Doppietta

Causa chiusura agostana che mi ha impedito di postare gli ultimi due numeri di “Lui è peggio di me”, eccovi un numero doppio con gli arretrati.

È L’ORA DEI FORCONI?

Caro Guglielmo,
sembrava ieri che facevamo programmi per l’estate e invece rieccoci qui, col culo pesantemente calamitato alla sedia del posto di lavoro (vabbè, io, tu sei ancora a dar da mangiare agli stambecchi in quota…) e alle prese con la depressione post vacanza. A dirti tutta la verità, le mie vacanze sono state talmente eteree che praticamente non mi sembra di averne fatte, ma tant’è. E mentre ero impegnato a far nulla, praticamente è successo che da un giorno all’altro mi sono svegliato e mi sono ritrovato indebitato di una cinquantina di miliardi di euro. Io, tu, tutti. Strano. Eppure mi sembrava proprio di non aver fatto particolari colpi di testa, ultimamente. Anzi, direi proprio di essere stato discretamente parsimonioso. Ho tenuto i conti sotto controllo, non mi sono dato alle spese pazze, ho campato abbastanza dignitosamente senza indulgere nel vizio e nella prodigalità. Eppure sono indebitato. E mi toccherà pagarli, molti, maledetti e subito, per colpa di una manica di stronzi che ha fatto il passo molto più lungo della gamba, prima che gli sciddicasse il piede. Perchè non solo qualcuno ha campato allegramente alle mie spalle, ma mi chiede pure di farmene carico. Più o meno come andare al ristorante con qualcuno che ordina venti portate (mentre tu ti accontenti di una crosta di pane) e poi si alza, satollo e sorridente, ruttandoti in faccia e dicendo “Saldi tu, vero?”. Ecco, secondo te, quanto ancora ci vorrà prima che qualcuno decida che è ora di prendere in mano le torce ed i forconi?

Alessio Caspanello

Caro Alessio,
in effetti sono ancora sulle Alpi ma più che riposare non faccio altro che arrancare per sentieri di montagna con il mio insufficiente passeggino da città in mezzo a robuste tate tirolesi che mi superano senza sforzo ben equipaggiate con le loro carrozzine di montagna.
Mi pregio altresì di aumentare esponenzialmente il mio debito personale pagando cifre incresciose per piatti di speck e formaggi (peraltro ottimi) e biglietti di funivie, seggiovie, cabinovie e qualsiasi altra cosa si muova appesa ad un filo. Per quanto possa spendere però, difficilmente arriverei a inguaiarmi più di quanto mi/ci abbiano già inguaiato.
Tu ti chiedi giustamente quando arriverà il tempo di torce e forconi e io ti rispondo subito: quando le pance, i serbatoi e i conti correnti saranno vuoti. Con la pancia piena rivoluzioni non se ne sono state fatte mai. Ancora dunque manca qualche tempo, direi una decina d’anni se continua così. La mia sarà un’analisi economica da dilettante ma mi pare che l’Occidente non possa crescere più di quanto è cresciuto. E adesso tocca aspettare che Cina e India ci raggiungano prima di poter ripartire. Il baricentro geo-economico si è spostato e dobbiamo abbozzare. È il capitalismo, bellezza. Se si riuscirà a farlo senza svuotare del tutto le pance e le borse, il sistema reggerà. Altrimenti arriveranno i forconi.
Guglielmo Pispisa

di Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa
IL SAPORE DI AGOSTO
Caro Guglielmo,
io so che tu in questi giorni hai temuto che ti attaccasi un pistolotto sulla crisi e sul rischio fallimento e sullo spread e su quanto abbiamo le pezze al culo. Non negarlo, so che l’hai temuto. E invece no. Ritengo di poter dire con una certa sicurezza che le pezze al culo noialtri le abbiamo da tempo, quindi non sarà una in più a fare la differenza, senza contare che dei problemi talmente stratosferici sui quali non posso intervenire direttamente tendo a fottermene ad altissimi livelli, io che normalmente sono olimpionico di rodimento di fegato. E quindi stavolta niente lastime, e si parla di due o tre cose per le quali vale la pena rompersi la schiena come gli animali per un anno, e attendere i dieci giorni di vacanza come una benedizione. Mettere in moto la Kawasaki e andare, senza meta, finchè il culo non chiede un po’ di requiem. Quando accade, posteggiare a lato della strada, puntare quel baretto vicino alla spiaggia, farsi riempire un bicchierone di vodka, ghiaccio e succo d’arancia e sedersi sulla riva, coi piedi in acqua. Farsi venire l’appetito, e farselo passare davanti ad un piatto di pesce in quel ristorante un po’ defilato, accompagnandolo con una bottiglia di vino bianco a temperatura prossima allo zero. Alzarsi con il gusto del mare ancora sulle papille, e continuare a camminare, col vento della sera che fa venire un velo di pelle d’oca. E continuare finchè non è mattina. Ecco. Niente di complicato. Che per riprendere a iastimare c’è sempre tempo.
Alessio Caspanello

Caro Alessio,

io la Kawasaki non ce l’ho ma nel mio piccolo posso anche io tirar fuori dal cilindro qualche immagine estiva da cartolina dal paese del Commissario Montalbano.
Meno on the road di te, tutto moto e vento nei capelli, e un po’ più familiare con la monovolume ammaccata con cui scarrozzo per la Sicilia le mie due donne piccoline, espansive e logorroiche quanto io sono allampanato e taciturno. L’estate nei posti di mare mi piace quando mi riporta agli anni ’70, forse perché è il periodo della mia infanzia, così come l’estate è la stagione dell’infanzia. Per questo mi attraggono i posti in po’ scrausi. Mi piacciono le spiagge scalcagnate e nuotare verso il largo per qualche minuto, da solo, e poi girarmi verso la costa e guardare le palazzine scorticate e scolorite progettate da geometri privi di gusto e di scrupoli in tempi in cui piani regolatori elastici permettevano di piazzarle in riva al mare. Edifici orrendi e bellissimi che tremolano nei vapori di calore dell’orizzonte.
Immagino l’eco degli zoccoli che rimbalza sulle pareti di cemento, un bambino che gioca al pallone da solo alle tre del pomeriggio. Immagino che sia ancora il 1979 in un paesino della costa jonica con mio papà che sta riposando mentre io imparo come si tira d’interno. Poi sovrappongo ieri a oggi e c’è mia figlia che sguazza a trenta metri da me con il suo primo paio di braccioli comprati ieri.

Guglielmo Pispisa

di Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

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