C’era una volta

“C’era una volta un signore brutto, sporco e senza casa.”

Ah, scusate: oggi parliamo delle favole raccontate da quel brutto ceffo di Truck Driver alle sue bambine 🙂

“Perchè brutto, sporco e senza casa?” La figlia grande. “Pecchèè?” La piccolina.

“Perchè il signore, poverino, aveva perso tutti i suoi soldi alle macchinette e aveva dovuto lasciare la casa in cui abitava. Quindi non poteva più fare la doccia, e diventò sporco. E quando qualcuno è sporco, si pensa che sia brutto. Ma non è sempre vero, sapete? Guardate papà.”

“Papà, hai l’ascella pezzata.”

In effetti l’alone sulla t-shirt verde pisello dei Kajagoogoo è più grande del normale, oggi. Tutta colpa di quella maledetta consegna di incudini presso il centro Bagno Turco, al quinto piano senza ascensore.

“Pecchèè?” La piccolina.

“Perchè sono sudato, ecco perchè. Ma sono bello lo stesso, no?” Sorrido ebete. “Papà adesso vi racconta la favola e poi si butta sotto la doccia, va bene? Insomma, il signore era povero e arrabbiato e se ne andava in giro a fare scherzi alla gente. Così, per divertirsi. Una pernacchia a una signora pacioccona in pelliccia, una linguaccia a due signori eleganti davanti a un ufficio, risate e grida.”

Ridono.

“Poi però arrivò la polizia e lo portò in prigione.”

“Nooo” esclamano, “perchè?” “Pecchèè?”

Perchè erano dei maledetti piedipiatti corrotti e fasci, ecco perchè… Penso, e invece dico: “Perchè dava fastidio a quei perfettini signori ricchi che abitavano nel bel palazzo lì di fianco. Loro non volevano essere disturbati. Quindi telefonarono alla polizia e chiesero di portarlo via.”

“Forse sentivano l’odore…” dice la grande. “Centiuano odole”, la piccola.

“Da casa loro? Impossibile. Secondo me, invece, erano proprio antipatici, ‘sti signori ricchi e perfettini.”

“Pecchèè?”

“Quando si è ricchi e belli, coi bei vestiti e tante case, al mare, in montagna, bisognerebbe essere più gentili con le persone che hanno poco o non hanno niente.”

“Magari regalargli anche qualche casa che c’hanno loro, a questi poveri.”

Già estrema la figlia grande, brava… Ha un futuro nei Black Bloc. “Basterebbe non chiamare la polizia per farli portare via, e sopportare un pò di confusione. Il signore non faceva male a nessuno, in fondo. Come quando papà a volte, di notte, si mette a suonare i bonghi sul pianerottolo, no?”

“Sì, che tutti quelli della casa si lamentano… Però, perchè allora non chiamano la polizia e ti fanno portare via anche a te, papà?” La figlia grande. “Pecchèè papà?” La piccolina.

Perchè ne ho già appesi un paio quando hanno provato a lamentarsi la prima volta… Penso, e invece dico: “Perchè i signori del nostro palazzo sono simpatici, e capiscono che sono un artista e che devo poter suonare quando voglio, quando arriva l’ispirazione.”

“E poi, con chi si sposava il signore brutto e sporco?” La figlia grande, come ogni femmina, è fissata con amore e matrimonio, vedi qui e qui (per inquadrare il personaggio).

“Lui non voleva sposarsi. Voleva solo stare tranquillo, magari farsi una doccia ogni tanto, quello sì, un pò di focaccia calda al mattino, una scodella di zuppa alla sera. Gli bastava poco. Ma i signori ricchi non volevano neanche ascoltarlo, e chiamavano sempre la polizia.”

“Ma scusa, la polizia non poteva lavarlo e dargli la focaccia?”

Mi scappa una risata. “Ma ci si lava da soli! Cosa credi, che adesso arrivano due poliziotti, quando finisco la favola, e mi portano a fare la doccia?” (dio che immagine rivoltante ho creato…)

“Ah, quindi non è pUlizia…” (no, dai, lo ammetto: ‘sta stronzata è mia, non di mia figlia :D)

La piccolina: “Pecchèè?”

“Insomma, alla fine il povero signore andò in prigione, spiegò ai poliziotti che non era successo niente, e loro alla fine gli credettero e lo lasciarono andare. Lui capì comunque che non doveva esagerare con gli scherzi, e provò a essere più simpatico con tutti. Anche con i ricchi perfettini.”

“Giusto. ”

“E sapete cosa insegna questa favola?”

Mi guardano entrambe con gli occhioni spalancati.

“Primo, che ci si lava ogni giorno, e bene, poi che si accettano gli scherzi – ma che uno scherzo dura poco – e infine che si prova sempre ad aiutare le persone più in difficoltà di noi. Sempre.”

La figlia grande mi guarda come se fossi il papà più bravo del mondo. Io le sorrido ebete (‘dici a me?’).

“Pecchèè?”

Mani sulle ginocchia, mi alzo soddisfatto. Arruffo i capelli della piccolina dai mille quesiti (o meglio, lo stesso elevato a mille) e mi avvio verso il bagno, aggiungendo tra me mentre sniffo il sottoascella: “…e si evita di chiamare la madama per un cazzo, soprattutto.”

Annunci

3 thoughts on “C’era una volta

  1. La favola insegna un’altra cosa: che se sei ricco gli scherzi tipo aizzare la pula contro un poveraccio li puoi fare, se sei il poveraccio è meglio se scherzi poco e respiri senza fare rumore.
    Sul fatto che le “femmine” sono tutte fissate col matrimonio e le winz sei il solito camionistaccio maschilista. Quello è il condizionamento dei media e la pigrizia mentale di chi dà l’esempio. Dunque è colpa tua Mia figlia è fissata con Pippi Calzelunghe e andrà a vivere in una comune di amazzoni in un’isoletta del mare del nord 🙂

    Mi piace

  2. 😀 povero illuso… aspetta e vedrai, il fenomeno si sviluppa dai 4 anni in avanti-
    giusto l’altro insegnamento BRAO

    Mi piace

  3. Pingback: Padre sbagliato – I cattivi | : kaizenology :

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...