A Easter Carol

Mbe’, dopo Natale, c’è Pasqua, no? Due anni fa, dico due, pubblicavamo il nostro A Christmas Carol sul fantasma dei natali passati… Be’ sembra che il nostro Tiny Tim sia risorto… Abbiamo estrapolato un pezzo di quel racconto dickensiano… poi dite che non siamo avanti…

In un futuro non troppo lontano…. 

Renzo è nudo davanti allo specchio che gli restituisce l’immagine di un torace stretto con i pettorali definiti dalla palestra, il pene flaccido mezzo inghiottito dal pelo pubico. Prende la forbice e comincia a tagliarsi i ricci crespi, così alla brutta, grossolanamente. Prima davanti, poi i lati, infine dietro. Con la sinistra passa le dita fra i capelli e tira fino a far sollevare la cute, con la destra sforbicia, fino a che il cranio non rimane nudo, chiazzato qua e là di ombre di peluria superstite.
I bastardi non aspettavano altro. Con suo padre ormai fuori uso hanno cominciato a farsi i comodi loro, sfacciati e allegri come puttane a una festa. In lista lo hanno schiaffato al quarto posto, merde che non sono altri, in questo modo non salirà mai. La sua carriera politica finisce qui. Hai voglia a sprecarsi in paroloni di stima e nostalgia per suo papà; quando si è trattato di metterglielo su per dove non si dice non si è tirato indietro nessuno. Magari giusto un po’ a testa bassa, ma tutti in fila, alla faccia del Senatur. Se li ricorda ancora, nella stessa fila, con lo stesso ordine, ma dietro suo papà a Pontida oppure sulle rive del Po, con lo sguardo fisso sull’ampolla e le espressioni avide. Viscidi
I peli sul petto cedono al rasoio come lacrime a una spugna; del resto son pochi. Quelli in mezzo alle gambe è tutta un’altra storia, sono duri, ispidi, non vengon via. La lama affonda, ma strappa più che tagliare. Piccole screziature vermiglie affiorano sulla pelle bianchissima del ventre ormai glabro. Mettere i calzoni sarebbe un problema, adesso, ma ormai Renzo non ci pensa più.
Quella troietta di Clarissa non lo chiama da due settimane, non risponde al telefono, ai messaggi. La mail non ce l’ha perché dice che lei i computer non li capisce, ma tanto non risponderebbe manco a quella. L’antifona Renzo l’ha capita, le gambe si aprono solo quando conviene e adesso lui non è più un cavallo vincente, è zoppo. Clarissa era una gran figa, ma in fondo questa è la cosa che lo ha ferito di meno, in fondo lo sapeva di che pasta era fatta, mica ci voleva una laurea in psicologia.
La vasca ora è piena e calda come una vena di sangue. Renzo si immerge, ignorando il pizzicore della pelle rasata di fresco, si abbandona con la testa sul bordo per qualche minuto, la posizione è confortevole. Si ricorda che da piccolo suo padre cercava di lavargli i capelli proprio in quella vasca, ma lui faceva resistenza, chissà perché, e giù madonne rauche. Sorride al pensiero, mentre scarta la lametta e si incide in profondità all’interno delle cosce, cercando l’arteria. Male cane, l’ha trovata.
La raccomandata è arrivata stamattina, busta di carta di buona grammatura, orlata di nero come fosse listata a lutto. Università degli Studi, carta intestata del rettore, tono formale: Egregio signore, con la presente Le comunichiamo la decisione assunta dal senato accademico di revocarLe la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione, a suo tempo riconosciutaLe dalla precedente dirigenza. Ciò a motivo del fatto che Ella è del tutto sprovvisto dei sia pur minimi requisiti di competenza ed esperienza che avrebbero dovuto essere tenuti in conto per l’assegnazione del sopra richiamato titolo. Riteniamo infatti che la precedente decisione, oggi con la presente comunicazione revocata, sia stata consigliata, imprudentemente, da estemporanee valutazioni di convenienza politica che nulla hanno da spartire con la serenità di un giudizio accademico che ha da essere scevro da qualsivoglia speculazione extrascientifica. Si ritiene, invero, che l’attribuzione alla sua persona, per la quale nutriamo comunque sincera umana simpatia, di un titolo scientifico, sia pur onorifico, vada interpretato come l’ennesima evidenza della incontrovertibile decadenza e perdita di autorevolezza della comunità scientifica italiana, a cui intendiamo opporre la nostra fiera e ferma resistenza. Distinti saluti e buon Natale. Il Rettore Timothy Cratchit. L’ha letta tre volte, poi ha capito e ha pianto. Cazzo, la laurea no.
Si apre anche i polsi con due lunghe fenditure e abbandona le braccia in acqua. Si rilassa, in fondo è giusto, il Trota muore in acqua, ha una sua logica. Poi ha un fremito, si riscuote e zompa fuori dalla vasca, attraversa il tinello, pesta due pastori del presepe spargendo una scia rossa sulle piastrelle di gres porcellanato. Fruga nel cassetto del comodino, in camera da letto, prende la scatola di pelle e ritorna in bagno. Si immerge nuovamente e da dentro l’acqua apre la scatola, poggiata sul bordo della vasca. La Smith & Wesson è carica e ben oliata, dà un bel senso di sicurezza. Si infila la canna in bocca e si riappoggia alla ceramica.
Fammi stare tranquillo, va’. Tira il grilletto.

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