Il prologo

Qui di seguito il prologo de Il Cristo ricaricabile, di Guglielmo Pispisa (Kaizen g), in libreria, edizioni Meridiano Zero. Seguiranno altre perle sparse (se fate i bravi).

 

Te lo dico ancor prima di cominciare, perché non so se avrò il tempo di arrivare in fondo a questa storia e nemmeno se tu avrai la pazienza di venirmi dietro. Dunque leviamoci il pensiero e partiamo dal messaggio principale: tu sei Dio. Dio con la maiuscola. Può sembrare strano ed è difficile da credere pure per me, soprattutto quando vedo te e quelli come te che buttano la loro vita appresso a meschinità e scemenze. Quando vedo ogni singolo membro di questa misera razza umana sciupare il proprio potenziale in piccinerie e ripicche. Nel corso della mia vita ho sempre disprezzato la mia specie, schifato i miei simili, odiato me stesso. Ancora oggi, con tutto quello che so e dopo aver vissuto le esperienze che voglio raccontare, ancora oggi gli uomini mi danno ai nervi. Uomini che si sparano nel sedere da duemila anni per un pezzo di terra pietrosa, che parlano male dei loro amici, che invidiano qualcuno solo perché non riescono a vedere il dolore che prova. Uomini che il sabato sera si recano in grandi sale colorate

e impersonali e giocano a tombola in mezzo a sconosciuti senza alzare la testa dalla propria scheda, che non cambiano mai punto di vista. Uomini come me. Come te. Eppure il succo non cambia. Tu sei Dio. Nessuno è perfetto. Non sono sicuro di riuscire a spiegarlo bene, ma intanto tienilo a mente e vedremo di arrivare alla dimostrazione per gradi. Questa storia si conclude al cimitero del Verano, in Roma, e ho

scelto di cominciarla dalla fine, tanto per mettere in chiaro subito dove si va a parare. Mi si possono attribuire molti difetti, ma fra questi non c’è la mancanza di schiettezza. Racconterò di vita e opere di uomini e donne poco virtuosi, perlopiù miei parenti, delle quali sono stato messo a parte in virtù dell’unicità della mia condizione. Raccontando di vita, come è nell’ordine delle cose, parlerò anche di morte. Se non sei abbastanza vivo da sopportarlo, smetti di leggere adesso. Essere Dio è meno difficile di quanto sembri, ma ci vuole un po’ di stomaco, se non altro.

E ora basta rivolgersi al lettore, che è davvero un trucco da due soldi.

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One thought on “Il prologo

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