Il segreto del gioco più bello del mondo

Caro Guglielmo, hai ragione tu. Non ne possiamo più di parlare sempre e solo di Berlusconi, di problemi, di concatenazione trai due elementi. Oggi parliamo di sport. Dall’altra parte del mondo una manica di cazzutissimi giganti sta giocando il campionato del mondo di rugby. Io li guardo, e ne sono sinceramente ammirato, perché mi rendo conto che, con molto tempo e parecchia buona volontà, riuscirei a fare i giochetti di gamba di un calciatore qualsiasi, ma nemmeno in cento vite potrei sopravvivere ad un placcaggio da parte di Martin Castrogiovanni. Sono superuomini. Prendono bastonate che polverizzerebbero all’istante un uomo normale, si rialzano sanguinanti e zoppi e riprendono come se non fosse successo nulla, eseguono schemi complicatissimi tentando nel frattempo di non farsi demolire da altri omoni da cento e passa kg lanciati a quaranta km all’ora. E se accade pazienza: il rugbista, come Mazinga, lotta, cade e si rialza. Domenica mattina guardavo l’Irlanda prendere letteralmente a bastonate l’Italia, e ammirava la dignità degli italiani nel prenderle, quelle bastonate. Perché rendere prima la vita durissima e poi gli omaggi del caso, per lo sconfitto, è tanto naturale quanto l’onore delle armi concesso dal vincitore. Avessi un figlio, gliele spiegherei, le regole del rugby. Pedagogia a livelli altissimi. Non vai avanti se non hai qualcuno dietro che ti sostiene e ti spinge. Se sbatti contro un muro e non ti rialzi subito sono cazzi. Se in mischia non partecipi, nessuno va avanti. Poi, distrattamente, ho cambiato canale. E sono capitato per errore su uno dei novemila programmi che scamosciano le palle col calcio. E mi sono improvvisamente ricordato del perché il calcio ho iniziato a detestarlo. Scene da checca isterica, proteste plateali di fronte al nulla, omaccioni di due metri che sfiorati da uno spostamento d’aria simulano la morte sul colpo, ruberie, furbizie, isterismi e meschinità da far accapponare la pelle. “Il gioco più bello del mondo”, si, si. Un paio di palle.

Alessio Caspanello

Mah, con me sfondi una porta aperta. Sono stato tifosissimo per anni, conoscevo tutti i calciatori di serie A dal primo all’ultimo, i risultati e le classifiche di campionati su campionati. Poi a un certo punto, quando ho cominciato ad avere i normali problemi degli adulti, il lavoro, i soldi, la salute, le logiche di quel mondo hanno cominciato a starmi sulle scatole. E sì che è un bel gioco, proprio perché è uno dei pochi nei quali puoi vincere in molti modi, col fisico, con la tattica, con la tecnica, con la fortuna, con tutte queste cose o con una soltanto. Per certi versi assomiglia alla vita più di ogni altro sport. E forse l’inghippo sta lì. Assomiglia troppo alla vita e, inevitabilmente, ne assume i lati negativi. Primi ad accorgersene sono stati ovviamente i giocatori, con diverse declinazioni a seconda delle caratteristiche nazionali. Da noi si sono resi conto che la furbizia paga più dell’onestà, che il merito e il coraggio non necessariamente vengono premiati, che protestare con veemenza può influenzare l’arbitro, che insultarlo suscita la simpatia del pubblico, che simulare un fallo o accentuare un contatto in area spesso ti frutta un calcio di rigore, che fare il ruffiano coi tifosi ed essere disponibile con i giornalisti ti mette la piazza a favore e ti facilita il rinnovo del contratto. La scimmia vede, la scimmia fa. Se conviene perché non farlo? Tale e quale alla vita, appunto, dove l’onestà è uno scrupolo ingombrante, il rispetto delle regole è un optional, la delegittimazione di chi le regole le fa rispettare è una prassi, la demagogia e l’ossequio prono al potente di turno sono condotte premianti. Nel calcio la squadra più debole può vincere, il che è una bellissima cosa, ma può vincere anche la squadra che gioca peggio, che non meriterebbe di vincere. E questo, proprio come nella vita, non lo mando giù.

Guglielmo Pispisa

Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

qui gli articoli precedenti

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10 thoughts on “Il segreto del gioco più bello del mondo

  1. bel post! in realtà il rugby non ha regole o schemi complicatissimi, vale soprattutto l’idea di prendere la palla e andare il più avanti possibile (passando all’indietro)- primordiale, infantile se vogliamo… irresistibile se lo provi 🙂
    e in termini di farsi male sì, certo, il rugby è uno sport di contatto e di cadute, ma quasi sempre cercati e volontari dunque di fatto spesso meno pericolosi, o altrettanto, rispetto al calcetto, per esempio, dove si interviene scoordinati sugli arti inferiori

    e poi un occhio nero ogni tanto fa fico, dai.. alle vostre mogli piacerebbe
    (farvelo loro, dico)

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  2. non so chi lo disse ma sono d’accordo con la frase: “Il rugby è uno sport creato per bifolchi ma giocato dai gentiluomini, il calcio è uno sport creato per gentiluomini ma giocato dai bifolchi”

    Per sempre Rubgy! Vuoi mettere a parte la “cazzosità” dei giocatori… il rugby è un vero sport di squadra, dal punto di vista tattico e sportivo, il risultato di una partita è di gran lunga deciso più dalla bravura della squadra che non del singolo, tecnicamente più avvincente del calcio [vuoi mettere: devi avanzare… passando indientro. Ma non è magnifica come cosa?]. E poi i giocatori: li vedi azzuffarsi, grezzi, sporchi, cattivi pare che siano bestie… e poi finisce la partita e tutti a bere insieme, sorrisi e pacche sulle spalle sia che tu abbia vinto o perso miseramente.

    Sarà che non girano i miliardi come nel calcio? Boh.. tant’è, mi tengo 10000 volte la cultura del rugby và… anche se in questo sport noi italiani facciam parecchio schifo eheh

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  3. La frase appartiene ad Oscar Wilde, e ti pareva! 🙂

    Se foste abbonati al manifesto sapreste che in contemporanea al mondiale stanno giocando un bel torneo per nudisti, con invasioni di campo rigorosamente vestite.
    :p

    Io la tele dell’australiano taicun la boicotto, così mi tocca perdermi pure uno sport che ho imparato ad amare.

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  4. @J: A me anche là m’han sempre messon in panca… io mi son allenato duro ma non avendo Porsche o Presidenze del consiglio non m’ha[n] fatto entrare…

    😀

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  5. okok schifate il tycoon australiano e quindi niente sky….pero’ lasciatevelo dire da chi vede i campionati tedesco,spagnolo e inglese (anche facili da seguire..orari diversi e repliche) mi hanno fatto ri-innamorare del calcio (futbol,fussbol,football….)meglio un alicante-sevilla che un milan-juve.Scusate l’euforia ma volevo aprire le vostre menti un po provinciali (eeehhhmmmm non so da dove si prendono gli emoticon senno’ ve ne rifilavo una decina).

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  6. 😀 grande piero! nel mio caso il ‘niente sky’ è più per ragioni economiche che non idealogiche (alle quali francamente non credo più molto) – e sul provincialismo, siamo d’accordo: ogni pregiudizio ne alimenta le fila.. la verità è che tutto lo sport è bellissimo (:D che frase di merda..)

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