Venti di protesta

Siamo amici ormai da tempo, giusto? Ricordo ancora il lontano maggio del 2010, quel primo articolo da camionista che mi permisi di scrivere su queste caparbie pagine elettroniche… Allora non ero che un giovane, arruffato panzone autotrasportatore dalla canotta sporca di ketchup, entusiasta e inconcludente, mentre ora grazie a voi e al vostro ammore sono una certezza della rete, un punto fermo. Un faro per orientarsi nel mare di merda in cui ci troviamo naufraghi. O sbaglio?

Comunque, volevo dirvi che il fermento sociale di questi tempi, la rabbia e la protesta dei cittadini per le questioni legate all’economia, alla politica e alla corruzione, l’urgenza di cambiamento, la volontà forse sincera e forse definitiva  – chi può dirlo? – di voltare pagina, costruire una società migliore bla bla bla trova com’è ovvio il mio totale apprezzamento. D’altronde, sono o non sono il vostro Paladino del drastico? Il Cavaliere dei modi spicci? Che ne dite, mi insinuo nelle pieghe dei fatti o non mi insinuo? Smaschero ipocrisie o non smaschero? E allora ascoltate, cribbio (vedete? Mi sono anche ammorbidito, per piacere di più a fasce anziane di pubblico).

Va bene protestare. Va bene non farcela più. Va bene ‘mandare tutti a casa’ e via dicendo, ma vedete di non farmi girare i coglioni a elica ignorando bellamente quanto sotto, per favore:

  • la piazza pulita comincia dal nostro giardino, da quello che abbiamo intorno. Anzi comincia da noi. Basta comportarsi da furbi impuniti, basta utilizzare le conoscenze per ottenere cose, manipolare residenze, certificati e  parentele per accedere per primi ai servizi, basta comprare in nero per spendere meno. Basta OVVIAMENTE fare con l’auto quel cazzo che si vuole in giro, basta lamentarsi di chi applica alla lettera la legge, basta buttare i rifiuti a cazzo, basta comprare acqua in bottiglia di plastica ecc. ecc. E anche – come no – basta credere di saperla sempre meglio degli altri. La svolta comincia dentro di te, amico, sì proprio te che mi leggi incredulo: cosa fai tutti i giorni? Come ti comporti? Fai la cosa giusta? Oppure, in scala, approfitti quanto approfittano poi i grassoni indegni della politica? Troppo comodo additare gli altri con ditina sporche di cacca… Leccale, prima
  • diamo una bella verniciata di praticità alle cose, che ne dite? In quanto italici siamo maestri riconosciuti nel mondo intiero per i ricami, i giri intorno alle cose, le belle parole, i bei vestiti, gli splendidi banchetti. Siamo maestri di addobbo, non c’è dubbio, ma come siamo messi a sostanza? Male, direi. Malissimo. Le grandi città non hanno i trasporti e l’urbanistica minimamente (perlomeno) intelligente di molte città del mondo, le tematiche sociali di rilevanza – che so diritti civili, droghe, prostituzione, nascita e morte – sono in pratica ferme al palo, a queste latitudini. Del tipo, in Rwanda sono certamente regolate meglio. Qualsiasi decisione pratica da prendere viene rinviata, demandata, modificata, nascosta e spesso poi sparisce del tutto. Perchè? Lo so io, perchè. Quella italica è una strategia, ovvio
  • chi vince decide per il periodo che segue, punto e basta. Non è che per protesta si sdraiano sull’asfalto i quindici che a loro giudizio ‘subiscono’ una decisione, e tutto si blocca. Che cazzo, la democrazia non funziona così. Se la maggioranza decide una cosa, per mano del rappresentante demandato (che so, un sindaco, un amministratore di condominio, un capo di governo) quella cosa si fa. Punto. Non me ne frega un cazzo se qualche stronzo sventola tutto agitato una serie di ingiustizie che parrebbe subire. Scusate un attimo: noi italiano siamo il popolo più lamentoso del mondo. E siamo certo nella top three dei più ipocriti. Dove andiamo a finire, se ascoltiamo ogni lamentela? Funziona così, invece, amici: uno viene investito da un ruolo pubblico, dal minuto dopo applica i provvedimenti che ritiene giusti e gli altri se ne stanno muti, per favore. Poi a fine mandato, i demandanti decidono se il demandato ha lavorato bene o meno, e scelgono di conseguenza. Questa è l’alternanza. Questa è civiltà. Solo così chi sceglie male, paga le conseguenze, si pente e la volta dopo sceglie meglio. Se ci si lamenta sempre di tutto e poi non si è disposti ad accettare le decisioni prese dalla maggioranza, allora non si è capito un cazzo di niente, in tutta evidenza. Perchè se poi domani toccasse a voi decidere, voi che vi opponete sempre a tutto, come pretendere che gli altri rispettino?
  • ascoltare l’altro, cazzo. Ascoltare, non parlarsi addosso, inveire, gridare, cercare spazio e consenso attraverso il volume e il tono della voce. E questo vale soprattutto per me, ovvio. Ma per oguno di noi. Io vi sento, che credete? Vi vedo. Che, si discute in quel modo? Si parla sempre sopra l’altro? Si crede sempre di essere depositari della Verità, e gli altri sempre stronzi? Statisticamente è improbabile, tra l’altro. Il destino cinico e baro non fa che sparigliare le carte, sin dall’origine dei tempi: impossibile che a voi siano sempre capitate solo quelle buone. Davvero ridicolo pensarlo. Anzi, abituatevi all’idea: avete carte di merda, fratelli, e nulla da dire di interessante. Avete, abbiamo più che altro da ascoltare. A testa bassa, voce contenuta, sommessamente, con umiltà. Ascoltare. Rigirarsi il due di picche tra le mani e ascoltare.
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6 thoughts on “Venti di protesta

  1. Lo sapevo che ti saresti presentato alle primarie!!!!

    Oh, se poi mi prometti che facciamo pure noi le feste stile pompei, qualche bell’investimento in giamaica [e non nel mattone porchizzio! :D] e un pò di concussione [che ci sta sempre bene no? un pò come il peperoncino] ti voto, faccio brogli e sono pure disposto ad andare a letto con la Bindi!!!!

    Se non è affetto questo per il den… per te?!?!?

    PS: Mò ti commento pure il primo storico post… così hai la collezione completa delle mie cazzate 😀

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  2. credo di non poter esistere più come uomo, come autotrasportatore e come blogger senza di te, Panciovilla- accetta queste mio umili parole di riconoscimento, te ne prego

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  3. Ok ok mi hai convinto… la prefazione al prossimo dei Kai Zen la scrivo io!

    Oppure accetto l’offerta di un SUV omaggio da formigoni per la prefazione al suo “Ho un costume di merda. Memorie di viaggio” 😀

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  4. kai zen a, come non condividere.
    Aggiungerei anche un corollario.
    Succede in questo periodo che chi era uso flagellare le altrui palle con lamentele senza direzione e ascoltare solo le proprie parole mentre si autoscontrano contro le pareti del cranio come un robot delle pulizie impazzito, ad un tratto sia colto dall’impulso di fare qualcosa.
    A quel punto, sceso su di lui un qualche spirito di-vino, il personaggio disquisirà di qualsiasi tema, proporrà soluzioni definitive per la fame nel mondo, la crisi economica, i parcheggi e l’aerofagia e, non prima di crollare esausto dallo sforzo, scriverà per generosità anche il programma di una lista civica per le elezioni provinciali di una provincia abolita.
    Sic transit gloria mundi.

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