Una cosa per vecchi, una cosa per scrittori

corsa-runningRieccomi acciaccato ma soddisfatto sul divano a strimpellare sulla tastiera dopo avere completato i miei 10 km di corsa settimanale, in questo pigro pomeriggio regalatomi dalla festa della patrona di Messina e dall’assenza delle mie coinquiline preferite in gita al luna park.

Mentre correvo, e nel corso delle successive abluzioni, riflettevo, come spesso mi capita durante la corsa, sulla natura dello sport che mi sono scelto. L’ho scelto per la sua essenzialità, la sua povertà, che rende liberi di praticarlo in ogni momento e luogo, purché si abbia a disposizione un paio di scarpette, certo. Ma l’ho scelto soprattutto perché dopo i primi tentativi, dolorosi e faticosi, ho realizzato che correndo percorsi lunghi non alleni solo il corpo allo sforzo. Più importante è l’allenamento della mente all’idea dello sforzo, all’accettazione del dolore e della fatica per tempi dilatati. Il nemico del fondista, mi pare di capire dalla mia piccola esperienza di dilettante, è la tentazione di mollare, la voce che dentro ti chiede ma chi te lo fa fare, che prova a convincerti che non ce la farai, che non ce la puoi fare. Chilometro dopo chilometro verifichi i tendini e i polmoni, ma ancor di più la fiducia nel tuo corpo e l’impazienza del concludere. Devi giocarci con questa impazienza, devi prenderla in giro, distrarla, sapere impegnare la testa con il filo di Arianna di un ragionamento ozioso ma costante e via via sempre più stringente, che ti impedisca di cedere alla tentazione di fallire. E credo che in questo sia decisiva l’età. La corsa di fondo (almeno a livello non agonistico) è uno sport per gente di una certa età, di sicuro oltre i trenta e meglio ancora oltre i quaranta, perché quando sei giovane il fallimento (fisico) è un’opzione che non contempli, anzi che di fatto non ti interessa. Ti puoi anche permettere di fallire perché sai che il tuo corpo non ti tradirà nei momenti decisivi (o almeno credi di saperlo), e questo rende improponibile l’idea di perder tempo nel metterlo alla prova, hai di meglio da fare. A quarant’anni il fallimento è una parte della vita, hai già imparato a fartene una ragione, il decadimento fisico è un compagno di stanza, ancora non troppo molesto. Ci scherzi insieme, entri in confidenza, gli prendi le misure. La corsa è un metodo per prendere queste misure e non ti sembra più di perdere tempo misurando le tue residue capacità, dimostrando a te stesso quello che a vent’anni non avevi bisogno di dimostrare. Ora sei curioso di vedere fino a dove ti puoi spingere, ora ne vale la pena.

La corsa, poi, è uno sport per scrittori, meglio se scrittori di romanzi, abituati ai progetti a lunga scadenza. Murakami Aruki, Mauro Covacich, Saverio Fattori, Gaia De Pascale (questi ultimi mi onorano della loro amicizia su fb e non solo). D’accordo, probabile che ci siano più scrittori calciatori, almeno in Italia, ma quella del calcio è un’ossessione nazionale, non confondiamo. La corsa di fondo invece è adatta agli scrittori, oppure sono gli scrittori a essere adatti alla corsa di fondo, perché quel che fai mentre corri, oltre a correre e a pensare, è osservare. Cogli fugaci brandelli di vita altrui, una coppia litiga, un bambino cade dalla bicicletta e viene soccorso dal padre, una ragazza porta a spasso un cane e ha l’aria di essere troppo sola, una combriccola di barboni oziano sotto un portico. Non hai tempo di approfondire, non puoi fermarti, e allora formuli ipotesi, per deformazione professionale e per ingannare il tempo, crei storie che sovrapponi alla realtà. Anche su te stesso.

In una parola, scrivi.

Perché corri, che motivi hai, quali secondi fini? Dove vai? Nel mio prossimo romanzo uno che mi assomiglia corre perché ha un secondo fine, che mi è venuto in mente proprio correndo, per dire.

Mentre corri, scrivi, misuri te stesso, giochi col fallimento, e non sai quali di queste cose venga prima. E non ti importa, basta correre.

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One thought on “Una cosa per vecchi, una cosa per scrittori

  1. Per chi scrittore non è, come me (ne sono geneticamente incapace), l’alternativa è la bici da strada, la bici, perché, per la propria sicurezza non ci si può distrarre, da strada, in contrapposizione alla MTB che è più da giovani; detto questo da lettore, domani andrò a correre. Ho trovato delle audio letture, comincerò con Pinocchio letto da Paolo Poli (mal che vada vedranno un cadavere sorridente)

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