In viaggio co’ papà

Con l’ineguagliabile modello di riferimento di papà Alberto Sordi nel film del 1982 in testa e negli occhi  (un Carlo Verdone superbo nella parte del figlio Cristiano), e con la piena ed entusiastica intenzione di provare perlomeno a scimmiottarne piccole dosi di sano egoismo e deliziosa paraculaggine nei confronti della prole, sono partito giorni fa per una vacanza al mare da solo con le mie due piccole camioniste italo-olandesi. Abbiamo caricato tutto sullo Scania e via! Destinazione Inferno.

Sì, perchè non ho calcolato bene una serie di cosucce, mesi orsono, nel proporre sborone e a petto gonfio questa atipica combinazione familiare per una vacanza. Ve ne snocciolo sotto alcune, in sincera condivisione, mentre altre sono ancora incagliate da qualche parte nel mio subconscio, o forse mi vergogno solo un pò a dirle. Dopotutto sono anche un padre, oltre che un maledetto camionista sboccato. E che cazzo!

  • La giornata spesa con i figli in vacanza è lunga. Lunghissima. Incredibilmente lunga. E verso sera ti accorgi che no, non è così in verità, non è lunga. È interminabile. È ben diverso, amici, perchè la lunghezza, seppur superlativa, è sostenibile, mentre l’interminabilità ammazza qualsiasi germoglio di speranza. Oscura l’orizzonte. Tarpa le ali. Quando alle dieci di sera, dopo una giornata vissuta insieme appassionatamente, i figli ti chiamano in continuazione dalla loro stanzetta bollente nel bungalow di simil-legno dicendo che ne so… che hanno caldo, sete, prurito, non hanno sonno o qualsiasi altra stronzata, allora capisci che è così. È interminabile, la giornata in vacanza da solo coi figli. Bellissima, eh? Ma senza fine. E un pò ci rimani. Lo sapevi, ma un pò ci rimani.
  • Il campeggio e il mare sono belli, ma cristo santo moltiplicano la stanchezza per dieci. Perchè? Non saprei. Dicono per il sole, il caldo, la minor comodità, il minor comfort. La sabbia in bungalow, i pochi asciugamani puliti, cosa vi devo dire… fatto sta che avevo portato tre libri da leggere, in uno slancio ottimistico, pensando a lunghe serate sul mare con un occhio al bungalow chiuso con il figliame dormiente, uno alla combricola di amiche ventenni che soggiornano di fronte in tipiche pose provocatrici e uno (quale?) appunto al romanzo in lettura. Ma non c’è stato verso, il terzo occhio era sempre troppo stanco. Le saracinesche oculari calavano puntualmente ogni sera, poco dopo l’ultima chiamata di una figlia per che ne so… sete, o caldo. E i libri sono rimasti irrimediabilmente chiusi.
  • La cucina a gas in campeggio ci mette una vita a far bollire l’acqua, e questo si sa. Ma che accadesse anche nei cucinini dei bungalow – in tutto e per tutto delle vere e proprie cucine – non me lo aspettavo proprio. Dunque è proprio la condizione di ‘campeggio’ che influisce, in qualche modo. In ogni caso, l’eterna attesa dell’acqua che bolle per una fottuta pasta al pesto o in bianco spesso mi ha recato danni, con tutto il vicinato che pasteggiava rumorosamente a due, tre o anche quattro portate, e noi tre, dinastia di camionisti abbrustoliti e affamati, in nervosa attesa. Fanculo.
  • È matematico, se si fa il bagno tutti insieme, una figlia vuole andare fino oltre gli scogli senza niente (intendo braccioli, materassino, maschera, occhialini ecc.) e l’altra invece vuole stare a un metro dal bagnasciuga, in acqua ad altezza caviglia, con braccioli e ciambella, lamentandosi della temperatura fredda. E tu che fai? Entrambe ti chiamano in stereofonia, a ritmo crescente, e vogliono imporre la loro scelta agli altri. Prima vai da una, poi dall’altra, poi torni dalla prima, poi dalla seconda. Ci provi. E a lite ovviamente irrisolta, ti giri, fai un bel tuffo a pesce e te ne vai da solo verso il mare aperto, in un goffo stile libero, sentendo le loro proteste ogni 3/4 secondi, per un istante solo, mentre la bocca e metà faccia riemergono per respirare. E te ne freghi.
  • La gente dopo un paio di giorni massimo si è già sparata film incredibili su cosa c’è dietro il bizzarro trio di rozzi ma dolcissimi individui. Sarà vedovo? Sarà stato lasciato? Sarà un ragazzo padre? Un mammo? Oppure le ha rapite? Le tiene in custodia? E la cosa strana è che più normale sei, meno chiassoso e invadente, meno problematico, più la gente pensa male. E/o si impiccia. Crede che non sei all’altezza. Forse pensa al proprio marito o al proprio figlio, gente incapace di farsi un uovo al tegamino. E impicciandosi attira su di sè irrimediabile l’antipatia di un camionista sudato e innervosito dalla troppa attenzione, tipo la sciura che un giorno si è permessa di affacciarsi alla nostra veranda con la padella piena di scaloppine alla pizzaiola dicendo: ‘Posso lasciarti un pò di queste, che ‘ste bimbe so’ tanto carine ma so’ tutte ossa, so’… Non ti offendi, vero?’

 

PS: però le scaloppine erano buone, cazzo!

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4 thoughts on “In viaggio co’ papà

  1. ahahah ma veramente è successo l’episodio delle scaloppine? Da rispondere proprio: “ma vedi de fatte un pochetto li cazzi tua… e posa qua quelle scaloppine che a buttarle via è peccato!”

    Però anche tu… in campeggio? Dopo i ciclisti, i campeggiatori sono una di quelle categorie che fustigherei su pubblica piazza… Oh s’intende, con affetto 😀

    Pure Verdone/Sordi sono andati in un hotel…

    Buone vacanze! 😀

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  2. no dai, è una licenza letteraria (la tipa delle scaloppine).. però la prossima volta vieni con me- Truck & zio Pancho e i vicini di bungalow.. vediamo come va a finire

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  3. Bella frate’. Condivido. L’occhio della gente che ti guarda quando sei solo con la bimba in evidente assenza di una femmina è una cosa ricorrente. Io sono andato in uno stabilimento balneare da solo con la mia piccola a ferragosto (una cazzo di sfida da niente) e mi sentivo tutti gli occhi addosso e potevo leggere come mi fossero scritti davanti agli occhi i pensieri, le ipotesi e le illazioni dei presenti. E nessuna di quelle ovviamente riguardava la semplice verità: sono solo con mia figlia perché mi piace e la mamma aveva altro da fare.

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