La prima serata tv del “Paese burletta”

Caro Guglielmo, vorrei soffermarmi su quel nuovo abisso raggiunto dalla televisione di stato dopo intervista di Terry De Nicolò, personaggio che non saprei come altro definire se non con un paio di epiteti ingiuriosi. Per chi si fosse persa ‘sta perla di televisione contemporanea, la signorina, conoscente in senso biblico del premier SIlvio Berlusconi, in pratica ha sdoganato il meretricio in prima serata. Le va dato atto, e questo lo affermo senza malizia, di non avere peli sulla lingua, e di aver dato voce a quello che velatamente (e anche molto meno velatamente), tre quinti degli elettori del Pdl sostengono da tempo, più o meno da quando sono cominciati i casini col cazzo presidenziale che di stare al suo posto nelle mutande non ne aveva la benchè minima intenzione: che alla fine farsi dare un colpetto prima e una spinticella dopo non è poi così disdicevole. Una posizione che nell’agone politico trova sempre più adepti, combinazione quasi tutti grandi difensori della famiglia e delle sue virtù. Quelli, tanto per intenderci, che stigmatizzano il fatto che Ilona Staller, la Cicciolina che tanto ha contribuito a che la mia generazione perdesse diottrie su diottrie, abbia iniziato a percepire la pensione da parlamentare. Gli stessi che non si sarebbero posti alcun problema a votare Nicole Minetti. Tra le pepite in bocca alla De Nicolò ce n’è stata una che mi ha fatto più ridere delle altre: e cioè che per raggiungere il successo, la signorina non avrebbe esitato a vendere la madre. Madre che, ne sono sicuro, si sarà pentita più dei suoi peccati di non averla affogata da piccola, a pochi mesi, mentre le faceva il bagnetto.

Alessio Caspanello

Caro Alessio, a dire la verità l’intervista di questa signorina me l’ero persa e, non fosse stato per te che me l’hai segnalata, sarei stato ben contento così. Sono mortalmente stufo di parlare dei vizi privati (senza l’ombra di pubbliche virtù) del nostro premier. Ciò che del caro B. non sono mai riuscito a digerire è la volgarità. Non il conflitto di interessi, le storie di corruzione, i processi aggiustati o l’insipienza politica, ma la presunzione con la quale ha sempre sbattuto tutto questo in faccia all’intero paese. Che vuoi farci, sono un esteta e dunque ne faccio – e sempre ne ho fatto – una questione di forma. Non credo che Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti, Giulio Andreotti o Enrico Cuccia, quanto alla sostanza delle azioni siano stati molto più commendevoli del nostro, ma almeno non hanno mai preteso di far passare la faccia tosta come un valore. Il peggior peccato di B. è proprio questo. Vai con donne prezzolate che si uniscono a te soltanto perché sei ricco e potente? Invece di vergognartene, scrolli le spalle e sostieni che lo farebbero tutti, se solo potessero. Le tue menzogne vengono sbugiardate? E tu inventi balle sempre più assurde e gigantesche per coprire le prime. Finora purtroppo ha ragione lui, è questa la cosa grave: il rincoglionitissimo “popolo sovrano” gli ha dato ragione. Col risultato che ormai siamo un paese burletta. Non tutto il mondo però è una farsa. Dare dell’abbronzato all’uomo più potente del mondo o della culona inchiavabile alla donna più potente d’Europa non se lo può permettere nemmeno il campione mondiale di faccia di bronzo. Soprattutto quando si trova a capo di un paese indebitato fino al collo, privo di materie prime e che non produce energia, per cui non c’è una sola ragione al mondo perché i leader degli altri paesi debbano continuare a tollerare la sua malacreanza.

Guglielmo Pispisa

Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

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3 thoughts on “La prima serata tv del “Paese burletta”

  1. mi piace! e aggiungo una battuta a tema della settimana scorsa del solito spinoza.it (che adoro): Il premier salta l’incontro coi giudici. Preferisce andare a Strasburgo a cercare di convincere una culona inchiavabile a buttare ancora soldi in questo paese di merda. 😀

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  2. Pieni voti per Caspanello e Pisapia. Esiste però fiducia sul fatto che sempre meno italiani gli diano retta; il problema purtroppo rimane ancora dentro il palazzo, dove basta promettere per comprare qualche voto di fiducia qua e là.

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