Far finta di parlare al cell

Sì, lo so: ‘Ma come cazzo parli, Truck Driver? Per favore, almeno tu che sei un autotrasportatore intellettuale…’

Allora, primo: non offendere, intellettuale sarà tua sorella.

Secondo: anche a me fa cacare il linguaggio sms di oggi, anch’io sono un amante della lingua italiana così com’è stata fatta, ma nel titolo di ‘sto post ‘cell’ ci stava e io ‘cell’ ho messo, va bene? No? Allora vattene su Carmilla, vai.

E finalmente adesso posso cominciare:

ero a quella gran figata del Carroponte (prima dell’invasione grossolana e sopra le righe della ‘festa democratica’ degli ultimi giorni) per vedere amici e ubriacarmi e fumare sigarette divertenti, come al solito. Tanta gente, tanti giovani, schiamazzi, musica, odore di salamelle. Dio, quanto adoro questo habitat… I bastardi – gli amici – erano ovviamente in ritardo, e io ooodio il ritardo. Per primo il mio. Dunque ho cercato di distrarmi, mi sono sparato il contenuto in dettaglio di ogni fottuto poster, biglietto appeso o semplice scritta sulle poche pareti prefabbricate sparse per l’imponente ex area industriale di quel posto di sinistroidi corrotti che è Sixto San Juan. Ma poi, finita la scorta di passatempo e per evitare di fare il coglione fermo e solo in un mondo dove tutto è rapido, sociale, carico, entusiasmante mi sono detto:

Hm, ma sì. Facciamo il solito gioco.

Mi sono messo a fingere di parlare al cellulare. Esatto, come un coglione. Anzi, peggio, come un malato mentale, sfigato e imprevedibile. Un tapino. Una vera merda, insomma. Proprio il tipo di personaggio che più apprezzo a ‘sto mondo infame. E l’ho fatto già altre volte, come no. Perchè? Boh. Per ingannare l’attesa, divertendomi. Per esercitarmi in recitazione. Per non essere notato come lo sfigato fermo e solo. Per vedere l’effetto che fa. Per impressionare.

“Sì, no, certo… No, no, ho capito. Ma figurati! Chi? E a chi lo avrebbe detto, sentiamo? A me no di certo, carino.”

Incrocio sguardi di giovani rockettari in cammino verso l’area concerti. Gente che ride, scherza, sta bene. Tutto normale. Adoro la normalità.

“Non credo proprio, sai? Davvero no. Ecco, esatto. Esatto. Questa è la verità. Inutile che adesso vieni da me, con questa telefonata…’ (nel fingere di parlare al telefono bisogna scegliere argomenti di interesse, cazzo. Mica approfondimenti filologici su ‘sto paio di coglioni: questioni, litigi. Sesso. Violenza. Criminalità organizzata. Oppure lingue straniere. Dipende dal pubblico indirettamente ascoltante.

Ecco un gruppetto di giovani dall’aria dei creativi. Che so, grafici, web designer, videomaker o stronzate di quel tipo. Le ragazze sono molto carine, vestite da cosplay, direi – a meno che non sia rimasto davvero indietro con la moda…

“No, allora, ascoltami bene. Digli pure che il materiale della post-produzione è pronto. Abbiamo appena ricevuto un corriere da L. A. (pronunciato el ei), poi lo hanno pure passato da questo studio fantastisco che pulisce bene i suoni, le sbavature… quello di N.Y. (pronunciato en uai– e qui non capisce un cazzo di nessuno :D), hai presente?”

Un paio di occhiate avide del gruppo dei creativi carini mi arrivano eccome, anche di più.. Tra cui la pulzella meritevole. Continuo, ma ogni tanto dò loro di spalle per creare suspense.

“Eh no, caro, è qui che ti voglio! Il ritardo non dipende da noi. Sai come sono ‘sti californiani… e a Berlino adesso chi glielo dice? Prima che diventi un casino col master… poi i fratelli Weinstein chi li sente?”

Alle parole ‘Berlino’ e ‘Weinstein’ sento addosso tutta la loro attenzione, l’ammirazione, l’invidia… che gioco di merda, lo adoro!

“Io la mia parte l’ho fatta, fratello, e non mi rimetto certo adesso in aereo per girare il globo un’altra volta! Giammai! Che se la smazzino gli yankee, io mi occupo di arte, mica di organizzazione aziendale.”

Poi mi allontano, se no diventa troppo. Il bello di quando parli al cellulare è che puoi fare tutto quello che vuoi. Girare in tondo, alzare la voce, ridere, fare capriole, genuflessioni, qualsiasi cosa ti passi per la mente. L’individuo con all’orecchio quell’aggeggio infernale ha carta bianca.

Un gruppo di teste bionde, alte e spaesate, si aggira nei pressi del gazebo-libreria. Chissà come ci sono capitati qui. Impressioniamoli, và… dato che gli amici non arriveranno prima di mezz’ora, stando al loro sms -mortacci loro.

“Yes, of course. No, I am not responsible for the missing gig of last week in Colorado, I am sorry. You know I am also working with Ennio at the moment… and you know how much he gets nervous about delays in recordings: Morricone hates delays, as he always says.”

Un biondo dà di gomito alla tipa di fianco, alta quasi due metri e faccia da Pippi Calzelunghe. Lo sento ripetere, bisbigliando: ‘Morricone’. Fa sempre la sua porca figura.

Adesso voglio esagerare. Mi sento su di giri stasera. Una coppietta tanto caruccia: lei tettona, lui un pò babbione ma dalla faccia simpatica. Ci ballerei lo Schuhplattler insieme volentieri. Mi avvicino senza farmi notare.

“STAI SCHERZANDO, VERO? NON CI PROVARE!”

Si spaventano, mi guardano sbigottiti. Mi scuso con le sopracciglia.

“Te l’ho detto mille volte che le bimbe da sole in quel castello non ci possono stare! Cristo santo, hanno due e tre anni, Peggie Sue (ma che cazzo di nome mi è venuto in mente?)… e poi ci sono gli animali esotici liberi, nella grotta a fianco! E il caminetto? È sempre accesso, e se ce ne finisce una dentro- di bimbe? No, no… Non mi fare incazzare, ok? Tu non ti muovere di lì, a prendere la roba ci passa Saro più tardi.”

Tiro su di naso come un pazzo. Il tizio fa per alzarsi, in evidente imbarazzo. La tettona ride. Perchè alle donne piacciono i bastardi? Boh. Salvo poi sognare un babbione divanato alla prima bastardata seria che gli combina la testa calda. Chiudo la telefonata. Mi guardano. Li guardo.

“Dai scherzavo, mica ci sono gli animali esotici.”

“Ah, ecco.” Sorride la pulzella. Il tizio ha gli occhi sbarrati. Giro sui tacchi, ordino a perlomeno venti metri di distanza dal bancone.

“Mi fai due medie chiare?”

Ora che arrivano i ritardatari bastardi…

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7 thoughts on “Far finta di parlare al cell

  1. “Il bello di quando parli al cellulare è che puoi fare tutto quello che vuoi. ”
    Verissimo.
    Chiamo subito Quentin, potremmo rendere quella scena al telefono più pepata.
    “Hi, Q! what the f… are you doing!”

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  2. Ma porca zozzona.. io sto gioco non lo posso mica fare. Ci ho il cell vecchio e mi vergogno a tirarlo fuori [il cell…]

    😀

    La versione veronese comunque sarebbe: “Si eminenza, sarà pronto per quando lei l’ha richiesto… si si nessun problema con la banca, il vicario ha parlato col direttore… si ho capito… si si… ma l’opus dei è con noi? Si? benissimo.. a presto… sempre sia lodato eminenza. Buonasera” … a frotte di puttanelle vergini davanti ma usatissime dietro

    Teribbbbbbbbile… 😀

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  3. usa il portafoglio a mò di cellulare! la dimensione è quella di uno smartphone… però occhio a non farti sgamare

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  4. ehm….ricordati sempre il VIBRO….perché può sempre succedere che uno dei tuoi amici bastardi, chiami per avvisare del ritardo………..ehm……..

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