Piccoli ignoranti crescono…

Il governo ha introdotto una prova scritta e orale di italiano per gli stranieri che desiderino ottenere il permesso di soggiorno a tempo indeterminato e poi magari col tempo (dieci anni) e un po’ di fortuna anche la cittadinanza. Ho dato una sbirciatina ai test proposti nell’esame, niente di complicato a dire il vero, però subito una domanda mi è sorta spontanea: ma se per assurdo introducessimo questo esame anche per gli italiani? Del tipo chi lo passa resta cittadino italiano, chi non lo passa diventa un apolide? Sono sicuro che in poco tempo la cittadinanza dello stivale si dimezzerebbe, non ho dubbi. E volete sapere perché?  Per avere la risposta basterebbe accendere la televisione e fare del sano zapping fra i canali rai e mediaset, così a caso, a qualsiasi ora del giorno o della notte, vi accorgereste subito di cosa sto parlando. Perché se è vero che in Italia, purtroppo, la maggioranza dei cittadini vive di televisione allora è plausibile pensare che osservando gli italiani interagire con il tubo catodico se ne possa dedurre lo spessore culturale e forse anche il grado di alfabetizzazione. Quindi prendiamo in mano il telecomando, lo scettro del potere casalingo, e  perplessi ci sintonizziamo sulla replica di uno Show in onda sulla Rai, un Reality dove i concorrenti sono dei vip dispersi su un’isola al largo delle coste del centro America e devono sopravvivere cavandosela giorno per giorno. In questo momento si stanno cimentando  in un quiz di cultura generale il cui premio sarà, per chi indovina la risposta, un piatto di spaghetti al sugo fumanti. I concorrenti, divisi in due squadre, non mangiano da giorni e sono quindi decisi a non fallire. La squadra blu a cui tocca rispondere per prima si consulta velocemente e decide di puntare tutto sul proprio uomo di punta, una parlamentare transessuale sinistroide, l’unica che porti un diploma in dote alla squadra. La conduttrice in studio, dall’altra parte del globo, parte con la domanda: “In che anno è crollato il muro di Berlino?” Accompagnando il nome della città tedesca con un sorriso perché in fondo quella domanda gliel’ha fatta facile facile, quel piatto di spaghetti vorrebbe proprio darlo a una squadra o all’altra. Ma subito il gelo scende in studio e sull’isola. La trans col tesserino da deputata si guarda attorno, smarrita, forse in cerca di un suggerimento, poi si passa le mani tra i capelli; niente, i secondi scorrono e la risposta non arriva. Poi, proprio sul gong un lampo, un colpo d’illuminazione: “1993” risponde. Un silenzio assordante pervade l’etere. EHHHHH? COOOOOSSAAAA? La conduttrice in studio, è lei questa volta a guardarsi attorno smarrita: “Ha detto 1993?” Rivolgendosi al pubblico in sala che per pudore (almeno credo) non emette suono. Ormai il danno è fatto ma non finisce lì. “Si, ho detto 1993!” Ribadisce sicura la politica in carriera seduta sulla sabbia bianca, il mare alle spalle. La squadra rossa, gli avversari dei blu, cominciano a ridacchiare sicuri di avere già lo spaghetto fra le mani, pardon, fra i denti. Perché ora tocca a loro rispondere e sanno che possono fare meglio; e allora parte il caposquadra, un giovane atletico sulla trentina, mai visto prima in vita mia (alla faccia dei vip) e urla “Ma quale ’93! Il muro è crollato nel 1983!” E accompagna la frase alzando le mani al cielo in segno di vittoria. A questo punto l’imbarazzo della conduttrice è totale. Ma non si può avvolgere il nastro è tagliare gli ultimi cinque minuti di trasmissione, eh no, questo è il “bello” della diretta, show must go on. La conduttrice però è una svelta, evidentemente si è già trovata a fronteggiare frotte di ignorantoni allo sbaraglio. “Mi dispiace ragazzi della squadra rossa. Ha vinto la squadra blu perché il muro di Berlino è crollato nel 1989 e quindi loro hanno sbagliato solo (giuro ha detto “solo”) di quattro anni. Sono stati più bravi…” Più bravi? Una parlamentare di sinistra che non ha idea di quando sia crollato il muro di Berlino? Sarebbe come se un democratico americano non ricordasse la data dell’assassinio di J.F. Kennedy, come se  Emilio Fede non ricordasse il giorno della morte di Berlusconi (Cosa dite? Il presidente del consiglio è ancora vivo??)  Vabbé ho capito, non vi piacciono i Reality Show. E allora continuiamo con lo zapping, Rai Uno, poco prima di cena, è il momento del telequiz popolare che propone delle date e degli avvenimenti che i concorrenti devono abbinare in modo corretto. Vi dico solo qualche agghiacciante abbinamento scelto dai giocatori: Berlinguer parla al Cremlino nel 1932, il primo uomo sulla luna nel 1958 e dulcis in fundo i tedeschi bombardano Parigi nel 1963. Ora, passi per i primi due abbinamenti ma che razza di idea del mondo può avere uno che è convinto che la Germania negli anni sessanta fosse di nuovo alla conquista dell’Europa? Sono un po’ fissato con la storia, avete ragione, deformazione professionale. E allora continuiamo lo zapping tarando il telecomando sull’attualità, passiamo da una tribuna politica a un concorso per Chef dilettanti, da un documentario per ragazzi a un talk di costume e moda per finire a un salotto televisivo dove non riesco davvero a capire quale sia l’argomento trattato. Una cosa però mi balza subito agli occhi, chiara, lampante: ovunque l’uso della lingua italiana è approssimativo, basico, appena sopra il grugnito. E soprattutto chiunque parli, sia esso un professore, un esperto di settore, una casalinga, uno sportivo, ripete dei modi di dire standard, dei mantra linguistici che farebbero rabbrividire perfino Aldo Biscardi. È questo forse il sintomo più chiaro dell’impoverimento della lingua italiana, la cartina tornasole dell’imbarbarimento linguistico di noi italiani. Sono parecchi questi modi di dire sconclusionati e spesso grammaticalmente errati. Il più comune, anche se adesso sta passando un pò di moda, è la congiunzione “piuttosto che” usata a cazzo (scusate il francesismo). Nella lingua italiana piuttosto che vuol dire “al posto di”, per esempio: piuttosto che venire allo stadio mi farei torturare, dove è evidente che chi parla non è un amante del calcio. Invece all’italiano medio, e non solo, piace da morire usarla al posto della congiunzione disgiuntiva oppure. Esempio: potremmo prendere una pizza piuttosto che gli spaghetti, piuttosto che un hamburger, dove chi parla intende manifestare una serie di possibilità tutte più o meno opzionabili. Cazzata, enorme cazzata (sono un amante dei francesismi). Un italiano che crede seriamente nell’uso corretto della propria lingua capirebbe, e a ragione, che chi parla vuole decisamente una pizza e null’altro. Perché questa congiunzione comparativa non ha e non può avere altri significati. Altro modo di dire, ultimamente salito nella classifica dei preferiti dai “dotti del digitale terrestre”, è “in qualche modo”; in qualche modo finiscono per convincerci, siamo stati in qualche modo costretti, hanno preso in qualche modo a cuore la situazione. Fateci caso, lo sentirete sulla bocca di chiunque, politico, giornalista, showman. Altro modo di dire che veramente non comprendo, e trovo anche brutto da sentire è “e quant’altro”, anche questo usato dalle menti raffinate della TV: “c’è bisogno di coperte, di letti, vestiti, cibo, acqua e quant’altro”. Non so neanche se si riesca a trovare sullo Zingarelli o sul Devoto-Oli, giuro quando lo sento rabbrividisco. Ma il mantra linguistico che la fa veramente da padrone quest’anno, quello più “di tendenza” che i vip sono soliti usare quando devono rispondere in maniera affermativa a una qualsiasi domanda è “Assolutamente si!” Lo ha lanciato Simona Ventura qualche anno fa, e da lì è stata un’escalation. Anche adesso che con il telecomando sono tornato sul canale del salotto pomeridiano del più e del meno, lo sento pronunciare almeno tre volte in cinque minuti. Ed è l’unica cosa che capisco. Ma veramente, di cosa stanno parlando? Forse ho trovato un fulgido esempio dell’ignoranza dilagante nel popolo italiano di cui sopra? Gente che si parla addosso senza capirsi e senza farsi capire. Questi lo supererebbero il test di italiano per immigrati? Aspetta un attimo, però. C’è uno fra loro, una persona che parla un italiano comprensibile, è una spanna sopra tutti gli altri, è evidente. Dice cose intelligenti. Forse…Ma chi è? Sono tutti vip del panorama italiano, ma lui chi è? Dai aiutatemi, vi prego, datemi una mano. Vi incollo la foto qui sopra, fatemi sapere…

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8 thoughts on “Piccoli ignoranti crescono…

  1. La foto è piccolina, ma lo si riconosce.
    Penso, in ogni caso, che non si debba essere così pessimisti circa i nostri connazionali col passaporto della Repubblica Italiana. Dimentichi che esiste la provincia di Bolzano dove è possibile imparare un ottimo tedesco e una Valle d’Aosta che potrebbe aiutarci un pochino se vogliamo andare a Parigi.
    Ho letto con piacere il tuo scritto.
    Non mi è mai piaciuto il “quant’altro”.

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  2. Ehi, Quarchedundepegi,se ti dicessi che sono un bolzanino DOC, nato e cresciuto in Sudtirolo il mio scritto risulterebbe più credibile? Oppure più arrogante? ;))))

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  3. … mi sembreresti ancora più simpatico!
    Io sono genovese ma abito a Lugano, ma ho conosciuto abbastanza bene gli svizzeri delle altre lingue… ho anche lavorato “in tedesco”.
    Apprezzo l’ordine e la precisione del Südtirol.
    Penso potremo riparlarne.

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  4. Penso anch’io… Guarda, un discorso sulla precisione e l’ordine dei sudtirolesi sarebbe molto interessante, ci si potrebbe scrivere una tesi secondo me. Per esempio, hai notato come anche la popolazione extracomunitaria abitante in Alto Adige, si tratti di venditori ambulanti, panettieri, commercianti oppure del pusher di quartiere, si comporta sempre in modo irreprensibile? Gentili, educati e composti sono la prova di quanto sia possibile l’integrazione quando chi accoglie lo fa nel migliore dei modi, con l’esempio positivo. E infatti nel resto d’Italia una parte di cittadinanza extracomunitaria(che resta comunque minoritaria) è avvezza al mal costume e a comportamenti socialmente deviati perché si è “integrata” col resto della popolazione italiana. Una provocazione? Forse, ma non credo di essere troppo lontano dalla verità…

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