La Sottile Linea Rosa 4

L’appello

Capitolo 4 (Francesco Casanova)

4 novembre Balaklava

L’orrore avvelena la memoria.

Nella sua mente il ricordo di sé viene cancellato dai corpi mozzati e dalle urla disperate di uomini che tentano invano di rialzarsi sulle gambe ormai perdute mentre, con stupore moribondo, guardano le proprie braccia mozzate.
Lord Cardigan non riesce a rispondere alle domande di Beria ed il calore di quel magnifico corpo non riesce a riscaldare il gelo che da quel giorno si è impossessato della sua anima. Beria gli chiede di ricordare la carica, lui non può. Non ricorda. Ha solo immagini davanti agli occhi; immagini sconnesse e allucinanti che gli rinnovano l’orrore e gli impediscono di far riaffiorare i suoi pensieri e la sua volontà durante quei momenti tragici. “Non ricordo mia adorata.” La voce è un soffio lugubre.
Beria è sorpresa dal cambiamento repentino. Fino a pochi istanti prima il volto del Lord era rilassato e sorridente mentre giocava con i suoi capezzoli e sussurrava al suo orecchio.
Beria conosce bene quei momenti e sa quanto si possa approfittare del potere della propria femminilità per far parlare anche il più riservato degli uomini. Tecniche antiche quanto il mondo. Aveva pensato fosse giunto il momento ideale per chiedergli le ragioni di quella inspiegabile carica nella valle. La valle della morte l’avevano presto ribattezzata.
Dal comando avevano subito voluto che lei usasse il suo controllo su Lord Cardigan per indagare i motivi di un massacro che agli occhi di tutti sembrava inutile. Lui l’avvicina a sé ed il profumo della sua pelle diluisce il dolore e sbiadisce le immagini. “Ti prego amore mio avvicinati e non chiedere. Il ricordo mi ferisce.” Sospira. Beria lo bacia delicatamente sul collo mentre le dita arricciano la barba e i capelli ingrigiti del nobile inglese. Lord Cardigan la stringe ancora. Se non ci fosse questo angelo la guerra per lui sarebbe insopportabile. Dal giorno che la duchessa Seminova li aveva fatti incontrare su quel battello il pensiero di lei era stata l’unica fonte di calore in questo angolo di mondo lontano dalla sua patria. Aveva persino dimenticato la sua Adeline che lo attendeva a casa.
Le labbra secche del soldato baciano la fronte di Beria e ringraziano sottovoce la nobildonna che permette loro di usare la sua casa per quegli incontri segreti che gli ridonano umanità e alleviano il peso di una guerra che si fa sempre più assurda. Che avesse ragione l’ubriacone irlandese?
”Ricordo il ritorno, so di aver galoppato lentamente verso il campo. Gli zoccoli del cavallo calpestavano membra e fango zuppo di sangue…” esita, le mani di lei gli accarezzano la guancia“… e poi nient’altro.”
Beria capisce che Lord Cardigan è distrutto, vorrebbe aiutarlo ma non può che provare pietà per questo povero uomo che la crede un ancora di salvezza mentre lei sa di essere un peso che lo porta verso il fondo. Ma non prova vero rimorso. Il rimorso è un sentimento che non è permesso a chi come lei calcola le proprie azioni per altri fini.
“Dormi, tesoro. Dormi e dimentica.” La voce della donna è morbida; allenata da anni di pratica alla menzogna. Sua madre le aveva insegnato che se non si mostra il vero sé non si può mai essere feriti. Mai lezione le sarebbe stata più utile.
“Non posso… non voglio mio amore. Da allora il sonno ridesta i corpi mutilati che mi guardano chiedendo perché?
Beria appoggia il viso al petto del soldato. Con gentilezza porta le mani di lui sul suo corpo; le guida sapientemente dove sa che accenderanno il desiderio. È il suo estremo gesto di compassione. Aiuta il soldato ad abbandonare i propri fantasmi nel passato con l’unica arma che possa allontanarli costringendo la sua mente a concentrarsi sul presente. Il piacere. Lui si abbandona, geme e gode.
E poi piange.
Beria lo osserva sorpresa e per la prima volta da quando lo ha incontrato prova affetto per questo uomo solo.

6 novembre 1854, villetta di Capo Saryc

Appoggiato allo stipite William Russell osserva il vento di tramontana che agita le fronde degli alberi nel giardino. Il vetro della finestra appannato dal suo respiro è freddo al tatto poco meno del bicchiere di vodka che tiene in mano. La temperatura; questa proprietà della natura che tanto affascina i nuovi profeti dell’impero britannico seguaci di Isaac Newton. Li ricorda bene quei professori nel giardino botanico del Trinity College a Dublino. Sorridendo pensa che per costoro la valutazione offerta dalla percezione delle sue mani non sarebbe stata neppure degna di essere associata al loro rigoroso metodo sperimentale. Il nuovo vangelo.

Mentre attende di essere raggiunto dalla padrona di casa il pensiero del giornalista ritorna al dispaccio che sta preparando sul massacro del 25 ottobre.

It was as much as our Heavy Cavalry Brigade could do to cover the retreat of the miserable remnants of that band of heroes as they returned to the place they had so lately quitted in all the pride of life.’

Si era convinto di chiuderlo così anche se ancora lo affascinava la versione alternativa in cui avrebbe voluto utilizzare il punto di vista di un soldato morente: ‘…and as I lay there gazing at the sky, my body’s numb and my throat is dry and as I lay forgotten and alone without a tear I draw my parting groan.
Il distacco imposto dalla necessità di verbalizzare l’orrore a cui aveva assistito lo aiutava a esorcizzarne la carica destabilizzante per la sua mente.
Sta solo cercando in realtà di non pensare al motivo del suo incontro con Fedor quel giorno. Se avesse voluto chiedergli della sua “passeggiata” della notte prima perché scegliere la villa della contessa? Temeva di aver commesso un errore ieri, anche se non riusciva a capire quale. Assorto nei suo pensieri il giornalista non si accorge dei passi leggeri dell’uomo che gli si avvicina alle spalle. Sussulta quando la mano lo tocca proprio mentre sta per finire in un sorso il bicchiere di vodka rovesciandone il contenuto sulla barba nera.
“Mi sembra nervoso mio caro Mr Russell”, la voce di Fedor Michajlovic è divertita ed ironica.
“Nervoso? E perché mai dovrei esserlo? Sorpreso piuttosto, sia dal suo invito sia dal luogo da lei scelto. Avrei forse dovuto indossare la mia giacca da bridge?”
“Non la sapevo così attento al suo aspetto. E riguardo al luogo, non c’è posto migliore di questo per i nostri affari…”
“Non sono mai stato particolarmente portato per gli affari. Chiamiamoli interessi comuni, mi sentirei più a mio agio.”
Russell scosta Fedor affrettandosi verso la bottiglia di vodka. “Non temporeggiamo, mi dica la ragione per cui mi trovo qui prima che arrivi Marina.”
“Prima che arrivi Marina? E perché? Credo proprio che il suo intuito giornalistico abbia fallito in questa occasione” risponde Fedor mentre lo affianca al mobile degli alcolici. “Stai annoiando il nostro ospite straniero come eri solito fare con me, tesoro?”
L’ingresso di Marina ha la potenza devastante della sua sensualità e le sue parole sono schegge indirizzate verso Fedor Michajlovic. L’uomo si gira, vorrebbe rispondere ma la rabbia e l’amore disperato che ancora prova non lo permettono. Un vortice di pensieri si impossessa della sua mente e la stretta allo stomaco che lo imprigiona ogni volta che vede Marina lo fa rinunciare all’idea di bere vodka. Come può amare questa donna che lo ha fatto così tanto soffrire? Fedor si chiede da tempo se il suo ostinarsi a sopportare questo dolore sia vero amore o solo un vile tentativo di non cambiare la propria vita.
“O forse stai solo chiedendo al nostro famoso giornalista alcuni consigli su come scrivere meglio…” continua la nobildonna fissando William negli occhi verdi. William Russell attende che Marina si giri verso Fedor per osservare fugacemente la curva dei suoi fianchi. Anche lui non è immune alla bellezza della nobildonna. Per ciò che ha potuto capire ben pochi uomini lo sono. “Perdonami Fedor, la mia era solo una battuta per far sentire a proprio agio il nostro ospite.”
“Una battuta. Certo mia cara; una battuta degna del tuo ben noto tatto”ribatte Fedor senza nascondere la soddisfazione della prontezza nella risposta.
“Sono desolato di interrompere le vostre schermaglie ma vorrei cercare di capire il motivo del mio invito qui oggi. Cara duchessa se avesse voluto vedermi poteva invitarmi privatamente” L’alcool iniziava ad offuscare la mente dell’irlandese che in quella condizione però si trovava a suo agio. Se doveva ricevere brutte notizie, le voleva almeno ascoltare con un bicchiere in mano.
“Fedor ti prego, accontenta il nostro ospite.”
“Mr Russell il motivo del nostro incontro è molto semplice. Devo solo rivolgerle una domanda; ieri notte ha consegnato la busta all’indirizzo che le avevo indicato?” Il tono di Fedor Mihajlovic non è più cordiale come in precedenza.
“Certamente signore! Dubita di me?”
Fedor si rivolge verso Marina che lo invita a tacere con un gesto della mano.
“Non dubitiamo di lei Mr Williams. La busta non e’ mai arrivata al nostro contatto. Speravamo che lei rispondesse di no perché ogni altra alternativa comporta certezza di grande pericolo per ognuno di noi.”
Marina si avvicina alla finestra. Il vento sembra essere calato. “Credo che qualcuno stia facendo il doppio gioco in questo momento.”
William Russell esita, vorrebbe avere ulteriori notizie ma la sorpresa per il cambiamento nel tono della conversazione lo blocca. Il ruolo della duchessa nella vicenda è per lui un evento inaspettato. Pensava di aver consegnato una busta per il bene dell’impero britannico, ora invece ha l’impressione di trovarsi coinvolto in una rete di spionaggio in cui è difficile capire da che parte giochino i suoi compagni di avventura. O sventura? Teme per la propria vita; ha bisogno di bere.
Nella stanza accanto Beria ascolta a loro insaputa la conversazione fra i tre e non riesce a decidere come comportarsi. Gli eventi degli ultimi giorni si sono susseguiti troppo rapidamente e tutta la preparazione a cui è stata sottoposta non le sembra al momento sufficiente per capire come agire.Dovrebbe interrompere la sua relazione con Lord Cardigan. Lei certo non vorrebbe lasciarlo. Ma i sentimenti che prova per lui ora rendono la situazione ingestibile. Non può più carpirgli informazioni senza provare sensi di colpa. Il pensiero di non vedere il Lord inglese la spaventa ora per la prima volta, ma non ha possibilità di continuare la relazione. Beria appoggia la testa contro il muro e cerca di capire cosa sia meglio fare. Si sente sola, ha voglia di vedere James.
Maledetta guerra.

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