A cavallo

Siamo interessanti. Dico, noi generazione a cavallo tra il pre-tecnologia invasiva e il post. Prima di  internet e dopo. Prima di cellulari e smart phone e dopo. Siamo interessanti perchè non presentiamo – a prima vista – nessuno dei difetti congeniti dei più vecchi e dei più giovani di noi, gli imbranati senza speranza e i bevutisi il cervello.  E siamo interessanti perchè abbiamo una doppia visuale, in un certo senso. Una preziosa doppia esperienza. Sappiamo cosa vuol dire avere solo un telefono, grigio, a casa, ed essere totalmente irreperibili per la maggior parte del tempo, ma sappiamo anche come vivere un’avventura mozzafiato connessi al telefonino. Alla ‘Departed’ di Scorsese, per intendersi.

Io ne sono un pò orgoglioso, lo ammetto. Dopo di noi mai nessuno potrà vantare piedi in scarpe diverse, come i nostri. Stili di vita completamente opposti, uno accanto all’altro. Perlomeno fino al prossimo rivoluzionario ritrovato tecnologico, che cambierà per l’ennesima volta la vita a tutti (e ci appiopperà un nuovo costoso prodotto di cui  non potremo fare a meno, neanche volendo). Attenzione però che non sono tutte rose e fiori, ovvio. Ed ecco infatti una serie di considerazioni buffe e preoccupanti. Ditemi se non ho ragione, ditemi…

  • non si puà saltare di palo in frasca a piacimento, per cui o viviamo una situazione in modo tecnologico oppure vecchio stile. Non possiamo switchare, amici. Dunque alla nonna (a meno che non sia una nonna hacker come in quel ridicolo libro di Fred Vargas) non si può telefonarle urlandole nell’orecchio che andremo a trovarla la domenica mattina all’ospizio, e poi mandarle un sms con una patetica scusa, pieno zeppo di faccine tristi
  • se vogliamo fare quelli che ne sanno, ricordiamoci sempre che – soprattutto nel parlare con tecnici, venditori, consulenti, smanettoni vari – il basso profilo non ha prezzo, mentre dire un sacco di stronzate rivela subito che siamo esponenti della generazione a cavallo che non hanno voluto fare lo sforzo di saltare a piè pari nell’emisfero dei tecnologici, così come hanno invece fatto loro, e che di conseguenza non saremo mai simpatici ai loro occhi. Mai e poi mai. Dunque esponiamo il problema e silenzio
  • un prodotto, un programma, un social network o ti piace o non ti piace, non è che puoi cambiare idea ogni dieci minuti per apparire bello al tuo interlocutore di turno. Se non ti piace Facebook, non è che poi ti puoi far scappare: “Sì, l’ho sentito prima su Facebook, ci becchiamo al meeting cittadino di Twitter tra un’ora”. Se dici che non ti piace il social network, stanne fuori. Non sentiremo molto la tua mancanza, sai? E se invece lo usi e a volte ti diverti anche, smettila di far finta di esserne contrario. Non è che sei meno figo se ammetti di usarlo. Sei un filo meno coglione, tutto lì
  • l’età e l’aspetto rivelano comunque che siamo una generazione a cavallo, spesso appunto neanche upgraded come quei fessi dei nerd. Dunque vendiamo cara la nostra pelle. Se qualche giovinastro (o bella ventenne soda) per qualche inspiegabile motivo ha a che fare con noi, ricordiamoci sempre che fa più effetto fingere distacco tecnologico e poi sfoggiare con sufficienza uno smart phone da farlo/a sbavare piuttosto che sfarfallare polpastrelli a casaccio su ogni tipo di touch screen in commercio per sembrare dei fighi. È come il Botox, fratelli. Si vede. Si vede che non è sincero, il nostro piglio. Non può esserlo. Può (o poteva mai) nostra nonna fare le corna con le dita e headbanging al ritmo di  quelle fighette dei Metallica? No. Matematico. Dunque un ‘generazione a cavallo’ come me, o come te, amico, è meglio se se ne sta a cavallo, appunto.

E galoppa.

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9 thoughts on “A cavallo

  1. Fantastica la nonnetta che, pure in un momento di evidente assoluto cazzeggio come quello, non resiste alla tentazione di dire al marito cosa fare: “Shake your head!”

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  2. PS.
    A me, ciò che urta di più, è quando mi trovo davanti a un gruppo della generazione “post” che discute sul fatto di quanto siano dipendenti dalla tecnologia e… preoccupati di cosa possa succedere loro nel caso tutto svanisca in un istante (vedi tempesta solare etc etc… panzane simili).
    A loro sembra impossibile poter vivere senza rete. Gli pare addirittura impossibile continuare a vivere… del tipo: se non so coltivare pomodori, come farò a procurarmi del cibo?
    Come se lo scomparire della tecnologia li rendesse tanto isolati da non avere più un altro essere vivente vicino a loro.

    Possibile che non si rendano conto di quanto i loro ragionamenti siano… come dire… assurdi?

    Ecco, in quei casi, probabilmente mi rendo antipatico perché avendo vissuto in un epoca priva di computer, priva di rete, col telefono a rotella… so che il mondo non finisce nel caso in cui internet svanisca in un puff… ^_^

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  3. saggezza a palate! grande truck driver! e mi ricordo della nonna hacker.. dovrebbe essere ‘sotto i venti di nettuno’

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  4. giusto- a patto che poi in caso di via smarrita nella prateria non si accenda il satellitare dello smart phone (oppure sì, ma allora senza vantarsi di essere impavidi tech-free, che oggi come oggi ne senti tanti anche di quelli..)

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  5. e galoppa allora! dio che invidia quella pronuncia di Mal.. avrei fatto molto più sesso nella vita ad averla 😀

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  6. beh conta invece che l’accento italiano è molto apprezzato dalle inglesi e americane… per non parlare delle tedesche sul lago di Garda!

    Vivere a Verona.. ha qualche vantaggio dai eheh

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