Liberate le bestie…

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Due giorni di lucida follia nel cuore della Francia e tutto cambia. Due giorni di lucida follia nel cuore dell’Europa e il mondo così come lo conosciamo non esiste più. Almeno nei pensieri e nelle intenzioni di molti di noi cosidetti “occidentali” che, una volta tolti finalmente quegli ingombranti vestiti di gente civile e perbene e allentata la cravatta del “politicamente corretto” che soffocava l’odio in gola, ci sentiamo finalmente liberi di tirare fuori il fascista, il reazionario, il primitivo che si agitava in noi già da qualche tempo. Finalmente è arrivato anche il nostro momento; affianchiamoci e solidarizziamo con quelli che fascisti, reazionari e primitivi lo sono sempre stati e ora brindano alzando il calice della discordia senza ritorno, uniamoci a loro. Perché il vendicatore delle rabbia e della paura che giacevano impantanate nelle sabbie mobili dei rapporti sociali multiculti, ci ha alla fine teso la mano. Ora possiamo alzarci e dare la caccia al nostro nemico: il diverso, il quasi nero e il nero, colui che pretende di avere un Dio che non è il nostro e che secondo noi è uno dei mandanti o quantomeno un fiancheggiatore dei messaggeri di morte arrivati di primo mattino sotto la Tour Eiffel. Ora possiamo finalmente farlo senza sentirci in colpa, senza paura di essere riconosciuti. Andiamo e scoviamo il nostro nemico fuori dalle moschee delle periferie nelle grandi città, sotto il turbante multicolore di un uomo che parla un idioma a noi sconosciuto, nei negozietti aperti fino a tardi in centro città che vendono birra e arance arrivate da chissà dove. Cerchiamo, cerchiamo e quando avremo trovato qualcuno che assomigli vagamente al feticcio mediorientale sanguinario che la nostra mente impaurita si era costruito, avviciniamoci e guardiamolo bene negli occhi. Osserviamo il contorno del suo viso, le rughe appena accennate sopra gli zigomi. Cosa vediamo? Cosa vedete? È lui il nostro nemico adesso? E’ lui colui il quale sparendo farebbe tornare tutto come prima? È lui il bersaglio mobile che il nostro kalashnikov emotivo vorrebbe colpire? Guardiamolo ancora. È lui che ha attentato alle nostre libertà civili e ai nostri diritti faticosamente, ma non da noi, conquistati?

Non credo… Forse troveremo una persona diffidente o forse riconosceremo in lui la stesssa nostra paura, forse gli sarà impossibile spiegarci che anche lui si sente ferito e offeso da quello che è successo perché anche lui crede nelle stesse libertà e diritti in cui credevamo noi fino a ieri. O forse non avrà alcuna voglia, non si sentirà in dovere di giustificarsi, di dover argomentare la sua estraneità e di prendere le distanze da tre pazzi invasati che in dieci minuti di follia hanno azzerato il sorriso ironico e irriverente di un’intera nazione. Perché anche lui si sente parte della stessa fetta di mondo di cui facciamo parte noi. Della stessa complessa galassia di lingue e religioni. culture e identità che abitiamo anche noi e che oggi chiamiamo un po’ forzatamente Europa. E allora? Dov’è il nostro nemico? È rimasto dentro un LCD ad alta definizione, vestito di nero e ci minaccia da un deserto lontano promettendoci che un giorno casa nostra sarà la capitale del suo personale regno, del regno di Allah sulla terra? Forse dobbiamo semplicemente cercare meglio, cercare altrove per mettere a fuoco il bersaglio. Abbiamo ancora quella rabbia dentro, ma adesso ci sentiamo disorientati. Confusi. E allora permettetemi di dare un suggerimento, di darci un suggerimento, un consiglio prezioso per utti noi: se veramente vogliamo trovare Il nemico, colui che con molta probabilità metterà una seria ipoteca sulle libertà e i diritti di tutti, colui che farà tremare dalle fondamenta i ponti tesi fra le diverse culture e identità sociali che abitano l’Europa, facciamo una bella cosa: torniamo sui nostri passi, torniamo a casa. Saliamo le scale se ne abbiamo da salire, apriamo la porta e entriamo. Cerchiamo uno specchio e mettiamoci di fronte. Guardiamo bene dritto davanti a noi… Sì forse adesso ci appare tutto più chiaro: il vero nemico siamo noi stessi. Perché non abbiamo compreso che quella che chiamiamo Europa è cambiata e sta ancora cambiando, più velocemente di quello che pensiamo, perché noi europei, noi occidentali o come vogliamo chiamarci non siamo il centro del mondo, il perno attorno a cui tutto ruota. Il limes a oriente è crollato mille e seicento anni fa. Già i romani all’apice del loro splendore non erano più solo romani ma goti, vandali, unni, celti, celtiberi, mauri e libi e c’erano ariani, cristiani e credenti politeisti senza che questo potesse fare una grande differenza in un senso o nell’altro. Siamo noi che nonostante l’enorme possibilità culturale che abbiamo di discernere tra paura e comprensione, tra odio e saggezza, riportiamo l’uomo all’età della pietra. Perché ancora non abbiamo compreso che il mondo in cui viviamo è un mondo complesso, imprevedibile perché in continua trasformazione e quello che è successo pochi giorni fa a Parigi è in questo senso illuminante. Prendiamo per esempio quella terificante sequenza che i telegiornali di tutto il mondo mandano e rimandano in onda fino alla nausea, in cui due uomini vestiti di nero e incappucciati uccidono con distacco e professionalità militare un poliziotto accorso per fermarli. Due musulmani assassini che in nome di Allah freddano sul selciato un flic parigino? Non proprio. Perchè i due assassini erano francesi, o franco-algerini per quello che significa, visto che gli algerini sono francesi più o meno dallo stesso tempo da cui i veneti sono italiani, e soprattutto parlavano un francese perfetto mentre quando hanno dovuto urlare “Allah akbar” lo hanno fatto in un arabo stentato. E il flic, il poliziotto che hanno trucidato? Be’, lui si chiamava Ahmed Merabet, era francese ed era un musulmano praticante che aveva scelto di fare il poliziotto di quartiere. Come il correttore di bozze Mustapha Ourrad, anche lui morto lo stesso giorno per mano degli stessi criminali. E se questo non ci fa scattare nulla nella testa o nel cuore, allora tiriamo pure dritto per la nostra strada, costruiamo le nostre barricate. Sappiate però che io questo volta salirò in cima alla trincea di odio e fango ideologico che in tutta fretta state approntando e salterò dall’altra parte, proverò a fermare questo meccanismo autopoietico e distruttivo che si sta innescando con tutte le mie forze, fisiche e intellettuali. E allora: liberate le bestie e che l’oblio ci avvolga….

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