Kai Zen live @ VAG 61

Paris La Nuit

Kai Zen & Simone Sarasso a gran velocità verso Bressanone

Domani sera alle 20:00, al centro giovani Connection di Bressanone in via Ponte Widmann l’accoppiata Kai Zen| Sarasso torna a calcare le scene. Dopo New York, Boston e Toronto il Sudtirolo (!).A questo punto non ci resta che (ri)pubblicare un breve estratto da La guerra di Teo, il nostro racconto parallelo al graphic novel di Simone, United We Stand, ambientato proprio ai piedi del Rosengarten e che potrebbe fare il paio con questo  vecchio post.

Dal bollettino della brigata Andreas Hofer, “La guerra di Teo” 17 maggio 2013

Dopo la carneficina di Roverè e la morte di Tetano ci aggiriamo per il rifugio come cani rabbiosi in gabbia. Herbert si è scolato una dozzina di lattine di birra davanti al pertugio da cui dominiamo la valle. È in attesa di qualcosa che non c’è.
Siamo rimasti io e lui per il momento. Ci hanno contattato due ragazzi ladini scampati alla strage di Corvara. Ci raggiungeranno al punto di incontro d’emergenza della Brigata. Il santuario. Continua a leggere

Kaiser

Quei fulminati dei Neurodisney – atipica band di capelloni con i capelli corti e le t-shirt senza nessun fottuto brand sopra – erano evidentemente appassionati di cinema. E non solo di serie z, come tendereste involontariamente a pensare. Negli anni novanta, ispirati dalla mitologica figura di Kaiser Soze (o Keyser Soze, o come vi pare), il criminale inafferrabile de I soliti sospetti interpretato alla perfezione da Kevin Spacey, i cinque paladini sestesi del rock duro e delle grasse pernacchie al music business hanno inciso cotanto spumeggiante brano, tutto da ascoltare. In apertura, tanto per ribadire, un campione di un fantastico dialogo tra due personaggi di ‘Rapina a mano armata’, geniale film del 1956 diretto da un certo… come si chiamava… ah, Stanley Kubrick 🙂

Poteva il vostro idolo Truck Driver non darvi una buona dritta musicale? Certo che no. E allora su, ringraziate veloci e poi fuori dai coglioni. Sto chattando con una tipa del Texas, la cui thumbnail mostra pantaloncini di jeans mozzafiato e un sorriso largo almeno venti centimetri, e chiappe incollate a un Renegade rosa fiammante che mi sta facendo vibrare come un Minipimer…

…che sia la nuova Daisy di Hazzard, cristo santo??

Ecco il brano: Kaiser

Rock’n’roll!

Il love shopping con Dostoevskij

C’è uno scrittore in Italia (forse anche più d’uno ma per il momento ci occupiamo solo di questo uno) che ha la leggerezza di tocco e l’arguzia adatte a raccontare la volgarità e la decadenza da tardo impero dei nostri tempi, senza risultare stucchevole. È già qualcosa. Se questo scrittore, oltre a non risultare stucchevole, ti fa anche ridere di gusto è ben più che qualcosa. Quando poi ti accorgi che il suddetto scrittore, oltre a non risultare stucchevole e a far ridere di gusto, non si limita a creare dei bozzetti divertenti o grotteschi, come pure sembrerebbe in un primo momento, ma fa pian piano emergere dalle sue storie dei personaggi di carne e sangue… be’ quello scrittore, oltre a leggerlo, a me viene voglia di conoscerlo, offrirgli una birra e chiacchierare un po’. Ora, io questa fortuna più o meno ce l’ho, perché Federico Baccomo in arte “Duchesne” lo conosco. Lo conosco come ci si conosce al giorno d’oggi, certo, via mail, facebook e altre magagne, dunque non l’ho mai visto di persona e non gli ho mai offerto quella birra, ma se capita prometto che lo farò perché se lo merita. Questo per mettere le mani avanti: ecco un recensore che conosce il recensito, ecco uno scrittore che parla bene di un altro scrittore, ecco dunque la cricca, la camarilla, i soliti sospetti. Ecco sì, embe’?

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Visitor

Quando ero ancora solo un giovane autotrasportatore, ho avuto un periodo di totale ossessione per l’ufologia. E certo, cosa vi aspettavate dal vostro campione di tamarraggine in abbondanza di tempo libero? Pensate che prima degli UFO – parola degli esperti di cattivo gusto – nella top 3 tamarra dello Stivale c’è solo la cosiddetta penna (leggi impennata) con lo scooterino, seguita dal cappellino da baseball allacciato stretto e solo appoggiato alla metà superiore del cranio, che piace tanto ai giovani d’oggi dal cellu strafigo e dalla vita dei pantaloni ad altezza inguinale. Mica male, no? Sono sempre stato avanti, come truck driver…

Dunque UFO, dischi volanti, circle crop, cospirazioni, agenti segreti CIA, Area 51, Roswell e via dicendo fanno parte – eccome – del mio sobrio, lineare immaginario di uomo contemporaneo. Ora non vi sto a girare riferimenti bibliografici o pagine web di rilevanza, tanto non ve ne fotterebbe niente a riguardo (e io manco me li ricordo), ma vi metto qui sotto una canzone ‘ufologica’ dei tenebrosissimi Neurodisney, probably the best band on the planet. Solo il pianeta non lo sapeva. E, ancora oggi, non me ne sembra pienamente cosciente. Ed ecco perchè avremmo dovuto rivolgerci a intelligente sconosciute, noi amanti del rock duro e puro, allora come ai giorni nostri.

Ma ormai è tardi, e quel che è stato è stato. Intanto sentite come pompa ‘sto pezzo. C’è gente in giro che lo canticchia ancora oggi. Tipo… io! 😀

C’è un alieno tra di noi

C’è un alieno tra di noi

Lui si veste come noi

Si comporta come noi

http://kiado.tumblr.com/post/372769104/neurodisney-visitor-1997-13-anni-fa-alla

La realtà

Proseguiamo la rassegna sonora sulla band di mio cugino rock star, i Neurodisney. Ricordo ancora: quando sfrecciavo contromano sul Viale Monza con il mio Ape Car truccato, un giorno sì e uno no, lanciando scamorze e soppressate ai salumieri e ai formaggiai in lista consegne per arrotondare lo stipendio da pusher davanti al cimitero nuovo, mio cugino rock star invece si rinchiudeva con i suoi soci in cantine ovattate a suonare per ore e ore, e a degustare la mia mercanzia (no, non le scamorze :D).

A ognuno la sua passione.

Adesso ascoltatevi ‘sto pezzo, intitolato ‘La realtà’. Al tempo, ricordo era uno dei preferiti della dozzina di avventori medi dei loro concerti (una decina tra parenti sconfortati e amici costretti a forza + un paio di jolly a data). Forse perchè prende in giro i finti ‘alternativi’. O forse perchè ha una melodia accattivante. Ditemi voi.

Dai che se vi piacciono i loro pezzi, prima o poi faremo una petizione per acclamare a furor di popolo la reunion dei Neurodisney! Che cazzo, la fanno cani e porci, perchè dei quarantenni panciuti dell’hinterland milanese no? Scommetto che dal vivo, adesso come adesso, sarebbero divertenti (nel senso che ci faremmo tutti delle gran risate).

Rock’n’roll

http://kiado.tumblr.com/post/2963108232/neurodisney-la-realta-1997-trasformiamo-i

Nino D’Attis su Delta Blues

More about Delta bluesLeggere una storia (o ascoltarla, oppure vederla su uno schermo) è già, inevitabilmente, riscriverla. La storia è sempre una traccia lasciata da qualcuno: impronta che diventa scia e come tale indica/pretende la possibilità di far entrare in gioco una pluralità di elementi in grado di certificarne lo status di manifestazione indeterminata, di oggetto in perenne trasformazione. Personalmente non ritengo interessante il remake di un film. Al contrario, subisco il fascino dell’arte del remix musicale (sulle covers bisognerebbe fare un discorso a parte, separando la sterile operazione calligrafica del fan dal colpo di genio di Rick Rubin che fa ricantare a Johnny Cash i brani dei Beatles, dei Nine Inch Nails o dei Depeche Mode). E subisco certamente anche il fascino del remix letterario: il Will Self che riscrive a modo suo il mito di Dorian Gray è un mezzo spasso; Francesco Dimitri alle prese con Peter Pan o con l’Alice di Carroll vale il prezzo di copertina. Su questa strada si inserisce l’ultimo romanzo firmato dai Kai Zen, ensemble di scrittori attivo dal 2003 e composto da Jadel Andreetto, Guglielmo Pispisa, Bruno Fiorini e Aldo Soliani. Otto mani impegnate a reimpastare Cuore di Tenebra di Joseph Conrad (aggiungendoci un po’ di Apocalypse Now di Coppola, ovviamente) per dare ai lettori del XXI° secolo una versione contemporanea non meno profonda dell’originale: Continua a leggere

Shining

Per me (truck driver) è il film più fico di tutti i tempi. Ancora più fico di Borat. Ma non starò qui a decantarne lo splendore, visto che lo hanno fatto in almeno un paio di milioni prima di me. Io sono un trend setter, mica seguo gli altri… tzè! Semmai indico una via, un nuovo percorso 🙂

Anche per il mio gruppo preferito, i neurodisney, ‘sto film era una fonte di ispirazione. Tanto che c’hanno fatto una canzone, molto gradevole invero. Un pò pop, un pò punk, un pò metal, un pò… boh. Però fica.

Ascoltatevela qui. Non sarete più gli stessi, dopo.

(thanks kiado for your tumblr!)

L’ARGENTO SI È OSSIDATO…

ATTENZIONE: SPOILER!

Iniziamo col dire che l’ultima fatica di Dario Argento, il suo nuovo film “Giallo” , era partito male fin da subito: nessuna distribuzione nei cinema e il povero Adrien Brody, che nel lungometraggio è un ispettore di polizia spaesato in quel di Torino, il povero Brody dicevo, che non percepisce il suo caché e fa causa alla produzione. Insomma, un inizio col botto, anzi, forse meglio dire col tonfo. Però io, Argentiano della prima ora, io che ho visto “Profondo Rosso” in VHS tante di quelle volte da aver consumato il nastro, io non ho dato retta a queste nefaste avvisaglie e mi sono detto: “Quanti film stupendi ho visto in dvd oppure downlodati dalla rete che al cinema non si erano mai visti?” Perché non potrebbe essere lo stesso per il maestro dell’Horror italiano, di cui da anni noi fan accaniti aspettiamo il risveglio creativo? Così mi sono armato di chiavetta e cerca e rumina nella rete, finalmente ho trovato una versione in Dvx di “Giallo” da scaricare. Pago il mio dazio al Dio del Sistema Binario e in un paio d’ore il film è bell’e pronto. Ed è qui che inizia il trauma, tanto per restare nelle atmosfere argentiane. Fin dai primi minuti si coglie una imbarazzante superficialità nei dialoghi tra i protagonisti e una grottesca artigianalità negli effetti speciali, ragazze pugnalate al volto che in un frame diventano fantocci di cartapesta inespressivi che neanche al carnevale di Pinerolo. E l’ispettore Avolfi/Brody che mantiene imperterrito un’espressione da cane bastonato, sia che abbia davanti un cadavere squartato oppure la bella Emmanuelle Seigner (che nel film è la sorella di una delle ragazze rapite dall’assassino). E poi dulcis in fundo, c’è lui, “Giallo”, il serial killer che ha quel soprannome (e qui scatta l’umorismo involontario) perché è il colore della sua pelle, dovuto a itterizia o epatite cronica probabilmente. Il “misterioso” killer dalla pelle ocra attira le sue vittime col trucco originalissimo (!!) del finto taxi, poi le stordisce con un’iniezione di tranquillanti (perché lui che soffre di fegato se ne intende di medicinali!!), le nasconde in un luogo buio e isolato e inizia a seviziarle. Qualcuno penserà subito: Ma se il misterioso assassino ha la pelle color limone rancido, si scoprirà subito chi è! E infatti non è un problema per Argento far vedere alla terza scena chi è l’assassino: brutto come la fame, mezzo zoppo ma furbo come una volpe! Perché tira scemi i poliziotti per tutto il film e ci vuole un colpo di genio di Linda/Seigner per fiutare la traccia giusta. E allora direte voi, “dove sta la suspence a cui Argento ci aveva abituati, il giochino che piace tanto agli amanti del thriller, quello di tirare a indovinare chi è l’assassino”? Infatti! Non c’è alcuna suspence, il film va dritto, anzi, forse sarebbe meglio dire piatto verso il suo epilogo. E i buoni restano buoni, i cattivi oltre che cattivi sono pure brutti, e la bella addormentata viene salvata da un principe azzurro, Tristezza-Brody, che non ha castelli dorati dove portarla perché ha lavorato gratis e adesso è povero in canna…