The Ufficio files – finte malattie

cover_37661Sono tornato, amici, e sono pieno come una lattina di Dreher, cazzo!

Ricordate? Sono Truck Driver, un camionista con il vizio della cultura ecc. ecc. Vi ho intrattenuto per anni, ora non fate finta di non sapere più chi sia. Ingrati. Dunque, dove eravamo rimasti? Ah, sì, alla mini-serie del piffero che mi sono inventato per raschiare il barile della creatività (ma non temete, ne ho ordinato uno nuovo, di barile): The Ufficio files. Bella cagata, direte. Intanto però mi fermano per strada per farmi foto col cell. Chi altri può vantarsene? Corona, forse, ma se permettete io sono più figo di lui. Tsè…

Dunque, abbiamo parlato sinora del cagare in ufficio, del minimizzare sulle proprie ferie, ora affrontiamo un’altra pietra miliare: in ambiente lavorativo per la questione ‘me ne sto a casa oggi’  anche se non si è propriamente menomati o indisposti – e può capitare, che diamine, anzi talvolta è sacrosanto – vale la regola non scritta di esagerare sempre nel raccontare ai colleghi i sintomi della presunta, fulminea malattia. Cioè, non si affronta la questione di petto, tipo: ‘Non mi gira stamani, ho deciso di staccare per un giorno. Buon lavoro’, ma si preferisce il torbido, il subdolo. Vere specialità nazionali, tra l’altro. E quindi di norma si esagera nella descrizione di quanto (falsamente) accaduto durante la notte appena terminata.  Per non parlare poi delle espressioni facciali marcatamente sofferenti da esibire il giorno dopo, al rientro in ufficio, alla solita collega ficcanaso che spunta dal nulla non appena si è fatto un passo verso il proprio oculo lavorativo, dopo aver strisciato il badge quatti quatti. Avete presente?

Ma fatti i cazzi tuoi, troietta…

Da un ricerca condotta di persona – e come batto il territorio io, amici… – la stronzata più gettonata da dare in pasto ai coglioni dei propri colleghi è l’attacco di dissenteria e vomito subito durante la notte. O meglio ancora per tutta la notte. Così. Come un lampo a ciel sereno. Cagarella e vomito: verosomiglianza meno di zero, ma vai a provare che sto bluffando… Fontana dalla bocca e rubinetto dal culo non sono certo testimoniabili, se non in presa diretta. Questo il dipendente furbetto lo sa bene, e io prima di tutti. Attenzione però alle finte malattie al mondo d’oggi: smart phone, videocamere, facebook, youtube, twitter… potreste ritrovarvi a raccontare balle sulle vostre finte malattie mentre vi ammazzate di Wii, e il cugino invidioso che vi sbatte sul tubo. Oppure straparlate di dissenteria e dolori lancinanti mentre la dolce fidanzata, innamoratissima, posta su facebook una foto anche del vostro stronzo appena sfornato, invidiabilmente lungo e compatto. Guardate il mio amò quanto caca bene…

Succede.

Ma non fatelo succedere, cazzo! Una volta sputtanati, in ufficio non vi crederà più nessuno. E non vivrete più sereni. Vi fionderete in ufficio anche con 40,5 di febbre, o totalmente ricoperti di pustole. Poi vi cacceranno, costringendovi a tornare a casa per non impestare tutta la forza lavoro, ma voi niente: vi aggancerete agli stipiti pur di non abbandonare il campo di battaglia. E tutto questo per una cattiva gestione di semplici, banalissimi giorni che ogni tanto vi va di passare a casa.

Siate onesti allora, piuttosto.

“Ascolta, Sandrino. Oggi non c’ho voglia di fare un cazzo. Più tardi mi faccio una biciclettata, poi pranzo come si deve, poi mi butto in bagno turco e a fine pomeriggio vado a recuperare i marmocchi. Che si fotta il mondo intero.”

Più che legittimo, no?

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3 thoughts on “The Ufficio files – finte malattie

  1. Oh pensavo che il blog avesse deciso di abbassare il livello dei post parlando dei vari Lovecraft, Borges, Bukowski e compagnia letteraria e invece vedo che ritorniamo in zona aurea con il tuo post oggi… bene bene.

    Su sto argomento però non c’ho molto da aggiungere… non ho mai preso malattia perchè non avevo un cazzo di voglia di lavorare. A mio favore gioca il fatto che il mio lavoro mi piace molto e altrettanto dico dei miei colleghi.

    Dove lavoro io il cagotto come scusa non l’ha mai usata nessuno… in compenso i problemi di pressione sembrano essere più contagiosi dell’ebola eheh

    Aggiungo alcune scuse proposte dall’oggi defunto ufficio filiale di Milano per non essere andati al lavoro o essere arrivati tipo 3 ore in ritardo:
    1. abbiamo sbagliato a impostare la sveglia [quando è cambiata l’ora]: il problema è che l’ora era stata portata indietro quindi sarebbero dovuti arrivare in anticipo, casomai.
    2. abbiamo perso le chiavi dell’ufficio in un tombino
    3. dall’ufficio si sentiva odore di gas e abbiamo avuto paura a entrare

    E poi dicono che a Milano la gente lavora… ma va la cotolette!!!!

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  2. GIURO che non farò mai più passare così tanto tempo tra un post truck driver e l’altro! Mi sono mancate troppo le stronzate di Pancho 🙂 ..ma non hai fatto una lista civica per il 24/25 febbraio? Ti voto, cazzo

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