Internet mi ha già rotto il cazzo

Ormai è ufficiale, amici. Truck Driver, il vostro amato camionista blogger scoreggione s’è rotto le palle di Internet. Notizie, informazioni, opinioni, dati, file, tweet, post, blog, feed, clip, ‘sti cazzi dentro il culo (scusate il francese). Dico, non si viveva mille volte meglio prima dell’avvento di ‘sta porcata tecnologica globale?

Fermatevi un attimo. Basta commentare l’ultimo provvedimento della regione Molise in termini di ristrutturazione di fontane pubbliche: guardiamoci in faccia. Diamoci pacche sulle spalle. Versiamoci del vino, distribuiamo taralli, qualcosa. BASTA friggerci il cervello con tutte ‘ste informazioni disponibili. Tutti presenti, tutti attivi, tutti mass media. Tutti online, tutti partecipi, tutti consapevoli. Ma chi l’ha detto? Consapevoli di cosa, poi?

A me sembra invece che l’abuso di informazioni ci abbia reso di molto peggiori. Di molto! Almeno una volta era chiaro il concetto che per dire qualcosa bisogna prima saperne. Qualsiasi cosa, eh? Musica, arte, ammore, sesso, politica, economia, viaggi, eccetera. Qualsiasi argomento infatti richiede per essere analizzato di TEMPO e STUDIO. Due concetti che sembrano invece essere definitivamente andati affanculo di recente, o sbaglio? Inoltre la troppa abbondanza di fonti – come dice il saggio – sta causando penosi problemi di scarsità di senno nel gestirle. Tipico. Lo si sapeva. Il concetto lo hanno ribadito gli economisti già parecchi decenni fa: inflazione. I sociologi dei media (qualunque maledetta professione sia :D) hanno confermato: ridondanza. Ora gli esperti di karma camionistico come il sottoscritto ci tengono a sottolineare il concetto: il troppo stroppia. Mica per niente.

Bene, è ora di sciropparvi l’ennesimo bullet point sotto e MUTI! Qui scrivo io. Apritevi il vostro blog, se volete dire la vostra.

(No, aspetta, cazzo… è proprio l’opposto di quello vado predicando a ‘sto giro…)

Cioè, voglio dire, prendetevi una cassetta della frutta vuota, trovatevi un punto adatto nel parco, ribaltatela e appoggiatela sulla ghiaia o sul terriccio, salite su di essa e mettetevi pure a pontificare su quello che volete. Alla ‘Speaker’s corner’, e allora no? Vediamo poi quanti vi cagano effettivamente e dopo quanto vi demoralizzate e ve ne tornate a casina. Alè.

  • Uno fa il carino e il premuroso e tutto quello che ottiene dal partner seriamente malato di internet è una serie di distratti ‘Ah sì? Ma dai? Davvero?’ oppure una sfilza di sbuffi e sospiri fuori contesto, con gli occhi fissi su whatsapp e facebook, mentre gli (le) si racconta una confidenza o quanto di carino o insopportabile ci è successo nella giornata
  • con tutta la musica a disposizione ogni santo giorno su qualsiasi cazzo di device alla fine ci si rompe i coglioni di tutto, si fanno fesserie tipo interrompere gli Stooges a metà canzone, viene la nausea da Alt-J e Arcade Fire (e quella già la capisco di più) e ci si riduce a sbirciare di nascosto le foto hot di Jennifer Lawrence- a proposito, dove cazzo sono andate a finire, mi chiedo…
  • quando accade un fatto, un qualsiasi fatto, come minimo per 48 ore non si dovrebbe dire un cazzo. Nessuno di noi. Media inclusi, anzi loro per primi. Ma un cazzo proprio, amici. Da che mondo è mondo, il bruciapelo porta solo problemi, e lo sappiamo benissimo come esseri umani. Ma con Internet ce ne siamo completamente dimenticati, e partecipiamo tutti allegramente alla patetica fiera del ‘quarto d’ora di gloria per ciascuno, mi raccomando composti’. Era dai tempi della messa obbligatoria per chi voleva partecipare alla castagnata in Val Fizzetta che non sentivo roba tanto ridicola
  • almeno una volta, in piazza, uno ci metteva la faccia alle stronzate che diceva – e dunque molto spesso si conteneva – ma oggi? Che ci vuole a dire fesserie comodamente da casa propria? Proporrei che almeno fosse obbligatorio navigare in rete da Internet Point lontanisssssimi da casa propria, o da smartphone altrui. Distanza minima 10 kilometri. Dovrebbe già bastare a tagliar via un pò di croppa, che dite?
  • in metrò o sul tram si leggevano romanzi, pian pianino, giorno dopo giorno, assaporandoli, oggi invece curiosiamo le foto in bikini della vicina o dell’ex compagno delle medie o ci frulliamo il cervello con Ninja Fruit, Ma le foto in bikini non sono comunque un buon esempio, mi remano contro! Ritiro. Rimane Ninja Fruit. e Candy Crush. E il gossip di Huffington Post (tiè!) 
  • con tutto ‘sto internet una volta che chiami qualcuno al telefono o, addirittura, aprite bene le orecchie, INCONTRARLO DI PERSONA. Eh sì, avete capito bene, incontrare le membre corporee altrui senza nessun filtro tecnologico. Voglio dire, di persona persona! Dal vivo, dal vero. Esatto. Insomma, quando chiami o gli citofoni, costui rimane talmente basito, ma basito basito, che al confronto l’F2 degli autori di ‘Boris’ è un’espressione attoriale scialba, vuota. Ma è mai possibile, fratelli? Dove siamo andati a finire?

Amatevi tutti di più, e basta. E adesso andatevene affanculo che c’ho Judo.

 

3 thoughts on “Internet mi ha già rotto il cazzo

  1. Un personaggio della serie tv “New Girl” proprio nell’ultima puntata si vantava di avere: email, cellulare, linea fissa, social media e quindi era “so reachable”…

    Mi sa che è proprio quello il punto: essere raggiungibili. Ma con un quid: non esserlo. Non è un controsenso, mi spiego: uno degli istinti più radicati negli esseri umani [o quantomeno negli italiani] è quello spiegabile con il famoso detto “vuoi la botte piena e la moglie ubriaca”. Vogliamo tutto senza prenderci le responsabilità.

    Vogliamo stare su facebook, contattare mille milioni di persone ma poi all’offerta “oh ci facciamo una birra?” quello che generalmente vedo come risposta è qualcosa del genere “mi piacerebbe ma non ho tempo”, “sono libero solo il terzo giovedì del quarto mese di ogni anno bisestile alternatato contando dal calendario cinese scorporando quello ebraico…” eccetera eccetera

    Di persona tutte quelle libertà che ci si prende su internet spariscono, o quantomeno si attenuano… l’effetto leone da tastiera insomma. E poi mi è capitato di essere accusato di essere troppo aggressivo perchè a uno che parlava troppo su whatsapp l’ho invitato a trovarsi di persona e chiarire [o darsele, che a volte le cose si risolvono pure meglio così :D], roba da matti.

    Il primo punto mi è capitato alla grande: seduti sul divano con una ex lei stava giocando con l’ipad e io guardando la tv [quando ancora avevo una tv… vabbè preistoria]. A un certo punto la guardo e vedo che è tutta concentrata, pure troppo così per scherzare allungo la mano e le afferro una tetta… nessuna reazione, stringo un pò… niente… rimango lì e dopo saran stati 3-4 minuti finalmente lei: “che fai?”, ANNNNNNAMO BBBBENE!

    E che basterebbe applicare una semplice regola che a quanto pare solo la minoranza conosce: se una qualsiasi cosa non influisce in maniera diretta e decisiva sulla tua vita… FREGATENE! o anche un SARANNO CAZZI SUA!?!

    E a corollario di questa regola, tanto per dare un indirizzo e un valore a quello che scriviamo diceva il saggio: le grandi menti discutono delle idee, le menti comuni discutono dei fatti, le menti piccole discutono delle persone.

    Sarà che io non frequento i social media anche se mi hanno consigliato caldamente di iscrivermi a facebook perchè si cucca o a vkontakt [o come si scrive] per cuccare le russe… però avrò molto meno successo di persona provandoci con le tipe ma almeno quei pochi successi sono reali, conquistati sul campo di battaglia eheh Un pò come lo scudetto del Verona del 1985 che vale come i 30 o quelli che sono della Juventus [non tifo eh, solo per fare un paragone].

    Infine mai internet più lontano da me di 5 metri… altrimenti come le scarico a buffo le serie tv, i film e il por… ehm… gli audiobook… si si… gli audiobook!😀

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  2. 😀 DA MORIIIIIRE PANCHO!!! E comunque molto validi i tuoi spunti riflessivi.. stasera mi spendo con la mia signorina la tua massima sulle menti grandi e piccole- mi sto già fregando le mani🙂 te ne devo una, fratello!

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  3. Sono basito… era F4 non F2.😀 Comunque una letta a
    “La società della trasparenza” di Byung-Chul Han (edizioni Nottetempo) ve la consiglio… un po’ troppo assertivo e definitivo, ma molto interessante….

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