Le origini del nome

Più di dieci anni fa, agli albori dell’entusiasmante esperienza kai zen (ai quali soci fondatori, tra l’altro, consegno ancora gratis caciocavallo e melanzane sott’olio del paese come forma di riconoscenza per la cultura che ci infondono- anzi, sarebbe anche ora di parlare di un corrispettivo ma questi fanno gli indiani, fanno…), alla fine di una psichedelica serata ‘letteraria’ a Sanremo o giù di lì, ormai satolli e con gli occhi a X stile manga, un gruppo di giovani sedicenti appassionati di libri, alcol e sigarette arrotolate si ritrovarono a casa di una delle organizzatrici a consumare le ultime, fievoli fiammelle di lucidità mentale. E a ridere come dei matti senza motivo alcuno. Si parlava delle origini del proprio nome, cioè perchè uno si chiama così e via dicendo. Niente di meno, cazzo.

“Tu, Dario? Perchè ti chiami così?”

“Ho un fratello che si chiama Averio. Mia madre è appassionata di partita doppia.”

Una sola risata fortissima. Un ragioniere, evidentemente. “E tu, Clara?”

“Credo i miei volessero un nome tipo Chiara, e abbiano scelto Clara perchè meno comune.”

“Arguto.” Intanto Vladi e Adolfo se ne stavano in un angolo a giocare a dama, flippatissimi, ma nessuno se li cagava per ‘sto gioco.

“A me mi sa che m’hanno dato un nome a caso. Non me l’hanno mai spiegato, devo dire.”

“Davvero, Glauco?”

“Per me invece un classico: mio nonno, partigiano coi controcoglioni, si chiamava Piero Alfiere.”

“Alfiere? Fico. E perchè allora i tuoi ti hanno chiamato solo Piero?”

“Due nomi facevano troppo aristocratico. E tu invece, Massi?”

Spuntò da un angolo in penombra il piccoletto dark artista della Basilicata, genuino e simpatico come pochi. Un ruspante. Di quelli che piacciono assai a noi camionisti.

“Davvero lo volete sapere?”

“Certo, tutti lo stanno spiegando. Non fare il prezioso.”

Il piccoletto si sedette, soffiò sul ciuffo cotonato come Sean Penn in ‘This must be the place’ e appoggiò le mani sulle ginocchia, con fare stanco, stanchissimo. “Mia madre, dopo una fatica immane, quindici ore di travaglio, sangue e urla e piscia e merda e strattoni, si vide recapitare il fagottino ancora caldo del bebè che fui e – dopo avermi guardato, e dopo aver guardato gli occhi spalancati dei familiari in sconvolta adorazione, attorniati al letto d’ospedale – disse vagamente sconsolata:

È il Massimo che ho potuto fare.

(questa è una storia vera. Grazie, Massimiliano 🙂 )

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8 thoughts on “Le origini del nome

  1. Io mi chiamo Stefano perchè mia madre voleva partorire a santo Stefano… e invece io sono nato il giorno successivo. Fregata!

    Così ho natale, onomastico e compleanno attaccati.. un bel filotto di regali!

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  2. maledetto.. io compio gli anni il 18 agosto e non ho mai festeggiato veramente in vita mia. Da qui la frustrazione, la cattiveria, i pochi giocattoli ecc.. 😀

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