Anche no

Certo, lo sappiamo bene, amici appassionati di libri e di letteratura, o anche solo amanti della parola e delle sue infinite vie. Il linguaggio di oggi – sia scritto che parlato – è pieno zeppo di imprecisioni, esagerazioni, abbreviazioni e manipolazioni di ogni tipo, diventando sempre più scadente e svuotandosi spesso di significato. Verissimo. La gente oggi parla peggio di trent’anni fa, basta guardare Rai Storia e i fantastici programmi degli anni ’80 che ogni tanto rimanda in onda. La tecnologia, il bisogno di apparire sempre ggiovani, la rete, il tempo reale… tutto questo ha prodotto e produce ogni giorno nuovi mostri semantici, parole, espressioni e modi di dire che era sinceramente meglio evitare, nella maggior parte dei casi. Siamo d’accordo.

Però, cari sapientoni, non farei di tutta l’erba un fascio, e ancora una volta – da buon camionista fricchettone – non mi va di mostrare intolleranza verso ciò che è diverso dal solito (a meno che non si tratti di uno stramaledetto SUV :D). Anche nel linguaggio, non fa sempre tutto cacare quello che non appartiene ai nostri cari vecchi tempi (leggetevi ‘sto post sul saltare fossi per il lungo, tanto per intendersi). Ecco. Ci sono per esempio delle espressioni diventate popolari di recente che trovo geniali, divertenti e ricche, straboccanti di significato. Pensateci anche voi, ce ne sono parecchie in giro. Perchè comunicare dev’essere anche divertente, cazzo. No? Ne elenco qualcuna:

– la mia preferita: ‘Anche no, grazie’ come replica a una proposta non proprio allettante (leggi: fa schifo), che ci viene però rivolta da qualcuno al quale vogliamo comunque mostrare amicizia, calore umano. Meravigliosa risposta, di un’eleganza, una profondità rare in così poche lettere messe insieme. E rinforzata da dosi massicce di umorismo e ironia, zippate alla perfezione. Del tipo: ‘Allora, ci vieni con me alla serata dei single iscritti al sito Trova l’anima gemella direttamente nella tua parrocchia?’ – ‘Ma anche no, grazie’. Oppure: ‘Domenica sera vi inviteremmo da noi per una peperonata mentre facciamo scorrere sul nostro nuovo duecento pollici  le foto del viaggio tra le meraviglie archeologiche del Peloponneso… ti va?” – “Anche no, dai”. Come dire, la tua cazzo di serata puoi ficcartela in quel posto, però ci conosciamo da una vita e – a parte ‘sto vizietto delle serate di merda – per il resto mi piaci. E so che sei bisognoso in questo periodo, di affetto, attenzione e quant’altro. Dunque se mi dici che ti spari un colpo alla tempia in caso di mio rifiuto, a ‘sta serata alla fine ci verrò, ma appunto ANCHE NO, se posso essere me stesso fino in fondo, e se  te la senti di non appesantirmi con le tue paturnie. Vedi tu, insomma.

-‘fare lo splendido’. Tipo, esagerare con la cortesia, l’accoglienza, l’affabilità o la simpatia, cacciando metaforicamente ogni possibile crepa della vita sotto il tappeto per apparire appunto immacolati, impeccabili. Splendidi. Con papillon, guanti bianchi, sorriso stampato e luccicante. Un atteggiamento ridicolo, non trovate? Va bene essere cortesi, ma è sempre una cazzata esagerare. Troppa apparenza, senso della reputazione, nobiltà d’animo e di atteggiamento sono fastidiosi, e puzzano di fasullo. Meglio badare alla sostanza. Perchè di splendidi con la coda di paglia, valanghe di scheletri nell’armadio e somme a cinque o sei zeri di evasione fiscale non se ne può più. Anzi, vanno presi letteralmente a calci in culo. Meglio qualcuno di vero, genuino, ruspante, anche se un pò grezzo e meno appariscente. Più invecchio e più li adoro, i grezzi poco appariscenti 🙂

-menziono un grande classico, sempre in voga: ‘Ascolta un cretino.’ Bello. Bellissimo. Da osteria, ma con un notevole spessore di autoironia (anche se involontaria, c’è eccome). Fa sempre bene reputarsi un cretino, in certi momenti. Aiuta a relativizzare. Fa abbassare le ali. Crea coesione sociale: chi non è un cretino, oggigiorno? Solitamente a questa espressione segue una massima di vita, o il racconto di un’esperienza personale a un certo riguardo. Tutta roba trascurabile, se come me sopportate sempre meno la gente che parla parla e non dice mai un cazzo di interessante. Ma quell’espressione è un vero portento. Io poi, ogni volta che me lo dicono, cerco di assumere subito dopo l’espressione del volto più attenta e sveglia possibile. A volte tiro anche fuori un bloc notes e una matita, perchè non c’è dubbio:

sei proprio un cretino.

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8 thoughts on “Anche no

  1. Ma in quel di Milano non si usa più il “lavoro, pago, pretendo”?

    Nel mio gruppetto di amici usiamo da anni l’espressione “fare l’italiano di professione” [credo forse di averlo sentito in uno spettacolo di Gioele Dix, grandissimo artista per altro]: cioè fare il furbo.

    PS: bella la nuova grafica del blog, minimal… i can dig it! 😀

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  2. welcome back Pancho! com’è andata a Gabicce Mare? fatto a mazzate agli autoscontri?? 😀 di Milano non so, io sono di ‘sistema Sesto’ dove tutto è corrotto, ricordi?? comunque sì, credo si usi ancora.. ma io preferisco a quel punto ‘non sono filmmaker, non faccio il dj, pago il biglietto e se mi fai cacare ti tiro ortaggi’ (non cercare la rima, non c’è) – grande Gioele Dix, e grazie per l’apprezzamento della grafica (brother J il nerd ne è responsabile)

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  3. Nooo niente vacanze quest’anno, sto risparmiando per comprarmi la moto 😀

    Poi farei solo vacanze rilassanti e silenziose soprattutto… voglio silenzio tipo:

    Poi agli autoscontri mettono sempre l’automobilina X5 e io non ci vedo più… ormai assomiglio a un toro quando vede rosso 😀

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  4. ok ok, ascolta un cretino poi per me è fantastica, la uso anch’io.
    ma se ti permetti ancora di scrivere “quant’altro”, la prima volta che ci vediamo ti gonfio di botte.

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