Giochi senza frontiere

Molto bene, anche oggi trattiamo un argomento di inarrivabile caratura intellettuale, in perenne e irrisolto bilico tra filosofia esistenziale, avanguardia letteraria e squisita ricerca sociologica. Perchè a noi di kaizenology piace andare a fondo, scavare, insinuarci negli interstizi dell’animo umano e formulare domande e domande e ancora domande. Non risposte, domande, cazzo. Capito?

Dunque oggi parliamo dei Giochi senza Frontiere. Ve li ricordate, vero? Se non li ricordate VIA DA QUESTA PAGINA WEB, POPPANTI e tornatevene alla chat strafiga che regala cariche al cellu in cambio di spoglierelli in webcam! (e già che ci siete giratemene il link che vorrei ehm… saperne di più. Per andare a fondo, scavare ecc. ecc. intendo 🙂 ).

Quando non ero che un cucciolo di camionista e mi divertito a riprodurre in miniatura cassette di frutta e verdura incollando insieme fiammiferi usati e modellando carta pesta colorata, e giocavo da solo in cameretta al camioncino pugliese che arriva nell’hinterland per annunciare al megafono le sue primizie a prezzi stracciati, avevo già contratto – chissà come – il virus dell’internazionalità: sognavo di essere Kevin Keegan mentre giocavo a calcio (senza avere la minima idea di chi fosse veramente), sfogliavo e risfogliavo l’Atlante per studiarmi bandiere, capitali, percentuali di conifere ecc., inventavo disegnando magliette di squadre di calcio internazionali e guardavo con grande partecipazione ogni puntata dei Giochi senza frontiere in tv. Io e altri venti milioni di Italiani, stando all’incredibile successo che ebbe questa trasmissione negli anni settanta, ottanta e novanta. Nonostante Ettore Andenna e Milly Carlucci, voglio dire 😀

Ebbene, forse quel programma piaceva perchè giocava con intelligenza e leggerezza sulla competizione, sul patriottismo, sul confronto, l’attitudine sportiva e la fantasia. E lo faceva con un pizzico di riferimenti storici e culturali che oggi sono quasi del tutto spariti dalla tv ‘generalista’. A rivedere alcune di quelle trasmissioni e i giochi che le caratterizzavano, non si può negare una certa qualità di ‘scrittura’ del prodotto televisivo, in un tempo in cui tutto era ancora così poco marcio, rispetto ad oggi. Ma chi sono io per dire tutta questa serie di stronzate da studioso? Nessuno, e infatti mica volevo raccontarvi questo! Se vi va di leggere di più sui Giochi senza frontiere beccatevi questa bella pagina di wikipedia dedicata. Io invece avrei la solita serie di bullet point da sottoporvi, da non leggere però prima del famoso conto alla rovescia:

  • perchè le cittadine Italiane che partecipavano ai Giochi erano per la maggior parte fastidiosi comuni ricchi, snob e insopportabili? Chessò, Cortina d’Ampezzo, Montecatini e via dicendo… Avessimo fatto giocare Sesto San Giovanni (e il suo collaudato Sistema), Recco, Settimo Torinese e via dicendo, avremmo certamente vinto di più: da che mondo è mondo operai e forzuti se la cavano meglio nelle competizioni
  • perchè i mitici giudici Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi – svizzeri ma di evidente ceppo italico – non hanno mai favorito sfacciatamente i nostri maledetti concorrenti? Nel rugby gli odiosi fischietti anglosassoni non c’è verso che te ne fischino una a favore, quando gioca l’Italia…
  • perchè i francesi cadevano sempre in acqua e perdevano malamente? Persino San Marino arrivava prima di loro. Però si rifacevano spesso con il Belgio, a dire la verità
  • fu guardando i Giochi senza frontiere che mi innanorai di ‘NL’, quelle consonanti prestigiose, quelle iniziali da sogno… e da lì sentii subito un legame particolare con quella (piatta) terra. Un legame che oggi mi permette di scrivere perle di candore e saggezza come questi post: check your shit e ode al bidet

Grazie, Giochi senza frontiere. Grazie anche da parte dei truckdriveristi che ci leggono e che di certo si vogliono unire alle mie parole. Grazie a Ettore Andenna. Grazie a Claudio Lippi (che al tempo, invero, non era affatto male), a Milly Carlucci per la classe buttata poi alle ortiche con ‘Ballando sotto le stelle’ e roba simile. Grazie Vigevano, Orvieto, Recoardo Terme e tutti gli altri.

Anche gli inglesi si spanciavano dalle rise con quegli stupidi e geniali giochetti di gruppo, guardate qua:

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11 thoughts on “Giochi senza frontiere

  1. Nonostante Ettore Andenna e Milly Carlucci…. e Jocelyn Hattab.

    Cazzo, ci vorrebbe anche un post sul mitico Eurovision, oscurato in italico suolo da Sanremo….

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  2. Al mio paese sino alla fine degli anni ’80 si organizzava il Palio dei Rioni con quel format.
    Io ero piccino e mi hanno rotto il giocattolo prima che potessi iniziare a cimentarmi sul serio.

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  3. ma no dai!!!! ora nessuno mi vorrà più parlare… 😦 grande Pancaldi RIP – kiado superstar! ti gira il mondo sul dito, nevvero? NERD!!!

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  4. Io ricordo che mia madre mi faceva rimanere alzato per 2 cose: i film della disney e giochi senza frontiere….

    Oh ma io ricordo che il team ungherese spaccava il culo ai passeri eh! A forza di figa e salame da quelle parti vengono su d’acciaio i ragazzotti…

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