Tablet Niente

13845350-cornice-di-vetro-su-uno-sfondo-di-legnoA pensarci mi vengono ancora le lacrime agli occhi dal ridere. Roba da non credere.

Ore 8:25 Linea 1 del metrò di Milano. Strapieno di gente e di fighissimi tablet e smart phone emittenti luce bluastra. Questa è la modernità, no?

No.

La modernità la prendevo per il culo io. Alla Truck Driver, ovviamente. Stretto in un angolo e in apparenza anonimo, estraevo un oggetto luccicante dalla mia solita valigetta nera ostentando indifferenza, o peggio insolenza. Anzi no, semplice sonno, cazzo. Iniziavo a maneggiare l’oggetto con fare annoiato e li sentivo tutti, uno dopo l’altro, increduli, incollarmi gli occhi addosso. Gli sguardi di tutto il vagone erano su di me, in quel momento. Ma che dico del vagone, del mondo intiero.

Me l’ero studiata bene, d’altronde. Era un’idea di quelle che mi fanno andare fuori di testa: idiote, irriverenti, estreme. Ridicole. Irresistibili. Era nato tutto per caso un paio di sere prima: io e la mia signorina, cameriera in un highway restaurant costretta a cavarsela a mance, quella sera aggiustavamo gli album di foto di famiglia. Cosa che succede quando si invecchia, amici, è inutile che ve la ridete adesso- godetevi invece sesso, alcol e serie della HBO al massimo, finchè dura. Insomma sceglievamo, affiancavamo, incollavamo foto, le inserivano negli appositi fogli trasparenti che compongono un album. Riempivamo cornici con le migliori foto delle due piccole camioniste/cameriere: loro con gli sci, loro a cavallo, loro al museo. I soliti stupidi, adorabili scatti di cose che non faranno mai davvero nella vita (per cui ha senso fotografarle, almeno una volta). Serenamente, come genitori ormai bolliti che si appendono a quello che hanno. D’altronde capita a tutti, o sbaglio?

La mia signorina aveva in mano il vetro di una cornice per foto di medie dimensioni, i polpastretti bianchi pressati contro la superficie trasparente. Era un bel rettangolo di vetro 30 per 40 centimetri, o roba simile. L’ho guardata per un attimo. Poi il vetro, poi lei di nuovo. Ebbi una folgorazione.

“Sai che figata andare in metrò con ‘sto vetro in mano e far finta che sia un iPad di ultima generazione, cazzo?”

Siamo scoppiati a ridere di brutto.

“Sì, sì, un Tablet Niente!”

Ci stava alla perfezione. Pensavamo alle facce sbalordite, alle occhiate fugaci cariche di invidia, ai corpo a corpo con il possessore – io – per vedere e capire meglio. Proprio quello che stavo vivendo quella mattina sulla Linea 1, altezza Rovereto in direzione centro. Una ficata pazzesca. Roba da far accapponar la pelle, amici appassionati di kaizenology. Non riesco a descriverlo con sufficiente trasporto. Solo, provate a immaginarmi:

skinny jeans alle caviglie, vecchie Tepa slacciate, calzini color porpora, giubbotto di pelle di quelli dei motociclisti degli anni ’60, bianco e nero, maglietta degli 883 sotto, valigetta nera da killer tra i piedi e sguardo intellettualmente perso nel niente trasparente del mio ficherrimo, invidiabilissimo Tablet Niente. L’ultima generazione del touch computing, mica quella robaccia che avete voi. Caproni.

Tsè.

Credo tutta la gente di quel vagone abbia voluto essere me in quel frangente, calzini a parte. A San Babila ho appena sussurrato ‘pemesso’ e mi si è aperta una voragine davanti. Sentivo rispetto, ammirazione, udivo bisbigli rispettosi del tipo:

‘Sarà il creativo della nuova start up della Apple con Google e Armani e Philippe Starck…’

😀

Che risate.

Annunci

2 thoughts on “Tablet Niente

  1. C’era quella storia là… un americano un giapponese e un italiano in aereo.

    A un certo punto l’americano comincia a picchiettare le dita di una mano sul palmo dell’altra e gli altri 2 chiedono: “Ma cosa fai?” e l’americano: “E’ l’ultima tecnologia informatica, sto scrivendo una email attraverso la tastiera impiantata sotto la mia pelle.”
    Dopo poco il giapponese inizia a digrignare i denti e gli altri chiedono: “Che succede?” e il giapponese: “Niente niente sto ricevendo un sms attraverso l’antenna che ho impiantato nel dente”
    Passa poco e l’italiano si produce in una scoreggia rumorosissima e gli altri 2: “Che succede?” e l’italiano: “Ma niente… sto ricevendo un fax”

    😀

    Mi piace

  2. 😀 😀
    Pancho e la sua finezza nel commento di pausa pranzo… (me lo ricordo sai che stai impiegatato eh eh eh)
    GRANDE!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...