I taliani

Sento sempre tutti quanti abbaiare contro i politici, i parlamentari, i partiti, i ricchi e i potenti e da buon bastian contrario la cosa ogni tanto mi irrita un pò. Innanzitutto perchè quei politici, quei parlamentari, quei potenti li abbiamo messi su noi (inteso generalmente come italici) e – peggio ancora – non li abbiamo mai tirati giù. Eppure di opportunità ne abbiamo avute. E poi perchè i miei stanchi occhi di camionista vedono tanta di quella ipocrisia tutto intorno, ogni giorno, nelle azioni di coloro che abbaiano e si lamentano. E non vale per pochi, si tratta in realtà di quasi tutti, o comunque molti. Sicuramente troppi. E allora facciamoli un pò incazzare, dai. Anzi, incazziamoci tutti già che ci siamo, visto che siamo tutti un pò responsabili delle cose che non vanno, dico bene? No? Come sarebbe, voi non c’entrate niente? Perbacco, questa è presunzione… o siete solo davvero rimbambiti? Vogliamo provare ad analizzare nel dettaglio gli atteggiamenti più comuni? Io ci sto.

E comunque, a parte tutto questo, lo so io qual’è il problema dei nostri tempi, amici: noi stessi. Troppa organizzazione della vita e neanche un pizzico di fatalismo. Esistenze troppo centrali, troppo importanti, troppo viziate. Poco appese all’esile (o resistentissimo) filo del destino. Ora, non dico che dovrebbe essere l’opposto, dal Botox giù indietro fino ai bambini negli slum di Mumbai, ma almeno un pò meno ‘unici’ e ‘speciali’ e un pò più fatalisti dovremmo esserlo, cazzo. E invece siamo importanti, impegnati, lamentoni e scassaminchia. E ipocriti. E tanto! Leggete qua:

  • tutti danno addosso a chiunque dichiari che siamo in genere un pò bamboccioni, vagamente mammoni e cacasotto. Chi protesta si sente in dovere, in nome di non so bene quale ideale di difesa dell’innocente o del debole (ma debole di che? Semmai paraculo), di dare addosso a chi fa osservazioni di questo tipo e di gridare allo scandalo. Per me è una stronzata, e l’ho già detto altre volte. Io sono d’accordo con chi ci definisce (anche) così, ed è quello che vedo intorno ogni giorno a confermare quanto sia vero. Disperati, poveracci, gente sul lastrico, che fa fatica, che non arriva a fine mese bla bla bla, e possiede macchine che io mai mi sarei sognato (e te credo, c’ho il mio maledetto Scania!), vestiti che mai mi sarei sognato, smart phone e aggeggi vari da un pacco di soldi, televisori grandi come pareti, appartamenti ristrutturati, viaggi vacanza, case al mare e via dicendo. Fonte: mamma e papà, ovvio. E non sarebbero bamboccioni?
  • sento gente che si lagna del traffico e dell’aria sporca ma poi non schioda il culo dalla propria maledetta macchina manco per andare a duecento metri di distanza. Non cambia un’abitudine che una, manco se l’ammazzi. E poi si lamenta del troppo traffico. Dell’aria inquinata. Della città che non fa nulla per limitarli. Ma tu, amico, ci vai in bicicletta a portare tuo figlio a scuola? Vai a piedi a prendere le sigarette? Vai in metrò alla mostra in centro, o a bere una cosa con gli amici? No? E allora quale sarebbe il tuo contributo alla diminuzione del traffico e dello smog, fammi capire? Te lo dico io: zero. Zero come il tuo interesse vero all’argomento, oltre ai proclama da radical chic. Smettila, che sei ridolo. Datti da fare, invece. Usa la macchina solo quando indispensabile e finiscila di brontolare come una pentola di fagioli. In tutta onestà, sei davvero fastidioso
  • sento gente che vuole giustizia sociale ma poi cerca di arraffare quanto non gli spetta, per una sorta di sindrome da sbilenco ‘giustiziere della notte’: “Loro fanno i furbi per milioni? E io mi rifaccio da solo, e comunque sono sciocchezze.” Attitudine che – spiace dirlo, ma neanche troppo – sfocia meschina in una triste, sfigata versione del furbo disonesto di prima categoria. Quello che tutti noi tanto odiamo, perlomeno a parole. Però se possiamo approfittiamo: i manovali li paghiamo in nero, la residenza la teniamo nel Comune dove più ci conviene, la multa appena presa tentiamo di farcela togliere dall’amico vigile. Un rigoglioso e profumatissimo giardino di piccole ipocrisie. E non è che voglia prendermela tanto con lo slancio – forse anche in parte istintivo, mettiamola così – a raccogliere vantaggi per sè e i propri cari, quanto ribadire il fastidio che si prova nel sentire poi lamentele e lagne. Tanto fastidio.
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