C’è, ma non si vede

librinuvole

C’è un lavoro, quello dell’editor di testi letterari, per il quale è necessario ottenere la quadratura del cerchio. L’editor ha il compito di migliorare l’estetica e la funzionalità di un lavoro letterario, un romanzo, un racconto. E dunque si trova a compiere, in uno, sia un compito molto tecnico e a tratti meccanico, sia un’opera di cesello da svolgere con laleggerezza di tocco di un artista. Un lavoro per il quale ci vuole grande serietà, ma anche uno scatto di fantasia e di sensibilità comune a pochi. Devi essere pignolo come un ragioniere e inventivo come un’ala destra, severo come un caporale e generoso e lieve come un ballerino. Non ti si deve vedere ma il tuo tocco deve fare la differenza. Il testo passato dalla mano del buon editor è quasi uguale a prima, eppure in quel quasi c’è la differenza che passa tra una faccia barbuta e gonfia di sonno e una ben rasata e tonificata da un massaggio: è sempre la stessa faccia, d’accordo, ma non fa la stessa figura. In più l’editor, a differenza di un barbiere, un ballerino, un caporale o un’ala destra, ha a che fare con lo scrittore, ossia una delle forme di vita più presuntuose, pretenziose e suscettibili che vi siano in natura. Oltre a lavorare, l’editor dovrà quindi trattare lo scrittore – che beneficia del suo lavoro e fa pure lo schifiltoso – in modo che questo non si offenda, e anzi collabori a farsi aiutare. L’editor però non ipnotizza lo scrittore, non lo domina, non lo comanda; lo deve invece convincere a collaborare. Solo così lo scrittore e la scrittura dello scrittore faranno un passo avanti e l’editor non sarà semplicemente uno che corregge i compiti ma uno che migliora il mondo.

Un mestiere bello e difficile, che oggi gli editori spesso abbandonano per risparmiare, ma questa è un’altra storia, che non va bene per oggi.

Oggi voglio semplicemente ricordare una persona, un’amica, che è scomparsa alcuni giorni fa. Nel fiore degli anni e della bellezza. Si chiamava, e sarebbe il caso di continuare a chiamarla ancora, Giovanna De Angelis. Ho avuto il privilegio di lavorare con lei per il mio primo libro importante, purtroppo solo per quello. Sono passati vari anni e vari libri, ma ancora mi rimane un patrimonio di cose che ho imparato da lei. È stata la persona più seria e competente che io abbia mai incontrato nel mondo dell’editoria e aveva, al massimo livello, tutti i requisiti che ho descritto come propri di un editor. Sensibilità letteraria, profonda cultura, tocco lieve ma incisivo, assoluto rispetto per la altrui scrittura, praticità, essenzialità, rigore.

Giovanna era anche scrittrice, critico letterario e tante altre cose che forse non so. Ho avuto poche occasioni per approfondire la sua conoscenza, per cui non credo di avere il diritto di parlare delle sue doti umane o di menzionare aneddoti. Potrei, forse, attingendo a qualche ricordo, ma sarebbe roba finta o quasi, cattiva letteratura, e fuori luogo. Per cui mi limito a dire che, oltre a essere una professionista come non ne ho più incontrati, era pure simpatica e, mi è parso, di buon carattere. Molti scrittori ben più famosi di me le devono qualcosa, e penso che potrebbero ricordarla meglio e a maggior titolo di quanto non stia facendo io. Però finora non mi sembra sia accaduto e dunque ho voluto cominciare io. Grande Giovanna, ciao.

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