Specchio delle mie brame

Caro Guglielmo, io che politologo non sono, ho la netta sensazione che il bunga bunga che i milanesi hanno fatto a Berlusconi in occasione delle amministrative sia diretta conseguenza della lunga, infelice e francamente ormai imbarazzante sequela di battute che il presidente del consiglio si diverte a sparare l’una dopo l’altra, ormai pateticamente incapace di dire altro. Tipo quella degli avversari (chiunque, di qualunque colore politico) che si rovinano la giornata già la mattina, guardandosi allo specchio. Battuta che non fa nemmeno ridere, tra l’altro, e che presupporrebbe che chi la pronuncia sia esteticamente più gradevole di chi la subisce. E non mi sembra proprio sia il caso di Berlusconi. Che poi io Berlusconi l’ho visto da vicino, e oggettivamente non è proprio un Apollo, ecco. Basso, grosso (non grosso modello Spadolini, è più di un grosso modello scaldabagno), di colorito innaturalmente arancione, con una inquietante mancanza di labbra ridotte ad una sottile fessura che si fa strada tra rotoli di carne molto, molto porosa, con gli occhi piccoli e con una pelata che non è solo colorata, è proprio dipinta, dipinta di quel rosso mogano che non so perché trova parecchi estimatori tra i settantenni che pensano che i quattro peli che sono rimasti loro in testa, colorati di una nuance che in natura non esiste, possa donare loro più carisma e sintomatico mistero. E quando me lo sono trovato di fronte era un’occasione ufficiale, il funerale solenne delle trentasette vittime dell’alluvione del primo ottobre, quindi era abbastanza in ghingheri. Immagina ad averlo di fronte appena sveglio, magari con l’alito pesante, gli occhi cisposi, il riporto in aria, il cerone sbavato e l’accappatoio bianco. Altro che rovinarsi solo la giornata.

Alessio Caspanello

Caro Alessio, forse è presto per cantare vittoria, ma i segnali di una piccola reazione mi pare ci siano. E non credo che la tua analisi dei motivi cui questa reazione è dovuta sia lontana dal vero. Tutte quelle battute idiote, il compiaciuto e costante sberleffo che quest’uomo rivolge al suo stesso ruolo istituzionale ogni volta che gli si presenta l’occasione per farlo, le menzogne sempre più imbarazzanti che ci ammannisce per sostenere la sua insostenibile posizione, la volgarità, l’imbarbarimento del linguaggio politico finalizzato a sdoganare gli istinti più bassi degli elettori per volgerli ai suoi fini personalistici, forse, e dico forse, potrebbero avere finalmente stancato. Erigere il becero, l’immorale, il disprezzo verso ogni regola del vivere civile a sistema di vita e a visione politica e in più la presunzione di convincerci che tutto questo sia normale non funziona più. A quanto pare da questi provvisori risultati. La mistificazione come metodo, l’aggressione dell’avversario politico o giudiziario per volgere a proprio vantaggio anche le situazioni più disperate potrebbe non essere più una soluzione. Purnondimeno ho inzeppato di condizionali e forme dubitative questa mia invettiva perché vent’anni o quasi di obbrobri ai vertici istituzionali mi fanno pensare che se ci siamo beccati per così tanto tempo come leader un pinocchietto di cartone vuol dire che anche il nostro sdegno potrebbe rivelarsi di cartone. E potrebbe sciogliersi alla prima pioggia. Che dire? Speriamo che l’estate sia lunga e secca.
Guglielmo Pispisa

Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

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