Vecchi

Milano, gennaio di un anno qualsiasi: smog alle stelle, si decide a fatica (come al solito) di bloccare il traffico privato di autoveicoli alla domenica. Strade deserte, gente che passeggia, qualcuno in bici. Città e hinterland sembrano quasi belle. Un paio di pinguini a controllare il rispetto del blocco (capirai: una manciata di vigili urbani a fronte di  un intero popolo di furbi), pace e silenzio senza motori a scoppio interrotti ogni tanto da qualche auto di paraculi che se ne fotte e viaggia lo stesso. Mentre io lo Scania l’ho messo a riposo, cazzo.

Chi sarà mai lo stronzo?

‘Ah, mi dispiace ma devo portare mia suocera a pranzo.’

‘E allora?’

‘E allora è anziana.”

‘Mica è sinonimo di malata. Che si prenda il tram, l’arzilla vecchietta.’ (la vedo dentro l’abitacolo: è più sana di un mediano di rugby. Anche di stazza)

‘Ma è anziana, poi c’è da aspettare il tram eccetera eccetera.’

‘Embè? Che è, fatta di carta di riso? Aspetta come gli altri, poi sale – qualcuno la fa sedere, ne sono certo – e si gode il viaggio. Così non c’è bisogno di usare ques’auto puzzolente, non sente che schifo c’è nell’aria in questi giorni?’

‘Ah, non mi interessa. Mia suocera è anziana, la porto in macchina… Ehi, che sta facendo… come si permette…’

***

— proseguo censurato —

Ufficio postale. Solita fottuta perdita di tempo per una cazzo di operazione qualsiasi, che in tutto il resto del mondo fanno da casa al computer, o in qualsiasi altro modo non richieda di buttare alle ortiche 3 ore della tua vita. Sono in coda, spazientito. E minacciato da orde di vecchi, peraltro. Ne ho un paio attorno che tentano di rubarmi il posto in fila.

‘Signora, vuole venirmi in braccio già che c’è?’

‘Cosa vuol dire?’

‘Vuol dire che non mi deve stare addosso. Sono prima di lei in coda, e non faccia la furba.’ Guardo minaccioso anche gli altri due vecchietti, dietro. Tutti pronti all’assalto del ragazzino o dell’immigrato che hanno davanti. Che ci provino con me, che ci provino… Odio i vecchi che non hanno un cazzo da fare e vengono in posta a rompere i coglioni.

‘Maleducato’.

‘Signora, gliela faccio breve: lei e suo marito sicuramente avete intascato di tutto nella vita, più del necessario, di certo più del lecito. Avete avuto lavoro a pacchi – l’economia pompava come un ossesso – avete avuto case spaziose a mutui sostenibili, uno stato sociale decente, scuole e servizi, feste popolari e vai col liscio. E nessun controllo, come al solito. Per cui, da bravi approfittatori: secondo lavoretto, del nero di qua, del nero di là, e ci è scappata fuori magari anche una seconda casa, vero? Oltre alla fresca che avete messo via in questi decenni, spendendo poco, facendo gli spilorci, mangiando frutta e verdura dei parenti con l’orto ecc… E oggi rompete ancora i coglioni? Non vi basta ancora quanto avete fatto? Ma godetevi i nipotini e il parco, che c’è un bel sole, e lasciate in pace i poveracci di oggi, che faticano a campare e non avranno un cazzo di pensione, domani. Per colpa vostra.”

La vecchia mi guarda basita. Dall’espressione direi che non ho sbagliato un colpo, nella descrizione. Forse crede sia un chiaroveggente, o roba simile. Nel frattempo scatta il mio turno. Cammino veloce verso lo sportello, e la osservo con una faccia obiettivamente da schiaffi.

‘Aspetti il suo turno, và. Aspetti.’

***

Cammino per la città. Gente assembrata davanti all’ingresso di un edificio nuovo. Inaugurazione di roba pubblica, si direbbe: nuova sede di municipio, o regione, o associazione o partito. E in effetti quadra: siamo a poche settimana dal voto. Quando cazzo fanno qualcosa di nuovo, altrimenti? Altro che nausea per le elezioni, ce ne vorrebbero un paio a trimestre, per far succedere le cose in un paese come il nostro.

Comunque.

Inaugurazione. Molto bene: ci saranno panini e ponch da scroccare. Ho anche delle ampie tasche, nel mio giubbotto. Stasera panini per tutta la famiglia Truck Driver. E infatti inaugurano una nuova area wi-fi in città. Già? Che tempismo… Pensa, in Burkina Faso, nelle aree più rurali, non ce l’hanno mica. Grande Milano, sempre all’avanguardia… Dunque, area wi-fi, computer, tecnologia, sviluppo, social network eccetera. Roba per giovani, finalmente. Iniziano a parlare, guardo la platea con tre panini tondi al salmone cacciati in bocca e un paio al salame pronti all’infornata non appena si libera un interstizio, boccia di Campari a penzoloni dal braccio sinistro. Cazzo, tutti vecchi. Solo vecchi. Tutte teste bianche, che annuiscono all’unisono. Tutti tirati, gli uomini in vestiti da matrimonio, le sciure come delle moratti al taglio del nastro di qualche stronzata inutile. Ma com’è? Devo assolutamente dire qualcosa.

‘Dottore, ho una domanda. Ma perchè tutti ‘sti vecchi qui, oggi, che l’iniziativa è per i giovani, giusto?’

Sul palco si scandalizzano. ‘Ma come si permette? L’iniziativa è per la cittadinanza, senza preclusioni.’

‘Ho capito, ma mi spieghi un pò questo.’ Cammino tra le file di sedie. Tutti vecchi, cazzo. Tutti lottizzati, inciuciati, che si sono messi  a posto, che si fanno vedere dal politico che gli ha trovato lavoro al figlio o dal funzionario che gli ha tolto la sanzione dell’Agenzia dell’entrate. Mangiano panini a scrocco, cazzo, e non ne lasciano a ME e ai giovani. ‘Lei sa cos’è il wi-fi?’ Chiedo a una signora che sembra un gatto morto, ma con gli occhi spalancati e il cappello Borsalino.

‘Io? Ehm, veramente io… Carlo, che dice il signore qui? Carlo, aiutami.’ Il marito interviene. ‘Del computer. Serve del computer.’

‘Serve del computer?‘ Ripeto crudele. Poi mi giro d’un botto. ‘E lei lo sa? E lei? N0? Come, no? E che ci fa qui allora? Perchè non lascia la sedia a qualche studente, o una giovane imprenditrice. Sì, maghrebina, sì, perchè no… che apre un kebab o un centro massaggi, e allora? Noi italiani siamo così coglioni da volere solo centri commerciali, ovvio che i centri cittadini sono pieni di negozi di stranieri… vero? Vero, sciura?’

La sicurezza mi si avvicina. Ehi, sono giovani, almeno loro! Che sorpresa. Ma prima di andare devo concludere.

‘Vecchi. Siete solo vecchi. Vecchi e paraculi. Schiodate il vostro culo vecchio dalle poltrone e date spazio agli altri. Vergogna. Vecchi, mafiosi e inconcludenti. La città fa schifo. Ed è colpa vostra.’

Mi trascinano fuori, afferro ancora una manciata di panini.

‘Tanto siete vecchi. Guardatevi. Vecchi. E cosa c’è dopo la vecchiaia? Eh? Lo sapete? AH AH AH! Vecchi!’

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12 thoughts on “Vecchi

  1. Il primo è sicuramente un proprietario di suv…

    La seconda vecchia andava trattata a scoreggioni e dato che è dietro… NASA!

    La terza è una scena talmente italiana che a non starci proprio attenti non la si nota nemmeno più.. è camaleontica ma resta sempre schifosa.

    Se riesci a scoccare dei panini però ti voto se me ne dai un pò!

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  2. Ho letto tutto questo articolo.
    Ho dedotto che è stato scritto da una persona arrabbiata che, se non la smetterà di rovinarsi il fegato e prendersela coi “vecchi”, si rovinerà presto lo stomaco e il fegato e sarà molto difficile se riuscirà a diventare vecchio.

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  3. adoro i commentatori di Truck Driver… giuro! 🙂 Pancho è il solito arguto osservatore del mondo (ma niente panini.. sorry!), Quarchedundepegi lavora di intelligenza e mi mette spalle al muro- aspetta un minuto.. non è che sei quella che mi voleva rubare il posto in coda??

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  4. Non sono “quella”. Se qualcuno cerca di passarmi avanti lo stendo immediatamente e lo faccio a fettine.

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  5. Dimenticavo: “Faccio a fettine anche i giovani. L’importante che abbiano superato i diciotto anni”.
    Però non mi arrabbio.

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  6. “Embè? Che è, fatta di carta di riso?”
    Geniale!
    E’ sempre bello leggere i tuoi post…anche se, scene così, mi fanno incazzare…

    Ma vogliamo parlare anche dei pensionati che, nonostante abbiano tuuuuuutta la mattinata a disposizione, si presentano alle 7meno15 per fare i prelievi in ospedale?
    Cioè…a volte arrivi alle 7 sperando non ci sia nessuno, e ti trovi davanti 40 ottantenni, così se devi andare a lavorare alle 8 ti fotti e arrivi in ritardo…e poi sono i giovani che non hanno rispetto per gli anziani…

    Oppure quelli che salgono sulla metro vuota e si lamentano ad alta voce di “questi giovani che non lasciano il posto a sedere agli anziani”…brutta mummia, non c’è nessuno sul vagone, devi per forza sederti al posto mio (tra l’altro neanche vicino all’uscita)?Non puoi accasciarti su uno degli altri 50 sedili liberi?

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  7. Pingback: Dritte | : kaizenology :

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