Ode al dj

a_aaa-Crazy-djBuondì.

Vi ricordate ancora di me? Ma sì, dai. Il camionista della rete. Quello della merda e del sesso. Quello drastico e sboccato, che ascolta heavy metal e odia i SUV… Vi siete già dimenticati? Ingrati. Infami. Bastardi. Bastarda tutta la rete, ecco, così frenetica, superficiale e intimamente stupida. Ha ragione la Cina ad ingabbiarla, altro che… Altro che Facebook, che Twitter, che Google, che Wikipedia.

AGLI ALTIFORNI, CAZZO!


Ma non me ne vado lo stesso, sapete? Giammai. In barba all’orgoglio, alla faccia di quel fetente nuovo Truck Driver che starete sicuramente seguendo da qualche settimana… ditemi perlomeno che non è il blog del solito noiosissimo scrittore italiano di noir. Questo NO, vi prego! Piuttosto seguite che so, un blog di cucina, o di fai da te; ce ne sono di ottimi, davvero! Ma intanto leggetevi comunque questo post. È un’allegra presa per il culo degli ultimi, incontrastati e fastidiosi divi della nostra epoca: i dj. È una celebrazione à la Truck Driver. Un’ode. Ho pensato di dedicarla a loro – dopo quella per chi giuda il SUV e quella per il beneamato, insostituibile bidet – quando, giorni fa, nauseato, ho scoperto che nella top 10 dei singoli più venduti di oggi c’è perlomeno una mezza dozzina di merdose canzoni firmate da strapagati dj locali o internazionali, paraculi e senza vergogna: al confronto i brani di Take That o Back Street Boys di anni fa erano quasi belli.

Mah.

Sarà che sto invecchiando. O sarà che, essendo allergico ai guru e agli eroi, tutto questo entusiasmo per uno stronzo che gira dischi al solito ritmo, fingendo di toccare tasti e muovere manopole mi reca fastidio. Ed è inutile che ti offendi, Armin Van Buuren o David Guetta che stai leggendo: vai e pedala, coi tuoi milioni di euro fatti grazie a neanche tu sai bene cosa.

***

Ode a te, magnifico dj

che per seguirti nelle tue esibizioni mi toccherebbe ad andare a dormire ogni mattino alle sei

ma invece col cazzo, amico, che oramai son vecchio e disilluso

e so benissimo che la tua fama deriva soprattutto dall’abuso

di mondanità, di glamour, di droghe varie e pasticche

-non che non ci sia passato, ma adesso per me vali come il due di picche.

La musica buona, invero, la può girare chicchessia

non servono grandi nomi: basta passione, gusto, ritmo e melodia

tu invece hai soldi, ganci, manager e di marketing esperti

ma in tenzone con un qualsiasi buon musico – mi dispiace – perdi

😉

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4 thoughts on “Ode al dj

  1. Io proporrei una legge… 1 articolo soltanto, chiaro e conciso… “Se un dj in qualsiasi circostanza usa il termine “suonare” per definire le sue esibizioni deve essere fustigato su pubblica piazza”.

    Jimmy Page suona… tu no stronzo metti-dischi del cazzo!

    😀

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  2. 😀
    drastico
    pungente
    chirurgico Pancho!

    bentornato- il dizionario di bon ton si chiedeva da parecchio dove fossi finito…

    Mi piace

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