La Sottile Linea Rosa 1

Venti di guerra e puzza d’affari in Crimea…  Da oggi riproponiamo su queste pagine la follia che nel 2008 ci ha visto alle prese, assieme a un manipolo di lettori / scrittori con un esperimento bizzarro quanto – strano a dirsi – entusiasmante. Kai Zen goes romantic… with a lil’ bit of blood, hell, war and darkness of course (come direbbe Altieri)

Cavalleggero del 13° Dragoni Leggeri

Capitolo I (Kai Zen)

20 Ottobre 1854, nei pressi del porto di Balaklava.

La vodka diluisce la densità del té. William prende un breve sorso, passa la lingua sui denti, esita con lo sguardo e poi aggiunge un altro goccio d’alcol. La mano di carte a biritch è sfortunata. Cerca gli occhi della duchessa Seminova che brillano al ritmo della brace di sigaretta. “Trova il nostro té troppo aromatico signor Russell?”
“In tutta sincerità, e con il rischio di reiterare un cliché, preferisco l’earl gray. Con un goccio di rum si capisce.”
Beria, sorniona, cala le carte sul tavolo. l’uomo seduto al suo fianco impallidisce.
L’inglese osserva semi e colori, versa della vodka al compagno di squadra e fischia tra i denti. “Mio caro Fëdor Michajlovic, sembra che abbiamo perso anche questa volta. Le signore ci spenneranno.”
Il viso affilato della duchessa non tradisce emozione. “Non c’è fretta Mister Russell, non c’è fretta.”
William sente l’effetto rilassante della vodka fluire nelle membra. “Non devo andare da nessuna parte Madame e poi non so nemmeno quale sia la posta.”
Oltre l’oblò un serie di luci illumina la costa, seguita, come il lampo dal tuono, da boati sordi. I quattro si alzano e si dirigono sul ponte.
I bagliori all’orizzonte rischiarano la notte, le colline alle spalle del porto sono illuminate a giorno. Le bombe cadono lontane, ma il vuoto d’aria provocato dalle deflagrazioni solleva una leggero vento fino alla nave.
Beria sente il soffio di morte, tiepido, accarezzarle il viso e d’istinto si aggrappa al braccio di William, socchiudendo gli occhi profondi dal taglio orientale. La duchessa, impassibile si aggiusta la chioma fluente smossa dalla brezza.
“Sono quasi due mesi che vanno avanti, ma le mura di Sebastopoli non cedono…” Il tono di Fëdor Michajlovic è rassegnato. “E allo stesso tempo i russi non riescono a contrattaccare, come topi che corrono avanti e indietro nella tana, dimenando la coda, senza via d’uscita.”
“E prima o poi l’aria finirà…” Gli fa eco Russell.
La duchessa Seminova accenna un sorriso amaro, le labbra sottili socchiuse. “Mio Dio, signori, che connubio di oscuri presagi.”
Il vascello a vapore entra in porto fiancheggiando due navi ormeggiate al molo. Sulle fiancate campeggiano nomi francesi e stanno iniziando le operazioni di scarico di uomini e materiali. Russell prende dal panciotto una fiaschetta d’argento agitandola in aria come una spada. “Arrivano i francesi, russi tremate… italiani tremate… inglesi tremate…” Poi scoppia in una risata mostrando piccoli denti gialli sotto i baffi ben curati. Fëdor, con un movimento dolce ma deciso gli strappa la fiasca di mano. “Basta William, non siate sconveniente. E poi i francesi vengono a reclamare la loro parte, come tutti gli altri. Bisognerebbe avere rispetto o forse pena per questi giovani venuti a garantire, con le loro vite, i diritti di altri che resteranno seduti in panciolle aspettando di riscuotere.” La duchessa accenna un leggero battito di mani, due volte. “Bene, abbiamo scoperto un romantico rivoluzionario. Ma diciamolo sottovoce, per carità. Qualcuno potrebbe non gradire il nostro disquisire.” Accenna con il mento in direzione di due militari barbuti che si avvicinano. Le divise sono inglesi, le spille e i ninnoli sul più alto decorano la parte sinistra della giacca. Beria si volta verso di loro trattenendo il fiato. Poi con una scusa si dirige in fretta verso la sua cabina. Chiude la porta alle spalle, fruga nella valigia sul letto e prende una stampa a colori con un soldato in posa davanti al cavallo: barba e baffi bianchi, sguardo profondo, giacca scura dal lato sinistro decorato.

11 Giugno 1854, Balaklava

Una brezza primaverile profumata lo avvolge e gli accarezza il corpo, spossato dai mille accadimenti di un giorno solo. È sdraiato con il viso rivolto in alto. Il cielo oltre l’intreccio di rami in fiore è limpido, sereno, in perfetta sintonia con il suo animo. Gli occhi piccoli e brillanti continuano a scrutare la bellezza di quell’angolo nascosto e rigoglioso nei giardini attorno a un sito archeologico appena fuori dalla città. La natura è in pieno rigoglio, tutto è luminoso. Con uno sforzo del collo completa la visione panoramica, un sorriso malizioso dipinto in volto. Lo sguardo ritorna sulla cosa più bella e preziosa di quell’idillio. Il viso di lei. La accarezza piano, la voce suadente. “Sei di certo la forestiera più ammirata di Crimea, ne sei cosciente?”
Il suo profumo lo inebria ancora, come ore prima, senza fine.
“E tu come lo sai?”
La sua pelle di carnagione scura, i finissimi tratti mediorentali, impreziositi da gioielli e gemme della sua terra, la Turchia. Gli occhi grandi, castani, punteggiati da pagliuzze dorate accennano una forma a mandorla. Un mezzo sorriso splendente le sfugge dall’espressione seria che sta provando a mantenere. Lord Cardigan per un attimo sente mancare il fiato, come fosse un ragazzino alla prime armi, poi si ricompone. “Lo so e basta. Se permetti, sono un esperto di certe cose.”
Gioca con lo stelo di una margherita tra i denti, un occhiolino e di nuovo sguardo in alto, tra gli uccelli in volo. Due sorrisi che si conoscono alla perfezione anche senza incontrarsi. Le unghie di lei si appoggiano sul suo petto, scherzose. Finge di graffiarlo, dalle costole fino all’ombelico, avanti e indietro, calcando a tratti sulla carne. Lui ride. “Certo, un vero esperto… In effetti ho notato una certa perizia, nelle prestazioni che avete appena portato a termine, Milord.”
Le unghie affondano. Il gioco gli piace. E lei è di sicuro la donna più bella che abbia mai visto. La più affascinante, la più deliziosa. Sente un fuoco dentro, un principio di dolore. Forse per l’inevitabile infatuazione, quella dell’inizio di ogni amore, o perché sa già che non sarà mai sua. Di solito è così, sa già che nessuna delle sue amanti sarà mai la sua donna. Una libertà che nasconde emozioni sfuggenti. Qualcosa che lo logora, anno dopo anno. Il rammarico si fa largo, insidioso come un ragno. “Nessuna perizia, ispirazione semmai. Sentimento amoroso, passione. Quella che sento per te, anche adesso. Se non ci credi metti la mano qui, sul mio cuore.”
Le afferra le dite piccole e affusolate, dalla pelle morbidissima. Un fine anello d’oro con un rubino dalle dimensioni di una nocciola all’anulare. Le appoggia il palmo sul petto. Il battito è accelarato. Lei sta al gioco, non fa resistenza. La loro chimica combacia in modo perfetto. Poi lei allontana la mano, delicata, e si appoggia sul gomito.
“Con quante donne vi siete… appartato nell’ultimo mese, Lord Cardigan?”
“Neanche una.”
“Non ci credo.”
“Credici.”
“Perché dovrei?”
“Perché non mento.”
Una risata argentina.“Questa poi…”
Lui lo sa. È una battaglia persa. Vorrebbe cambiare argomento, ma l’unica cosa sensata è tacere. Osservarla e tacere. Parlare con gli occhi. Occhi dolci, trepidanti, devoti.
Lei si riveste. Sembra serena. “Andiamo.”
Si incamminano attraverso un prato a lato di una fila di magnolie, poi incominciano a rincorrersi per poi sparire dietro un muro di siepi squadrate.

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2 thoughts on “La Sottile Linea Rosa 1

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