de tu querida presencia, presidente Berlusconi

Caro Guglielmo, finalmente l’abbiamo scoperto:  anche il presidente del consiglio è un rivoluzionario. L’abbiamo scoperto grazie alle chiacchierate con un tipo di nome Valter Lavitola, un tipo che non si sa bene cosa faccia, a parte farsela alla larga dall’Italia e dirigere un giornale una volta glorioso, l’Avanti, che oggi credo leggano in sei. Le stesse chiacchierate che lo stesso presidente vorrebbe vietare, per motivi abbastanza evidenti. In quel manifesto politico degno di un Che Guevara (“facciamo una rivoluzione, ma una rivoluzione vera: portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica e cose del genere”, annuncia Berlusconi tutto gasato, mentre Lavitola presumibilmente ridacchia) c’è un passaggio che mi ha colpito. Perché Berlusconi parla (in terza persona, come Giulio Cesare) di noi. Te lo riporto qui. “Berlusconi va a Messina, lavora tutta la mattina per rifare le case (sic.), va in chiesa e sta tre ore in piedi con la gamba che gli fa male di fronte alla bare, abbraccia tutti coloro che deve abbracciare perché hanno perso i cari e tutto. Poi dalla chiesa va alla sua macchina e da una parte e dall’altra gli dicono “assassino, buffone, vai a casa” e non succede niente. Io vado dall’avvocato e dico: vorrei denunicare questi qua e l’avvocato mi ride in faccia e mi dice di non buttare soldi e tempo”. Cioè, tra tutti gli insulti che ha preso in vita sua, Berlusconi si incazza giusto giusto di quelli che gli hanno rivolto i messinesi una settimana dopo i trentasette morti di Giampilieri. E non sono soddisfazioni, queste?

Alessio Caspanello

Caro Alessio, cos’è il genio? In “Amici Miei” era fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione. Direi che è anche capacità di spiazzare l’interlocutore e di osare oltre il surreale. Un genio è un magnate della finanza che diventa primo ministro e quando le cose si mettono male, invoca la rivoluzione, immaginando milioni di persone che prendono le piazze, occupano tribunali e sedi di giornali nemici, impiccano magistrati e opinionisti. Luigi XVI che ghigliottina Robespierre. Un sogno folle. Ma il genio ha la fantasia per sognare e il senso pratico per dare concretezza al sogno. Quel tizio ha sognato di prendersi le frequenze televisive gratis e se l’è prese; la Mondadori e se l’è presa; il Milan e se l’è preso; poi ha sognato di prendersi l’Italia e se l’è presa. Figurati quanto ci mette a inventarsi la rivoluzione dei capitalisti perseguitati. Ma qui il surreale non funziona. Per fare una rivoluzione ci vuole gente che alza il culo dal divano. Gente disposta a morire. Berlusconi a questa gente non ci arriva.

Però… Se inventasse una rivoluzione virtuale, un gioco di ruolo rivoluzionario da fare in TV una volta a settimana con strisce quotidiane in preserale; una rivoluzione che si attivi col televoto… allora sì. Chi vuole occupare la sede di Repubblica e appendere per le palle Ezio Mauro dal balcone componga il codice 01, chi vuole devastare il palazzo di giustizia di Milano e prendere a calci il Procuratore Generale componga il codice 02.

Detta da me pare una gran minchiata, vero? Ma io non sono un genio, lui invece sì.

Guglielmo Pispisa

Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

qui gli articoli precedenti

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