E se in Italia non avessero eletto Berlusconi?

Se negli USA non avessero eletto Obama, avrebbero eletto McCain. Se in Italia non avessero eletto Berlusconi, avrebbero eletto Berlusconi qualche mese dopo, come già accaduto. È una cosa che fa la differenza.

Esiste una comunità culturale dove abiti, a Messina? C’è interesse per questo tipo di attività, fermento. voglia di cambiare il mondo?

Quello che vedo nella mia città è un gruppo non molto nutrito di forti appassionati che cercano in tutti i modi di promuovere iniziative e attività culturali. Pochi ma buoni a fronteggiare il disinteresse generale. Ma se non c’è di mezzo la politica e/o un possibile tornaconto economico è difficile smuovere le persone, farle uscire di casa, coinvolgerle. Mi sembra vada meglio con i giovani e con gli anziani. E mi sembra che ci sia un rinnovato, anche se ancora timido, interesse per il teatro.

“Stai a casa: leggi un libro”, dal sito dei Kai Zen lo ci credo. ma come con vincere gli altri, soprattutto se giovanissimi?

Non credo si possa convincere qualcuno a leggere. Sarebbe come convincerlo che il sesso è fantastico o che la cioccolata è buona. Devi provare per credere, come diceva quel tale.

Hai modelli letterari, autori mito, libri da consigliare?

Vado alla rinfusa. Coscine di pollo di Tom Robbins, Che ve ne sembra dell’America di William Saroyan, Dostoevskij (qualsiasi titolo va bene), Manhattan Transfer di John Dos Passos, Lo straniero di Albert Camus, Una questione privata di Beppe Fenoglio, 11 consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia, I fiori blu di Raymond Quenau, Giochi sacri di Vikram Chandra, Lunar Park di Bret Easton Ellis, Infinite Jest di David Foster Wallace, Nove gradi di libertà di David Mitchell. Bastano?

Che rapporto hai con la musica e la musica con la sua scrittura?

Sono un consumatore saltuario ma compulsivo. Nel senso che non sono un esperto, ma quando trovo qualcosa che mi piace la faccio girare all’infinito sul “piatto”. Soprattutto mentre scrivo. La terza metà ad esempio è frutto di un connubio fra la mia creatività e l’influenza delle sonorità dei Massive Attack, soprattutto di Mezzanine e di 100th Window, e dei Radiohead …

Da La strategia dell’ariete (Mondadori) di Kai Zen e stato realizzato un booktrailer. Ti è piaciuto? Come si evolverà il linguaggio tra contaminazioni e tecnologie?

Sono stato molto contento di quel booktrailer, che fra l’altro è frutto della generosa iniziativa di Monica Mazzitelli, una scrittrice e regista grande amica di Kai Zen Questa forma di pubblicità dei libri è ancora marginale perché le produzioni scontano ovviamente il basso budget, un problema difficilmente risolvi bile, allo stato. Ma spero che l’evoluzione delle tecnologie di ripresa e montaggio accelerino l’interazione fra scrittura e videocamera, soprattutto in un approccio dal basso. Sta già accadendo, basta andare in giro in Rete e vedere quante piccole produzioni di corti in digitale ci sono.

Molti scrittori e registi si dedicano a reinterpretare la Storia ottenendo un buon riscontro di pubblico e critica (Gomorra il caso più clamoroso) e il noir da anni scala le classifiche. Intuito commerciale. desiderio di verità, entrambe le cose o … ?

Penso che i fenomeni di rilievo nascano sempre come reazione a esperienze di segno opposto. L’attenzione crescente della letteratura contemporanea per storie forti che attingono alla realtà, cronaca o Storia, è forse una reazione a decenni di intimismo borghese. Storie piccole, deli· cate, poetiche, costruite su cenni e sguardi e sensazioni, che francamente alla lunga avevano un po’ rotto le palle.

Hai mai pensato di scrivere un romanzo d’amore come non se ne trovano più in giro?

Col romanzo rosa patrocinato da Kai Zen abbiamo provato a farlo insieme a chi ci segue. Ne è venuta fuori un’esperienza interessante, anche se forse molti partecipanti hanno preferito virarla più sull’avventura che sul sentimento. Finora non avevo mai lavorato ad una storia solo di sentimento, però confesso che adesso potrei aver cambiato idea.

Feulleitton

Da oggi, a cadenza settimanale, pubblicheremo online La Terza Metà, il romanzo solista di KZG pubblicato da Marsilio, naturalmente in copyleft. Abbiamo aperto una pagina ad hoc, alla quale potete accedere dal menù a destra…

Una spia infiltrata in un gruppo terroristico, un uomo misterioso custode di molti segreti: un romanzo potente e crudele che riannoda i fili di trent’anni di Storia italiana Tra l’Italia, la Francia e i freddi campi d’addestramento in est Europa, l’uomo che si fa chiamare Hiero combatte la propria battaglia: infiltrato nel nuovo brigatismo rosso al soldo dei Servizi, ufficialmente deceduto, insegue un concetto di giustizia che poco ha a che fare con le regole, e un passato fatto di ombre che ha ogni intenzione di svelare. Nei bassifondi di Parigi, tra vecchi e nuovissimi fantasmi, l’uomo che si fa chiamare il Magister fa i conti con la sua coscienza e lotta ancora per squarciare la fitta rete di complotti che, dal passato, pesa sul suo presente. A legare queste due figure esemplari, una vicenda allucinata eppure fin troppo plausibile che corre senza alcuna tregua lungo trent’anni di Storia italiana. Con uno stile serrato e inventivo, Guglielmo Pispisa ci regala un romanzo potente e crudele, dove niente è ciò che sembra, ogni vicenda personale arriva a toccarci pericolosamente da vicino, e le tragedie, gli errori e gli scontri di ieri allungano le loro propaggini, singole e collettive, fin dentro il cuore del presente.

Buona lettura.

Booksblog intervista Guglielmo