The Ufficio files – Cagare in ufficio

cam13_006Onestamente non so se esista al mondo un imbarazzo superiore all’incrociare un collega in attesa davanti alla porta, mentre si esce dal cesso dell’ufficio dopo una corposa e puzzolente defecazione. Ed è inutile in quei casi provare ad allentare la tensione con sorrisini stiracchiati o acrobazie di sopracciglia, all’anglosassone: costui una volta dentro e serrato l’uscio, ormai intrappolato in quel tanfo appiccicoso senza via di fuga per due minuti buoni, come minimo, non farà che maledirvi con tutte le sue forze per l’intera durata della tortura e per i susseguenti trenta/quaranta minuti. E vorrei anche vedere… Voi cosa fareste?

Non c’è infatti eleganza, simpatia, onestà o sex appeal che tengano: cagate in faccia (metaforicamente) al collega prossimo utente del bagno comune e tutto il buono di voi svanirà in una porzione di secondo, e nel modo più crudele. Da soggetto che si distingue, da collega piacevole, affidabile e sincero, ormai praticamente alle soglie dell’amicizia in Facebook, crollerete giù in fondo, nell’infimo girone dei puzzoni ingrati. Poi magari dopo un pò passa, soprattutto se vi impegnerete a regolare il culo diversamente nello spettro temporale della giornata lavorativa, ma in quei frangenti non avete speranza.

D’altronde, come biasimare il collega inviperito? Pensate per un istante al terribile olezzo che vi invade le narici quando siete voi dalla parte della vittima. E capita, oh se capita… Agghiacciante, non è vero? Disgustoso, ai limiti dell’umanamente sostenibile: va bene tutto, ma smazzarti di olfatto la merda altrui, che non è manco parente o coniugato, insomma merda a caso proprio, è obiettivamente troppo. Fa perdere la pazienza, la concentrazione, il buon senso. Fa perdere tutto, e alla vittima non resta che disperata, cieca rabbia per l’intero genere umano. Rabbia per la puzza, per aver scelto il momento sbagliato per pisciare, per ‘sto cazzo di bagno sempre occupato. Rabbia tentando di descrivere a se stesso quell’indicibile odore. Ma che cazzo ha mangiato ieri, ‘sto stronzo? Straccetti di suola rinforzata Geox? Insalata di scoiattoli in putrefazione? Julienne di cadavere di razza caucasica, cazzo? O i classici, sempre presenti, bambini morti?

Perchè pensateci, amici. Possiamo arrivare a capire tutto, ad aprirci anche ai risvolti più incomprensibili della psiche di un umano in errore, e lo facciamo a volte, sulle ali dell’entusiasmo ecumenico fransescano che talvolta, per qualche minuto, ci rapisce. Ma non potremmo MAI comprendere, accettare e metabolizzare l’odore della merda altrui sotto le nostre radici, così, a caldo. E sottolineo a caldo, perchè è tutta lì la differenza. L’odore di merda dopo dieci minuti già evacua, già è quasi sostenibile. Dopo trenta minuti si riduce solo a un sottile fastidio olfattivo. Poi sparisce, quasi. Ma in quell’incrocio davanti al cesso a produzione appena ultimata e spedita per vie acquee, no. In quel caso è una fottuta tortura, amici, punto e basta.

Inutile girarci intorno. La merda puzza, e lo sappiamo. Il cesso in ufficio è uno per tutti, o due/tre, e sappiamo anche questo. La logica prova ad aiutarci, ma nemmeno lei ha molta speranza in questo caso. L’unica possibilità è sincronizzare gli orologi del culo di tutti. Sì, gestire con intelligenza le evacuazioni intestinali dell’intero organigramma aziendale. Con pragmatismo. Propongo di far circolare una tabella per email, a inizio giornata. Ognuno indica quando vuole cagare, e per favore tratteggia di grigio i successivi 15/30 minuti (a seconda di quanto ritiene la sua merda del giorno sia disgustosa) a mò di no fly zone: collega avvisato, mezzo salvato.

Non è una buona idea?

Sarebbe già un ufficio migliore.

28690185

Ah, e Buon Natale 🙂

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2 thoughts on “The Ufficio files – Cagare in ufficio

  1. Sarò fortunato o poco sfigato piuttosto ma mi è capitata finora solo 1 volta di dover cagare in ufficio e solo 1 volta di dover odorare la merda del collega che mi ha preceduto al cesso.

    Nel primo caso quello di cui avevo più timore, se vogliamo dirla così, era che i colleghi sentissero i rumori del defecamento… eh ho uno spirito femminile avanzato chettedevodì! In ogni caso se han sentito non hanno detto nulla e per evitare imbarazzi durante il cambio dell’aria ho attaccato con lo scotch sulla porta del cesso la scritta: “Non entrare, qui puzza a volontà”.

    Quando è toccato a me essere la vittima non ho trovato cartelli, anzi il puzzone del collega torna e mi dice qualcosa del tipo: “Se dovevi andare in bagno, vai pure, è libero ora”… bastardo eheh!

    Ma dei cagoni da ufficio i peggiori sono, paradossalmente, quelli che non cagano… perchè? E’ presto detto: sono quelli che pur avendo lo stronzo sulla rampa di lancio si trattengono e lasciano uscire solo aria… solo che per il principio dell’aria anale [dotto assioma matematico sviluppato da me e dal mio compagno di banco in seconda superiore… ahhh la scuola italiana…] se hai già cagato l’aria passa, esce e non succede nulla… ma se c’è lo stronzo l’aria passa, si impregna di puzza di merda e la scoreggia esce armata e letale: e i colleghi annusano porc’izzio!

    Chiudo con qualche verso dalla lode alla merda, opera di un poeta veronese di cui non ricordo il nome:

    “La merda che, a farIa,
    te dà quei momenti .
    che smorsa i pensieri,
    che rende contenti.

    Davanti a la quale
    sparisse ogni ceto:
    la caga el siorasso,
    la caga el poareto”

    😀

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  2. Apri la porta e te lo trovi davanti, il tizio dell’amministrazione.
    Ti saluta cortese e si aspetta che tu sfili via velocemente: invece resti lì sulla soglia e lo fissi sorridendo.
    Accenni a quello che ti stai lasciando alle spalle e gli dici: “Non è il tuo giorno fortunato. Non hai letto l’oroscopo stamani?”
    Ora sì, che te ne puoi andare, lasciandolo al suo destino.

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