B & B

Caro Guglielmo, pare che l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, venuto al corrente della rivoluzione grafica di Ufficio Spettacoli, sia corso a dimettersi in maniera che io e te se ne potesse scrivere con feroce sarcasmo e tuttavia raffinata arguzia. E quindi ci si aspetterebbe che Caspanello e Pispisa si accanissero su quello che resta delle sue spoglie mortali, politicamente parlando. E invece no. Personalmente ho liquidato la questione in maniera pragmatica, prendendo atto dell’avvenimento, sibilando “ecco, levati dal cazzo, coraggio”  e riflettendo sul fatto che, da domani, potrei anche spiegare di essere di destra senza dover sottolineare lo sdegno per quello che la destra è diventata da troppi anni. Quindi niente Berlusconi. Una persona di cui mi andrebbe di parlare, invece è Giuseppe Buzzanca, sindaco di Messina, che nonostante la Corte costituzionale abbia ampiamente, e per due volte, spiegato che ricopre due cariche incompatibili (l’altra è quella di deputato regionale), insiste a non voler mollare nessuna delle due poltrone, adducendo quelle motivazioni da azzeccagarbugli che secondo il suo legale la legge gli consente.
Come ampiamente prevedibile, uno o due giorni prima della scadenza, Buzzanca opterà, così come richiesto dalla legge e dalla Consulta. Quello che temo, a quel punto, è un videomessaggio a reti unificate (Rtp, Tcf e Tremedia, praticamente), che inizia con “Questa è la città che amo…”. Non per altro, eh?
Solo che Buzzanca è di Barcellona.

Alessio Caspanello

Caro Alessio, il trait d’union dei due uomini è sicuramente la generosità unita al pragmatismo dello statista di marca anglosassone. Sono infatti entrambi uomini del fare, stimati professionisti prestati alla politica che hanno messo al servizio della collettività le loro indiscusse doti gestionali. Poche chiacchiere (semmai qualche barzelletta per ristorare il morale) e molti fatti. Appartengono alla ristretta cerchia dei Churchill, dei Roosevelt, dei De Gaulle. Uomini che sanno valorizzare, direi quasi monetizzare, l’impegno di chi crede in loro, uomini che ci danno soddisfazione con un sorriso, una pacca sulla spalla, un motto virile, un sottosegretariato, la presidenza di una commissione o di un ente, la vittoria di una guerra mondiale. Uomini che ricordano il nostro nome e lo usano per spronarci, per richiamarci al dovere o per sdrammatizzare con una bonaria presa in giro, una mossetta, una strizzata di coglioni. A volte sono goliardi e irriverenti, sono fatti così. Sono uomini dai gusti decisi, dagli appetiti sensuali robusti perché robusta è la loro propensione alla vita, che è gioco e come tale va interpretata, fra un rituale dopocena libico e un burlesco travestimento con calze di nylon. Sono belli, o almeno affascinanti, e perciò amati dalle donne e dai bambini, e invidiati dagli intellettuali stitici. Possono risultare troppo sicuri di sé, fino a sembrare gradassi, ma sanno quando fermarsi. La finezza dei loro intenti e la personalissima intelligenza del loro ruolo li induce infatti, quando è necessario, a fare un passo indietro, o di lato, o oltre un fosso. Il nostro caro premier lo ha appena fatto con tempismo e senso di responsabilità lodati dall’Europa e dai mercati. Siamo certi che il nostro Sindaco saprà dimostrare altrettanto coraggio e amor di patria.

Guglielmo Pispisa

Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

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