Slijmbal

Adoro gli olandesi, lo sapete. Sono il miglior popolo di questo mondo. Giuro. Sono grandiosi nell’apprezzare e nel tener fede alla tanto bistrattata virtù dell’essere normale. Come li stimo per questo. Quasi, mi faccio conquistare anche dai loro divertenti cessi per questo. Figuratevi che una delle espressioni comuni più popolari in Olanda è ‘Doe eens normaal!’, ma fai il normale và, smettila di fare il pagliaccio. Ridimensionati da solo, e veloce pure.

Eccellente.

Amici, l’Olanda funziona perchè è un paese ricco, certo, ma più in senso collettivo che strettamente individuale, e comunque quasi mai con ostentazione e stupidità. Qualsiasi olandese, di qualsiasi estrazione, classe sociale o tenore di vita fa le stesse cose degli altri. Più o meno. Mangia gli stessi prodotti. Parla allo stesso modo. Ama le stesse cose. Partecipa agli stessi eventi. Condivide. E non è che gli olandesi siano bolscevichi, cazzo. Il privato è sacro, la proprietà privata ancor di più, gli affari una missione, il benessere un traguardo da raggiungere per forza. Da parte di tutti. Più o meno.

Ma sentite questa, fratelli. In gergo olandese familiare ruffiano si dice slijmbal (pronuncia approssimativa: sleimbal), che letteralmente signica palla di bava. Palla di bava, sticazzi. Anche per i bambini, intendo, e con i bambini, e tra bambini, anzi soprattutto. Il termine fa parte del sopracitato lessico comune a tutti: slijmbal. Una semplice, modesta, di molto appiccicosa palla di bava. Cioè, dire ‘sei un leccaculo’ al confronto è dolce stil novo. E già leccaculo è un termine fuori dalle regole, mentre slijmbal in Olanda lo dice tranquillamente la mamma al figlio in un momento di quotidiana intimità. Come è successo? Voglio dire, proprio voi, maestri della normalità, portavoce del vivi sereno e portati da mangiare da casa  che alla fine è la cosa migliore. Voi pionieri della tolleranza, della responsabilità, della moderazione. Una scelta inspiegabile. E mi fa ridere come un pazzo.

“Mamy, ho già finito i compiti. Tutto perfetto. Ho già fatto quelli della settimana prossima.”

“Bene. E l’iPad?”

“Quello grande? L’ho dato a Pietje, tanto è quello che per qualche motivo funziona peggio.”

“Ma ha due anni, sciocchino!”

“E allora, mamy? Lo amo così tanto che gli darei qualsiasi cosa.”

Mamy sorride, due iridi celesti grandi come biglioni cinesi da buca di cortile condominiale anni ’80 – in Italia, ovvio.

“Palla di bava.”

No, dai. Non è bello, non va bene. Amici olandesi, ragioniamoci su. Portiamo insieme della grazia, tanta grazia all’espressione. È così comune, non possiamo farne a meno, non dobbiamo. Proviamoci insieme. Ci siamo noi qui con voi, olandesi. Siamo italiani. Non sappiamo fare quasi un cazzo ma abbiamo milioni di termini, tonnellate di sinonimi, modi di dire, gerghi, suoni, musicalità. Parliamone, davvero. Mettiamoci d’accordo. Voi ci fate ancora qualche banca, un paio di assicurazioni, magari delle infrastrutture non so. Del senso civico? Perchè no, quanto viene? Come dite, anche gratis per noi?

Sfere salivali.

(Che è già meglio, no?)

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