Marco Felder è vivo, voi siete morti

4539900-9788817139892-285x424Non potevano esimerci dal parafrasare Philip K. Dick visto che parte il mini tour di TUTTA QUELLA BRAVA GENTE nelle librerie UBIK.

Martedì 8 ottobre alle 18 da Ubik in via Irnerio 27 a Bologna con Alex Boschetti

Giovedì 10 ottobre alle 18 da Ubik in via Grappoli 7 a Bolzano con Nicoletta Rizzoli

Venerdì 11 ottobre alle 18 da Ubik in via dei Tintori 22 a Modena con Francesco Rossetti

 

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Tutta quella brava gente

Compagni, cittadini, fratelli, partigiani…

TUTTA QUELLA BRAVA GENTE è in libreria!

Da quasi un decennio riposava nel nostro cassetto un romanzo. 
Jadel e Guglielmo lo hanno cominciato quasi per gioco. Volevamo scrivere un giallo, uno di quelli classici che più classici non si può e ambientarlo a Bolzano. 

Lo hanno abbozzato, ma poi la vita li ha portati altrove, fino a quando qualche anno fa lo hanno ripescato dagli archivi. Hanno tenuto l’ambientazione, i personaggi, una parte di trama e buttato alle ortiche gran parte della classicità. Giallo è giallo, per carità, ma come al solito si sono fatti prendere la mano e gli sono scappate alcune ibridazioni selvagge. Le hanno tenute a bada, ma non è stato semplice.  

Oggi, dopo una vicenda editoriale che ha sorpreso noi per primi, quel romanzo approda finalmente in libreria per i tipi di RIzzoli. Il dinamico duo lo ha firmato con lo pseudonimo  Marco Felder. Uno nom del plume scelto quasi (quasi. eh) per caso che se no quelli del marketing si suicidavano, ma dietro quel nome da campione di slittino del Liechtenstein ci sono loro due al 100%: i vostri amichevoli : Kai Zen : di quartiere o meglio 2/4 di : Kai Zen :.

Il titolo? Già, il titolo… Quelli del marketing avevano da dire anche su quello e si sono battuti fino allo stremo per un classico titolo “un qualcosa di qualcosa”, avente presente? Be’, per una volta abbiamo lasciato che si suicidassero e abbiano optato per “Tutta quella brava gente” che riprende la citazione in esergo presa da una canzone di Nick Cave & the Bad Seeds che ci ha ispirato una parte della storia: Jubilee Street.

Se avete voglia di leggere un giallo poco ortodosso ambientato nella “ridente” cittadina di Bolzano, oggi è un buon giorno per andare in libreria.
In ottobre e novembre saremo in giro per la penisola a presentarlo: stay tuned.
PS il romanzo naturalmente è in copyleft.


All those good people down on Jubilee Street
They ought to practice what they preach
Here they are to practice what they preach
Those good people on Jubilee Street

 

Resistenzialismo

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Bhutan Tour suonava male, ma il concetto è che i due quarti di Kai Zen che fanno parte del Bhutan Clan sono pronti a fare l’en plein a Bologna e dintorni, per poi muovere verso Ferrare e, incredibile ma vero, tornare a casa dopo oltre vent’anni. Bolzano here we come.

VENT’ANNI A NORDEST. Un’approssimativa e confusa mappa stradale sentimental-emotiva di #Bolzano.

Ripubblichiamo questo racconto reportage che parte da Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1 firmato da J e uscito per la prima volta in settembre su Euronomade.

bzitalia

  1. SERPENTE

Un carbonazzo si dimena e sibila in mezzo all’incrocio. L’asfalto è rovente, il cielo blu dodger è altissimo, il semaforo scatta, la temperatura sfiora i quarantadue gradi. In giro non c’è nessuno, piazza Mazzini è pura metafisica. Sollevo lo sguardo: il terrazzo dell’attico all’angolo era un rigoglioso giardino pensile, ora non c’è nulla, nemmeno un ramo secco. Negli anni Ottanta ci abitava un politico, uno di quelli travolti dalla tangentopoli locale. Nel 1988 sembrava Beirut. O così dicono i soccorritori arrivati nel cuore della notte dopo che una bomba scoppia davanti alla sede della RAI: una decina di chili di esplosivo sistemanti sotto un furgone. Il tettuccio del camper vola sul tetto del palazzo di sette piani tra le antenne paraboliche, venti metri d’altezza; il guardiano notturno si ritrova ricoperto di vetri e schegge. Quattro delle auto posteggiate vengono distrutte, sono tutte Fiat: una 126, una Prisma, una Uno e una 190. Le altre sono gravemente danneggiate. Il cratere è profondo trenta centimetri.

Una camionetta dei pompieri risale Corso Italia. Qualcuno deve averli chiamati per il serpente che nel frattempo sta strisciando verso Corso Libertà. Succede quando fa così caldo. Una volta, quando ero bambino, con mio cugino ci siamo imbattuti in una vipera che risaliva le scale del suo condominio. Abbiamo assistito alla sua decapitazione da parte del caposcala. Ricordo di averla osservata mentre mordeva una paletta, una di quelle che si usano con le scope per raccogliere la polvere, con cui era sta bloccata. Mi sono sempre chiesto da dove fosse saltata fuori. Bisce, topi e furetti arrivano dalle zone attorno ai fiumi o dai fazzoletti di campagna incastonati nella mappa cittadina. Persino i cervi sono scesi in città, ma una vipera che risale la rampa di scale di un condominio del quartiere popolare… Mi sono immaginato con ribrezzo che qualcuno fosse andato a funghi la domenica e che in qualche modo la bestia si fosse infilata nell’auto. Magari proprio dal cestino dei funghi, per poi strisciarne fuori e trovare la strada per le scale. Resterà per sempre un mistero. È uno di quegli episodi a cui ripenso di tanto in tanto, e a forza di ripensarci sembra quasi un sogno. Mi capita spesso di fare sogni ricorrenti in cui finisco immancabilmente in alcuni luoghi di Bolzano che nella realtà non esistono, ma la ciclicità con cui si presentano alle volte mi confonde. Sono vent’anni che non vivo nella ridente cittadina sudtirolese, eppure i miei luoghi onirici sono sempre lì, tanto che alle volte si confondono con i ricordi e viceversa. C’era un bar, o meglio forse c’era un bar, che apriva a orari strani e non sempre. Era una specie di circolo nei pressi di una delle tante case un po’ bohémien in cui ho vissuto da quelle parti. Non saprei dire se fosse un luogo dei miei sogni o dei miei ricordi. Davvero non lo so. Ho anche provato, senza troppa convinzione, devo essere sincero, a passare da quelle parti, ma non è servito a molto. Se c’era, adesso non c’è più, se non c’era non lo saprò mai. Non saprei nemmeno più a chi chiedere. Non (ri)consoco più nessuno da quelle parti. Questo stato di alterazione onirico mi perseguita e mi culla ogni volta che vedo o sogno Bolzano.  Continua a leggere

Kai Zen & Simone Sarasso a gran velocità verso Bressanone

Domani sera alle 20:00, al centro giovani Connection di Bressanone in via Ponte Widmann l’accoppiata Kai Zen| Sarasso torna a calcare le scene. Dopo New York, Boston e Toronto il Sudtirolo (!).A questo punto non ci resta che (ri)pubblicare un breve estratto da La guerra di Teo, il nostro racconto parallelo al graphic novel di Simone, United We Stand, ambientato proprio ai piedi del Rosengarten e che potrebbe fare il paio con questo  vecchio post.

Dal bollettino della brigata Andreas Hofer, “La guerra di Teo” 17 maggio 2013

Dopo la carneficina di Roverè e la morte di Tetano ci aggiriamo per il rifugio come cani rabbiosi in gabbia. Herbert si è scolato una dozzina di lattine di birra davanti al pertugio da cui dominiamo la valle. È in attesa di qualcosa che non c’è.
Siamo rimasti io e lui per il momento. Ci hanno contattato due ragazzi ladini scampati alla strage di Corvara. Ci raggiungeranno al punto di incontro d’emergenza della Brigata. Il santuario. Continua a leggere

Kai Bo-Zen

Ebbene sì, a distanza di anni i vostri affezionati Kai Zen di quartiere tornano alla base dopo un tour mondiale che li ha portati da New York a Boston, da Toronto a Buenos Aires e in giro per mezza Italia…

Il 4 agosto, alle 21, saremo al pippo per Delta Blues il nostro ultimo mirabolante romanzo in compagnia di D’Andrea GL…

 

 

Hit the road Zen

More about Delta bluesSi riparte dopo la pausa gennaio – febbraio. Dopo il tour panamericano che ci ha portato da New York, Boston e Toronto a Buenos Aires siamo pronti a mordere l’asfalto di nuovo. Le tappe del tour ve le daremo volta per volta in dettaglio, sappiate che nei prossimi mesi saremo a Imola, Udine, Pisa, Castenaso, Bressanone e Bolzano. Se qualcuno ci volesse dalle sue parti a sfasciare alberghi e a dare fuoco alle chitarre… eh come dite? Ah sì è vero siamo una band, ma di scrittori… Be’ se ci volete dalle vostre parti a spezzare delle penne… scriveteci cliccando sul flyer virtuale del delta blues tour qui a destra…

Ci vediamo questa sera (sabato 5 marzo) alle 18.30 a IMOLA (BO) al Caffè Letterario Quinò in Via Emilia 194.

Io li odio i nazisti dell’Illinois, ma anche la bolzanesità

Questa sera suoneranno gli Zetazeroalfa a Bolzano? Non si sa. Chi ha seguito la vicenda sa che Casa Pound / Casa Italia aveva annunciato o meglio aveva fatto trapelare in via ufficiosa – insomma aveva lanciato il sasso nascondendo la mano – che la band romana avrebbe calcato il palco dalle parti del ex-Lager di via Resia. La strategia dei nostri è sempre più o meno la stessa: alzare un polverone e far parlare di sé. Quella del Lager però è stata davvero una mossa sconsiderata. Dopo anni di torpore la città bomboniera ha risposto e più che puntare i riflettori sui quattro naziskin che animano le allegre serate bolzanine, si è ritrovata a fare i conti con la propria indole antifascista e a scoprire una volta per tutte che l’antifascismo sudtirolese è senza ombra di dubbio “bilingue”. Per chi non conosce il territorio è difficile capire cosa ci sia di inaudito in questo incontro etnico, ma è qualcosa di straordinario.
Bolzano è piccola, pulita e ordinata. Cresce, si dota di università, museo di arte contemporanea, accademia di ricerca scientifica, wi-fi nei parchi e di un’altra serie di piccole e grandi cose che le cominciano a dare aria da città sempre meno provinciale che nel 2019 potrebbe essere capitale della cultura europea (in combinazione – combutta con il Nord Est e Venezia). Il problema è che gli abitanti rimangono gli stessi. La bolzanesità si trasmette di padre in figlio e l’attività principale rimane la frequentazione dei bar. La bolzanesità è il provincialismo – ricco – allo stato puro. Ci sono possibilità, soldi, welfare, benessere, “misura d’uomo”, posizione geografica (la porta d’Europa) eppure la gente rimane inchiodata da generazioni al bancone di un bar.
Nei piani alti, come ovunque nel resto della penisola, si pensa in modo clientelare e negli snodi strategici (salvo qualche eccezione) vengono sistemati funzionari per questioni politiche e non meritocratiche, per questo ti ritrovi a parlare con uno dei massimi responsabili della ripartizione cultura di talk show televisivi come paradigma culturale.
E i fascisti? Che c’entrano i fascisti?
I fascisti a Bolzano c’entrano sempre. Per la questione etnica di cui sopra la maggioranza degli italiani di Bolzano ha sempre votato MSI e derivati in contrapposizione al voto tedesco dato con maggioranza bulgara alla SVP (Südtiroler Volkspartei). I due partiti si sono alimentati per decenni l’un l’altro grazie alla questione dell’appartenenza linguistica.
Ma e i neofascisti? I neofascisti provengono spesso dai quartieri italiani “popolari” (a Bolzano il termine è fuorviante: le case di via Genova per esempio sembrano i bungalow del club med) da qualche anno a questa parte hanno alzato la cresta, o meglio la crapa pelata, e hanno intessuto una rete con Casa Pound, con Radio Bandiera Nera, con il Fronte Veneto Skinhead. Sono pochi ma si danno da fare. Cercano di coinvolgere pubblico giovane con concerti punkrock, rockabilly ecc ecc., e con attività varie (alcune dicono loro di utilità sociale) e hanno base, naturalmente, nell’unico posto che un vero bolzanino ama frequentare: un bar. Sono pochi ma non si fanno molti scrupoli, qualche anno fa in una rissa c’è scappato il morto, e alcuni di quei pochi sono finiti in galera, anche se purtroppo non tutti.
E il concerto degli ZZA? Il concerto, scoperta la bufala del Lager, è stato spostato in discoteca in zona industriale: il Dub. Nomen omen visto che di solito si occupa di dub, afro, raegge e via danzando. Sembra che uno dei proprietari fosse in ferie mentre l’altro conosceva uno dei fasci per vie laterali e non capisse nulla di questioni politiche, al ritorno del socio si è sentito cazziare e ha deciso di cancellare la serata dal calendario. Sarà anche che l’SVP ha annunciato pubblicamente la sua contrarietà allo svolgimento del live e che nessun imprenditore, dico nessuno, in provincia si sognerebbe di inimicarsi la forza politica numero uno che da oltre mezzo secolo governa queste lande. Oltre alle voci sulla gestione del Dub e suoi gestori, ci sono quelle sull’ennesimo spostamento del live in un’altra sede. C’è che dice si terrà all’Ex Life, un’altra discoteca decentrata. I soliti informati dicono anche che la digos sia già in fermento (eh sì anche a Bolzano ogni tanto tocca lavorare, invece che rompere le scatole a qualche quindicenne che si fuma una canna) perché è previsto l’arrivo in città di qualche centinaio di neofascisti (addirittura in pullman) e se il concerto non si tiene potrebbe esserci qualche problema di ordine pubblico. Devo ammettere che c’è qualcosa di affascinante e divertente al pensiero di vedere il centro della città con le sue birrerie chic piene di fighetti, turisti e ragazze conciate come al gran ballo della regina di Svezia, in preda al panico a causa di un manipolo di nazisti ubriachi fradici e pronti a menare le mani mentre gli sbirri in tenuta antisommossa li inseguono di locale in locale…
E l’antifascismo? Ecco il punto ed ecco le note dolenti ovviamente. Ma andiamo con ordine.
In pochi giorni diversi gruppi di persone si sono trovate, all’insaputa degli altri, attorno a un tavolo di un bar, ça va sans dire, a discutere della cosa. La questione del Lager era una bufala ma in effetti era stata una sparata davvero troppo, troppo grossa per non suscitare incazzature e perplessità e come scrivevo più sopra si è rivelata per Casa Pound un boomerang. Volevano attirare l’attenzione? Be’ ci sono riusciti ma hanno in qualche modo risvegliato lo spirito antifascista di questa città che durante la guerra si è trovata davvero tra due fuochi e che se l’è presa in quel posto sia dai fascisti che dai nazisti e che ha avuto una resistenza articolata, complessa e strenua. Senza contare che ha ospitato ben due Lager (via Resia e Gries) che nel corso del tempo si sono rivelati ben più che semplici snodi di smistamento prigionieri (qualche anno fa hanno arrestato in Canada “la bestia di Bolzano” un ufficiale nazista di origine ucraina di stanza in via Resia con la passione per le torture e le morti dolorose).
In maniera disorganizzata attorno ai tavoli dei bar si è discusso di cosa e come fare per rispondere, non tanto alla provocazione di quattro sfigati, ma a un interrogativo che da anni è rimasto sepolto sotto la coltre del benessere e della bolzanesità: c’è qualcuno là fuori? O siamo tutti talmente avvinghiati al bancone del bar, di generazione in generazione, da non essere più in grado di riconoscere la realtà dalla chiacchiera alcolica? (e vi risparmio in questa sede ogni divagazione teoretica sul concetto di realtà).
Ieri, con un’organizzazione minima e un semplice passaparola, una delle piazze centrali della città bomboniera si è riempita di gente. Un presidio antifascista quasi improvvisato, al limite dello spontaneo, per certi versi naif. C’era di tutto, gente di ogni età e di ogni tipo. Punk rurali e signore in dirndl, redskins e ragazze in tacco a spillo, metallari e padri di famiglia con bimbi al seguito. Poche persone della mia generazione. Meno di quelle che speravo. Molti avevano detto sarebbero venuti. Ma è inutile la bolzanesità per chi è nato negli anni ’70 forse ha attecchito, per qualche strana ragione, di più che sugli altri.
Le note dolenti? Be’ questo paese ha un serio problema di metabolizzazione della complessità e della storia, non dico nulla di nuovo o sconvolgente, ma è così. E se il presidio antifascista è stato bello, oltre che un successo date le premesse (il poco tempo, la disomogeneità, la dis-organizzazione ecc. ecc.) e ha avuto un esito insospettato che si trasformerà nel boomerang (ci arrivo dopo) c’è stato anche il rovescio della medaglia.
Mentre la gente si assiepava e si annusava, mentre si scambiava sguardi per capire chi ci fosse e chi si fosse, non è mancato il megafono libero e da lì purtroppo sono partite molte cazzate. Si sono avvicendati nell’ordine, come in un film di Fantozzi, politici sinistrorsi ma nemmeno troppo, sindacalisti zelanti (mi chiedo quanti dei lavoratori “sindacati” da lui ci fossero tra la gente. Scommetto nessuno.), personaggi pseudopubblici e istituzionali vari e un partigiano in là con gli anni. Per fortuna, con emozione visibile, sono intervenuti alcuni ragazzi giovani, giovanissimi, che in italiano e in tedesco hanno detto la loro con schiettezza e veracità. Volevo sentire le loro di voci, non quelle di quei quattro cialtroni pronti al comizio e a dare addosso a Berlusconi attribuendogli una improbabile paternità o una supervisione – protezione di Casa Pound per via di un lambiccatissimo passaggio inerente la politica locale. (D’accordo, d’accordo, il consigliere provinciale del PDL ha detto che non c’era nulla di male nel concerto degli ZZA – sono solo ragazzi che vogliono divertirsi – ma il poveretto non sa cosa dice e di cosa parla… ma credo che il presidente del consiglio se ne sbatta allegramente i coglioni di quattro naziskin e di tutto il fascismo extraparlamentare, anzi del fascismo tout court).
Il partigiano poi, dopo un intervento sconclusionato ma commovente, si aggirava tra la gente e quando qualcuno, durante il comizio del politico sinistroide reduce del ’68 ha commentato “ma perché invece non lasciano la parola ai giovanissimi che sono venuti qui da Merano e da altre città, quello risponde: “no, no. Direbbero quello che gli passa per la testa.” Ora il rispetto per i partigiani è una cosa, stare a sentire una stronzata del genere è un’altra.
Il presente ce lo hanno regalato i sessantottini e i settantassettini, e chi ora da vecchio non vuole lasciare spazio a nessuno, partigiano compreso, che alla notizia – ed ecco il boomerang – che tutti quelli che discutevano sparsi per i bar – tedeschi e italiani – e che si sono trovati proprio grazie a questo presidio e hanno pensato di unire le forze per preparare un evento antifascista il 25 aprile come mai prima in quel di Bolzano, lontano anni luce dalle solite feste a base di intillimani, birra e würstel, bolznesità e provincialismo, ha detto: “faremo una festa dell’ANPI”, impossesandosi subito dell’iniziativa. Insomma anche lui ha una poltrona da difendere. Ma questa volta mi sa che, oltre ai fasci, anche la bolzanesità se ne andrà a fare in culo.
Bella ciao.

Io li odio i nazisti dell’Illinois, quelli sudtirolesi poi…

“Aspetta, aspetta, fermo un attimo.” Parlavo con GL al telefono mentre ero al parco con mia figlia che si arrampicava su una nave gioco e penzolava dal pennone e dal sartiame a qualche metro da terra, arrembando qualche sogno. Mia figlia ha due anni e mezzo (due e sette dice lei, mostrando anulare e mignolo) e, come dire, dovevo arrembare assieme a lei, non fosse mai che la lasciassi cadere nel mare d’erba sotto di noi… comunque ero al telefono con GL… “come sarebbe a dire in via Resia? Dove c’era il Lager nazista?!”

Ora, io me ne sbatto allegramente i coglioni dei naziskin, delle loro pose e delle loro cazzate… son pecore nere, ma si sa se le pecore nere sono più d’una fanno gregge e cercano pastori… sono darwininamente ma anche niccianamente deboli. Oltre che imbecilli. Ma chi sono io per giudicare? Vuoi rasarti, tatuarti una svastica, pogare con la cinghia per non affrontare la tua omosessualità con onestà… non c’è problema (sport, fascismo e sodomia insomma) vuoi organizzare un cazzo di concerto degli zetazeroalfa: non c’è ancora nessun problema, tranne forse che fanno davvero cagare… ma se il concerto lo vuoi fare dalle parti del lager nazista, be’ allora mi girano le palle. Eccome se mi girano.

Non vivo a Bozen da molti, tanti anni. Alle volte me ne sto aldilà del mondo (quando da voi è inverno da me è estate per capirci) eppure ogni tanto torno a casa. Ecco le ultime volte ho scoperto che i ragazzini fasci che alle superirori venivano presi a calci nel culo hanno aperto un bar dall’inconfondibile look punk ‘n’ roll (palle da biliardo n° 8, fuoco e fiamme, teschi e dadi ecc. ecc.) che però è anche la sede locale di casa pound, e che da quel bar organizzano un bel po’ di iniziative destrorse… (una cosa che perplime è vedere sul loro myspace le foto di Johnny Cash e dei Misfits… anche se intuisco.)

Ok sono degli sfigati e fanno le loro cose tra quattro gatti… e chi dice nulla… se non che qualche anno fa ci è scappato il morto per mano di quegli sfigati, se non che vogliono far suonare quell’immondizia fascista davanti al lager, se non che… la cittadinanza di Bozen non è capace di far altro che farsi i cazzi suoi e lasciare che alcune istituzioni smidollate facciano delle conferenze stampa politicamente corrette… Ma che cazzo, impedire il concerto non si può (è in zona demaniale, né provinciale, né comunale… ok il capo degli sfigati dice che non si terrà là, ma conta il pensiero no?) e forse non si deve, ma rispondere sì… eccome. Mostrare ai quattro coglioni che sono in quattro e basta e che la città li considera tali…

Sono appunti confusi i miei, dettati dalla notizia a caldo. Appunti dettati dal ritorno alla mente del perché me ne sono andato da quel buco di culo che è Bolzano, abitata da quattro buzzurri italiani ignoranti e tronfi che non si accorgono di sguazzare nel benessere, che se fosse per me li trasferirei in massa sei mesi all’anno nei quartieri spagnoli di Napoli (e viceversa con i napoletani)…

Uno dei motti degli Zetazeroalfa è “entra a spinta nella vita”… non mi resta che rispondere con “escici a spinta come lo stronzo che sei.”

http://antifameran.blogspot.com/2010/08/schwarzes-universum-in-den-medien.html

E naufragar m’è dolce…

Ormai ero diventato uno di loro, mi ero trasformato in un animale alternativo urbano, mi erano cresciuti i piercing un po’ ovunque, i capelli si erano rizzati verso l’alto ed erano diventati blu. Ormai era chiaro: ero un Livellino a tutti gli effetti. Da quasi due anni montavo, pitturavo, aggiustavo, bodyguardavo all’interno del Livello 57, il centro sociale più cool di Bologna e forse d’Italia. Tengo a precisare che se al tempo qualcuno mi avesse detto che appartenevo al centro sociale più cool d’Italia avrei risposto rifilandogli una testata in pieno volto. Questione di orgoglio; ma ora sono cresciuto, maturato, o forse semplicemente invecchiato (visto che ormai sono passati più di dieci anni) e guardando con occhio critico, forse autocritico, tutto quel periodo devo ammettere che, mentre negli altri spazi occupati della città si faceva politica, si organizzavano cene sociali, manifestazioni per il diritto alla casa e via discorrendo, al Livello 57 si beveva birra, si giocava a calcetto, ci si drogava e si ascoltava musica di ogni genere, dal punk alla techno. Eravamo proprio dei coo-glioni. Non che fossimo dei superficiali, per carità, fra di noi c’erano laureati, professori, assistenti sociali, avvocati (si è vero c’era anche una frangia in trasferta della ‘ndrangheta calabrese ma questo è un altro discorso), il problema era che ci stavamo veramente rompendo le palle con tutti quei discorsi che ormai puzzavano di stantio: il proletariato che non ha nazione, la polizia che è assassina dall’Europa all’America Latina, le camicie nere che avremmo dovuto metterle al muro e fucilarle tutte. Basta. Tutto l’universo dell’estrema sinistra bolognese, dagli anarchici di via Paglietta agli autonomi del Patchanka, dai collettivi del 36 occupato alle femministe di Lilith Luna Nera e chi più ne ha più ne metta, tutto questo mondo suburbano, dicevo, ci aveva frantumato i testicoli, volevamo in qualche modo rompere con quel passato e ripartire da zero. Almeno nelle intenzioni lo volevamo. Non so cosa sia successo dopo, o meglio, lo so ma non mi so spiegare il perché. Più cercavamo di essere al di fuori di certi schemi comportamentali più ci ritrovavamo dentro a quel sistema che volevamo non distruggere, ma semplicemente evitare. L’autopoiesi delle nostre sovrastrutture era noiosamente ripetitiva (come dicevo non eravamo dei superficiali!) perché cercando di essere diversi da tutti alla fine eravamo uguali l’uno all’altro. E quindi inevitabilmente non facevamo altro che ricreare un microsistema del tutto simile al sistema con la esse maiuscola. C’erano i capi, i gregari, i favoriti, i paraculati, gli emarginati, gli esclusi, i disonesti, i faziosi…Alla fine la domanda che mi posi fu: dov’è la differenza fra noi e la classe dirigente di questo paese? Lo stesso paese che avremmo voluto ribaltare come un calzino?  Non avremmo fatto altro che rivoltare un calzino nero per ritrovarcene un altro dello stesso colore. Questo fu il colpo di grazia, per quel che mi riguarda. Dalla sera alla mattina mi caddero tutti i piercing (no, non è vero, in realtà è stato mio padre che quando sono tornato dai miei in Tirolo per le vacanze di natale mi ha cacciato di casa appena mi ha visto con tutta quella ferraglia addosso e siccome a Bolzano a Dicembre per strada fa freddo ho pensato bene di scendere a patti col babbo e sbullonarmi gli orifizi di ogni ammennicolo) anche i capelli scesero a patti, come il sottoscritto, e tornarono del loro colore. Piano piano tornavo alla realtà, il sogno era stato bello ma era durato più del dovuto. To be continued…