Il ricorso di Pulcinella

accorintiHo da poco appreso che sarebbero in preparazione alcuni ricorsi diretti a invalidare l’elezione di Accorinti a sindaco di Messina. Tali ricorsi, a quanto si dice, proverrebbero da esponenti del PD o da aree a esso limitrofe, la qual cosa mi lascia perplesso, indignato, esausto, schifato. Ho anche appreso (ma spero non sia vero) che il candidato del PD, Felice Calabrò, che a caldo di primo turno elettorale (e quando ancora pensava di vincere facile) aveva escluso qualunque ricorso per dar modo alla città di esprimere direttamente e liberamente la propria volontà in sede di ballottaggio, adesso avrebbe lasciato intendere che, pur non presentandolo in prima persona, non potrebbe opporsi a ricorsi altrui per non venir meno alla responsabilità che le migliaia di preferenze da lui ricevute gli imporrebbe. Mi pare una motivazione speculativa e ipocrita, non degna di lui. Di contro è già partita la campagna di dietrologie che accusano i poteri forti della città e presunte eminenze grigie più o meno mefistofeliche di remare contro il cambiamento; teorie del complotto generalmente convergenti nel dare la colpa di tutto, a mio avviso con poco discernimento e ancor meno fantasia, a Francantonio Genovese e al suo entourage.

Ora, non penso affatto che Genovese c’entri nulla, perché, quale che sia l’opinione generale sull’uomo e il suo ruolo, gli si deve riconoscere quantomeno una certa finezza politica e una pari prudenza d’azione, mentre qualunque persona sana di mente non può che valutare una simile iniziativa sconsiderata, offensiva e autolesionistica. Per quanto mi riguarda, pur non sapendo ancora chi sarebbero i sottoscrittori di un simile atto, direi che deve per forza trattarsi di burocrati con la sindrome di Tafazzi (assai abbondanti nel PD, come le ultime vicende politiche anche nazionali hanno insegnato), oppure, volendo anch’io per un attimo cedere al fascino complottistico, potrebbe trattarsi di sicari prezzolati per affondare definitivamente il partito e farlo scomparire da ogni indice di gradimento.

Al netto di ogni considerazione di carattere giuridico sull’accoglibilità di un simile ricorso, che pure immagino probabile, è altrettanto evidente che un ribaltamento del risultato elettorale con eliminazione di Accorinti per via giudiziaria verrebbe accolta dall’opinione pubblica come un tradimento assoluto. E non ci vuole Nostradamus per predire che il risultato condurrebbe a seri problemi di ordine pubblico, al completo sputtanamento della città di Messina di fronte all’intera nazione (una città che fa decadere gli ultimi tre sindaci eletti per questioni formali), alla paralisi amministrativa prolungata, e infine all’ulteriore incremento dell’odio verso una classe politica vecchia, legata indissolubilmente a un concetto asfittico e personalistico della cosa pubblica, per la quale l’interesse collettivo va sempre subordinato alla ragione di partito o peggio alla convenienza più spicciola e incoffessabile.

Vorrei dunque dire una cosa a Felice Calabrò. Vorrei chiedergli di non fare l’errore di mettere il cappello su questa impresa di Pulcinella e anzi di chiamarsene fuori al più presto, confermando la sua prima reazione di uomo equilibrato e retto quale senz’altro è. Dichiari invece apertamente che non accetterebbe comunque la poltrona di sindaco anche in caso di vittoria del ricorso. Salverebbe così la faccia, la città, le future speranze di ripresa del suo partito e, in definitiva, la democrazia.

Mi si potrebbe obiettare che, se la nuova conta dimostrasse che Calabrò ha preso, mettiamo, 500 voti in più, egli avrebbe legittimamente e democraticamente vinto al primo turno. Il che è tecnicamente vero, ma anche intrinsecamente falso.

Caro Calabrò, la città ha deciso forte e chiaro e lo ha fatto esprimendosi in massa per Accorinti al ballottaggio. Quando cioè la città ha votato libera dai lacci della questua di voti, quando nessuno doveva più sbarrare il nome del cugino, dell’amico, del compare, del tizio che prometteva favori piccoli o grandi, quando insomma si è votato con la pancia, col cuore, con la libertà della mente sgombra, la città non ha votato per te. La città ha votato Accorinti, e non per soli 59 voti. La città ha votato Accorinti in ogni gesto e spinta verificatisi nel dopo elezioni, nelle manifestazioni di giubilo mai viste in questo luogo di sonno costante, la città ha votato dimostrando in pochi giorni un’attenzione per la cosa pubblica e una rinnovata, o forse del tutto nuova, sensibilità civica che io mai avevo visto. Per la prima volta da quando campo vedo che sempre più persone cominciano a credere che cambiare le cattive abitudini è forse possibile, invece di limitarsi a ridacchiare ripetendo a pappagallo comodi alibi gattopardeschi e fatalistici. Del resto, se per assurdo un ricorso non portasse alla tua automatica vittoria ma a nuove elezioni, sai benissimo che ora, dopo questa ennesima prova di piccineria politica di politici malmostosi e miopi, Accorinti prenderebbe l’80% delle preferenze.

Cosa vuoi fare, Calabrò, vuoi partecipare al cambiamento o essere additato come il meschino burocrate che ha impedito la rinascita e con questo marchio passare alla storia? Affrancati dalla situazione in cui quattro ragionieri stitici e presuntuosi cercano di metterti usandoti come ariete con l’occulto fine di far rompere la testa a te per continuare a fare la politica piccola piccola che sanno fare.

Guglielmo Pispisa

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